a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione V, 11 giugno 2010


E’ inconfigurabile un’ipotesi di rinuncia abdicativa alla proprietà implicita nella proposizione della domanda giudiziale di mero risarcimento per equivalente

SENTENZA N. 13972

1. La Sezione con la sentenza n. 5083 del 2008, ritenuta la giurisdizione del G.A., a termini dell’ormai prevalente giurisprudenza (Cons. Stato, ad. plen., 30 luglio 2007, n. 9 e 22 ottobre 2007, n. 12; ma, contra, Cass. SS.UU., ord. 19 dicembre 2007, n. 26737), ha svolto le seguenti argomentazioni in ordine alla richiesta di tutela risarcitoria formulata con il gravame: a) “è necessario tenere conto delle più recenti acquisizioni giurisprudenziali nella materia in esame e, soprattutto, della sentenza della Corte costituzionale 24 ottobre 2007 n. 349, da cui discende il principio della spettanza alla parte ricorrente del ristoro integrale del danno sofferto per effetto dell''illecito imputabile all''Ente espropriante”; b) ancorché le parti ricorrenti, erroneamente ritenendo l’intervenuta occupazione acquisitiva, per l’irreversibile trasformazione del fondo, abbiano chiesto il solo risarcimento del danno e non anche la restituzione dell’immobile, “alla luce di un recente, ma ormai radicato insegnamento della giurisprudenza, la suddetta restituzione risulta inevitabile in mancanza di un qualsiasi atto formale di acquisizione del bene ai sensi dell''art. 43 del T.U. n. 327/2001 (Cons. Stato Ap. 29 aprile 2005 n. 2; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. II, 27 luglio 2007, n. 5445)”, atteso che “l''art. 43 cit. è espressione del principio per il quale, nel caso di occupazione divenuta sine titulo, vi è un illecito il cui autore ha l''obbligo di , salvo il potere dell''Amministrazione di far venire meno l''obbligo di restituzione ab extra, con l''atto di acquisizione del bene al proprio patrimonio, previsto dai commi 1 e 3 dell’articolo citato e sempreché ricorrano le condizioni in tale norma specificate (Cons. Stato Sez. IV 27 giugno 2007 n. 3752). Insomma l''art. 43 stesso testualmente preclude che l''Amministrazione diventi proprietaria di un bene in mancanza di un titolo in quanto previsto dalla legge (Cons. Stato Sez. IV 21 maggio 2007 n. 2582), trascrivibile e, pertanto opponibile ai terzi. Di ciò si ha, del resto, testuale conferma nel quarto comma dello stesso articolo ove, anche per l’ipotesi residuale di condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni conseguente all’esclusione ad opera del giudice della restituibilità del bene, è esplicitamente affermata la necessità che comunque l’Amministrazione stessa disponga il trasferimento della proprietà attraverso un . L''art. 43 del D.P.R. n. 327 cit., insomma, presuppone la perdurante sussistenza del diritto di proprietà del privato e di un illecito permanente dell''Amministrazione che utilizza il fondo altrui, in assenza del decreto di esproprio, anche se è stata realizzata l''opera pubblica (Cons. Stato Sez. IV n. 2582/2007 cit.)”; c) la trasformazione irreversibile del fondo con la realizzazione dell''opera pubblica è un , e tale resta; quindi non può di per sé costituire impedimento alla restituzione del bene, mentre la perdita della proprietà da parte del privato e l''acquisto della stessa in capo all''Amministrazione possono conseguire unicamente all''emanazione di un , nel rispetto del principio di legalità e di preminenza del diritto (Cons. Stato A.p. n. 2 del 2005 cit.). Se, infatti, si deve escludere che l''Amministrazione, in assenza di un titolo previsto dalla legge, possa acquisire a titolo originario la proprietà dell''area altrui quando su di essa ha realizzato in tutto o in parte un''opera pubblica in attuazione della dichiarazione di pubblica utilità (Cons. Stato Sez. IV n. 2582/2007 cit.), ne deriva che, nel caso di specie, a causa della mancanza, ad oggi, dell''adozione di un provvedimento di acquisizione del bene ex art. 43 del D.P.R. n. 327 cit. da parte della Regione, quest''ultima continua ad utilizzare il bene stesso sine titulo a far data dalla scadenza dell''occupazione legittima.

