a cura del Dott. Francesco Barchielli



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T.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 3 giugno 2010


Sui limitati casi in cui si può prescindere dalla lottizzazione convenzionata prescritta dalle norme tecniche dello strumento urbanistico

SENTENZA N. 8219

1. Non ignora la Sezione che, a fronte di norme di piano che impongono l’approvazione di strumenti urbanistici attuativi, è stato ritenuto possibile il rilascio di licenze o concessioni edilizie nei limitati casi (da ritenersi del tutto eccezionali) in cui l’intervento edilizio ricada in zone ormai completamente urbanizzate e dotate di tutti i servizi necessari, in considerazione del fatto che, in tale evenienza, lo strumento attuativo medesimo non avrebbe più alcuna funzione utile da svolgere. Del resto, le convenzioni urbanistiche hanno evidentemente lo scopo di garantire che all’edificazione del territorio a fini residenziali corrisponda l’approvvigionamento delle dotazioni minime di infrastrutture pubbliche che, a loro volta, garantiscono la normale qualità del vivere in un aggregato urbano: da esse, pertanto, si può prescindere solo quando tali condizioni siano altrimenti rispettate; diversamente opinando, con il rilascio di concessioni edilizie singole in area non urbanizzata, gli interessati verrebbero legittimati ad utilizzare l’intera proprietà a fini privati, scaricando interamente sulla collettività i costi conseguenti alla realizzazione di infrastrutture per i nuovi insediamenti. Come accennato, al riguardo la giurisprudenza amministrativa è da tempo incline a ritenere che la concessione edilizia può essere rilasciata in assenza del piano attuativo, richiesto dalle norme di piano regolatore, solo quando in sede istruttoria l’Amministrazione abbia accertato che l’area edificabile di proprietà del richiedente è l’unica a non essere stata ancora edificata e si trova in una zona integralmente interessata da costruzioni e dotata delle opere di urbanizzazione (C.d.S., sez. V, 3 marzo 2004, n. 1013; 24 settembre 1997, n. 1016; circa l’”esistenza” delle opere di urbanizzazione, C.d.S., sez. V, 25 ottobre 1997, n. 1189; 29 aprile 2000, n. 2562).

2. In sintesi, si può prescindere dalla lottizzazione convenzionata prescritta dalle norme tecniche di p.r.g. solo ove nel comprensorio interessato sussista una situazione di fatto corrispondente a quella derivante dall’attuazione della lottizzazione stessa, ovvero la presenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria pari agli standard urbanistici minimi prescritti; con la precisazione che il comune è tenuto ad accertare la compatibilità effettiva del nuovo insediamento edilizio rispetto allo stato di urbanizzazione della zona. Tutta la giurisprudenza, in sostanza, è consolidata sulle posizioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 12 del 6 ottobre 1992, orientata a ritenere illegittimo il diniego di concessione edilizia, fondato sulla carenza di un piano di lottizzazione (anche se richiesto dal piano regolatore) quando l’area sia urbanizzata e difetti una rigorosa valutazione del nuovo insediamento progettato in rapporto alla situazione generale del comprensorio e cioè quando non sia adeguatamente ponderato lo stato di urbanizzazione già presente nella zona interessata, né siano in modo congruo evidenziate le concrete, ulteriori esigenze di urbanizzazione indotte dalla nuova costruzione.

