a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Toscana, Sezione I, 21 giugno 2010


Sulla destinazione urbanistica a parcheggio pubblico e sulla natura o meno di vincolo espropriativo

SENTENZA N. 2012

La destinazione a parcheggio pubblico non è da intendersi come vincolo espropriativo, trattandosi invero di previsione pianificatoria che non deve essere intesa come da realizzarsi necessariamente attraverso la previa ablazione dell’area da parte della mano pubblica, con conseguente costruzione del parcheggio, bensì trattandosi di previsione realizzabile anche a mezzo dell’intervento dello stesso privato. Sul punto appare di fondamentale importanza il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 179 del 1999 la quale ha chiarito, tra le altre cose, che “sono al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo con le connesse garanzie costituzionali…i vincoli che importino una destinazione (anche di contenuto specifico) realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata, che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica e quindi siano attuabili anche dal soggetto privato e senza necessità di previa ablazione del bene”. La Corte nella citata sentenza effettua anche una esemplificazione dei vincoli della specie indicata e tra gli esempi riporta proprio il vincolo a parcheggio. Dunque non si è nella specie in presenza di un vincolo espropriativo, poiché la previsione urbanistica è realizzabile dal privato e solo conformata all’interesse pubblico.

FATTO

Con il ricorso rubricato sub r.g. n. 24 del 2001 la signora Angelina Rossi impugnava le disposizioni del Regolamento Urbanistico del Comune di San Giuliano Terme nella parte in cui destina a parcheggio la particella 148 del Foglio 45, di sua proprietà.
Avverso l’atto gravato la ricorrente formula le seguenti censure:
1 – “Insufficienza e/o contraddittorietà e/o perplessità di motivazione. Errore di valutazione dei presupposti. Violazione dell’art. 1 della legge n. 241/1990”;
2 – “Superficialità di comportamento. Mancata valutazione dell’interesse del privato”.
Si costituiva in giudizio il Comune di San Giuliano Terme per resistere al ricorso.
È altresì intervenuto in causa il sig. Pietro Catalano, quale acquirente dalla sig.ra Rossi del terreno di cui alla presente controversia e successore a titolo particolare nell’oggetto del presente giudizio.
Decorso un quinquennio dall’approvazione del R.U. l’Amministrazione comunale, con deliberazione n. 110 del 2005, ha approvato una variante al R.U., la quale, per quanto riguarda i mappali 148 e 251 del foglio 45, di proprietà di Pietro Catalano, ha previsto la destinazione a verde e parcheggi (mappale 148) e a servizi (mappale 251).
Con il ricorso rubricato sub 462 del 2006 Pietro Catalano impugna la variante sopra citata, articolando nei suoi confronti le seguenti censure:
1 – “Violazione dell’art. 55 della legge regionale toscana n. 1 del 2005”, contestandosi la realizzata reiterazione di vincoli preordinati all’esproprio;
2 – “Eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione. Violazione dell’art. 2 della legge n. 1187 del 1968. Violazione dell’art. 42 della Costituzione. Violazione dell’art. 9 del DPR n. 327 del 2001. Eccesso di potere sotto il profilo sintomatico della ingiustizia manifesta”, contestandosi il difetto di motivazione della reiterazione di vincoli espropriativi e la mancata previsione di indennizzo;
3 – “Eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione nonché sotto il profilo sintomatico dello sviamento di potere”;
4 – “Violazione dell’art. 9 del DPR n. 327 del 2001”;
5 – “Violazione dell’art. 11 del DPR n. 327 del 2001 nonché dell’art. 8 della legge regionale n. 30 del 2005”, censurando la mancanza di comunicazione del procedimento volto alla apposizione di vincolo preordinato all’esproprio.
L’Amministrazione comunale si è costituita in giudizio per resistere al ricorso.
Chiamate le cause alla pubblica udienza del giorno 19 maggio 2010, relatore il dr. Riccardo Giani, e sentiti i difensori comparsi, coma da verbale, le stesse sono state trattenute dal Collegio per la decisione.

