a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione III, 5 settembre 2016


Sull’istituto della così detta “occupazione acquisitiva”, sul comportamento illecito permanente che l’amministrazione ha l’obbligo di fare cessare e sui mezzi di tutela a disposizione del privato

SENTENZA N. 2110

Sulla spinta della normativa comunitaria, come interpretata dalla Corte di Giustizia, l’istituto della così detta “occupazione acquisitiva” è stato espunto dal nostro Ordinamento (ammesso che ne abbia mai fatto parte) e conseguentemente non può essere accolta una domanda risarcitoria fondata sul presupposto dell’intervenuta occupazione acquisitiva. L’indebita occupazione di un terreno privato da parte della P.A., e la sua irreversibile trasformazione per la realizzazione di un’opera pubblica, non determina alcun passaggio di proprietà in favore della P.A. e, conseguentemente viene a mancare lo stesso presupposto di fatto dell’azione risarcitoria promossa dai ricorrenti. L’indebita occupazione di un terreno privato, da parte di una P.A. rimane un comportamento illecito permanente che l’amministrazione ha l’obbligo di fare cessare o restituendo il bene ai suoi legittimi proprietari, previa sua riduzione in pristino ove modificato, ovvero, sussistendone i presupposti, acquisendolo al proprio patrimonio, attraverso il procedimento previsto dall’art. 42 bis del D.P.R. n. 327/2001. In nessun caso però tale terreno, in forza della realizzazione di un’opera pubblica, diventa, per ciò solo, di proprietà pubblica ed è conseguentemente priva di fondamento la domanda risarcitoria avanzata dai ricorrenti sul presupposto della perdita di proprietà del loro terreno indebitamente occupato e trasformato dal comune di Gela. Costoro potranno chiedere il risarcimento dei danni conseguenti al mancato utilizzo del bene per il periodo di illecita occupazione; potranno chiedere – anche giudizialmente – che l’amministrazione ponga fine alla situazione di illecito permanente in cui si trova, ma non hanno titolo a chiedere il risarcimento per la così detta “occupazione acquisitiva”, in realtà insussistente.

FATTO

Con ricorso notificato in data 6 maggio 2009, e depositato il successivo 19 maggio (R.G. 906/2009), i ricorrenti hanno impugnato il provvedimento indicato in epigrafe e formulato la correlata richiesta risarcitoria, articolando le censure di: 1) Eccesso di potere per insufficienza di motivazione – Eccesso di potere per contraddittorietà della motivazione e sviamento; 2) Eccesso di potere per violazione dei principi di tutela dell’affidamento, ragionevolezza e buon andamento ex art. 97 Cost.; 3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 2, della legge reg. n. 10/1991 ed eccesso di potere per illegittimo aggravio del procedimento e violazione del principio di ragionevolezza, di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97 Cost.
Con successivo ricorso, notificato in data 27 novembre 2015, e depositato il successivo 7 dicembre, gli stessi ricorrenti hanno proposto azione risarcitoria contro il comune di Gela fondata su due presupposti: per un verso chiedono il risarcimento del danno sofferto in conseguenza dell’occupazione acquisitiva subita dai terreni di loro proprietà, oggetto di un procedimento di esproprio mai ritualmente concluso; per altro verso chiedono il risarcimento del danno causato dal comportamento del comune che avrebbe ingenerato il loro legittimo affidamento sulla attribuzione della volumetria del terreno in corso di espropriazione ad altro terreno di loro proprietà, senza mai addivenire all’effettivo rilascio della conseguente concessione edilizia.
In entrambi i giudizi si è costituito il comune di Gela chiedendo che i ricorsi vengano dichiarati inammissibili od infondati.
All’udienza pubblica fissata per la loro discussione, i ricorsi sono stati posti in decisione.