FATTO

1.- Con l’atto notificato il 20.1.2009, depositato il 22.1.2009. la sig.ra Filomena Napolitano, premesso di essere proprietaria di un fondo, dell’estensione di mq 674, nel Comune di Sirignano, via Caravaggio, Fol. 5, part. 1540, ricadente in zona “C”, Espansione Urbana del vigente Prg, comparto n. 5, e di aver presentato istanza prot. n. 1914 del 30.4.2008 per ottenere il permesso di costruire, impugna il diniego opposto dalla resistente amministrazione siccome conferente ad una zona soggetta a lottizzazione, evidenziando che il lotto di proprietà ricade in zona completamente urbanizzata, è di fatto un lotto intercluso, circondato da edifici tutti assentiti con concessione diretta ed in assenza di un preventivo piano di lottizzazione. Stimando illegittimo il diniego, ne ha chiesto l’annullamento per violazione di legge ed eccesso di potere, asserendo, sulla scorta della giurisprudenza esistente, la superfluità dello strumento urbanistico preventivo, anche se richiesto dal Prg, laddove il lotto da edificare sia un lotto residuo e ricada in zona interamente urbanizzata; che sarebbe illegittimo il diniego opposto dall’amministrazione in mancanza della previa valutazione dello stato di urbanizzazione della zona e delle concrete ulteriori esigenze di urbanizzazione indotte dalla nuova costruzione; che sarebbe altresì configurabile, nel caso di specie, un evidente disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri soggetti destinatari di concessioni dirette;
che, ad ogni modo, anche la seconda parte del diniego, relativa ad una inesistente previsione di lotto minimo, sarebbe illegittima essendo detta previsione estranea alle invocate NTA.
2.- Resiste in giudizio l’intimata amministrazione comunale chiedendo il rigetto della domanda, assumendo che il diniego sarebbe stato opposto anche per consunzione dell’indice fondiario, come ulteriormente specificato nella nota prot. n. 575 del 6.2.2009 (versata in atti con la memoria di costituzione).
3.- Con i motivi aggiunti notificati il 19.3.2009, depositati il 21.3.2009, rinotificati il 10.4.2009, depositati il 14.4.2009, con ulteriori motivi aggiunti, parte ricorrente ha impugnato le concessioni edilizie rilasciate ai sigg. D’Avanzo Antonio, D’Avanzo Gaetano e Colucci Antonio chiedendone l’annullamento per violazione di legge ed eccesso di potere, nella parte in cui la volumetria sarebbe stata determinata usando l’indice di fabbricabilità fondiaria 1,50 anziché quello territoriale di 0,90.
4.- Resistono in giudizio anche i controinteressati chiedendo il rigetto della domanda perché inammissibile ed infondata.
5.- Non risultano provvedimenti cautelari.
6.- All’udienza dell’11.2.2010, sulla conclusione delle parti presenti come da verbale di udienza, il Collegio si è riservata la decisione.

DIRITTO

1.- Il ricorso principale è improcedibile. I motivi aggiunti sono fondati alla stregua delle considerazioni che seguono.
2.- E’ controversa nel presente giudizio la legittimità degli atti, in epigrafe meglio specificati, con i quali il Comune di Sirignano ha rigettato l’istanza della ricorrente (prot. n. 1914 del 30.4.2008), intesa ad ottenere il permesso di costruire sul fondo, dell’estensione di mq 674, via Caravaggio, Fol. 5, part. 1540, ricadente in zona “C”, Espansione Urbana del vigente Prg, comparto n. 5, dapprima per mancanza del piano di lottizzazione e, successivamente, per l’avvenuta consunzione dell’indice fondiario (zona satura).
3.- Il ricorso principale, siccome proposto avverso la nota reiettiva n. 75 del 7.1.2009, fondata sul presupposto che “l’istanza ricade in zona “C” soggetta a lottizzazione”, può ritenersi improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse alla decisione, stante la sopravvenienza della nota prot. n. 575 del 6.2.2009 (versata in atti ed impugnata dalla ricorrente con motivi aggiunti), parimenti negativa, con la quale l’amministrazione resistente, dopo aver ribadito le ragioni del precedente diniego, aggiunge una diversa ed ulteriore motivazione e segnatamente perché “la potenzialità edificatoria del comparto individuato con il numero 5 nel PRG vigente è stata completamente consunta e saturata”.
