a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione II, 2 settembre 2016


Revirement interpretativo del C.G.A.R.S. e del T.A.R. Sicilia circa la rilevanza della presentazione della domanda di sanatoria ai fini dell’efficacia del provvedimento sanzionatorio già emesso

SENTENZA N. 2094

Il Collegio, mutando il proprio precedente orientamento in materia, anche nel caso di specie condivide le conclusioni - anch’esse frutto di un revirement interpretativo - cui è giunta l’Adunanza a sezioni riunite del C.G.A.R.S., con il parere n. 1214 del 16 dicembre 2015 che, facendo proprio il recente indirizzo della quarta e della sesta sezione del Consiglio di Stato (C.d.S., sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4818; sez. VI 6 maggio 2014, n. 2307 e 9 aprile 2013, n. 1909), oltre che (quantomeno di una parte) dei Giudici di primo grado (v., ad esempio, Tar Campania, Napoli, 25 marzo 2015, n. 1767) ha ritenuto che “la presentazione della domanda di sanatoria, ordinaria o straordinaria che sia, non comporta l’inefficacia del provvedimento sanzionatorio già emesso, in particolare dell’ordine di demolizione, ma ne sospende l’esecutività, precludendo all’amministrazione di dare ulteriore corso al procedimento, attraverso l’accertamento dell’inottemperanza e l’acquisizione del bene al patrimonio comunale” (v. TAR Palermo, II, 26 aprile 2016, n. 14).

