a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione II, 1 luglio 2010


[A] Gli atti di repressione degli abusi edilizi hanno natura urgente e strettamente vincolata, con la conseguenza che, non essendo richiesti (normalmente) apporti partecipativi del soggetto destinatario. [B] Sulla lottizzazione abusiva “materiale” e “cartolare”

SENTENZA N. 16526

1. L’ordine di demolizione di opere abusive è infatti un atto dovuto in presenza di opere realizzate senza titolo abilitativo e pertanto abusive (giurisprudenza costante: fra le tante T.A.R. Campania Napoli, sez. II, n. 2042 del 20 aprile 2009; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 14 luglio 2008 , n. 8761; T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 5 giugno 2008 , n. 5244; Consiglio Stato, sez. IV, 6 giugno 2008, n. 2705) e non necessita di particolare motivazione sull’interesse pubblico in confronto al sacrificio imposto al privato o sulla eventuale sanabilità delle opere. Infatti, ai sensi del comma 2 dell'art. 31 del D.P.R. 380 del 2001, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza del permesso di costruire, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione delle opere abusive.

2. Gli atti di repressione degli abusi edilizi hanno natura urgente e strettamente vincolata (essendo atti dovuti in assenza del titolo necessario per l'avvenuta trasformazione del territorio), con la conseguenza che, non essendo richiesti (normalmente) apporti partecipativi del soggetto destinatario, non devono essere preceduti da alcuna comunicazione di avvio del relativo procedimento (giurisprudenza oramai pacifica, fra le più recenti: T.A.R. Campania Napoli, sez. II, n. 2042 del 20 aprile 2009; T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 12 febbraio 2010, n. 897; T.A.R. Campania Napoli, sez. III, 14 dicembre 2009, n. 8699), anche alla luce di quanto disposto dall'art. 21 octies della legge 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dall'art. 14 della legge 11 febbraio 2005 n. 15, che esclude possa essere annullato un provvedimento qualora sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (Consiglio Stato, sez. VI, 6 giugno 2008 , n. 2733).

3. Ai sensi dell'art. 30 del D.P.R. n. 380 del 2001, la lottizzazione abusiva materiale ricorre nel caso di realizzazione di opere che comportano la trasformazione urbanistica e edilizia dei terreni, sia in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici, approvati o adottati, ovvero di quelle stabilite direttamente da leggi statali o regionali, sia in assenza della prescritta autorizzazione, mentre la lottizzazione abusiva formale o cartolare si verifica quando, pur non essendo ancora avvenuta una trasformazione lottizzatoria di carattere materiale, se ne siano già realizzati i presupposti con il frazionamento e la vendita (o altri equipollenti) del terreno in lotti che, per le specifiche caratteristiche, quali la dimensione dei lotti stessi, la natura del terreno, la destinazione urbanistica, la ubicazione e la previsione di opere urbanistiche, e per gli altri elementi riferiti agli acquirenti, evidenzino in modo non equivoco la destinazione a uso edificatorio, creando così una variazione in senso accrescitivo tanto del numero dei lotti quanto di quello dei soggetti titolari dei diritti sugli stessi. Per integrare l'ipotesi di lottizzazione abusiva è sufficiente che le opere o il frazionamento fondiario siano stati realizzati in assenza di uno strumento urbanistico attuativo o di un piano di lottizzazione convenzionato. La formulazione dell'art. 30, del D.P.R. n. 380 del 2001 consente quindi di affermare che può integrare un'ipotesi di lottizzazione abusiva qualsiasi tipo di opere in concreto idonee a stravolgere l'assetto del territorio preesistente, a realizzare un nuovo insediamento abitativo e pertanto a determinare sia un concreto ostacolo alla futura attività di programmazione (che viene posta di fronte al fatto compiuto), sia un nuovo e non previsto carico urbanistico. Il concetto di "opere che comportino trasformazione urbanistica od edilizia" dei terreni deve essere, dunque, interpretato in maniera "funzionale" alla ratio della norma, il cui bene giuridico tutelato è costituito dalla necessità di preservare la potestà programmatoria attribuita all'Amministrazione nonché l'effettivo controllo del territorio da parte del soggetto titolare della stessa funzione di pianificazione, al fine di garantire una ordinata pianificazione urbanistica, un corretto uso del territorio e uno sviluppo degli insediamenti abitativi e dei correlativi standards compatibile con le esigenze di finanza pubblica (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 9 ottobre 2009, n. 9859).

4. Per quanto concerne il frazionamento cartolare si è precisato che sebbene l'accertamento dei presupposti di cui all'art. dell'art. 30 del D.P.R. n. 380 comporti la ricostruzione di un quadro indiziario sulla scorta degli elementi indicati nella norma, dalla quale sia possibile desumere in maniera non equivoca la destinazione a scopo edificatorio degli atti posti in essere dalle parti, è tuttavia sufficiente che lo scopo edificatorio emerga anche solo da alcuni degli indizi o, anche da un solo indizio (Consiglio Stato, sez. IV, 31 marzo 2009, n. 2004; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 5 novembre 2009, n. 10872).