2. A decorrere dalla scadenza dell’occupazione illegittima, spetta alla parte ricorrente il risarcimento del danno anche per l''utilizzazione illegittima del suolo; tale risarcimento in via equitativa può essere determinato in misura pari agli interessi legali annualmente calcolati in relazione al “ valore venale del bene “ di cui infra (Cfr. T.A.R. Campania, Sez. V, 2 gennaio 2001 n. 5).” Ulteriori corollari di tali premesse sono: a) la inconfigurabilità di una pretoria ipotesi di rinuncia abdicativa alla proprietà implicita nella proposizione della domanda giudiziale di mero risarcimento per equivalente (benché affermata dalla Cassazione, sia pur sul postulato, che qui però si è motivatamente superato in base alla CEDU, dell’accessione invertita, o, comunque, di una rilevanza, quale presupposto di effetti traslativi, della irreversibile trasformazione del suolo e della sua destinazione ad usi pubblici: Cass., SS.UU., 6 maggio 2003, n. 6853; Id., ord. 19 dicembre 2007, n. 26737); b) la permanenza dell’illecito fino a che l’amministrazione continua a detenere sine titulo il bene implica la non decorrenza della prescrizione dei diritti risarcitori (restando dunque ininfluente la distinzione, pure operata da taluna giurisprudenza - Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 10 dicembre 2007, n. 3345 - tra le ipotesi di irreversibile trasformazione del suolo intervenuta durante o dopo l’occupazione legittima).

FATTO

Premette Corvino Gaetano - proprietario in S. Cipriano di Aversa (CE) di un appezzamento di terreno avente una dimensione di ettari 2, are 13, centiare 06, catastalmente identificato alla partita n. 304, foglio n. 6, particella, n. 147 - che il Sindaco del predetto Comune, con decreto n. 59 del 1° febbraio 1993, aveva autorizzato l’E.N.E.L. ad occupare una superficie di mq. 4988, per una percorrenza di ml. 172, al fine di realizzare la linea elettrica 150 Kw Villa Literno - Calvizzano - Fratta.
Tanto premesso e preso atto della scadenza del periodo di occupazione, fissato nel relativo decreto in cinque anni, decorrenti dalla immissione nel possesso del fondo (9 marzo 1993) senza l’adozione del definitivo decreto di esproprio, Corvino Gaetano, con ricorso notificato l’8 luglio 1999 e depositato il giorno 27 successivo, ha adito questo Tribunale per l’accertamento dell’illecita occupazione del fondo di proprietà del ricorrente da parte del Comune di San Cipriano di Aversa e dell’E.N.E.L. s.p.a. e per la conseguente condanna, in solido di questi ultimi, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t,, al risarcimento di tutti i danni subiti in conseguenza dell’illecita occupazione.
Al riguardo, ai fini della quantificazione del danno, parte ricorrente sottolinea che in base al Piano Regolatore Generale del Comune di San Cipriano di Aversa, il fondo occupato risulterebbe in parte classificato come zona “F 4” (verde di rispetto) ed in parte ricadrebbe in zona “P.E.E.P.” (Edilizia Economica e Popolare) e, come tale, da considerarsi di natura edificatoria ed identica natura avrebbe anche la parte di suolo compresa nella zona di verde di rispetto, in considerazione dell’agevole accessibilità del fondo, dello sviluppo edilizio della zona, nonché della presenza di infrastrutture e servizi.
Inoltre, nella liquidazione del danno dovrebbe tenersi conto della circostanza che il fondo è stato attraversato dall’elettrodotto nella sua parte centrale, restandone tagliato in due, per cui anche le parti residue, pur non costituenti formalmente oggetto del provvedimento ablatorio, avrebbero subito un decremento di valore, essendone stato pregiudicato qualsiasi profilo di utilizzazione agricola ed edificatoria (Cfr: art. 123 R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775).
