a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione III, 13 luglio 2010


Sulla differenza tra indice di edificabilità territoriale e l’indice di edificabilità fondiaria

SENTENZA N. 1699

Quanto alla volumetria realizzabile, il Collegio osserva che il rapporto di mc./mq. 1,00 veniva previsto dal piano particolareggiato quale indice di fabbricabilità fondiaria e che la superficie del lotto di mq. 1094 era quella già espressamente qualificata come edificabile (e dunque calcolata “al netto” delle porzioni di territorio destinate a standards): il Comune dunque, correttamente, applicava l’indice de quo alla superficie dell’intero lotto (in conformità alla regola per cui la densità territoriale è riferita ad ogni zona omogenea e definisce il complessivo carico di edificazione che può gravare sulla stessa, con la conseguenza che il relativo indice è rapportato alla sua intera superficie, mentre la densità fondiaria è riferita alla singola area, definisce il volume massimo consentito su di essa ed il relativo indice va applicato all’effettiva superficie suscettibile di edificazione).

FATTO E DIRITTO

1.- Nel ricorso si espone che:
1.1 il Sig. Lia è proprietario di un’area ricadente nel territorio del Comune di Avetrana e, in specie, nella zona “C2b” del Piano Regolatore -approvato con D.G.R. n. 1489 dell’11.4.96.
1.2 Nel corso del mese di ottobre del 2005 egli si avvedeva che su di un lotto ricadente alla via Foscolo del medesimo Comune erano iniziati alcuni lavori di costruzione: formulata un’istanza di accesso agli atti, il ricorrente li otteneva in data 10.1.06.
2.- Il lotto predetto ricadeva, in specie, all’interno della predetta zona “C2b”, la cui disciplina, posta dal piano particolareggiato di cui alle delibere di C.C. n. 16 del 30.4.01 e n. 43 del 18.10.01, il Sig. Lia contestava in sede amministrativa, chiedendo alla Regione Puglia di annullarla ex art. 22 l.r. 20/01 ed art. 50 l.r. 56/80: da qui l’interesse, onde evitare mutamenti della situazione di fatto esistente sulla zona, alla proposizione di questo ricorso, articolato nei seguenti motivi:
A) Violazione della delibera di approvazione del P.P. anche con riferimento all’art. 12, comma 2, t.u. 380/01. Violazione di tale norma statale.
B) Violazione per falsa applicazione delle prescrizioni del Piano Particolareggiato e dell’art. 46 delle nn.tt.aa..
3.- Costituitasi in giudizio, l’Amministrazione intimata eccepiva la tardività del ricorso e, nel merito, ne contestava la fondatezza, sulla base di argomentazioni che saranno esaminate congiuntamente ai motivi di gravame proposti.
4.- All’udienza del 25 marzo 2010 la causa veniva introitata per la decisione.
5.- Tanto premesso in fatto, il Collegio rileva che il ricorso è infondato e va respinto per i motivi che di seguito si indicheranno.
6.- Deve disattendersi, anzitutto, l’eccezione di tardività del gravame formulata dalla difesa del Comune: quest’ultima non offre, difatti, alcuna prova che il ricorrente avesse avuto contezza dell’inizio dei lavori prima dell’epoca indicata nell’atto d’impugnazione, né che lo stesso avesse potuto conoscere gli estremi del permesso impugnato in un momento precedente alla consegna dei documenti effettuata dalla p.a. il 10 gennaio 2006.
Non risulta smentito, infine, l’assunto secondo cui sul lotto non era neppure presente il cartello con gli estremi del proprietario, del permesso di costruire, del progettista, ecc..
7.- Esaminando, quindi, il “merito” del ricorso, va sottolineato che il Lia deduce, in primo luogo, la violazione della disciplina posta dall’art. 12, comma 2, t.u. 6.6.01, n. 380, evidenziando, per un verso, come alla data del rilascio del permesso di costruire mancavano le opere di urbanizzazione primaria (e non erano iniziati i relativi lavori), e, per altro verso, come neppure il controinteressato Moscogiuri si fosse in qualche modo impegnato a realizzarle.
Deduce, inoltre, il mancato rispetto dei parametri ed indici posti per la zona “C2b” dal relativo piano particolareggiato (in specie sostenendo che, detratta l’area che il Moscogiuri avrebbe dovuto cedere per strade e standards, il lotto non consentiva un intervento per il volume di 873,18 mc. invece assentito).
8.- Ciò premesso, osserva il Collegio che l’art. 12, comma 2, citato (“Il permesso di costruire è comunque subordinato alla esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del comune dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle medesime contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso”), prevede, tra l’altro, la possibilità di un impegno da parte del privato alla realizzazione delle opere de quibus in sede di attuazione dell’intervento oggetto del permesso di costruire (cfr., fra le altre, Consiglio Stato, IV, 26 novembre 2009 , n. 7432): attesa la ratio della norma, dunque (estranea al diverso tema della necessità o meno, per l’edificazione, della strumentazione urbanistica intermedia, in questo caso d’altronde, come già scritto, esistente), tesa in sostanza ad assicurare un’edificazione comunque rispettosa dei principali parametri “abitativi” in tema di urbanizzazioni, l’impegno assunto dal Moscogiuri -fino all’allaccio alle rispettive reti, allo stato esistenti nella zona lungo le direttrici principali- di realizzare una fossa biologica tipo “Imhoff” per lo smaltimento dei liquami ed una cisterna interrata in calcestruzzo per l’approvvigionamento idrico (esiste invece la rete elettrica e la pubblica illuminazione), unito alla ubicazione dell’immobile in progetto a pochi metri dalla strada e da altri fabbricati, rappresentano circostanze deponenti, appunto, nel senso della legittimità del rilasciato permesso.
8.1 Quanto, poi, alla volumetria realizzabile, il Collegio osserva che il rapporto di mc./mq. 1,00 veniva previsto dal piano particolareggiato quale indice di fabbricabilità fondiaria (né in questa sede erano oggetto di censura le relative previsioni, risalenti al 2001) e che la superficie del lotto di mq. 1094 era quella già espressamente qualificata come edificabile (e dunque calcolata “al netto” delle porzioni di territorio destinate a standards): il Comune dunque, correttamente, applicava l’indice de quo alla superficie dell’intero lotto (in conformità alla regola per cui la densità territoriale è riferita ad ogni zona omogenea e definisce il complessivo carico di edificazione che può gravare sulla stessa, con la conseguenza che il relativo indice è rapportato alla sua intera superficie, mentre la densità fondiaria è riferita alla singola area, definisce il volume massimo consentito su di essa ed il relativo indice va applicato all’effettiva superficie suscettibile di edificazione).
9.- Sulla base di quanto fin qui esposto il ricorso dev’essere dunque respinto.
10.- Sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese di questo giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Terza di Lecce, respinge il ricorso n. 197/06 indicato in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.
Così deciso in Lecce, nella camera di consiglio del 25 marzo 2010, con l’intervento dei Magistrati:
Antonio Cavallari, Presidente
Ettore Manca, Primo Referendario, Estensore
Luca De Gennaro, Referendario


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