a cura del Dott. Francesco Barchielli



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T.A.R. Toscana, Sezione III, 28 maggio 2010


Sulla pratica di condono edilizio e sulla sussistenza o meno di una norma o principio dell’ordinamento che obblighi l’amministrazione ad indicare gli eventuali rimedi possibili tesi ad assicurare la compatibilità paesaggistica

SENTENZA N. 1679

Nessuna norma o principio dell’ordinamento obbliga l’amministrazione ad indicare gli eventuali rimedi possibili tesi ad assicurare la compatibilità paesaggistica. Nel caso di specie il Comune ha evidenziato il precario stato strutturale e la precaria tipologia costruttiva come causa del mancato inserimento ambientale del ripostiglio.

FATTO

La società ricorrente ha presentato al Comune di Camaiore, in data 26/3/1986, domanda di condono edilizio avente ad oggetto alcune opere, realizzate tra il 1976 e il 1983, costituite da ristrutturazione con ampliamento e chiusura di veranda, demolizione di vecchio ripostiglio, costruzione di nuovo ripostiglio pertinenziale ed ampliamento di altro preesistente sul lato ovest del resede.
Il Comune di Camaiore, con provvedimento del 17/7/1998, ha respinto l’istanza nella parte riguardante la veranda ed il ripostiglio distaccato dall’abitazione.
Avverso tale diniego la ricorrente è insorta deducendo:
violazione dell’art.32 della legge n.47/1985, nonché degli artt.7 e 15 della legge n.1497/1939; eccesso di potere per difetto di motivazione, carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, contraddittorietà e illogicità manifeste.
Si è costituito in giudizio il Comune di Camaiore.
All’udienza del 15 aprile 2010 la causa è stata posta in decisione.

DIRITTO


E’ stata eccepita l’inammissibilità del gravame in relazione all’omessa impugnazione del parere paesaggistico comunale di cui all’atto dirigenziale prot.n.15082 del 20/4/1998.
L’assunto non ha alcun pregio.
Il predetto atto dirigenziale, che recepisce il parere espresso dalla commissione edilizia integrata, è indirizzato al Ministero per i Beni culturali e ambientali, ai fini del controllo da parte del medesimo; peraltro la ricorrente ha impugnato la determinazione finale del Comune ed il connesso parere negativo della commissione edilizia integrata, la cui comunicazione all’interessata, da parte del competente dirigente, costituisce diniego di autorizzazione paesaggistica e diniego del condono richiesto.
Entrando nel merito della trattazione del gravame si osserva quanto segue.
La deducente lamenta la carenza di motivazione, sull’assunto che l’amministrazione non ha specificato le caratteristiche che i manufatti dovrebbero avere ai fini della compatibilità paesaggistica e non ha espresso alcun giudizio di valore sulla compatibilità ambientale, ma si è limitata a descrivere lo stato di fatto; la società istante evidenzia inoltre sia l’illogicità della valutazione compiuta dall’Ente, che contestualmente nega il condono del ripostiglio perché precario e della veranda perché non precaria, sia il travisamento dei fatti, dimostrato dalla vicina presenza di manufatti analoghi a quello in esame.
Il rilievo è infondato.
Nessuna norma o principio dell’ordinamento obbliga l’amministrazione ad indicare gli eventuali rimedi possibili tesi ad assicurare la compatibilità paesaggistica.
Nel caso di specie il Comune ha evidenziato il precario stato strutturale e la precaria tipologia costruttiva come causa del mancato inserimento ambientale del ripostiglio; invero la documentazione fotografica annessa all’istanza di condono mostra una struttura lunga, in legno, di un certo impatto visivo, che supporta il giudizio esplicitato dalla commissione edilizia integrata (documento n.3 prodotto dal Comune intimato).
In ordine alla veranda abusiva l’Ente ha assunto a motivazione del contestato diniego la discrepanza tra materiale utilizzato e resto del manufatto, nonostante la consistenza non precaria, ed ha ritenuto sussistente un’incidenza negativa dell’opera rispetto al resto dell’immobile in cui insiste ed al contesto ambientale. In tal modo il Comune ha espresso il proprio giudizio dando comprensibile contezza, sia pure in modo succinto, dei presupposti del proprio convincimento.
Né può addursi, ad elemento sintomatico di eccesso di potere, la presenza di altra veranda a circa dieci metri di distanza, giacchè si tratta di manufatti di diverso aspetto e che affacciano in spazi dissimili tra loro (si confronti la fotografia n.3 depositata in giudizio dal Comune e la fotografia n.3 depositata in giudizio dalla ricorrente).
In conclusione, il ricorso deve essere respinto.
Le spese di giudizio, inclusi gli onorari difensivi, sono determinate in euro 3.000 (tremila) oltre IVA e CPA, da porre a carico della società istante.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Terza Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Condanna la ricorrente a corrispondere al Comune di Camaiore la somma di euro 3.000 (tremila) oltre IVA e CPA, a titolo di spese di giudizio comprendenti gli onorari difensivi.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Angela Radesi, Presidente
Silvia La Guardia, Consigliere
Gianluca Bellucci, Consigliere, Estensore


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