a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lombardia Brescia, Sezione I, 8 luglio 2010


L’autorizzazione paesistica deve precedere l’edificazione e ne è vietato il rilascio successivamente alla realizzazione, anche parziale, dei lavori

SENTENZA N. 2460

L’autorizzazione paesistica deve precedere l’edificazione e ne è vietato il rilascio successivamente alla realizzazione, anche parziale, dei lavori (in questo senso v. attualmente l’art. 146 comma 4 del Dlgs. 42/2004). La sanatoria che evita la remissione in pristino è ammissibile solo per alcune tipologie secondarie di lavori (opere che non abbiano creato o incrementato superfici utili o volumi; interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria) e richiede l’accertamento della compatibilità paesistica con il pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione (v. art. 167 commi 4 e 5 del Dlgs. 42/2004). La giurisprudenza maggioritaria formatasi sul punto (cfr. TAR Salerno sez. II, 21 gennaio 2010 n. 844) ha posto in luce che la suddetta disposizione prevede un''elencazione tassativa dei lavori, per i quali può esser concesso l''accertamento postumo della compatibilità paesaggistica e che, in particolare, la lett. a) del comma 4° la consente solo per "i lavori, realizzati in assenza o difformità dall''autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati".

FATTO

Con ricorso notificato il 7.10.2009 e depositato presso la Segreteria della Sezione il successivo giorno 15, Sirtoli Silene e San Rocco SAS di Mario Sirtoli & C. si gravano avverso il provvedimento in data 7.7.2009 del Parco dei Colli di Bergamo con cui, ai sensi dell’art. 167 e 181 del D.Lgs. 42/2004, è stato ordinato il ripristino dello stato dei luoghi per opere realizzate in assenza di autorizzazione paesaggistica.
I ricorrenti articolano le seguenti doglianze:
1) violazione del disposto dell''art. 167, c. 4 del D. Lgs. n. 42/2004;
2) illegittimità per eccesso di potere sotto il profilo dell''insufficienza e contraddittorietà della motivazione;
3) illegittimità per mancata emissione e notificazione del provvedimento sanzionatorio all''arch. Ralf Becker e alla società Ruggeri Costruzioni S.r.l.;
Si è costituito in giudizio l’intimato Parco dei Colli, chiedendo il rigetto del gravame.
Alla Camera di consiglio del 28.10.2009 (ord. N. 652/09) la Sezione ha accolto l’istanza di sospensione degli effetti dell’atto impugnato, contestualmente fissando la pubblica udienza del 26.5.2010.
Alla pubblica udienza del 26.5.2010 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.

