a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione III, 15 luglio 2010


Sulle funzioni di polizia del Sindaco in ordine alla revoca delle licenze di vendita di alcolici e superalcolici

SENTENZA N. 1703

La giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che le funzioni di polizia del sindaco, in ordine alla revoca delle licenze di vendita di alcolici e superalcolici, non sono subordinate al potere di iniziativa del prefetto e nemmeno al suo previo parere, atteso che l’art. 19 del d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616 si limita a dettare la natura vincolante della proposta prefettizia, quando sia intervenuta, ed a richiedere l’avviso prefettizio in ipotesi diversa dalla sospensione, dalla revoca e dell’annullamento della autorizzazione (Tar Lazio, Roma , sez. II 23 marzo 1983 n. 260).

FATTO E DIRITTO

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza del Sindaco del Comune di Corsano n. 16 del 20 giugno 1996, con la quale è stata revocata l’autorizzazione amministrativa per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande n. 41 del 27 giugno 1990 in relazione all’esercizio pubblico, sito in Corsano, di cui il ricorrente è titolare.
Alla base del provvedimento impugnato vi sono le note n. 284/1-5 del 15 ottobre 1995 e n. 284/1-6-1995 del 25 febbraio 1996, con le quali la Stazione dei Carabinieri di Corsano comunicano all’amministrazione comunale rispettivamente che il ricorrente è stato tratto in arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nonché per violenza minaccia e lesioni a pubblico ufficiale e che, a seguito di processo con rito abbreviato (rectius, applicazione della pena su richiesta della parte ex art. 444 c.p.p.), il ricorrente medesimo è stato condannato a pena detentiva di mesi 16, con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.
Il ricorrente, dopo aver rappresentato che per effetto del provvedimento impugnato si è trovato privo di mezzi di sussistenza per sé e la sua famiglia, contesta la legittimità del provvedimento impugnato per i seguenti motivi:
- Violazione e falsa applicazione della legge: art. 11 r.d. 18 giugno 1931 n. 773; art. 19 d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616 – Eccesso di potere. Subordinato eccesso di potere per manifesta irragionevolezza, travisamento del fatto ed erronea supposizione dello stesso. Inesistenza di motivazione.
Alla Camera di Consiglio del 16 settembre 1998 la domanda di sospensione della efficacia del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente, è stata riunita al merito.
Alla pubblica udienza del 10 giugno 2010 il ricorso è stato introitato per la decisione.
1. Dopo aver richiamato l’art. 11 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (r.d. 18 giugno 1971 n. 773), che, nell’ultima parte, stabilisce che le autorizzazioni di polizia “possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione”, il ricorrente evidenzia che la revoca dell’autorizzazione amministrativa non è atto dovuto e consequenziale rispetto alla condanna penale, ma un atto facoltativo, adottabile solo con il concorso di determinate circostanze.
Ciò premesso, il ricorrente denuncia il difetto motivazionale del provvedimento impugnato, dal quale non sarebbe possibile ricostruire il percorso logico che ha indotto l’amministrazione comunale, sulla base della informativa dei carabinieri, ad avvalersi della facoltà normativamente prevista.
La tesi della parte ricorrente non può essere condivisa.
Il ricorrente omette di evidenziare il contenuto integrale delle disposizioni normative richiamate nel provvedimento impugnato.
L’art. 11 del r.d. n. 773/1931 dispone, infatti, al II comma: “Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello stati o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina e di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità , e a chi non può provare la sua buona condotta” ed, al primo periodo del terzo comma: “Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate”.
Oltre a ciò l’art. 92 del r.d. n. 773/1931, pure richiamato nel provvedimento impugnato, dispone testualmente: “Oltre a quanto preveduto dall’art. 11, la licenza di esercizio pubblico e l’autorizzazione di cui all’art. 89 non possono essere date a chi sia stato condannato per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, o contro la sanità pubblica o per giuochi d’azzardo, o per delitti commessi in stato di ubriachezza o per contravvenzioni concernenti la prevenzione dell’alcolismo, o per infrazioni alla legge sul lotto, o per abuso di sostanze stupefacenti”.
Ciò premesso, il provvedimento impugnato appare pienamente conforme alle disposizioni normative sopra richiamate.
Risulta, infatti, per tabulas che nei confronti del ricorrente è stata emessa sentenza di applicazione della pena su richiesta della parte, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., per una serie di reati (spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali), ciascuno dei quali si configura, sul piano normativo, idoneo a giustificare la revoca dell’autorizzazione amministrativa relativa all’esercizio pubblico di cui il ricorrente è titolare.
Pertanto, non risulta censurabile, sotto i dedotti profili di violazione di legge ed eccesso di potere, la decisione della amministrazione di procedere alla revoca dell’autorizzazione amministrativa nei confronti del ricorrente, essendo questa decisione supportata dalle disposizioni normative sopra richiamate e non apparendo irragionevole o infondata, in relazione alla natura stessa dei reati contestati al ricorrente, la cui responsabilità penale è stata definitivamente accertata con il procedimento di cui all’art. 444 c.p.p. (c.d. patteggiamento).
2. Il ricorrente richiama poi l’art. 19 del d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616, che nell’attribuire ai Comuni alcune funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, stabilisce che alcuni provvedimenti (tra cui la licenza per la vendita di alcolici e l’autorizzazione per superalcolici) “sono adottati previa comunicazione al prefetto e devono essere sospesi, annullati o revocati per motivata richiesta dello stesso”.
Sulla base della disposizione richiamata il ricorrente si duole del fatto che il provvedimento di revoca della autorizzazione amministrativa alla somministrazione di alimenti e bevande sia stato adottato senza alcuna richiesta da parte del prefetto.
La censura è infondata.
La giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che le funzioni di polizia del sindaco, in ordine alla revoca delle licenze di vendita di alcolici e superalcolici, non sono subordinate al potere di iniziativa del prefetto e nemmeno al suo previo parere, atteso che l’art. 19 del d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616 si limita a dettare la natura vincolante della proposta prefettizia, quando sia intervenuta, ed a richiedere l’avviso prefettizio in ipotesi diversa dalla sospensione, dalla revoca e dell’annullamento della autorizzazione (Tar Lazio, Roma , sez. II 23 marzo 1983 n. 260).
In conclusione il ricorso è infondato e va respinto.
Non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio, stante la mancata costituzione dell’amministrazione intimata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – II^ Sezione di Lecce, definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo respinge.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce nella Camera di Consiglio del giorno 10 giugno 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Luigi Costantini, Presidente
Giuseppe Esposito, Referendario
Paolo Marotta, Referendario, Estensore


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