L’intimato Comune si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso sostenendone l’infondatezza.
Con le ordinanze in epigrafe la Sezione aveva disposto incombenti istruttori.
Alla pubblica udienza del 20 maggio 2010 il ricorso è stato ritenuto in decisione.

DIRITTO

Pregiudizialmente la Sezione, già con la precedente ordinanza n. 821 del 17 dicembre 2009 aveva ritenuto necessario acquisire, in originale o in copia autentica, agli atti del giudizio la seguente documentazione:
a) documentata relazione sui fatti di causa dalla quale, in particolare, si evinca se successivamente al decreto di occupazione n. 59 del 1° febbraio 1993, la procedura espropriativa sia stata abbandonata ovvero sia stata portata a compimento con l’emanazione del definitivo decreto di esproprio (in tal caso si chiede di depositare, in originale o in copia autentica, gli atti emanati);
b) documentati chiarimenti in ordine all’eventuale attivazione del procedimento ex art. 43 del T.U. n. 327/2001 ed al suo esito;
c) ogni altro documento ritenuto utile ai fini del decidere.
La Sezione, preso atto che il Comune di S. Cipriano di Aversa non aveva prestato esecuzione alla suddetta ordinanza, con ulteriore ordinanza n. 186 dell’11 febbraio 2010 aveva reiterato l’ordine di esibizione della documentazione richiesta, avvertendo che l’eventuale ulteriore inerzia da parte del resistente Comune sarebbe stato considerato comportamento valutabile ai sensi e per gli effetti dell’art. 116 cod. proc. civ.
Il Collegio deve prendere atto che, allo stato, non è stato dato dal Comune di S. Cipriano di Aversa alcun seguito alle suddette ordinanze, mentre la sua difesa giudiziale - nella memoria difensiva depositata in data 17.12.2009 - si è limitata ad asserire apoditticamente l’inesistenza di alcun depauperamento del fondo in questione, sia perché, secondo il richiamato P.R.G., la zona F4 (verde di rispetto) in realtà comprenderebbe i soli 5/8 del terreno occupato, mentre la rimanente parte, ricadente in zona P.E.E.P. non sarebbe stata minimamente intaccata dalla installazione della linea elettrica, sia perché la divisione in due del terreno non determinerebbe un decremento di valore delle due porzioni, non essendo stata realizzata alcuna separazione di fatto, con la conseguenza che la parte supposta edificatoria, sarebbe rimasta intatta.
Ciò premesso, e preso atto che deve ritenersi provata, quanto meno, la circostanza della mancata adozione di un tempestivo decreto di esproprio, successivamente al decreto di occupazione n. 59 del 1° febbraio 1993 (mentre non consta dell’eventuale attivazione del procedimento di acquisizione coattiva in funzione sanante ex art. 43 del T.U. n. 327/2001), nel merito, il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accolto.
Fondamentale è rilevare che, come esposto in “fatto”, con decreto sindacale n. 59 del 1° febbraio 1993 il Comune di S. Cipriano di Aversa autorizzava l’E.N.E.L. ad occupare un terreno di proprietà del Corvino, per una superficie di mq. 4988, per una percorrenza di ml. 172, per la realizzazione della linea elettrica 150 Kw. Villa Literno Literno-Calvizzano-Fratta e, non constando dell’esistenza di un definitivo decreto di esproprio, mancava di restituirlo, nonostante fosse decorso il termine di cinque anni, fissato nel decreto n. 59/1993 citato, decorrenti dalla immissione nel possesso del fondo, intervenuta in data 9 marzo 1993.
Pertanto, in mancanza dell’adozione di un tempestivo, valido ed efficace decreto di esproprio, la procedura ablativa, attivata dal Comune di S. Cipriano di Aversa alcuni anni prima, deve considerarsi definitivamente abbandonata.
