a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Toscana, Sezione III, 9 marzo 2016


Sul principio dell’onere della prova circa la consistenza e le caratteristiche concrete del manufatto oggetto di istanza di sanatoria

SENTENZA N. 406

Parte ricorrente non ha fornito prova delle circostanze poste a base delle doglianze dedotte. In particolare, non ha fornito alcuna dimostrazione circa la reale consistenza e le caratteristiche concrete del manufatto, non avendo depositato l’istanza di sanatoria e gli allegati alla stesse; nemmeno ha curato di allegare documentazione fotografica, sicché il Collegio non è in grado di formarsi un convincimento basato su elementi concreti. Ciò vale per i primi due motivi di ricorso, la cui disamina presuppone la conoscenza puntuale del fatto (quindi dell’opera abusiva realizzata e delle sue dimensioni, della natura che si pretende non abitativa e non autonoma rispetto al fabbricato principale). È appena il caso di ricordare che il principio dell’onere della prova si applica anche al giudizio amministrativo e che il principio dispositivo con metodo acquisitivo, che tende a neutralizzare la disuguaglianza di posizione fra amministrazione pubblica e privato, non consente al giudice di sostituirsi alla parte onerata disponendo d'ufficio le acquisizioni istruttorie a cui era tenuta quest'ultima quando la stessa non si trovava nell'impossibilità di provare il fatto posto a base della sua azione (Consiglio di Stato, VI, n. 2370/2010; Idem, IV, IV, 18 giugno 2009, n. 4004). Nel caso in esame, la documentazione relativa al condono era nella disponibilità della parte ricorrente e, pertanto, essa avrebbe dovuto preoccuparsi di comprovare le proprie affermazioni.

FATTO e DIRITTO

1. Il signor Pietro Lelli propone il ricorso in epigrafe avverso il diniego di sanatoria (ai sensi della l. n. 326/2002 e l.r. n. 53/2004) di cui al provvedimento dirigenziale del Comune di Impruneta notificatogli il 29 novembre 2007.
Il ricorrente espone di avere fatto istanza al predetto Comune per sanare un manufatto, adibito a magazzino, abusivamente realizzato sul terreno di pertinenza dell’immobile di cui è proprietario. Il manufatto – precisa il ricorrente – ha una volumetria di circa 1294 mc ed è in parte aperto con loggiati.
Il diniego è motivato con riferimento all’eccesso di volumetria realizzata, in contrasto con il comma secondo dell’art. 2 l.r. n. 53/2004, che vieta la sanatoria degli immobili che abbiano comportato un aumento superio a 100 mc della volumetria di ogni singola unità abitativa, con la precisazione che l’intervento va qualificato non già come ristrutturazione edilizia, bensì come nuova costruzione.
Parte ricorrente deduce censure di violazione di legge ed eccesso di potere.
Alla pubblica udienza del 23 febbraio 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Parte ricorrente contesta il diniego impugnato deducendo le censure di seguito sinteticamente indicate.
Il diniego sarebbe illegittimo per violazione dell’art. 2, commi primo e secondo, della l.r. n. 53/2004 e dell’art. 4, comma secondo, lett. d), n. 3 della l.r. della l.r. n. 52/1999, nonché per difetto di motivazione e per travisamento (primo motivo di ricorso); in sostanza, il manufatto oggetto della controversia non costituirebbe nuovo organismo autonomo, non creerebbe incremento di carico urbanistico per le sue caratteristiche di non abitabilità e si porrebbe in rapporto strettamente funzionale con l’edificio principale, consentendo un migliore godimento di esso.
Il diniego sarebbe illegittimo anche per violazione dell’art. 2, comma secondo, lett. c) della l.r. n. 53/2004 (secondo motivo di ricorso); la volumetria realizzata sarebbe conforme alle previsioni degli strumenti urbanistici, in quanto inferiore a quella massima consentita nella zona in cui sorge il manufatto abusivo (zona agricola produttiva XP secondo l’art. 35 delle NTA del PRG).
Con il terzo motivo di ricorso si deduce violazione della l.r. n. 1/2005, richiamata per l’aspetto sanzionatorio, atteso che al momento dell’istanza di sanatoria vigeva ancora la l.r. n. 52/1999; ne conseguirebbe la violazione anche dell’art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale (principio di irretroattività); il diniego sarebbe infine affetto, sotto il profilo in esame, da genericità e indeterminatezza, stante l’indicazione non specifica delle sanzioni applicabili.
Parte ricorrente non ha fornito prova delle circostanze poste a base delle doglianze dedotte. In particolare, non ha fornito alcuna dimostrazione circa la reale consistenza e le caratteristiche concrete del manufatto, non avendo depositato l’istanza di sanatoria e gli allegati alla stesse; nemmeno ha curato di allegare documentazione fotografica, sicché il Collegio non è in grado di formarsi un convincimento basato su elementi concreti. Ciò vale per i primi due motivi di ricorso, la cui disamina presuppone la conoscenza puntuale del fatto (quindi dell’opera abusiva realizzata e delle sue dimensioni, della natura che si pretende non abitativa e non autonoma rispetto al fabbricato principale).
È appena il caso di ricordare che il principio dell’onere della prova si applica anche al giudizio amministrativo e che il principio dispositivo con metodo acquisitivo, che tende a neutralizzare la disuguaglianza di posizione fra amministrazione pubblica e privato, non consente al giudice di sostituirsi alla parte onerata disponendo d'ufficio le acquisizioni istruttorie a cui era tenuta quest'ultima quando la stessa non si trovava nell'impossibilità di provare il fatto posto a base della sua azione (Consiglio di Stato, VI, n. 2370/2010; Idem, IV, IV, 18 giugno 2009, n. 4004).
Nel caso in esame, la documentazione relativa al condono era nella disponibilità della parte ricorrente e, pertanto, essa avrebbe dovuto preoccuparsi di comprovare le proprie affermazioni.
Quanto al terzo motivo di ricorso, pur essendo in effetti generica la parte del provvedimento con il quale si dispone «l’applicazione delle sanzioni di cui al titolo VIII, capo I, della l.r. n. 1/2005», è evidente che, trattandosi di un diniego di sanatoria, la concreta irrogazione della sanzione avverrà attraverso un successivo e distinto provvedimento.
Il ricorso va dunque respinto.
Nulla va disposto quanto a spese, attesa la mancata costituzione in giudizio del Comune di Impruneta.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Rosaria Trizzino, Presidente
Rosalia Maria Rita Messina, Consigliere, Estensore
Raffaello Gisondi, Consigliere



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