5. Anche questo TAR ha di recente affermato che, perché possa configurarsi una (abusiva) lottizzazione, è sufficiente la esecuzione di opere le quali, pur se nella fase iniziale, denotino che è stato iniziato o è in corso un procedimento di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno in contrasto con le norme vigenti. Ed anche la sola realizzazione di una strada, comportando un mutamento del precedente assetto del territorio, costituisce opera di trasformazione urbanistica del territorio, tanto più qualora essa mal si concili con la destinazione dei terreni e sia finalizzata a fornire un accesso a singoli lotti costituenti lottizzazione abusiva (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 15 febbraio 2010, n. 913).

FATTO E DIRITTO

1.- Deve essere preliminarmente disposta la riunione dei due ricorsi in epigrafe che sono legati dall’evidente vincolo della connessione sia soggettiva che oggettiva.
2.- Con il primo ricorso (n. 2265 del 2007 R.G.) il signor Girone Giovanni, comproprietario di un suolo sito nel Comune di Caivano in via Delle Rose (in catasto al foglio 19, particella 2159), ha impugnato il provvedimento n. 928 (prot. 5948) del 20 aprile 2007 con il quale il Capo del Settore X Urbanistica, Servizio Pianificazione Territorio - Edilizia Privata - Abusivismo Edilizio del Comune di Caivano ha ordinato la demolizione delle opere abusive realizzate sul predetto suolo, consistenti essenzialmente in n. 24 pali di fondazione, travi di collegamento e n. 24 casseforme lignee per pilastri armate in ferro sormontate dalla struttura lignea del solaio di copertura del piano terra provvisto di travetti e pignatte, il tutto ricoprente un’area di circa 300 mq., e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimo.
3.- Il ricorso risulta tuttavia infondato.
Il ricorrente non ha dato infatti alcuna dimostrazione in giudizio di essere in possesso di un titolo che gli consentisse di realizzare le opere contestate ed oggetto del provvedimento impugnato per le quali occorreva un permesso di costruire.
Infatti, per giurisprudenza pacifica, è necessario, in ragione dell'incidenza volumetrica e del mutato carico urbanistico, il previo rilascio di un permesso di costruire ogni qualvolta si intenda realizzare un intervento sul territorio comportante la modifica dello stato dei luoghi e quindi per quei manufatti che alterino lo stato dei luoghi in modo definitivo e rilevante e non meramente occasionale (T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 14 gennaio 2010, n. 95).
4.- In conseguenza, una volta accertata, con i sopralluoghi compiuti il 16, 17 e 19 aprile 2007, la realizzazione di opere edilizie abusive, in assenza del necessario titolo abilitativo, il Comune di Caivano doveva irrogare la sanzione ripristinatoria prevista dalle vigenti disposizioni in materia (artt. 27 e 31 del D.P.R. 380 del 2001).
L’ordine di demolizione di opere abusive è infatti un atto dovuto in presenza di opere realizzate senza titolo abilitativo e pertanto abusive (giurisprudenza costante: fra le tante T.A.R. Campania Napoli, sez. II, n. 2042 del 20 aprile 2009; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 14 luglio 2008 , n. 8761; T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 5 giugno 2008 , n. 5244; Consiglio Stato, sez. IV, 6 giugno 2008, n. 2705) e non necessita di particolare motivazione sull’interesse pubblico in confronto al sacrificio imposto al privato o sulla eventuale sanabilità delle opere. Infatti, ai sensi del comma 2 dell'art. 31 del D.P.R. 380 del 2001, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza del permesso di costruire, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione delle opere abusive.
5.- Gli atti di repressione degli abusi edilizi hanno inoltre natura urgente e strettamente vincolata (essendo atti dovuti in assenza del titolo necessario per l'avvenuta trasformazione del territorio), con la conseguenza che, non essendo richiesti (normalmente) apporti partecipativi del soggetto destinatario, non devono essere preceduti da alcuna comunicazione di avvio del relativo procedimento (giurisprudenza oramai pacifica, fra le più recenti: T.A.R. Campania Napoli, sez. II, n. 2042 del 20 aprile 2009; T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 12 febbraio 2010, n. 897; T.A.R. Campania Napoli, sez. III, 14 dicembre 2009, n. 8699), anche alla luce di quanto disposto dall'art. 21 octies della legge 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dall'art. 14 della legge 11 febbraio 2005 n. 15, che esclude possa essere annullato un provvedimento qualora sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (Consiglio Stato, sez. VI, 6 giugno 2008 , n. 2733).
6.- Con i motivi aggiunti proposti nel ricorso n. 2265 del 2007 il signor Girone ha poi impugnato la nota n. 5798 del 24.4.2007 con la quale il Capo del Settore X Urbanistica del Comune di Caivano ha respinto la domanda di permesso di costruire in sanatoria da lui presentata il 21 aprile 2007, ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, per le opere realizzate sul suolo di via Delle Rose.