3.a.-Per giurisprudenza consolidata, l’improcedibilità, per sopravvenuto difetto d’interesse alla decisione, dell’impugnazione giurisdizionale di un provvedimento amministrativo si verifica quando interviene o un diverso provvedimento, il quale, come suo proprio effetto, muti le situazioni giuridiche in modo tale da rendere inutile la pronuncia richiesta al giudice amministrativo; o quando si verifichi una situazione in fatto o in diritto del tutto nuova rispetto a quella esistente al tempo della proposizione del gravame; si tratta, cioè, di una semplice applicazione della regola processuale dell’interesse ad agire, il quale non solo deve sussistere al momento della proposizione del ricorso, ma deve altresì permanere al momento della pronuncia, per evitare attività giurisdizionale inutile.
Si è precisato, altresì, che la concreta individuazione delle ipotesi di sopravvenuta improcedibilità deve essere ancorata a criteri restrittivi, tenuto che :
-non deve tradursi in una sostanziale elusione dell’obbligo del giudice di pronunciarsi sulla domanda;
- l’ interesse residuo alla pronuncia sul merito della controversia va inteso nella sua massima ampiezza, alla luce degli effetti conformativi e ripristinatori dell’eventuale sentenza di accoglimento;
- la persistenza dell’interesse va valutata considerando anche le possibili ulteriori iniziative attivate (o attivabili) dal ricorrente per soddisfare la pretesa vantata (Cons. St. Sez. V 10 marzo 1997 n. 242).
3.b.- Trasponendo le citate acquisizioni giurisprudenziali al caso in esame, deve convenirsi che parte ricorrente non ha più interesse alla decisione del ricorso principale proposto avverso la nota reiettiva n. 75 del 7.1.2009, fondata sul presupposto che “l’istanza ricade in zona “C” soggetta a lottizzazione”, avendo l’amministrazione ribadito, con un nuovo e diverso provvedimento, il precedente diniego, aggiungendo anche una ulteriore diversa motivazione e cioè che “la potenzialità edificatoria del comparto individuato con il numero 5 nel PRG vigente è stata completamente consunta e saturata”, che la parte ha gravato con motivi aggiunti.
Ciò stante, non resta al Collegio che definire con una pronuncia in rito il ricorso principale, atteso che l’eventuale, in ipotesi, pronuncia favorevole alcun beneficio arrecherebbe al ricorrente stante il sopravvenuto diniego parimenti sfavorevole, sul quale deve ritenersi trasferito e concentrato l’interesse della ricorrente.
4.- Per ragioni di ordine logico, il Collegio ritiene di dover delibare, con priorità, le censure contenute nei motivi aggiunti, proposte avverso la seconda parte del diniego prot n. 575 del 6.2.2009, laddove cioè si afferma che “la potenzialità edificatoria del comparto individuato con il numero 5 nel PRG vigente è stata completamente consunta e saturata”, atteso che quest’ultima evenienza, se fondata, deve ritenersi pregiudiziale ed assorbente.
4.a.- Gioverà precisare che,giusta indicazione emergente dalla nota impugnata, la superficie del Comparto individuato con il n. 5 nella tavola di zonizzazione del vigente Prg del Comune di Sirignano, è pari a circa mq 6.500, per cui, “applicando per detta superficie l’indice territoriale pari a 0,90 mc/mq si ha che la potenzialità edificatoria di detto comparto (n.5) è pari a circa mc 5.850. In detto comparto dalla data di approvazione del PRG (1983) ad oggi ed alla data di richiesta del permesso di costruire da parte della sig.ra Napolitano Filomena sono stati assentiti e realizzati n. 3 fabbricati per una volumetria complessiva fuori terra pari a mc 9.415.”.
Pertanto la verifica della potenzialità edificatoria del Comparto n. 5 evidenzia che la quest’ultima deve ritenersi completamente consunta e saturata, atteso che a fronte dei mc 5.850 realizzabili, risultano realizzati mc 9.415, con un evidente surplus ostativo ad ogni futura edificazione.
