a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Marche, Sezione I, 30 giugno 2010


Sullo scopo del vincolo idrogeologico

SENTENZA N. 2821

Lo scopo del vincolo idrogeologico, in particolare, è quello di assoggettare determinati terreni all''obbligo della coltura boschiva, limitandone l''utilizzazione, onde evitare il denudamento che può cagionare la perdita di stabilità o il turbamento del regime delle acque (Tar Lecce 6.2.2007 n. 321). Quindi sussiste l’interdipendenza tra il vincolo idrogeologico e le zone boscate, senza escludere che il vincolo possa interessare anche le aree prive di vegetazione (CdS Sez.V 10.9.2009 n. 5424).

FATTO E DIRITTO

I ricorrenti sono proprietari di terreni nel Comune di Novafeltria, ove conducono un’azienda agricola.
In seguito al rilascio dei permessi di costruire 4.3.2006 n. 75 e 24.6.2006 n.75BIS hanno realizzato sui terreni una stalla per bovini e caprini e una concimaia.
I ricorrenti, durante i lavori di pulizia del terreno successivi ai lavori, affermano di avere scoperto la potenziale pericolosità di un masso che sovrastava le opere eseguite.
Ciò avrebbe determinato la necessità di messa in sicurezza dell’area. Successivamente, con ordinanza del 23.6.2007 n. 1716 il Comune di Novafeltria ordinava la sospensione dei lavori, a causa dell’abbattimento di alcuni alberi che sarebbe avvenuto durante l’allargamento di una pista sterrata asseritamente necessaria per l’intervento dei mezzi utilizzati per la messa in sicurezza.
Con ordinanza contingibile e urgente del 31.10.2007 il Comune di Novafeltria ordinava ai ricorrenti di concludere i lavori di distruzione del masso, su conforme parere della provincia.
In seguito i ricorrenti presentavano allo Sportello unico Attività Produttive della Comunità Montana dell’Alta Valmarecchia, in data 5.6. e 13.11.2007, un’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 bis legge 380/2001 per la realizzazione della strada asseritamente necessaria per l’intervento. Inoltre l’opera sarebbe utile come pista tagliafuoco.
Il SUAP riceveva l’istanza dei ricorrenti, che veniva trasmessa alla Provincia, per il rilascio del nullaosta ex RD 3267/1923 (vincolo idrogeologico).
La Provincia di Pesaro e Urbino, dopo il preavviso di rigetto ex art. 10 bis legge 241/90 (nota 14419 del 21.2.2008) negava il nulla osta con determinazione n. 2027 del 17.6.2008.
Con ricorso depositato il 2.10.2008, i ricorrenti impugnano detta determinazione, unitamente agli altri provvedimenti indicati in epigrafe, deducendo i seguenti motivi.
a) Violazione degli artt. 146 e 149 Dlgs 42/2004 e successive modificazioni. Eccesso di potere per assenza di motivazione e istruttoria. Contraddittorietà degli atti amministrativi. Illegittimità
derivata.
Affermano i ricorrenti che i lavori effettuati non necessitavano di autorizzazione e che si tratta di operazioni connesse all’esercizio dell’attività agro-silvo pastorale, che non alterano l’assetto del territorio.
In particolare, l’allargamento di una preesistente carraia agricola, sarebbe stato operato esclusivamente per la messa in sicurezza della minaccia costituita dal masso e il diradamento della vegetazione, peraltro non provato a sufficienza, sarebbe stato comunque giustificato. Inoltre vi sarebbe contradittorietà, nel provvedimento impugnato, relativamente alla classificazione attribuita all’area esterna quella boscata.
b) Violazione di legge in relazione all’art. 12 LR 6/2005. Violazione di legge in relazione al RD 3267/1923. Eccesso di potere per difetto di motivazione e istruttoria.