FATTO e DIRITTO

A) Con ricorso, notificato in data 7 marzo 2008 e depositato in data 2 aprile 2008, il ricorrente, nella qualità di rappresentante legale dell’impresa “Fulgros” s.n.c. titolare delle concessioni edilizie relative all’immobile sito in Canicattì, c.da Mulino Vecchio SS 410, posto al piano terra e primo – di cui è proprietaria la sig.ra Giuseppa Buscemi, moglie del ricorrente - ha impugnato il provvedimento in epigrafe indicato con il quale è stata ordinata sia a lui, sia alla predetta Giuseppa Buscemi, nelle rispettive qualità, la demolizione delle opere realizzate, in parte, in assenza e, in parte, in difformità dalla concessione edilizia n.40/82 e successive varianti n. 26/86 e 44/89 aventi a oggetto il capannone in muratura destinato alle confezioni di legumi, opere consistenti nella modifica:
1. della destinazione d’uso del piano terra, costituito da un capannone in muratura per l’ingrosso di generi alimentari, uffici e vano scala, mediante la trasformazione di una tettoia autorizzata in un capannone in metallo, la chiusura delle pareti con aumento di volume, e la realizzazione di una tettoia;
2. della destinazione d’uso con variazione degli standard urbanistici, del primo piano da sala imballaggio – deposito, a civile abitazione.
Avverso il provvedimento impugnato deduce in via preliminare il proprio difetto di legittimazione passiva, poiché l’impresa “Fulgros” s.n.c. titolare delle concessioni edilizie di cui egli era rappresentante legale, non esisterebbe ormai da tempo e, dunque, non sarebbe possibile dare esecuzione all’ordine demolitorio.
Nel merito deduce:
1) eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica atteso che le opere di cui trattasi sono state realizzate da oltre 25 anni in variante a una concessione legittimante rilasciata;
2) violazione della legge n. 47/1985 e del d.p.r. 380/2001, in quanto le opere di cui trattasi, asseritamente di lieve entità, sono state oggetto di domanda di sanatoria presentata in data 4/2/2008; si tratterebbe, peraltro, non di mutamento di destinazione d’uso bensì di mero cambio di utilizzazione dell’immobile da produzione a commercializzazione;
3) eccesso di potere per il tempo trascorso.
Il Comune di Canicattì si è costituito in giudizio per resistere al ricorso eccependo l’improcedibilità parziale del gravame quanto al cambiamento di destinazione d’uso del piano terra stante l’adozione del provvedimento espresso sulla istanza di sanatoria presentata dalla sig.ra Giuseppa Buscemi in data 4 febbraio 2008, prot. n.6239 e chiedendone, per il resto, il rigetto.
Con memoria del depositata il giorno 8 febbraio 2016, il ricorrente ha riferito che la proprietaria dell’immobile, la moglie Giuseppa Buscemi, ha presentato in data 4 febbraio 2016, una istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 380 del 2001 e dell’art. 12 della l. 47 del 1985, per il cambio di destinazione d’uso del primo piano (depositata in atti).
Il Comune, in replica, ha, quindi, eccepito l’improcedibilità per carenza d’interesse del ricorso anche in parte qua, essendosi trasferito l’interesse di parte ricorrente, sull’emananda decisione avente a oggetto la richiesta di sanatoria per il cambio d’uso anche del primo piano, sul quale in realtà, non vi era stata alcuna precedente determinazione.
Alla pubblica udienza del giorno 10 marzo 2016, uditi i difensori delle parti presenti, come da verbale, il Collegio ha posto in decisione il ricorso.
B) In primo luogo va disattesa la richiesta di estromissione dal giudizio del ricorrente, per la sua asserita carenza di legittimazione passiva, atteso che non risulta contestata la sua qualità di rappresentante legale, al tempo dell’abuso, dell’impresa esecutrice e responsabile dei lavori abusivi. Sempre in via preliminare va rilevata l’improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse del ricorso: invero, come correttamente rilevato dalla difesa del Comune resistente in memoria, la prima istanza di sanatoria è stata evasa in data 8 aprile 2010 con provvedimento (prot. n. 1/2010), limitatamente al cambio di destinazione d’uso del piano terra mentre per il cambio di destinazione d’uso del primo piano, sul quale il Comune non si era ancora pronunciato, è stata presentata una nuova istanza di sanatoria.
A proposito degli effetti della declaratoria di improcedibilità del gravame avverso l’ordine di demolizione de quo sulla successiva attività amministrativa del Comune, va precisato quanto segue.
Il Collegio, mutando il proprio precedente orientamento in materia, anche nel caso di specie condivide le conclusioni - anch’esse frutto di un revirement interpretativo - cui è giunta l’Adunanza a sezioni riunite del C.G.A.R.S., con il parere n. 1214 del 16 dicembre 2015 che, facendo proprio il recente indirizzo della quarta e della sesta sezione del Consiglio di Stato (C.d.S., sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4818; sez. VI 6 maggio 2014, n. 2307 e 9 aprile 2013, n. 1909), oltre che (quantomeno di una parte) dei Giudici di primo grado (v., ad esempio, Tar Campania, Napoli, 25 marzo 2015, n. 1767) ha ritenuto che “la presentazione della domanda di sanatoria, ordinaria o straordinaria che sia, non comporta l’inefficacia del provvedimento sanzionatorio già emesso, in particolare dell’ordine di demolizione, ma ne sospende l’esecutività, precludendo all’amministrazione di dare ulteriore corso al procedimento, attraverso l’accertamento dell’inottemperanza e l’acquisizione del bene al patrimonio comunale” (v. TAR Palermo, II, 26 aprile 2016, n. 14).
Partendo da tale premessa, si chiarisce che ove, per ipotesi, l’istanza di sanatoria non sarà accolta è consigliabile che l’amministrazione, nel respingere l’istanza di sanatoria, richiami l’ordine di demolizione chiarendo che, immutati i presupposti della sua adozione, i suoi effetti da questo momento si riespandono o, più correttamente, che tale ordine è ora esecutivo in senso stretto e che da tale momento andranno (ri)calcolati i 90 giorni di cui all’art. 31, co. 3, del d.P.R. 380/2001 per darvi spontanea esecuzione.
Alla stregua di tale impostazione ermeneutica, eventualmente divenuto inoppugnabile il diniego (espresso o tacito) di sanatoria per omessa impugnazione da parte del privato istante, l’amministrazione può decidere di adottare un nuovo ordine di demolizione ovvero di non rinnovarlo poiché, come si è spiegato, l’effetto del diniego è quello di riespandere l’efficacia dell’originario (e potenzialmente unico) provvedimento sanzionatorio di cui era stata sospesa in precedenza (solamente) l’esecutività, con la precisazione, però, che in considerazione del mutamento dell’orientamento giurisprudenziale fatto proprio dalla Sezione, appare opportuno, a garanzia del privato, che l’amministrazione assegni comunque - anche agli effetti del comma 4 bis dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 - un nuovo termine di 90 giorni per dare esecuzione volontaria all’ordine di demolizione, all’eventuale infruttuosa scadenza del quale l’amministrazione potrà procedere ad accertare legittimamente l’inottemperanza ai fini dell’acquisizione al patrimonio del Comune.
La decisione in rito, giustifica la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara improcedibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nelle camere di consiglio dei giorni 10 marzo 2016, 29 luglio 2016, con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Federica Cabrini, Consigliere
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore



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