A siffatte conclusioni, parte ricorrente oppone le conclusioni del proprio tecnico di fiducia trascritte nei motivi aggiunti.
Si afferma nella citata relazione che :
-il comparto n. 5 è stato oggetto di una edificazione diretta, così come avvenuto anche in altri Comparti ricadenti in zona “.C”;
-che anche i tre fabbricati (di cui alla relazione impugnata) sono stati realizzati con concessione diretta;
-che i fabbricati n. 1 e 2 sono stati realizzati in virtù della concessione edilizia n. 2 del 15.3.1996 e successiva concessione in variante n. 13 del 5.9.1997;
-che la cubatura assentita, pari a mc 3689,36 , è stata computata applicando l’indice di fabbricabilità fondiaria pari a mc 1,50 mc/mq ai 2.500 mq del lotto, pur non essendovi alcun piano esecutivo di lottizzazione, nel mentre il Comune avrebbe dovuto applicare l’indice di fabbricabilità territoriale pari a 0,90 mc/mq ed assentire, quindi, una cubatura inferiore, pari a mc 2.250;
-l’utilizzazione dell’indice di fabbricabilità fondiara ha consentito la realizzazione di ben 1.439 mc in più rispetto a quelli assentibili se fosse stato correttamente applicato l’indice di fabbricabilità territoriale;
-il fabbricato n. 3 è stato oggetto di concessione edilizia in sanatoria n. 2/san.- 3430 del 7/11/1996;
- il volume condonato è pari a 2.481,37:
-il volume complessivamente realizzato nel comparto n. 5 è, dunque, pari a mc 6.170,73 e non 9.415 come ritenuto dall’amministrazione.
Precisa ancora la citata relazione che :
“all’atto dell’adozione e dell’approvazione del PRG vigente (24.8.1983) la particella n. 517 aveva una consistenza complessiva di 13.651 mq, ricadendo in parte nell’attuale Comparto n. 4, in parte nell’attuale Comparto n. 5 ed in parte costituendo l’attuale via Caravaggio e parte del Viale Michelangelo; tale situazione censuaria rimase inalterata fino all’anno 1988, quando iniziarono una serie di frazionamenti della stessa dovuti alla realizzazione degli assi viari di cui sopra.
Ne deriva che alla data di richiesta della Concessione in Sanatoria ai sensi della l. n. 47/85, ovvero 19/4/86 e 1/8/1986, inerente il suddetto Fabbricato n. 3 di proprietà dello stesso cointestatario della particella n. 517, fabbricato realizzato nell’anno 1983, come dichiarato nella relazione allegata alla richiesta di condono, la particella n. 517 su cui il fabbricato insisteva aveva una superficie unica di mq 13.651 non ancora frazionata e specificamente individuabile nell’ambito dei diversi comparti o delle strade.
Dopo questi frazionamenti della suddetta particella n. 517 dovuti alla realizzazione degli assi viari, con ultimo frazionamento in atti presso l’Ufficio del Territorio della Provincia di Avellino al n. 686 del 12.4.1990, il n. 517 rimase ad una parte della particella originaria in quel momento completamente inclusa nel Comparto n. 5 e di superficie catastale mq 5.152.
Con successivo frazionamento dell’1.7.1995 n. 2087, in atti dal 21.7.1997, i proprietari davano luogo ad un ulteriore frazionamento di tale particella n. 517, suddividendola in due particelle distinte, la n. 1402 di superficie catastale mq 2652 e la n. 1403 di superficie catastale mq 2500.
La particella n. 1403 era oggetto di richiesta di Concessione Edilizia in data 22/08/1996, in atti presso il Comune di Sirignano con prot. n. 2690 e successiva richiesta di Concessione per Variante in corso d’opera in data 30.12.2006, in atti presso il Comune di Sirignano con prot. n. 3807. Il rilascio di concessioni inerenti le suddette richieste ha portato alla realizzazione dei fabbricati individuati come 1 e 2 .