Affermano i ricorrenti che gli interventi, realizzati per la messa in sicurezza di cose e persone possono essere conservati in quanto hanno portato alla realizzazione di una pista tagliafuoco. Infatti, l’intervento realizzato dai ricorrenti rientrerebbe nell’ambito delimitato dall’art. 12 c.1 LR Marche 6/2005, in quanto può essere considerato come viale tagliafuoco di tipo attivo, rientrando tra le opere di cui al citato articolo. Inoltre non sarebbe stato considerato l’impegno del ricorrente alla compensazione dell’area di bosco oggetto di riduzione.
c) Violazione di legge in relazione all’art. 181 c. 1 quater Dlgs 42/2004. Violazione di legge in relazione al RD 3627/1923, in tema di inedificabilità assoluta- Eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria. Illegittimità derivata.
Il diniego sarebbe illegittimo, dato che il vincolo idrogeologico non comporta inedificabilità assoluta, per cui non vi sarebbe alcuna lesione del vincolo medesimo.
Si è costituita la Provincia di Pesaro e Urbino, resistendo al ricorso.
Alla pubblica udienza del 12.5.2010 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1 Il ricorso è infondato.
1.1 In particolare, dalla documentazione di causa risulta come i lavori per la rimozione del pericolo imminente sulle nuove costruzioni siano stati conosciuti dal comune di Novafeltria e dalla Provincia solo successivamente all’ordinanza comunale dell’8.3.2007, che ha ordinato ai ricorrenti il ripristino dello stato dei luoghi relativamente ai lavori di allargamento della preesistente pista sterrata. E l’ordinanza di ripristino del Comune di Novafeltria individuava tra i motivi dell’ordinanza medesima “la riduzione della superficie boscata eseguita in assenza di autorizzazione ai sensi degli artt. 10 e 12 della L.R. 6/2005”.
1.2 Ancora, la provincia di Pesaro e Urbino ha depositato l’accertamento di illecito amministrativo del Corpo Forestale dello Stato 04547/144/3 del 1.6.2007, contenente la sanzione pecuniaria e quella accessoria del ripristino dello stato dei luoghi per violazione degli artt. 7 e 8 del RDL 3267/1923.
1.3 In tale atto si riscontrava l’abbattimento di area boscata per mq 700, nonché l’abbattimento di 380 piante di varie dimensioni.
1.4 E’ quindi del tutto corretto il riferimento dell’impugnato diniego provinciale agli artt. 11 e 12 della legge regionale 6/2005 (legge forestale regionale). Infatti è noto come già la normativa di cui al RD 3267/1923 colleghi strettamente il vincolo idrogeologico e forestale (arrtt. 7 e 8). In particolare, è stato condivisibilmente affermato in giurisprudenza che la conformità di un’opera alle previsioni dello strumento urbanistico generale vigente e ai vincoli paesaggistici non comporta la conformità al vincolo idrogeologico, considerato che gli interessi pubblici tutelati dalla legislazione in materia urbanistico-edilizia, da quella in tema di beni paesaggistici e dalla normativa sul vincolo idrogeologico e forestale, di cui all''art. 1, RD 30.11.1923 n. 3267, sono nettamente distinti ed autonomi. Lo scopo del vincolo idrogeologico, in particolare, è quello di assoggettare determinati terreni all''obbligo della coltura boschiva, limitandone l''utilizzazione, onde evitare il denudamento che può cagionare la perdita di stabilità o il turbamento del regime delle acque (Tar Lecce 6.2.2007 n. 321). Quindi sussiste l’interdipendenza tra il vincolo idrogeologico e le zone boscate, senza escludere che il vincolo possa interessare anche le aree prive di vegetazione (CdS Sez.V 10.9.2009 n. 5424). Per quanto riguarda la Regione Marche, gli artt. 11 e 12 della legge regionale 6/2005 stabiliscono che “Dalla data di entrata in vigore della presente legge, tutti i terreni coperti da bosco sono sottoposti a vincolo idrogeologico” e che “….la riduzione di superficie del bosco e la trasformazione dei boschi in altra qualità di coltura sono autorizzate dalla Provincia, sentita la Comunità montana per gli interventi ricadenti nel proprio territorio, esclusivamente nei seguenti casi…..”.