DIRITTO

San Rocco Sas è proprietaria di un''area sita nel territorio del comune di Ranica avente destinazione agricola ed una superficie di circa 42.000 mq. Tale area è ricompresa nel parco dei colli di Bergamo ed è qualificata come zona C1 "zona a parco agricolo forestale (art. 12 della legge regionale 13.4.1991 n. 8)".
Su tale fondo esercita l''attività agricola l''azienda agricola “La meridiana di Sirtoli Selene” con sede in Ranica via San Rocco n. 14.
Con il ricorso all’esame, i ricorrenti impugnano il provvedimento del Parco dei Colli di Bergamo con cui, ai sensi degli artt. 142, 167 e 181 del D.Lgs. 42/2004, è stato ordinato il ripristino dello stato dei luoghi mediante “la demolizione delle opere eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica e ripristino ambientale dello stato preesistente dei luoghi”.
Il provvedimento impugnato si basa sulla seguente scansione motivazionale:
a) la soc. San Rocco ha presentato in data 25.5.2009, richiesta di variante in sanatoria al P.c. n. 2115 del 28.4.2008, relativo al completamento di fabbricato in via San Rocco n. 14;
b) l’area in questione è soggetta a tutela paesaggistica ai sensi dell’art. 142, 1° c. lett. F) del D.Lgs. n. 42/04, in quanto ricadente all’interno del perimetro del Parco dei Colli di Bergamo, zona C1 zona a parco agricolo forestale;
c) il Comune di Ranica, con nota 20.5.2009 n. 2487, ha respinto la richiesta di variante;
d) il medesimo Comune, con nota 19.6.2009, ha specificato che la variante proposta determina un aumento della volumetria autorizzata per circa 1.300,00 mc.;
e) l’intervento non è riconducibile alla tipologia di lavori per i quali è possibile richiedere la compatibilità paesaggistica ex art. 167 c. 4 del D.Lgs. n. 42/04.
In punto di fatto, va premesso che la soc. San Rocco Sas e Sirtoli Selene, quale titolare dell’az.agr. La Meridiana, avevano ottenuto, nel 2004, un permesso di costruire per la realizzazione di una costruzione sotterranea destinata ad attività produttiva agricola.
Successivamente i medesimi hanno ottenuto dal Comune di Ranica il permesso di costruire n. 2115 in data 28.4.2008, relativo alla realizzazione di un edificio a destinazione residenziale da utilizzare come abitazione del titolare dell''azienda agricola.
A seguito di verbale di accertamento venne emessa dal Comune, in data 25.2.2009, ordinanza di sospensione dei lavori, nella quale si evidenzia che il progetto autorizzato prevedeva la costruzione “sopra la soletta di copertura dell’azienda agricola interrata, di un edificio con un piano fuori terra, avente superficie coperta di mq. 236, volume di mc. 684 e altezza all’imposta della gronda di m. 4,30 (misurata dall’estradosso della soletta di copertura dell’azienda agricola interrata) con tetto di copertura a due falde”, mentre nel corso del sopralluogo effettuato il 24.2.2009 è stato “rilevato che sopra la soletta di copertura dell’azienda agricola interrata sono stati costruiti n. 2 edifici di due piani fuori terra, aventi superficie coperta di circa mq. 117 ciascuno, volumetria di circa mc. 658 ciascuno e altezza all’imposta di gronda di m. 6,00 (misurata dall’estradosso della soletta di copertura dell’azienda agricola interrata) distanti tra loro circa m. 5,50, con tetto di copertura a due falde.
Il ricorso non risulta fondato.
Con il primo motivo, viene contestato che nella fattispecie all’esame venga in rilievo il divieto di rilascio di autorizzazione ambientale in sanatoria posto dall’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004, evidenziando, sulla scorta di quanto statuito dal TAR Brescia con la sentenza n. 317 del 19.3.2008, che la lettura della norma può essere differente, configurandosi la possibilità di rilascio di un’autorizzazione paesaggistica in sanatoria anche nel caso in cui “quando dall’attività edilizia oggetto di sanatoria derivi, direttamente o indirettamente, in via convenzionale, per atto unilaterale d’obbligo o sulla base di una previsione dello strumento urbanistico, un vantaggio ambientale. Tale vantaggio può avere molteplici contenuti purché sia apprezzabile in modo distinto rispetto alla semplice modificazione dello stato dei luoghi apportata dal privato”. Le ricorrenti sostengono una situazione del genera sussiste nella fattispecie posto che la realizzazione dell’opera in questione determina un “vantaggio ambientale integrantesi…nella ripiantumazione a vigneto di ampie zone di territorio, nell’avvio nella zona di un’azienda agricola finalizzata alla produzione di vini tipici in una misura minima di bottiglie convenzionalmente stabilito e cauzionato”.
Tale assunto non può essere condiviso.