In ordine alle conseguenze della disposta occupazione ed, in particolare, all’eventuale depauperamento subito dall’occupazione del terreno, quest’ultima, come eccepito dalla difesa comunale (ma senza sul punto fornire alcuna prova), avrebbe interessata una minima parte di esso (i 5/8) in zona F4 (zona di rispetto), mentre la restante parte, in zona P.E.E.P., non sarebbe stata minimamente intaccata dalla intervenuta trasformazione dell’area occupata.
In ogni caso, fermo restando la possibilità del Comune di adeguatamente comprovare quanto sopra rilevato in sede di proposta risarcitoria del danno, necessita precisare che la questione circa il carattere irreversibile o meno della trasformazione, alcun rilievo può avere al fine di ipotizzare un automatico acquisto della proprietà da parte del Comune occupatore (dovendosi escludere ogni rilievo ad una occupazione acquisitiva e non soltanto in caso di servitù di elettrodotto, come asserito dal ricorrente, quale modo di acquisto della proprietà sconosciuto al nostro ordinamento), ma unicamente al fine di stabilire se la reintegrazione del proprietario leso debba avvenire in forma specifica (con la restituzione del bene, non irreversibilmente trasformato, all’avente diritto) ovvero in forma generica, per equivalente, e, secondo il meccanismo di “acquisizione coattiva in funzione sanante” delineato dall’art. 43 del D.P.R. n. 327/2001, con la necessaria avvertenza che, per una tale evenienza il grado della trasformazione irreversibile non potrà non influire sul quantum risarcitorio da corrispondere al proprietario e fatta sempre salva la possibilità che, quale che sia il grado di trasformazione il proprietario non chieda (oltre al risarcimento del danno) anche la restituzione del bene nello stato in cui si trova.
Peraltro, non negando la difesa resistente, risultando realizzata l’elettrodotto ad opera dell’E.N.E.L. sull’area in questione, quest’ultima risulta essere nella esclusiva disponibilità dei soggetti occupanti, con la conseguenza che l’impossessamento perpetrato dal Comune di S. Cipriano di Aversa dei beni di proprietà del ricorrente per operare una trasformazione (irreversibile o meno) degli stessi, deve senz’altro considerarsi illecito e fonte di responsabilità aquiliana.
Restano quindi da considerare le sorti da riservare al bene sottratto al legittimo proprietario con modalità tali da integrare una fattispecie di illecito extracontrattuale, non potendosi accedere acriticamente alla tesi dei ricorrenti per la quale la protrazione dell’occupazione accompagnata dalla irreversibile trasformazione del suolo occupato (con la realizzazione dell’elettrodotto ad opera dell’E.N.E.L.), senza la restituzione del bene obbligherebbe in ogni caso gli illeciti occupatori unicamente a risarcire il danno.
La Sezione ha condotto un approfondimento, sul piano generale, in ordine al trattamento da riservare alle controversie, quale quella qui oggetto di esame, puramente risarcitorie da occupazione illegittima di aree private seguita dalla realizzazione dell’opera (nella specie, ai sensi dell’art. 9 del D.P.R. n. 342 del 18.3.1965, dichiarata di pubblica utilità ed urgenti ed indifferibili i relativi lavori da perte dell’E.N.E.L.) e dalla (irreversibile o meno) trasformazione dell’immobile, ma non dal prescritto decreto di espropriazione definitiva.