1.5 Parte ricorrente non è in grado supportare con alcun valido elemento le affermazioni relative all’insussistenza delle gravi violazioni delle norme a tutela del vincolo, riscontrate prima dal Comune e, successivamente, dal Corpo Forestale dello Stato. La costruzione della strada ha comportato un taglio della vegetazione assolutamente rilevante e non autorizzato, neanche in via di urgenza, dall’autorità titolare del vincolo.
1.6 L’utilizzo della pista sterrata per ragioni di emergenza è stato, oltretutto, dedotto dai ricorrenti solo posteriormente al primo provvedimento sanzionatorio emesso dal Comune di Novafeltria.
1.7 Manca quindi ogni allegazione convincente atta a contestare l’effettuazione del taglio della vegetazione boschiva, in violazione del vincolo.
2 Alla luce di quanto sopra le censure dedotte dai ricorrenti sono infondate.
2.1 Per quanto riguarda il primo motivo di ricorso, va innanzitutto ribadito che i ricorrenti non hanno dimostrato in alcun modo l’indispensabilità dell’opera per i lavori di rimozione del masso. Infatti, i ricorrenti non hanno informato la Provincia, titolare del vincolo, della realizzazione dell’opera se non successivamente all’ordinanza di demolizione del Comune di Novafeltria, che ha poi portato all’istanza di accertamento di conformità da cui è scaturito il diniego di nullaosta impugnato. Inoltre la Provincia, con provvedimento del 10.10.2007, aveva chiarito che la “la strada di accesso potrà essere utilizzata solamente temporaneamente per la demolizione dell’ammasso roccioso mentre per il suo eventuale definitivo uso dovrà essere presentata apposita variante al PRG”. Non vi è quindi alcuna contraddittorietà tra il diniego di nulla-osta e il parere favorevole espresso dalla Provincia, in data 10.10.2007, alle operazioni di rimozione del masso.
2.2 Alla luce di ciò, l’allargamento della strada, con il relativo abbattimento della vegetazione, non è mai stato autorizzato da alcuno. Né possono essere addotte ragioni di particolare urgenza, innanzitutto perché manca la prova della necessità (anche nelle dimensioni) dell’opera realizzata, e inoltre manca qualsiasi prova di un’urgenza tale da omettere l’avviso alle autorità preposte.
2.3 La notevole riduzione di superficie boscata fa sì che la strada realizzata non possa in alcun modo rientrare nelle categorie di opere, di minore entità, elencate dai ricorrenti (legge 431/1985, artt. 146-149 Dlgs 42/2004). La riduzione di superficie boscata, non autorizzata né giustificata, non può che portare al diniego di sanatoria ai sensi dell’art. 11 della legge 6/2005, dato che, come recita tale articolo, tutti i terreni coperti da bosco sono sottoposti a vincolo idrogeologico.
2.4 Per quanto riguarda le dedotta contraddittorietà tra il preavviso ex art. 10 bis legge 241/90 e il successivo provvedimento di diniego, va detto che i ricorrenti non deducono in alcun modo l’interesse a mantenere la parte di opera non interessata dal vincolo né, a parte dedurre la contraddittorietà delle affermazioni della Provincia, deducono concreti elementi in senso contrario dell’unitarietà dell’opera e, quindi, a favore della sua parziale conformità al vincolo idrogeologico. Alla luce di ciò la censura deve essere respinta.
