a cura del Dott. Francesco Barchielli



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T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione II, 9 giugno 2010


Sui presupposti che devono sussistere affinché ai sensi dell’art. 9 della lette Tognoli possano essere realizzati parcheggi pertinenziali a titolo gratuito in deroga agli strumenti urbanistici

SENTENZA N. 1056

1. Secondo il primo comma dell’art. 9 della legge Tognoli, “I proprietari di immobili possono realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti. Tali parcheggi possono essere realizzati, ad uso esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato, purché non in contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto dell''uso della superficie sovrastante e compatibilmente con la tutela dei corpi idrici. Restano in ogni caso fermi i vincoli previsti dalla legislazione in materia paesaggistica ed ambientale ed i poteri attribuiti dalla medesima legislazione alle regioni e ai Ministeri dell''ambiente e per i beni culturali ed ambientali” Con riferimento a tale disposizione la Suprema Corte di Cassazione ha osservato che la realizzazione di autorimesse e parcheggi destinati al servizio di fabbricati esistenti è soggetta ad autorizzazione gratuita esclusivamente se effettuata totalmente al di sotto del piano di campagna naturale (Cass. Sez. III n. 26825 del 2003). Aderisce a tale orientamento la più recente giurisprudenza del Consiglio di Stato, rilevando che le autorimesse edificate fuori terra non rientrano nell’ambito di operatività dell’art. 9 l. 24 marzo 1989 n. 122, sicché sono soggette alla disciplina urbanistica come ordinarie nuove costruzioni. (cfr. CdS Sez. V n.1662 del 2004 e IV 6065/2006 ).

2. E’ opinione del Collegio che il carattere eccezionale della norma contenuta nell’art. 9 della legge 122/89, in particolare laddove consente interventi gratuiti ed anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi, fa sì che essa debba trovare rigorosa applicazione ai soli casi in essa espressamente previsti. Non si spiegherebbe la deroga anche alla disciplina delle distanze ove i manufatti di cui si discute non fossero interamente interrati né avrebbe giustificazione l’esenzione dagli oneri urbanistici per la realizzazione di volumetrie fuori terra.

FATTO

I coniugi Ioghà Elisabetta e Luzza Vincenzo con l’odierno gravame impugnano il diniego della concessione edilizia in sanatoria, per la realizzazione di un garage ubicato nel giardino di pertinenza esclusiva dell’unità immobiliare di cui sono proprietari.
Il diniego, disposto con atto del 25 ottobre 2002 del dirigente del Settore n. 8 – Ripartizione Pianificazione Territoriale Urbanistica del Comune di Vibo Valentia, è motivato sul rilievo che l’opera da sanare non risulta completamente interrata.
Avverso tale diniego i ricorrenti formulano i seguenti motivi di gravame:
1) violazione e falsa applicazione dell’art. 41 sexies della legge 1150/42, introdotto dall’art. 18 della legge 765/67 e successivamente modificato dall’art. 1 della legge n. 122 del 1989, in quanto assumono che la normativa citata, così come interpretata dalla giurisprudenza amministrativa, consentirebbe di realizzare parcheggi anche non interamente interrati;
2) violazione dell’art. 3 della legge 241/90 per insufficienza della motivazione;
3) eccesso di potere per errore di fatto e per contraddittorietà tra provvedimenti, per non avere il Comune considerato la circostanza che l’elevazione del manufatto sopraterra era stato imposto dalla necessità di opere di consolidamento.
Concludono chiedendo l’annullamento del provvedimento impugnato ed il risarcimento del danno consequenziale.
Il comune si è costituito con memoria con la quale ha controdedotto nel merito.
Con ordinanza n. 76/2003 il Tribunale ha respinto la richiesta misura cautelare.
Alla pubblica udienza del 7 maggio 2010 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.
Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti invocano l’applicazione di una interpretazione estensiva dell’art. 9 della legge 122/1989, laddove quest’ultima consentirebbe di far rientrare nella suddetta previsione anche le ipotesi di autorimesse realizzate su aree pertinenziali non interamente interrate.
Il motivo è infondato.
Secondo il primo comma dell’art. 9 della legge Tognoli, “ I proprietari di immobili possono realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti. Tali parcheggi possono essere realizzati, ad uso esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato, purché non in contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto dell''uso della superficie sovrastante e compatibilmente con la tutela dei corpi idrici. Restano in ogni caso fermi i vincoli previsti dalla legislazione in materia paesaggistica ed ambientale ed i poteri attribuiti dalla medesima legislazione alle regioni e ai Ministeri dell''ambiente e per i beni culturali ed ambientali.”
Con riferimento a tale disposizione la Suprema Corte di Cassazione ha osservato che la realizzazione di autorimesse e parcheggi destinati al servizio di fabbricati esistenti è soggetta ad autorizzazione gratuita esclusivamente se effettuata totalmente al di sotto del piano di campagna naturale (Cass. Sez. III n. 26825 del 2003).
Aderisce a tale orientamento la più recente giurisprudenza del Consiglio di Stato, rilevando che le autorimesse edificate fuori terra non rientrano nell’ambito di operatività dell’art. 9 l. 24 marzo 1989 n. 122, sicché sono soggette alla disciplina urbanistica come ordinarie nuove costruzioni. (cfr. CdS Sez. V n.1662 del 2004 e IV 6065/2006 ).
Nel caso in esame, non è contestato neanche dai ricorrenti che l’opera non sia totalmente interrata e che anzi sia collocata interamente fuori terra per 45 cm, altezza certamente non qualificabile come trascurabile, atteso che essa comporta per tutta la superficie del box una modifica visibile ed una rilevante incidenza sulla volumetria dell’area pertinenziale.
E’ opinione del Collegio che il carattere eccezionale della norma contenuta nell’art. 9 della legge 122/89, in particolare laddove consente interventi gratuiti ed anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi, fa sì che essa debba trovare rigorosa applicazione ai soli casi in essa espressamente previsti.
Non si spiegherebbe la deroga anche alla disciplina delle distanze ove i manufatti di cui si discute non fossero interamente interrati né avrebbe giustificazione l’esenzione dagli oneri urbanistici per la realizzazione di volumetrie fuori terra.
Il primo motivo va quindi respinto.
Non privo di adeguata motivazione è il provvedimento di diniego laddove chiaramente indica l’unico e sufficiente presupposto fattuale per respingere la richiesta di autorizzazione in sanatoria, ovvero che l’opera non sia completamente interrata.
Il fatto poi che l’altezza sopra terra sia stata determinata dalla necessità di effettuare lavori di consolidamento non costituisce vizio del provvedimento impugnato sotto il profilo della contraddittorietà.
Era onere dei ricorrenti verificare la fattibilità dell’intervento, così come progettato, e nell’ambito delle valutazioni di fattibilità non può che rientrare anche quella, certamente prioritaria, dell’esecuzione di un’opera stabile e sicura.
Alla luce delle sopra esposte osservazioni il ricorso deve essere respinto, poiché infondato.
Ne consegue altresì il rigetto della domanda risarcitoria non configurandosi danni consequenziali in considerazione della legittimità del provvedimento impugnato.
Sussistono tuttavia sufficienti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.


P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo della Calabria, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 7 maggio 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Vincenzo Fiorentino, Presidente
Anna Maria Verlengia, Primo Referendario, Estensore
Antonio Andolfi, Referendario


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