a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Basilicata, Sezione I, 11 giugno 2010


Sulla necessità o meno del parere della commissione edilizia nel procedimento di condono edilizio

SENTENZA N. 377

1. È ius receptum che la specialità del procedimento di condono edilizio rispetto all''ordinario procedimento di rilascio della concessione ad edificare e l''assenza d’una specifica previsione in ordine alla sua necessità rendono, per il rilascio della concessione in sanatoria, il parere della Commissione edilizia non obbligatorio, ma al più facoltativo (Cons. St., VI, 27 giugno 2008, n. 3282; V, 4 ottobre 2007, n. 5153).

2. E’ ius receptum (fra le recenti vedi T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 21 gennaio 2010, n. 845) che in una zona interessata da vincolo paesaggistico la formazione del provvedimento tacito di assenso alla concessione in sanatoria, previsto dall''art. 35, comma 18, l. n. 47 del 1985, postula indefettibilmente la previa acquisizione del parere favorevole dell''autorità preposta alla tutela del vincolo sulla compatibilità ambientale della costruzione senza titolo; ne consegue che, se al momento dell''esame della domanda di sanatoria non risulta acquisito il parere favorevole sulla conformità dell''intervento alla disciplina paesaggistica, la formazione del silenzio - assenso è preclusa.

FATTO

Il ricorrente è proprietario di un fabbricato sito in Maratea, località Fiumicello, catastalmente riportato al foglio di mappa n.34 p.lla 335, composto da un piano terra a da un primo piano, utilizzato come civile abitazione. Il 16/12/85 il ricorrente presentò al comune istanza di concessione in sanatoria del fabbricato in questione. Il 24/10/88, alla luce dell’inerzia dell’amministrazione, il ricorrente richiese alla Regione, ufficio urbanistica e beni ambientali, il parere prescritto dall’art. 31 l. n. 47/85. Il parere veniva reso, in senso sfavorevole, il 24/11/99 dalla commissione regionale per i beni ambientali, in quanto, all’epoca dell’abuso, sulla zona vigeva il vincolo di inedificabilità assoluta. Sulla scorta di tale parere il 25/2/93 sopravveniva parere contrario da parte dell’assessore al dipartimento assetto del territorio. Infine, col provvedimento di diniego indicato in epigrafe il Comune di Maratea rigettava la richiesta di concessione in sanatoria.
Si deduce quanto segue:
1.-eccesso di potere per difetto di presupposto e per difetto di istruttoria- illegittimità derivata degli atti impugnati.
Si lamenta che il diniego sia stato adottato senza il prescritto parere obbligatorio della commissione edilizia, necessario anche in caso di parere ex art. 32 co.1 l.n. 47/85;
2.-violazione e falsa applicazione degli artt. 33 e 35 l.n. 47/85.
Poiché il diniego di sanatoria è intervenuto solo il 5/8/93, pur essendo stata presentata la domanda il 16/12/85, ne consegue la sua illegittimità essendosi formato il silenzio-assenso decorsi 24 mesi dalla presentazione di quest’ultima;
3.-violazione di legge ed eccesso di potere per difetto di motivazione e per difetto dei presupposti- illegittimità derivata..
Si sostiene che il provvedimento regionale del 25/2/93 esprime parere contrario in modo generico (“in quanto all’epoca dell’abuso, sulla zona vigeva il vincolo di inedificabilità assoluta”) ma con carente motivazione dato che non si specifica né il tipo né la natura del vincolo. Si osserva in particolare che sull’area interessata non esiste alcun vincolo di in edificabilità assoluta e che, in ogni caso, l’imposizione di tale vincolo non compete né al comune né alla regione essendo tale determinazione rimessa esclusivamente alla legge statale. Nella specie le leggi statali nn.1497/39 e 431/85 non stabiliscono sull’area de qua alcun vincolo ambientale e/o di inedificabilità assoluta.
Nessuna delle amministrazioni evocate in giudizio si è costituita.
Alla pubblica udienza dell’11/3/10 il ricorso è stato ritenuto per la decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
E bene premettere che, nella fattispecie, si verte in tema di procedimento di condono edilizio all’interno del quale, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 47/85, per i manufatti costruiti in aree sottoposte a vincolo, si inserisce il parere delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo che deve essere necessariamente favorevole affinché il richiedente possa aspirare al rilascio del provvedimento con donativo.
Ciò premesso, va in primo luogo giudicato infondato il primo motivo di gravame.
Ed infatti è “ius receptum” che la specialità del procedimento di condono edilizio rispetto all''ordinario procedimento di rilascio della concessione ad edificare e l''assenza d’una specifica previsione in ordine alla sua necessità rendono, per il rilascio della concessione in sanatoria, il parere della Commissione edilizia non obbligatorio, ma al più facoltativo (Cons. St., VI, 27 giugno 2008, n. 3282; V, 4 ottobre 2007, n. 5153).
Anche il secondo motivo poi è infondato.
E’ infatti “ius receptum> (fra le recenti vedi T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 21 gennaio 2010 , n. 845) che in una zona interessata da vincolo paesaggistico la formazione del provvedimento tacito di assenso alla concessione in sanatoria, previsto dall''art. 35, comma 18, l. n. 47 del 1985, postula indefettibilmente la previa acquisizione del parere favorevole dell''autorità preposta alla tutela del vincolo sulla compatibilità ambientale della costruzione senza titolo; ne consegue che, se al momento dell''esame della domanda di sanatoria non risulta acquisito il parere favorevole sulla conformità dell''intervento alla disciplina paesaggistica, la formazione del silenzio - assenso è preclusa.
Infine è infondato pure l’ultimo motivo di gravame.
Il parere regionale è da giudicare motivato dato che fa espresso riferimento al vincolo chiarendo che la zona compresa nel territorio comunale è stata dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n.1497/39 e della l. r. Basilicata n.20/87, in tal modo volendo riferirsi ai beni paesaggistici e ambientali tutelati.
Il ricorrente contesta poi l’esistenza d’un vincolo di inedificabilità assoluta sull’area interessata ma senza fornire alcun principio di prova contrario. A ciò va aggiunto che lo specifico vincolo relativo all’area di Fiumicello di Maratea non è ovviamente indicato nelle leggi statali citate nel parere regionale ma discende pur sempre da un atto dello Stato adottato sulla base di tali leggi.
Nulla va disposto per le spese stante la mancata costituzione in giudizio delle amministrazioni intimate.

P.Q.M.

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA BASILICATA
rigetta il ricorso in epigrafe.
Nulla spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Potenza nella camera di consiglio del giorno 11 marzo 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Antonio Camozzi, Presidente
Giancarlo Pennetti, Consigliere, Estensore
Pasquale Mastrantuono, Consigliere


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