In particolare, nella sentenza 27 maggio 2008, n. 5083, la Sezione è pervenuta alla conclusione che in nessun caso, neppure a fronte della sopravvenuta irreversibile trasformazione del suolo per effetto della realizzazione dell’opera pubblica, sia possibile giungere, nonostante la espressa domanda in tal senso della parte ricorrente, a una condanna puramente risarcitoria a carico dell’amministrazione, poiché una tale pronuncia postula inammissibilmente l’avvenuto trasferimento della proprietà del bene per fatto illecito dalla sfera giuridica del ricorrente, originario proprietario, a quella della p.a. che se ne è illecitamente impossessata, esito, questo (comunque sia ricostruito in diritto: rinuncia abdicativa implicita nella domanda solo risarcitoria, accessione invertita), vietato dal Primo Protocollo allegato alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (sentenze Sciarrotta c. Italia del 12 gennaio 2006 e Genovese c. Italia del 2 febbraio 2006), donde la necessità, in ogni caso, che l’amministrazione faccia ricorso all’apposito rimedio eccezionale di cui all’art. 43 del testo unico delle leggi in materia espropriativa, di cui al d.lgs. n. 327 del 2001 (applicabile anche alle occupazioni illecite realizzatesi anteriormente alla sua entrata in vigore: cfr. in tal senso, Cons. Stato, sez. IV, 21 maggio 2007, n. 2582, che richiama la relazione del 29 marzo 2001 dello stesso Consiglio sullo schema di testo unico, secondo la quale “l’art. 43 si riferisce a tutti i casi di occupazioni sine titulo, anche a quelle già sussistenti alla data di entrata in vigore del testo unico”; in tal senso anche Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 1 giugno 2007, n. 466; Tar Toscana, 5 ottobre 2006, n. 1625, nonché, di recente, di questa Sezione, sentenza 9 gennaio 2008, n. 71).
Il caso esaminato dalla richiamata sentenza di questa Sezione 27 maggio 2008, n. 5083 è nella sostanza del tutto analogo a quello qui oggetto di causa: in quella fattispecie, come in questa, risultava dimostrato l’illecito posto in essere dall’ente locale procedente, atteso “il grave inadempimento della Regione intimata che - dopo aver disposto l’occupazione d’urgenza dell’area rendendone possibile la trasformazione – è rimasta del tutto inerte, omettendo sia di adottare il provvedimento di esproprio, sia di ristorare il proprietario”, donde la ricorrenza di “tutti gli estremi previsti dall''art. 2043 c.c. (comportamento omissivo, colpa dell''Ente espropriante, danno ingiusto e nesso di causalità), in presenza dei quali è possibile affermare la responsabilità extracontrattuale per fatto illecito della Regione, consistente, per l''appunto, nella su indicata ”. In quel caso, come in questo qui oggetto di esame, era pacifica e incontroversa l’ultimazione dei lavori e, comunque, l’intervenuta irreversibile trasformazione del fondo occupato.
Su tali premesse, il Collegio ritiene di dover fare applicazione anche al caso in esame - nel quale è intervenuta la trasformazione del fondo di proprietà del ricorrente - dei principi e delle soluzioni messi a fuoco nel ripetuto precedente n. 5083 del 2008, rendendosi su questo punto superflua qualsivoglia acquisizione istruttoria.
Ciò precisato, nel dettaglio, la Sezione, con la richiamata sentenza n. 5083 del 2008, ritenuta la giurisdizione del G.A., a termini dell’ormai prevalente giurisprudenza (Cons. Stato, ad. plen., 30 luglio 2007, n. 9 e 22 ottobre 2007, n. 12; ma, contra, Cass. SS.UU., ord. 19 dicembre 2007, n. 26737), ha svolto le seguenti argomentazioni in ordine alla richiesta di tutela risarcitoria formulata con il gravame.
a) “è necessario tenere conto delle più recenti acquisizioni giurisprudenziali nella materia in esame e, soprattutto, della sentenza della Corte costituzionale 24 ottobre 2007 n. 349, da cui discende il principio della spettanza alla parte ricorrente del ristoro integrale del danno sofferto per effetto dell''illecito imputabile all''Ente espropriante”.
