a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Bari, Sezione II, 1 luglio 2010


Anche gli abusi riconducibili alle tipologie di cui ai nn. 1, 2 e 3 - e non solo quelli di cui alle tipologie 4, 5 e 6 - della tabella 1 allegata al d.l. 269/03 sono suscettibili di sanatoria se posti in essere in zona vincolata anteriormente alla realizzazione delle opere ed a determinate condizioni

SENTENZA N. 2821

Per le aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa questo T.A.R. (cfr. da ultimo T.A.R. Puglia, Bari, 21 maggio 2008, n. 1207) ha più volte affermato che “anche gli abusi riconducibili alle tipologie di cui ai nn. 1, 2 e 3 - e non solo quelli di cui alle tipologie 4, 5 e 6 - della tabella 1 allegata al d.l. 269/03 sono suscettibili di sanatoria se posti in essere in zona vincolata anteriormente alla realizzazione delle opere, a condizione che sussistano le tre seguenti condizioni: 1) non insistano su beni riconosciuti monumento nazionale; 2) il vincolo esistente non comporti inedificabilità assoluta; 3) le opere siano oggettivamente conformi alla normativa urbanistica vigente al momento della entrata in vigore del d.l. 269/03. Con l’ulteriore precisazione che è sufficiente che anche solo una di queste condizioni non ricorra perché l’abuso non sia sanabile”. Ovviamente ai sensi dell’art. 32, comma 1, primo periodo legge n. 47/1985 “Fatte salve le fattispecie previste dall’articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso”.