In via generale, va rilevato che l’autorizzazione paesistica deve precedere l’edificazione e ne è vietato il rilascio successivamente alla realizzazione, anche parziale, dei lavori (in questo senso v. attualmente l’art. 146 comma 4 del Dlgs. 42/2004). La sanatoria che evita la remissione in pristino è ammissibile solo per alcune tipologie secondarie di lavori (opere che non abbiano creato o incrementato superfici utili o volumi; interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria) e richiede l’accertamento della compatibilità paesistica con il pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione (v. art. 167 commi 4 e 5 del Dlgs. 42/2004).
La giurisprudenza maggioritaria formatasi sul punto (cfr. TAR Salerno sez. II, 21 gennaio 2010 n. 844 ) ha posto in luce che la suddetta disposizione prevede un''elencazione tassativa dei lavori, per i quali può esser concesso l''accertamento postumo della compatibilità paesaggistica e che, in particolare, la lett. a) del comma 4° la consente solo per "i lavori, realizzati in assenza o difformità dall''autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati".
In ogni caso, quand’anche volesse farsi applicazione del principio enunciato dall’invocata sentenza n. 317del 2008 della Sezione, risulta comunque assorbente la circostanza che il miglioramento ambientale (peraltro meramente affermato, ma non dimostrato rispetto alla situazione antecedente che non risulta affatto essere di degrado ambientale) non discende affatto recta via dall’intervento edilizio per il quale si richiede l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria, bensì dalle precedenti opere assentite nel 2004, regolative alla realizzazione dell’azienda agricola.
Invero, l’opera di cui qui si controverte, relativa alla realizzazione di una seconda abitazione (da destinarsi alla famiglia del salariato) si pone, nella più benevola interpretazione, come meramente connessa con l’esercizio della già avviata azienda agricola, ma senza alcuna connessione con un apodittico ed indimostrato miglioramento ambientale.
Con il secondo motivo, i ricorrenti evidenziano che l’ordinanza di ripristino fa riferimento in maniera indistinta a due differenti procedure di sanatoria da essi inoltrate (una al Comune di Ranica il 10.4.2009 e l’altra al Parco dei Colli il 24.12.2008) senza che si possa comprendere a quale delle domande si riferisca la determinazione in questione
La doglianza muova da un erroneo presupposto: il richiamo alla presentazione di domanda di rilascio di variante al permesso di costruire non è stato operato, nell’impugnato provvedimento, al fine di costituire autonomo o concorrente motivo dell’ordine di ripristino, come pare reputare parte ricorrente.
Al contrario, dalla mera lettura del provvedimento emerge che l’ordine di ripristino trova origine nella esclusiva ed assorbente ragione che nell’ipotesi di intervento che determina l’ aumento della volumetria autorizzata non risulti possibile il rilascio di autorizzazione in sanatoria, in forza di quanto dispone l’art. 167, 4. c. del D.Lgs. n. 42/04.
In tale conteso, il richiamo alla presentazione di domanda di sanatoria ha mero valore descrittivo dei fatti succedutisi e non dispiega alcuna valenza motivazionale a supporto del disposto ripristino.
Con il terzo motivo, si afferma costituire vizio di legittimità dell’atto impugnato la circostanza che esso sia assunto solo nei confronti delle odierne ricorrenti e non già anche dell''arch. Ralf Becker, progettista dell’opera e del costruttore, la società Ruggeri Costruzioni S.r.l., i quali sono anch’essi responsabili dell’abuso.
La doglianza è infondata.
L’art. 167 del D.lgs. n. 42/04 dispone che “il trasgressore è sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese”.
Il Parco dei Colli ha emesso l’atto qui impugnato nei confronti dei soggetti autori dell’abuso, circostanza che gli odierni ricorrenti non contestano, sicché gli stessi non hanno alcun interesse a far valere una siffatta doglianza, che attiene alla sfera giuridica di altri soggetti.
A fortiori tale rilievo viene in rilievo in relazione alla lamentata notifica dell’ordine di ripristino ai predetti soggetti, dato che la notifica dell’atto è un elemento estrinseco la cui mancanza non inficia l’atto.
Sussistono giusti motivi per addivenirsi alla compensazione, fra le parti, delle spese del giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia – Sezione distaccata di Brescia I Sezione - definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall''autorità amministrativa.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Giuseppe Petruzzelli, Presidente
Sergio Conti, Consigliere, Estensore
Carmine Russo, Referendario



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