DIRITTO

Preliminarmente il Collegio dispone la riunione al ricorso rubricato sub r.g. n. 24 del 2001 del ricorso rubricato r.g. n. 462 del 2006, sussistendo tra gli stessi connessione oggettiva e soggettiva.
Con il ricorso r.g. n. 24 del 2001 l’originaria proprietaria dell’area (alla cui impugnazione ha aderito con intervento ad adiuvandum l’acquirente della stessa) ha impugnato le previsioni del R.U. comunale laddove hanno destinato in parte la sua proprietà a parcheggio ritenendole illegittime.
Rileva il Collegio che tale impugnazione è tuttavia divenuta improcedibile a seguito della sopravvenienza della delibera consiliare n. 110 del 2005 che ha approvato la variante generale al R.U, giacché nessun interesse può residuare alla coltivazione di quel ricorso dal momento che l’eventuale accoglimento dello stesso non sarebbe in grado di apportare a parte ricorrente alcuna utilità, stante le rinnovate previsioni urbanistiche di cui alla intervenuta variante.
Con il ricorso r.g. n. 462 del 2006 il nuovo proprietario dell’area impugna la variante al R.U. comunale contestando la destinazione di parte della sua proprietà a parcheggio e muovendo una serie di censure, che possono essere congiuntamente esaminate, con le quali, sul presupposto di essere in presenza di una reiterazione di vincolo espropriativo, si duole della mancata comunicazione di avvio del procedimento ai sensi del T.U. delle espropriazioni, della mancata adeguata motivazione della reiterazione, della mancata previsione di indennizzo.
Le censure proposte sono infondate.
Tutte le doglianze mosse dal ricorrente, come già indicato, muovono dal presupposto che la destinazione a parcheggio pubblico prevista in parte per l’area di proprietà del ricorrente sia da qualificare come vincolo espropriativo, con ciò che ne segue in termini di garanzie normative, peraltro di ordine costituzionale, con precipuo riferimento alla motivazione, all’avviso di avvio ecc. Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto da parte ricorrente, la destinazione a parcheggio pubblico non è da intendersi come vincolo espropriativo, trattandosi invero di previsione pianificatoria che non deve essere intesa come da realizzarsi necessariamente attraverso la previa ablazione dell’area da parte della mano pubblica, con conseguente costruzione del parcheggio, bensì trattandosi di previsione realizzabile anche a mezzo dell’intervento dello stesso privato. Sul punto appare di fondamentale importanza il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 179 del 1999 la quale ha chiarito, tra le altre cose, che “sono al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo con le connesse garanzie costituzionali…i vincoli che importino una destinazione (anche di contenuto specifico) realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata, che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica e quindi siano attuabili anche dal soggetto privato e senza necessità di previa ablazione del bene”. La Corte nella citata sentenza effettua anche una esemplificazione dei vincoli della specie indicata e tra gli esempi riporta proprio il vincolo a parcheggio. Dunque non si è nella specie in presenza di un vincolo espropriativo, poiché la previsione urbanistica è realizzabile dal privato e solo conformata all’interesse pubblico. D’altra parte nel caso di specie abbiamo di ciò la prova concreta, dal momento che Pietro Catalano ha avanzato la proposta volta a realizzare da parte sua il parcheggio ad uso pubblico (cfr. doc. 6 di parte ricorrente). Ne consegue che le doglianze di difetto di adeguata motivazione della reiterazione di vincolo espropriativo, di mancato indennizzo e di mancata previa comunicazione di avvio di procedimento di apposizione di vincolo espropriativo risultano infondate.
Alla luce dei rilievi che precedono il ricorso r.g. n. 24 del 2001 deve essere dichiarato improcedibile e il ricorso r.g. 462 del 2006 deve essere respinto, con compensazione delle spese nel primo caso e spese a carico del ricorrente nel secondo, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione 1^, definitivamente pronunciando:
- riunisce al ricorso r.g. n. 24 del 2001 il ricorso r.g. n. 462 del 2006;
- dichiara improcedibile il ricorso r.g. 24 del 2001;
- respinge il ricorso r.g. n. 462 del 2006;
- compensa le spese relative al ricorso r.g. 24/2001 e per il ricorso r.g. 462/2006 condanna Pietro Catalano al pagamento delle spese di giudizio a favore del Comune di San Giuliano Terme, liquidate in € 2.000,00 (duemila/00) oltre iva e cap.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 19 maggio 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Luigi Papiano, Presidente
Riccardo Giani, Primo Referendario, Estensore
Alessio Liberati, Primo Referendario


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