b) ancorché le parti ricorrenti, erroneamente ritenendo l’intervenuta occupazione acquisitiva, per l’irreversibile trasformazione del fondo, abbiano chiesto il solo risarcimento del danno e non anche la restituzione dell’immobile, “alla luce di un recente, ma ormai radicato insegnamento della giurisprudenza, la suddetta restituzione risulta inevitabile in mancanza di un qualsiasi atto formale di acquisizione del bene ai sensi dell''art. 43 del T.U. n. 327/2001 (Cons. Stato Ap. 29 aprile 2005 n. 2; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. II, 27 luglio 2007, n. 5445)”, atteso che “l''art. 43 cit. è espressione del principio per il quale, nel caso di occupazione divenuta sine titulo, vi è un illecito il cui autore ha l''obbligo di , salvo il potere dell''Amministrazione di far venire meno l''obbligo di restituzione ab extra, con l''atto di acquisizione del bene al proprio patrimonio, previsto dai commi 1 e 3 dell’articolo citato e sempreché ricorrano le condizioni in tale norma specificate (Cons. Stato Sez. IV 27 giugno 2007 n. 3752). Insomma l''art. 43 stesso testualmente preclude che l''Amministrazione diventi proprietaria di un bene in mancanza di un titolo in quanto previsto dalla legge (Cons. Stato Sez. IV 21 maggio 2007 n. 2582), trascrivibile e, pertanto opponibile ai terzi. Di ciò si ha, del resto, testuale conferma nel quarto comma dello stesso articolo ove, anche per l’ipotesi residuale di condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni conseguente all’esclusione ad opera del giudice della restituibilità del bene, è esplicitamente affermata la necessità che comunque l’Amministrazione stessa disponga il trasferimento della proprietà attraverso un . L''art. 43 del D.P.R. n. 327 cit., insomma, presuppone la perdurante sussistenza del diritto di proprietà del privato e di un illecito permanente dell''Amministrazione che utilizza il fondo altrui, in assenza del decreto di esproprio, anche se è stata realizzata l''opera pubblica (Cons. Stato Sez. IV n. 2582/2007 cit.)”;
c) la trasformazione irreversibile del fondo con la realizzazione dell''opera pubblica è un , e tale resta; quindi non può di per sé costituire impedimento alla restituzione del bene, mentre la perdita della proprietà da parte del privato e l''acquisto della stessa in capo all''Amministrazione possono conseguire unicamente all''emanazione di un , nel rispetto del principio di legalità e di preminenza del diritto (Cons. Stato A.p. n. 2 del 2005 cit.). Se, infatti, si deve escludere che l''Amministrazione, in assenza di un titolo previsto dalla legge, possa acquisire a titolo originario la proprietà dell''area altrui quando su di essa ha realizzato in tutto o in parte un''opera pubblica in attuazione della dichiarazione di pubblica utilità (Cons. Stato Sez. IV n. 2582/2007 cit.), ne deriva che, nel caso di specie, a causa della mancanza, ad oggi, dell''adozione di un provvedimento di acquisizione del bene ex art. 43 del D.P.R. n. 327 cit. da parte della Regione, quest''ultima continua ad utilizzare il bene stesso sine titulo a far data dalla scadenza dell''occupazione legittima.
Quindi, a decorrere da detta scadenza, spetta alla parte ricorrente il risarcimento del danno anche per l''utilizzazione illegittima del suolo; tale risarcimento in via equitativa può essere determinato in misura pari agli interessi legali annualmente calcolati in relazione al “ valore venale del bene “ di cui infra (Cfr. T.A.R. Campania, Sez. V, 2 gennaio 2001 n. 5).”
Ulteriori corollari di tali premesse sono: a) la inconfigurabilità di una pretoria ipotesi di rinuncia abdicativa alla proprietà implicita nella proposizione della domanda giudiziale di mero risarcimento per equivalente (benché affermata dalla Cassazione, sia pur sul postulato, che qui però si è motivatamente superato in base alla CEDU, dell’accessione invertita, o, comunque, di una rilevanza, quale presupposto di effetti traslativi, della irreversibile trasformazione del suolo e della sua destinazione ad usi pubblici: Cass., SS.UU., 6 maggio 2003, n. 6853; Id., ord. 19 dicembre 2007, n. 26737); b) la permanenza dell’illecito fino a che l’amministrazione continua a detenere sine titulo il bene implica la non decorrenza della prescrizione dei diritti risarcitori (restando dunque ininfluente la distinzione, pure operata da taluna giurisprudenza - Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 10 dicembre 2007, n. 3345 - tra le ipotesi di irreversibile trasformazione del suolo intervenuta durante o dopo l’occupazione legittima).