DIRITTO

In via preliminare il collegio dispone la riunione dei ricorsi indicati in epigrafe in considerazione della loro connessione oggettiva e soggettiva.
Con riguardo alla impugnazione della nota del 3 marzo 2009 n. 33372/Urb (ricorso R.G. n. 906/2009) non può non rilevarsene l’inammissibilità, in quanto atto meramente confermativo della precedente nota del 22 marzo 2004 n. 388, la cui impugnazione giurisdizionale è stata definita con la sentenza di questo Tribunale n. 1754/08, che ha peraltro ritenuto la nota non immediatamente lesiva.
In entrambi i ricorsi indicati in epigrafe viene poi avanzata la richiesta di risarcimento danni per avere il comune di Gela ingenerato nei ricorrenti l’affidamento sulla possibilità di utilizzare la cubatura relativa all’area oggetto di esproprio in altro immobile di loro proprietà; affidamento che non si è poi mai tramutato in un effettivo atto di concessione edilizia.
Tale domanda è inammissibile ed infondata.
Dalle disposizioni di legge che regolano la materia emerge che può essere chiesto il risarcimento dei danni subiti al G.A. in caso di lesione di interessi legittimi, ovvero di diritti soggettivi rientranti nell’ambito della sua giurisdizione esclusiva.
Nel caso in questione parte ricorrente non precisa la natura della posizione giuridica che ritiene lesa, né sotto quale profilo l’eventuale ingiusta lesione di tale posizione dovrebbe rientrare nella giurisdizione del G.A.
In ogni caso, ove i ricorrenti avessero voluto connettere tale domanda risarcitoria all’impugnazione dell’atto del 3 marzo 2009 n. 33372/urb (e quindi alla lesione del connesso ipotizzato interesse legittimo), non potrebbe non essere dichiarata inammissibile, in conseguenza dell’inammissibilità dell’impugnazione di tale atto.
Diversamente risulta veramente arduo ricostruire i presupposti giuridici che dovrebbero fondare tale domanda risarcitoria, in quanto la posizione di un privato che aspira ad una concessione edilizia difficilmente potrebbe essere qualificata di diritto soggettivo (indipendentemente dalla sua attrazione alla giurisdizione amministrativa) e la sussistenza di un interesse legittimo ingiustamente leso presuppone l’esistenza di un efficace provvedimento amministrativo illegittimo che, nella fattispecie in questione, non risulta adottato.
In definitiva nella presente vicenda, incredibilmente protrattasi per un ingiustificato lunghissimo arco temporale, non è mai stato adottato un provvedimento conclusivo del procedimento relativo alla richiesta di concessione edilizia avanzata dai ricorrenti, i quali peraltro non hanno mai attivato, a fronte del comportamento inerte del comune di Gela, lo strumento del silenzio rifiuto, che avrebbe indubbiamente consentito di far emergere con chiarezza la posizione dell’amministrazione, su cui eventualmente fondare una domanda di annullamento e/o risarcitoria.
Oltre che inammissibile, per quanto sopra detto, la pretesa risarcitoria in questione è anche fondata su errate premesse in fatto.
Come peraltro già indicato nella sentenza di questo Tribunale n. 1754/2008, non è vero che gli atti del comune indicati in ricorso, a supporto della tesi ivi sostenuta, possano avere ingenerato alcun legittimo affidamento sulla possibilità di utilizzare la cubatura relativa all’area esproprianda in altri terreni di proprietà dei ricorrenti; da una lettura lineare e scevra di preconcetti di tali atti emerge che il comune, pur non escludendo tale possibilità, si sia sempre espresso nel senso di ritenere necessaria verificarne la percorribilità giuridica.
Conseguentemente anche i presupposti di fatto sui quali viene fondata la pretesa risarcitoria in esame non sono riscontrabili dalla documentazione in atti.
Con altra domanda, comune ai due ricorsi in epigrafe, i ricorrenti chiedono il risarcimento dei danni per l’intervenuta occupazione acquisitiva dei beni oggetto del procedimento di espropriazione, mai giunto al termine.
Anche tale domanda risarcitoria non è fondata, in conseguenze delle modifiche normative e giurisprudenziali intervenute in materia.
Sulla spinta della normativa comunitaria, come interpretata dalla Corte di Giustizia, l’istituto della così detta “occupazione acquisitiva” è stato espunto dal nostro Ordinamento (ammesso che ne abbia mai fatto parte) e conseguentemente non può essere accolta una domanda risarcitoria fondata sul presupposto dell’intervenuta occupazione acquisitiva.
L’indebita occupazione di un terreno privato da parte della P.A., e la sua irreversibile trasformazione per la realizzazione di un’opera pubblica, non determina alcun passaggio di proprietà in favore della P.A. e, conseguentemente viene a mancare lo stesso presupposto di fatto dell’azione risarcitoria promossa dai ricorrenti.
L’indebita occupazione di un terreno privato, da parte di una P.A. rimane un comportamento illecito permanente che l’amministrazione ha l’obbligo di fare cessare o restituendo il bene ai suoi legittimi proprietari, previa sua riduzione in pristino ove modificato, ovvero, sussistendone i presupposti, acquisendolo al proprio patrimonio, attraverso il procedimento previsto dall’art. 42 bis del D.P.R. n. 327/2001.
In nessun caso però tale terreno, in forza della realizzazione di un’opera pubblica, diventa, per ciò solo, di proprietà pubblica ed è conseguentemente priva di fondamento la domanda risarcitoria avanzata dai ricorrenti sul presupposto della perdita di proprietà del loro terreno indebitamente occupato e trasformato dal comune di Gela.
Costoro potranno chiedere il risarcimento dei danni conseguenti al mancato utilizzo del bene per il periodo di illecita occupazione; potranno chiedere – anche giudizialmente – che l’amministrazione ponga fine alla situazione di illecito permanente in cui si trova, ma non hanno titolo a chiedere il risarcimento per la così detta “occupazione acquisitiva”, in realtà insussistente.
Anche tale domanda risarcitoria azionata nel presente giudizio è pertanto priva di fondamento.
In conclusione pe domande proposte nella presente controversia sono in parte inammissibili ed in parte infondate.
In considerazioni delle oscillazioni giurisprudenziali intervenute sulle questioni oggetto di alcune delle domande proposte, e del complessivo comportamento tenuto dal comune di Gela, non certamente esente da colpe, ritiene il collegio che sussistano gli estremi per compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, ne dispone preliminarmente la riunione e li dichiara in parte inammissibili e, per la restante parte, infondati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Solveig Cogliani, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Aurora Lento, Consigliere



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