FATTO E DIRITTO

Il presente ricorso deve essere accolto in quanto fondato.
Invero la ricorrente Merra Costanza impugna in questa sede l’ordinanza n. 355, recante data del 30.6.2006 e del 26.6.2006, notificata a mezzo raccomandata del 3.7.2006 (pervenuta in data 6.7.2006), con cui il Dirigente dell’Area delle Politiche Territoriali ed Infrastrutturali – Unità Operativa n. 10 – Sportello Unico per l’Edilizia e le Attività Produttive del Comune di Gallipoli ha dichiarato non ricevibile la domanda di definizione degli illeciti edilizi presentata dalla Sig.ra Merra ai sensi della L. n. 326 del 29.11.2003 (di conversione del D.L. n. 269 del 30.9.2003) in data 10.12.2004 (prot. n. 0044848), ed ha altresì ordinato la demolizione delle opere realizzate sul terreno individuato in Catasto Terreni del Comune di Gallipoli (Le) al Fg. 3, p.lla 456, sub. 39, via Della Fenice, loc. “Rivabella”.
Il provvedimento impugnato dichiara non ricevibile la domanda di condono edilizio ordinando al contempo la demolizione delle opere abusive realizzate motivando in questi termini:
«Rilevato che l’area in questione è soggetta a vincoli (vincoli di cui all’art. 32, comma 43 decreto legge n. 269/2003 convertito nella legge n. 326/2003);
Che con nota in data 22.07.2005 prot. n. 0031480 del 22.07.2005 è stato comunicato al richiedente “Ai sensi di cui alla legge 241/90 e 15/2005 che questa Amministrazione ritiene che la Domanda di Condono Edilizio è irricevibile in quanto l’immobile è ubicato in zona sottoposta ai vincoli di cui all’art. 32, comma 43 del D.L. n. 269/2003 convertito in legge n. 326/2003. Entro il termine di giorni dieci (gg. 10) dal ricevimento della presente, il richiedente ha diritto di presentare per iscritto sulla questione le propri osservazioni, eventualmente corredate da documentazione idonea; nei seguenti giorni venti (gg. 20) sarà emesso provvedimento definitivo”;
Che il richiedente ha prodotto osservazioni;
Che ai sensi del comma 27 lettera D dell’art. 32 della legge n. 326/2003 e successive modificazioni e integrazioni non sono sanabili le opere realizzate: “su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle acque acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici”;
Visto che le osservazioni presentate non sono idonee a superare i rilievi mossi atteso che l’intervento rientrante nelle tipologie di illecito 1, 2, 3 e non è conforme alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici in quanto dalla documentazione in possesso risulta che: la tipologia dichiarata è la n. 1; … ».
La ricorrente contesta con il ricorso introduttivo la violazione dell’art. 32 legge n. 47/1985 (come modificato dall’art. 32, comma 43 decreto legge n. 269/2003 convertito nella legge n. 326/2003).
La censura è fondata poiché la disposizione in questione espressamente menzionata nel provvedimento gravato (i.e. art. 32, comma 43 decreto legge n. 269/2003 convertito nella legge n. 326/2003 che ha novellato l’art. 32 legge n. 47/1985) ha ad oggetto un vincolo di inedificabilità relativa.
Invero è pacifico nella giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 5 luglio 2000, n. 3731) che “Il vincolo d’inedificabilità sulle zone di rispetto stradale, imposto dall’art. 33 legge 28 febbraio 1985 n. 47 ha carattere assoluto e pertanto - a differenza del vincolo di cui all’art. 32, d’inedificabilità relativa, che può essere rimosso a discrezione dell’autorità preposta alla cura dell’interesse tutelato - contiene un divieto di edificazione a carattere assoluto, che comporta la non sanabilità dell’opera realizzata dopo la sua imposizione, trattandosi di vincolo per sua natura incompatibile con ogni manufatto.”.
Per le aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa questo T.A.R. (cfr. da ultimo T.A.R. Puglia, Bari, 21 maggio 2008, n. 1207) ha più volte affermato che “ … anche gli abusi riconducibili alle tipologie di cui ai nn. 1, 2 e 3 - e non solo quelli di cui alle tipologie 4, 5 e 6 - della tabella 1 allegata al d.l. 269/03 sono suscettibili di sanatoria se posti in essere in zona vincolata anteriormente alla realizzazione delle opere, a condizione che sussistano le tre seguenti condizioni: 1) non insistano su beni riconosciuti monumento nazionale; 2) il vincolo esistente non comporti inedificabilità assoluta; 3) le opere siano oggettivamente conformi alla normativa urbanistica vigente al momento della entrata in vigore del d.l. 269/03. Con l’ulteriore precisazione che è sufficiente che anche solo una di queste condizioni non ricorra perché l’abuso non sia sanabile.”.
Ovviamente ai sensi dell’art. 32, comma 1, primo periodo legge n. 47/1985 “Fatte salve le fattispecie previste dall’articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso.”.
Ne discende che non è possibile dichiarare non ricevibile la domanda di condono edilizio per la semplice ragione che l’abuso realizzato in area sottoposta a vincolo di inedificabilità relativa (come nel caso di specie ove il provvedimento gravato, come detto, menziona espressamente l’art. 32, comma 43 decreto legge n. 269/2003 convertito nella legge n. 326/2003 che ha novellato l’art. 32 legge n. 47/1985) rientra nella tipologia di cui al n. 1 della tabella 1 allegata al decreto legge n. 269/2003, non essendo tale circostanza, in base all’orientamento fatto proprio da questo T.A.R., di per sé sola ostativa al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria dovendo viceversa la P.A. verificare, in sede di esame della domanda di condono, la sussistenza delle altre condizioni analizzate in precedenza (rectius non insistenza delle opere abusive su beni riconosciuti monumento nazionale; vincolo - di carattere ovviamente relativo - esistente anteriormente alla realizzazione delle opere; conformità delle opere alla normativa urbanistica vigente al momento della entrata in vigore del decreto legge n. 269/2003; rilascio del parere favorevole della amministrazione preposta alla tutela del vincolo).
Non è pertanto corretto affermare, come viceversa avviene nel corpo motivazionale del provvedimento gravato, che l’essere la tipologia di abuso realizzato riconducibile a quella di cui al n. 1 della tabella 1 allegata al decreto legge n. 269/2003 rende per ciò solo l’intervento edilizio in contestazione non conforme alle norme urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti.
Pertanto in sede di riesame della istanza di condono presentata dalla Merra conseguente alla attività conformativa della P.A. alla presente sentenza, il Comune di Gallipoli dovrà valutare la sussistenza o meno di tutte le condizioni indicate per il rilascio ovvero per il diniego del titolo edilizio in sanatoria.
Dalle considerazioni espresse in precedenza discende l’accoglimento del ricorso e per l’effetto l’annullamento, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti della P.A., dell’ordinanza n. 355, recante data del 30.6.2006 e del 26.6.2006, notificata a mezzo raccomandata del 3.7.2006 (pervenuta in data 6.7.2006), con cui il Dirigente dell’Area delle Politiche Territoriali ed Infrastrutturali – Unità Operativa n. 10 – Sportello Unico per l’Edilizia e le Attività Produttive del Comune di Gallipoli ha dichiarato non ricevibile la domanda di definizione degli illeciti edilizi presentata dalla Sig.ra Merra ai sensi della L. n. 326 del 29.11.2003 (di conversione del D.L. n. 269 del 30.9.2003) in data 10.12.2004 (prot. n. 0044848), ed ha altresì ordinato la demolizione delle opere realizzate sul terreno individuato in Catasto Terreni del Comune di Gallipoli (Le) al Fg. 3, p.lla 456, sub. 39, via Della Fenice, loc. “Rivabella”.
Ogni altra censura formulata da parte ricorrente resta assorbita.
Spese irripetibili.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sede di Bari, Sez. II, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, lo accoglie e per l’effetto annulla, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti della P.A., l’ordinanza n. 355, recante data del 30.6.2006 e del 26.6.2006, notificata a mezzo raccomandata del 3.7.2006 (pervenuta in data 6.7.2006), con cui il Dirigente dell’Area delle Politiche Territoriali ed Infrastrutturali – Unità Operativa n. 10 – Sportello Unico per l’Edilizia e le Attività Produttive del Comune di Gallipoli ha dichiarato non ricevibile la domanda di definizione degli illeciti edilizi presentata dalla Sig.ra Merra ai sensi della L. n. 326 del 29.11.2003 (di conversione del D.L. n. 269 del 30.9.2003) in data 10.12.2004 (prot. n. 0044848), ed ha altresì ordinato la demolizione delle opere realizzate sul terreno individuato in Catasto Terreni del Comune di Gallipoli (Le) al Fg. 3, p.lla 456, sub. 39, via Della Fenice, loc. “Rivabella”.
Spese irripetibili.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 4 giugno 2010 con l’intervento dei Magistrati:
Amedeo Urbano, Presidente
Giacinta Serlenga, Referendario
Francesco Cocomile, Referendario, Estensore


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