a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Roma, Sezione I Quater, 4 giugno 2010


Sulla realizzazione di una tettoia di 6,18 m x 8,6 m, con utilizzo di parte della pavimentazione e della copertura di questa come deposito attrezzi

SENTENZA N. 15336

Le opere abusivamente realizzate e, segnatamente, di una tettoia di 6,18 m x 8,6 m e, con utilizzo di parte della pavimentazione e della copertura di questa, costituiscono trasformazione del territorio, che, ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. n. 380/2001, avrebbero richiesto, per essere realizzate, il permesso di costruire, nella specie pacificamente mancante. Non assume rilevanza in contrario l’impiego del locale quale deposito attrezzi, che non fa venir meno la sua qualificazione di nuova costruzione, atteso il suo impatto sul territorio, insieme alla tettoia, tutt’altro che trascurabile.

FATTO

Il Sig. Mario Mastrella ha realizzato in Rocca Priora, sul lotto di pertinenza del fabbricato adibito ad abitazione, di sua proprietà, in sostituzione di un manufatto, oggetto di condono edilizio, demolito, avente la superficie di 5,1 m x 2,5 m, un nuovo locale, avente le dimensioni di 2 m x 3,4 m, che sfrutta parte della pavimentazione e della copertura di una tettoia di 6,18 m x 8,6 m, la quale, a sua volta, ingloba il preesistente manufatto.
Tali opere sono state contestate, costituendo oggetto di ingiunzione di demolizione, ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, con l’ordinanza 9.3.2005, n. 67/05, prot. n. 938/urb, impugnata con il presente gravame, nel quale sono stati dedotti i seguenti motivi di diritto:
1) violazione e falsa applicazione dell’art. 31 del d.P.R. 6.6.2001, n. 380: l’impugnata ordinanza di demolizione sarebbe illegittima, in quanto emanata oltre il termine previsto dal comma 8 della predetta disposizione e perché non preceduta dall’ordinanza di sospensione lavori, da adottarsi con l’avviso dell’avvio del procedimento;
2) eccesso di potere sotto il profilo dell’erroneità dei presupposti di fatto e di diritto: l’opera realizzata, che sarebbe soltanto un deposito di attrezzi e legname, di superficie coperta inferiore a quella preesistente, non integrerebbe un intervento di trasformazione urbanistica del territorio, essendo una pertinenza, sprovvista di valore di mercato, avente un nesso strumentale rispetto all’edificio principale, per cui sarebbe sottoposta al regime autorizzatorio, che escluderebbe l’applicabilità dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001;
3) violazione e falsa applicazione dell’art. 31 del d.P.R. 6.6.2001, n. 380, in relazione agli artt. 3 e 7 della L. n. 241/1990 e s.m.i. – carenza di motivazione: il Comune avrebbe omesso la comunicazione di avvio del procedimento, impedendo al Sig. Mastrella di rappresentare circostanze e fatti che avrebbero potuto influire sulle determinazioni.
Si è costituito in giudizio il Comune di Rocca Priora, che in via preliminare ha chiesto che fosse dichiarata l’inammissibilità del ricorso, per carenza di interesse, per l’avvenuta presentazione della domanda di sanatoria nelle more tra la notifica del provvedimento impugnato e la proposizione del ricorso stesso.
Esso ha, altresì, controdedotto alle censure avversarie.
Con ordinanza 15.6.2005, n. 3546, è stata accolta la domanda cautelare, proposta in via incidentale.
A seguito di deposito, in data 16.2.2009, del certificato di morte del Sig. Mario Mastrella e di contestuale richiesta che fosse dichiarata l’interruzione del processo, con ordinanza 2.4.2009, n. 448, questo Tribunale ha provveduto a tale dichiarazione.
Infine, dopo la riassunzione del processo ad opera dell’erede, avvenuta con atto depositato in data 27.10.2009, nell’udienza pubblica del 22.4.2010 il ricorso è stato introitato per la decisione.

DIRITTO

1 – Con il presente ricorso si censura l’ordinanza, identificata in epigrafe, avente ad oggetto ingiunzione di demolizione, ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, di opere abusivamente realizzate e, segnatamente, di una tettoia di 6,18 m x 8,6 m e, con utilizzo di parte della pavimentazione e della copertura di questa, di un locale di 2 m x 3,4 m, in sostituzione di un preesistente manufatto di 5,1 m x 2,5 m, oggetto di condono edilizio.
2 - Preliminarmente deve dirsi che, differentemente da quanto sostiene in via pregiudiziale il Comune resistente, il ricorso non può dichiararsi inammissibile, per difetto di interesse, per effetto dell’avvenuta presentazione della domanda di sanatoria, ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, in relazione alle opere contestate, nelle more tra la notifica del provvedimento impugnato e la sua proposizione.
Al riguardo, occorre evidenziare l’autonomia del procedimento di sanatoria, successivamente instaurato, rispetto all’adozione dell’ordinanza di demolizione, non potendosi applicare, per la sanatoria di cui al citato art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, la disciplina del tutto eccezionale e temporalmente circoscritta prevista con riguardo alla domanda di condono edilizio (art. 40 della L. n. 47/1985), la cui proposizione comporta, invece, l’obbligo, per l’Amministrazione, di pronunciarsi in merito e, solo all’esito del eventuale suo inaccoglimento, di adottare una nuova ordinanza ripristinatoria.
3 - Nel merito il ricorso è infondato.
Le opere realizzate costituiscono trasformazione del territorio, che, ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. n. 380/2001, avrebbero richiesto, per essere realizzate, il permesso di costruire, nella specie pacificamente mancante.
3.1 - Non assume rilevanza in contrario l’impiego del locale quale deposito attrezzi, che non fa venir meno la sua qualificazione di nuova costruzione, atteso il suo impatto sul territorio, insieme alla tettoia, tutt’altro che trascurabile.
3.2 - Né può considerarsi la domanda di condono, riferita ad un altro manufatto, demolito, sostituito da quello contestato, unitamente alla tettoia, diverso per dimensioni, sagoma, prospetto.
4 - Essendo necessitata, espressione di attività vincolata, l’emanazione dell’ordinanza gravata, l’eventuale comunicazione di avvio del procedimento o l’ordine di sospensione dei lavori, ove fossero state, rispettivamente, eseguita ed adottato, non avrebbero mutato il contenuto del provvedimento impugnato, come ha ben rimarcato il Comune di Rocca Priora.
Ne deriva che, ai sensi dell’art. 21 octies della L. n. 241/1990 e s.m.i., la violazione di legge non comporta, comunque, l’annullamento dell’ordinanza in parola.
5 – Infine, non sussiste la dedotta violazione dell’art. 31, comma 8, del d.P.R. n. 380/2001, atteso che i termini ivi previsti assumono rilievo unicamente per legittimare il potere sostitutivo regionale ed il loro superamento non determina l’illegittimità dei provvedimenti che fossero adottati dall’Autorità comunale competente.
6 - In conclusione il ricorso è infondato e va rigettato.
7 - Per quanto concerne le spese, i diritti e gli onorari, essi seguono la soccombenza, ponendosi a carico della parte ricorrente, e vanno liquidati come in dispositivo.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso in epigrafe.
Condanna la parte ricorrente alle spese di giudizio, forfetariamente quantificate in € 1.000,00 (mille/00).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 22 aprile 2010, con l’intervento dei Magistrati:
Pio Guerrieri, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere, Estensore
Michelangelo Francavilla, Primo Referendario


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