La particella n. 1402 è stata a sua volta oggetto di frazionamento n. 3483 in data 1/10/1997, in atti dal 4/10/1997 e suddivisa in ulteriori tre particelle, la n. 1538, la n. 1539 e la n. 1540.
La particella n. 1538, di superficie catastale mq 1431, ancora in ditta al proprietario originale, è parzialmente occupata dal Fabbricato n. 3 oggetto di condono edilizio di cui sopra.
La particella n. 1539 ha una estensione catastale di mq 547 e risulta alla data odierna in edificata.
La particella n. 1540 di estensione catastale mq 674 è quella attualmente di proprietà della committente sig.ra Napolitano Filomena.”.
In definitiva, l’immobile abusivo (fabbricato n. 3), poi assentito in sanatoria, di mc 2.481,37 fu realizzato nell’anno 1983, come dichiarato nella relazione allegata alla richiesta di condono, sulla particella n. 517 che aveva una superficie unica di mq 13.651 non ancora frazionata e specificamente individuabile nell’ambito dei diversi comparti o delle strade, ricadendo in parte nell’attuale Comparto n. 4, in parte nell’attuale Comparto n. 5 ed in parte costituendo l’attuale via Caravaggio e parte del Viale Michelangelo.
Siffatta circostanza merita apprezzamento e non risulta adeguatamente ponderata nella relazione del tecnico comunale..
4.b.- Al riguardo, deve considerarsi che, secondo consolidati principi espressi dalla giurisprudenza amministrativa, il diritto di edificare inerisce alla proprietà dei suoli nei limiti stabiliti dalla legge e dagli strumenti urbanistici (Corte Cost. n. 5 del 1980), tra i quali quelli diretti a regolare la densità di edificazione ed espressi negli indici di fabbricabilità. Il diritto di edificare, pertanto, è conformato anche da tali indici, di modo che ogni area non è idonea ad esprimere una cubatura maggiore di quella consentita dalla legge (cfr. art. 4, u. c., L. 28 gennaio 1977 n. 10) e dallo strumento urbanistico e, corrispondentemente, qualsiasi costruzione, anche se eseguita senza il prescritto titolo, impegna la superficie che, in base allo specifico indice di fabbricabilità applicabile, è necessaria per realizzare la volumetria sviluppata. Di qui il principio, fermo in giurisprudenza, secondo cui “un’area edificatoria già utilizzata a fini edilizi è suscettibile di ulteriore edificazione solo quando la costruzione su di essa realizzata non esaurisca la volumetria consentita dalla normativa vigente al momento del rilascio dell’ulteriore permesso di costruire, dovendosi considerare non solo la superficie libera ed il volume ad essa corrispondente, ma anche la cubatura del fabbricato preesistente al fine di verificare se, in relazione all’intera superficie dell’area (superficie scoperta più superficie impegnata dalla costruzione preesistente), residui l’ulteriore volumetria di cui si chiede la realizzazione” (cfr. Cons. di Stato, sez. V, 12 luglio 2004 n. 5039), a nulla rilevando che questa possa insistere su una parte del lotto catastalmente divisa (id., 28 febbraio 2001 n. 1074).
Ai fini del calcolo della volumetria realizzabile, infatti, “non rileva la circostanza che l’unico fondo del proprietario sia stato suddiviso in catasto in più particelle, dovendosi verificare (...) l’esistenza di più manufatti sul fondo dell’originario unico proprietario” (cfr. id., sez. V, 26 novembre 1994 n. 1382).
Infatti, ai fini della determinazione dell’indice massimo di fabbricabilità, ove sussistano precedenti edifici, non è consentito scorporarli dalla superficie complessiva né escludere dal computo la cubatura di manufatti preesistenti e considerare l’area di sedime in quella suscettibile di ulteriore edificazione (Cons. St., V, 12 luglio 2005, n. 3777).