3 Deve altresì essere respinto il secondo motivo di ricorso, volto ad affermare che l’opera potrebbe avere le caratteristiche di una pista tagliafuoco. Tale affermazione viene formulata per la prima volta nelle osservazioni al preavviso di rigetto redatte dal geom. Palmi in data 8.3.2008. Anche in questo caso, risulta condivisibile la motivazione dell’impugnata Determinazione n. 2027 del 17.6.2008. Infatti, all’interno di una richiesta di nulla-osta relativo ad un’istanza di accertamento di conformità presentata per un’opera realizzata al servizio dell’attività privata, i ricorrenti inseriscono una giustificazione dell’opera presentandola come di pubblica utilità e, in particolare, come pista tagliafuoco. La costruzione di opere simili è prevista dall’art. 12 della legge regionale 6/2005, che prevede come possano essere realizzate “strade e piste forestali connesse all''attività selvicolturale, alla protezione dei boschi dagli incendi e alla realizzazione di opere pubbliche”. Il Collegio ritiene che il diniego della Provincia sia corretto, in quanto la stessa era tenuta ad esprimere il proprio parere sulla domanda presentata al SUAP, che chiedeva l’accertamento di conformità per un’opera realizzata al servizio dell’azienda agricola, sia pure passibile di portare vantaggio, come riportato nella relazione di accompagnamento all’istanza di sanatoria, alla tutela forestale e al transito dei mezzi antincendio. Appare evidente che, al di là di ogni considerazione di merito, l’eventuale conformità al vincolo dell’opera se qualificata come “pista tagliafuoco” non può che essere legata a circostanze del tutto differenti da quelle prospettate da parte ricorrente, dato che l’opera medesima è destinata al servizio dell’attività imprenditoriale e a essere percorsa dai mezzi della medesima, come si legge chiaramente nella stessa istanza di sanatoria. E’ evidente come l’eventuale corrispondenza dell’opera alle caratteristiche di una pista tagliafuoco non possa rilevare ai fini dell’istanza di sanatoria presentata dai ricorrenti, che dovrebbero semmai presentare un’apposita istanza che qualifichi l’opera come destinata esclusivamente all’utilizzo di cui all’art. 12 l. 6/2005. Diversamente optando, qualsiasi strada costruita in area boschiva potrebbe essere qualificabile, astrattamente, come “pista tagliafuoco” ponendo, di fatto, il vincolo nel nulla.
3.1 Conseguentemente, chiamata a valutare la compatibilità dell’opera in base alla domanda presentata al SUAP, la Provincia di Pesaro e Urbino non poteva che esprimere parere negativo ai sensi della normativa più volte richiamata. Non è inoltre rilevante l’affermazione di parte ricorrente per cui l’elenco di opere realizzabili di cui all’art. 12 della legge 6/2005 non sarebbe esaustivo ma solo esemplificativo, dato che nell’articolo citato viene indicata un’ampia casistica di opere autorizzabili che hanno come minimo comune denominatore la presenza di un interesse pubblico o il fatto di essere a servizio dell’area boschiva, cosa che non si può dire, ovviamente, di un’opera al servizio di un’attività agricola o zootecnica.
3.2 Per quanto riguarda il terzo motivo di ricorso, è del tutto irrilevante la circostanza che l’opera debba essere sottoposta ad autorizzazione paesaggistica, dato che il diniego dell’autorità provinciale è dovuto ad una rilevante e più che documentata riduzione di superficie boscata non autorizzata. Dalla riduzione di superficie boscata in un’ipotesi non rientrante in quelle di cui all’art. 12 della legge regionale 6/2005 discende la non sanabilità dell’opera, dato che la vegetazione boschiva era sottoposta a vincolo ex lege, e che la riduzione è avvenuta senza autorizzazione e al di fuori dei casi previsti dalla legge 6/2005.
3.3 E’ irrilevante, a riguardo, l’affermazione di parte ricorrente che il vincolo idrogeologico non sia un vincolo di inedificabilità assoluta, considerato che la sottoposizione a vincolo, nel caso in esame, deriva dalla circostanza che la zona è situata in area boschiva. Il taglio della vegetazione boschiva senza autorizzazione, eseguito dai ricorrenti, rende esso solo l’opera non conforme al vincolo idrogeologico,ai sensi degli artt. 11 e 12 della legge regionale 6/2005. Non rientrando una strada al servizio di un’azienda agricola tra le opere per le quali il taglio può essere autorizzato (elencate dall’art. 12 della L.R. 6/2005), il richiesto nulla osta non poteva essere concesso.
4 Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, il ricorso è infondato e deve essere respinto.
4.1 Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche, pronunciandosi sul ricorso in epigrafe, lo rigetta.
Condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese di causa, quantificate in € 2.500,00 (duemilacinquecento/00) più IVA e CPA, a favore della Provincia di Pesaro e Urbino.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Luigi Passanisi, Presidente
Tommaso Capitanio, Primo Referendario
Giovanni Ruiu, Primo Referendario, Estensore



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