Da tali premesse ricostruttive la Sezione ha fatto scaturire le seguenti conseguenze agli effetti del dispositivo di accoglimento della domanda risarcitoria, che anche nel caso in esame devono essere applicate:
Occorre “far ricorso al meccanismo di cui all''art. 35, comma 2, del D.L.vo 31 marzo 1998 n. 80 e, pertanto, di dover enunciare i seguenti principi cui il Comune - fatta salva l’ipotesi, per la verità teorica, che lo stesso decida di restituire l’area, limitandosi a risarcire il danno da occupazione illegittima - si dovrà attenere nel prosieguo:
a) entro il termine di sessanta giorni (decorrente dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente decisione, ove anteriore), il Comune e la parte ricorrente potranno addivenire ad un accordo con effetti traslativi della proprietà, in base al quale la proprietà passa al Comune ed alla parte ricorrente è corrisposta la somma specificamente individuata nell''accordo stesso, la quale dovrà essere determinata in base alle disposizioni del Testo Unico sugli espropri (in specie, ai sensi dell''art. 43, comma 6, del D.P.R. n. 327/2001) e comunque nel rispetto del principio del ristoro integrale del danno subito (Corte cost., n. 949/2007 cit.); la somma da liquidare alla parte ricorrente, quale piena proprietaria, ai sensi dell’art. 40 L. n. 2359/1865, dovrà comprendere, altresì, il danno per il periodo di utilizzazione senza titolo del bene, nonché il danno, come chiesto dal ricorrente, arrecato alle parti residue del fondo, pur formalmente non occupate ma che, a suo dire, avrebbero subito un decremento di valore per essere stato l’elettrodotto posizionato nella parte centrale del fondo stesso, essendone stato pregiudicato qualsiasi profilo di utilizzazione agricola o edificatoria; essa - giova infine aggiungere - andrà depurata di ogni eventuale corresponsione di somme medio tempore corrisposte in favore della parte ricorrente, a titolo indennitario o risarcitorio, in relazione alla vicenda ablatoria per cui è causa;
b) ove siffatto accordo non sia raggiunto nel termine indicato, il Comune - entro i successivi sessanta giorni e, pertanto, entro il complessivo termine di 120 giorni dalla data di comunicazione della presente sentenza - ove ritenga che ricorrano le condizioni di cui all’art. 43 primo e terzo comma T.U. n. 327 del 2001 cit (interesse dell’amministrazione ed utilizzazione del bene), potrà emettere un formale e motivato decreto, con cui potrà disporre l''acquisizione dell’area al suo patrimonio indisponibile; in tal caso, il Comune sarà tenuta a risarcire per equivalente il danno per equivalente, determinando l’importo da erogare con le modalità indicate al precedente punto a);
c) qualora il Comune ed il ricorrente non concluda alcun accordo e neppure adotti un atto formale recante l’acquisizione o la restituzione dell’area in questione, decorsi i termini sopra indicati, la parte ricorrente potrà chiedere al Tribunale amministrativo l’esecuzione della presente sentenza, per l’adozione delle misure consequenziali, salva la trasmissione degli atti alla Corte dei conti per la valutazione dei fatti che hanno condotto alla medesima fase del giudizio.
Per le ragioni che precedono, il gravame va accolto e, per l’effetto, va pronunciata condanna generica del Comune di S. Cipriano di Aversa a risarcire il danno ingiusto cagionato alla parte ricorrente attraverso l''occupazione (divenuta sine titulo) dell''area di sua proprietà, con le statuizioni più sopra enunciate.
Sussistono giusti motivi per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA, SEZIONE V^, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, lo accoglie, nei termini di cui in motivazione e, per l''effetto, condanna il Comune di S. Cipriano di Aversa, in persona del suo legale rappresentante p.t., al risarcimento del danno, in favore del ricorrente, per le causali di cui in motivazione, con i criteri e le modalità pure ivi precisati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 20/05/2010 con l''intervento dei Magistrati:
Antonio Onorato, Presidente
Vincenzo Cernese, Consigliere, Estensore
Sergio Zeuli, Primo Referendario


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