Soccorre, allora, il principio secondo il quale allorché un’area edificabile venga successivamente frazionata in più parti tra vari proprietari, la volumetria disponibile ai sensi della normativa urbanistica nell’intera area permane invariata, con la duplice conseguenza che, nell’ipotesi in cui sia stata già realizzata sul fondo originario una costruzione, i proprietari dei vari terreni, in cui detto fondo è stato frazionato, hanno a disposizione solo la volumetria che residua tenuto conto dell''originaria costruzione e in proporzione della rispettiva quota di acquisto (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 16 febbraio 1987 n. 91).
Quindi, ogni successivo frazionamento dell’originaria proprietà darà luogo a lotti anch’essi gravati, in proporzione, dal vincolo di inedificabilità derivante dalla volumetria preesistente (ovvero ceduta) e, perciò, edificabili nella misura determinata dalla distribuzione della volumetria sull’intera originaria superficie, detratti i volumi preesistenti.
4.c.- Trasponendo i suesposti principi alla fattispecie in esame, sembra al Collegio che la relazione prot . n. 575 del 6.2.2009 sia carente in ordine ad una puntuale imputazione della volumetria assentita con la concessione in sanatoria rilasciata al Fabbricato n. 3, realizzato, a suo tempo, quando l’originaria particella n. 517 aveva una superficie unica di mq 13.651, non ancora frazionata e specificamente individuabile nell’ambito dei diversi comparti o delle strade, ricadendo in parte nell’attuale Comparto n. 4, in parte nell’attuale Comparto n. 5 ed in parte costituendo l’attuale via Caravaggio e parte del Viale Michelangelo, così come ricostruito dal tecnico di parte e non contestato dalla resistente amministrazione.
Il difetto di istruttoria e di motivazione, nei termini evidenziati, impone l’accoglimento delle censure relative al diniego in questione impugnato con i motivi aggiunti; l’annullamento del diniego, in parte qua, esonera il Collegio dalla disamina delle censure proposte avverso le concessioni edilizie, per evidenti ragioni di economicità della pronuncia giurisdizionale.
5.- Residua alla delibazione del Collegio l’ulteriore profilo del diniego opposto e segnatamente il punto in cui l’amministrazione comunale oppone la circostanza che”l’area sulla quale si richiede di realizzare l’opera ricade in zona “C” per la quale il vigente PRG del Comune di Sirignano…prevede l’approvazione dello strumento urbanistico preventivo”.
5.-a.- Osserva il Collegio che, ancorchè sotto tale profilo non possa in alcun modo negarsi la assoluta conformità del provvedimento impugnato alla specifica normativa edilizia vigente, come provato dalla documentazione in atti, tuttavia il ricorrente assume che in concreto il rilascio del permesso di costruire non poteva essere negato, trattandosi di zona interamente urbanizzata, così che era venuta meno l’esigenza che imponeva la lottizzazione convenzionata.
Ed infatti, con due distinte relazioni tecniche, si afferma che “il terreno di proprietà Napolitano Filomena (mq 674) risulta alla data odierna chiaramente intercluso, riscontrandosi su due lati la presenza di edifici abitativi, su un terzo lato la via Caravaggio e sul quarto lato un lotto di dimensioni inferiori (mq 549) …constatato il livello di urbanizzazione dell’area e la dimensione volumetrica dell’insediamento progettato (casa unifamiliare), il sotto scritto conclude che non sono necessarie ulteriori opere di urbanizzazione in relazione alla edificazione del manufatto edilizio…”.
Sullo specifico punto, non vi sono controdeduzioni del Comune.
5.b.- Non ignora la Sezione che, a fronte di norme di piano che impongono l’approvazione di strumenti urbanistici attuativi, è stato ritenuto possibile il rilascio di licenze o concessioni edilizie nei limitati casi (da ritenersi del tutto eccezionali) in cui l’intervento edilizio ricada in zone ormai completamente urbanizzate e dotate di tutti i servizi necessari, in considerazione del fatto che, in tale evenienza, lo strumento attuativo medesimo non avrebbe più alcuna funzione utile da svolgere.
Del resto, le convenzioni urbanistiche hanno evidentemente lo scopo di garantire che all’edificazione del territorio a fini residenziali corrisponda l’approvvigionamento delle dotazioni minime di infrastrutture pubbliche che, a loro volta, garantiscono la normale qualità del vivere in un aggregato urbano: da esse, pertanto, si può prescindere solo quando tali condizioni siano altrimenti rispettate; diversamente opinando, con il rilascio di concessioni edilizie singole in area non urbanizzata, gli interessati verrebbero legittimati ad utilizzare l’intera proprietà a fini privati, scaricando interamente sulla collettività i costi conseguenti alla realizzazione di infrastrutture per i nuovi insediamenti.
Come accennato, al riguardo la giurisprudenza amministrativa è da tempo incline a ritenere che la concessione edilizia può essere rilasciata in assenza del piano attuativo, richiesto dalle norme di piano regolatore, solo quando in sede istruttoria l’Amministrazione abbia accertato che l’area edificabile di proprietà del richiedente è l’unica a non essere stata ancora edificata e si trova in una zona integralmente interessata da costruzioni e dotata delle opere di urbanizzazione (C.d.S., sez. V, 3 marzo 2004, n. 1013; 24 settembre 1997, n. 1016; circa l’”esistenza” delle opere di urbanizzazione, C.d.S., sez. V, 25 ottobre 1997, n. 1189; 29 aprile 2000, n. 2562).
In sintesi, si può prescindere dalla lottizzazione convenzionata prescritta dalle norme tecniche di p.r.g. solo ove nel comprensorio interessato sussista una situazione di fatto corrispondente a quella derivante dall’attuazione della lottizzazione stessa, ovvero la presenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria pari agli standard urbanistici minimi prescritti; con la precisazione che il comune è tenuto ad accertare la compatibilità effettiva del nuovo insediamento edilizio rispetto allo stato di urbanizzazione della zona.
Tutta la citata giurisprudenza, in sostanza, è consolidata sulle posizioni dell’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 12 del 6 ottobre 1992, orientata a ritenere illegittimo il diniego di concessione edilizia, fondato sulla carenza di un piano di lottizzazione (anche se richiesto dal piano regolatore) quando l’area sia urbanizzata e difetti una rigorosa valutazione del nuovo insediamento progettato in rapporto alla situazione generale del comprensorio e cioè quando non sia adeguatamente ponderato lo stato di urbanizzazione già presente nella zona interessata, né siano in modo congruo evidenziate le concrete, ulteriori esigenze di urbanizzazione indotte dalla nuova costruzione.
5.c.- Trasponendo le riferite acquisizioni giurisprudenziali al caso in esame, il Collegio ritiene illegittimo il diniego opposto atteso che l’amministrazione comunale si è limitata ad opporre formalmente la mancanza dello strumento attuativo in carenza di qualunque accertamento dello stato di urbanizzazione già presente nella zona interessata.
Può concludersi, nei sensi suesposti, per l’accoglimento della domanda attorea.
6.- Le spese seguono la soccombenza. Esse, parzialmente compensate nei confronti del Comune di Sirignano e totalmente compensate nei confronti dei controinteressati, sono liquidate nell’importo fissato in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso numero di registro generale 169 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da Filomena Napolitano, così provvede :
-dichiara improcedibile il ricorso principale;
-accoglie i motivi aggiunti e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Condanna il Comune di Sirignano al pagamento nei confronti della ricorrente delle spese di lite che, parzialmente compensate, quantifica in euro 1.000,00, oltre accessori.
Spese compensate tra le altre parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 11/02/2010 con l''intervento dei Magistrati:
Filippo Portoghese, Presidente FF
Francesco Gaudieri, Consigliere, Estensore
Giovanni Sabbato, Consigliere



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