Tale domanda è stata respinta dal Comune in quanto le opere risultano in contrasto con il vigente Piano Regolatore Generale tenuto conto che il lotto ricade in parte in Zone Agricole produttive (E2) e in gran parte in Zone destinate a Servizi di Interesse Urbano e di quartiere (G e VP).
7.- Sostiene il ricorrente l’erroneità delle motivazioni che hanno indotto il Comune a respingere la domanda di sanatoria. Ma anche le doglianze sollevate avverso tale diniego sono infondate.
8.- Si deve al riguardo ricordare che il rilascio di una concessione edilizia in sanatoria (accertamento di conformità), ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, recante il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, è possibile solo quando l’opera realizzata in assenza del preventivo titolo abilitativo risulti conforme agli strumenti urbanistici generali e di attuazione approvati e non in contrasto con quelli adottati sia al momento della realizzazione dell’opera sia al momento della presentazione della domanda.
9.- Ora, nel caso in esame, le opere per le quali era stata chiesta la sanatoria, che consistono nella costruzione di un immobile, all’epoca nella sua fase iniziale, che occupa una superficie di circa 300 mq., prevedono, come emerge anche dagli atti di causa, la realizzazione di nuovi volumi edilizi che, come è chiaramente indicato nel provvedimento impugnato, non sono invece realizzabili nella zona interessata.
Né può avere fondamento quanto affermato dal ricorrente (con il quarto motivo aggiunto) circa l’avvenuta scadenza dei vincoli imposti sull’area dal Piano Regolatore tenuto conto che, nella fattispecie, le opere contestate non sono in contrasto con vincoli preordinati all’espropriazione (che possono venir meno con il decorso del tempo) ma con vincoli di destinazione urbanistica a carattere conformativo che non sono, per la loro natura, soggetti a decadenza.
10.- Non avendo il ricorrente fornito quindi alcuna dimostrazione, neanche in giudizio, di una possibile compatibilità delle opere realizzate con l’indicata strumentazione urbanistica, anche i motivi aggiunti proposti nel ricorso n. 2265 del 2007 devono essere respinti in quanto le opere realizzate non potevano essere oggetto di sanatoria ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
11.- Con il secondo ricorso, n. 6818 del 2007 R.G., il signor Girone Giovanni e la comproprietaria signora Falco Rosanna hanno poi impugnato il successivo provvedimento n. 1006 (prot. 14145) del 17 settembre 2007 con il quale il Comune di Caivano ha ordinato, ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. n. 380 del 2001, l’immediata sospensione dei lavori e delle opere edilizie nonché il divieto di disporre dei suoli e delle opere già realizzate e di stipulare atti tra vivi, sia in forma pubblica che privata, (tale provvedimento riguarda anche i lotti di proprietà di altri soggetti che hanno proposto un distinto ricorso dinanzi a questo T.A.R. iscritto al R.G. n. 6819 del 2007, portato in decisione nella stessa Udienza Pubblica del 18 marzo 2010).
12.- Il Capo del Settore X Urbanistica del Comune, nel provvedimento impugnato, dopo aver ricordato l’esito degli accertamenti compiuti sull’area dal Comando di Polizia Municipale, ha evidenziato, in particolare, che le particelle interessate 2152, 2153, 2154, 2155, 2156, 2157, 2158 e 2159 derivano dal frazionamento delle particelle originarie n.ri 1252 e 1180, con una superficie complessiva di are 88,67, e le particelle 2116, 2117, 2118, 2119, 2120, 2121 e 2122 derivano dal frazionamento della particella originaria 1181, con una superficie complessiva di are 82,67.
Secondo il Capo del Settore Urbanistica del Comune “Risulta pertanto che le originarie particelle che sono contigue e ricadenti nel vigente Piano regolatore Generale in gran parte in zone destinate ai servizi di interesse urbano e di quartiere, in parte in zone agricole ed in minima parte in zone destinate alla viabilità nonché in area di interessa archeologico, sono state frazionate in complessivi n. ro 16 lotti di circa mq 1000 ciascuno, la cui proprietà attraverso atti di donazione e poi di vendita risulta trasferita ad una pluralità di soggetti e su due dei suddetti lotti (n.ri 2116 e 2159) insistono manufatti abusivi già denunciati ed oggetto di provvedimenti sanzionatori. Inoltre emerge ancora dagli accertamenti svolti dalla Polizia Municipale che, fra i due lotti frazionati, è stata lasciata una fascia di terreno larga circa m.10 che rappresenta una chiara previsione di opere di urbanizzazione (strada) e tale circostanza è ancora più evidente in quanto il fabbricato posto sulla particella 2116 è provvisto di marciapiede e passo carrabile”.
Sulla base di tali elementi il Capo del Settore Urbanistica del Comune di Caivano ha quindi ritenuto che sull’area in questione è avvenuta una trasformazione urbanistica ed edilizia, sia attraverso l’esecuzione di opere in violazione delle prescrizioni dello strumento urbanistico sia attraverso il frazionamento e il trasferimento del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche, quali la dimensione, in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione, il numero, l’ubicazione e la previsione di opere di urbanizzazione (strada), denunciano in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio e configurano una lottizzazione abusiva.
13.- I ricorrenti sostengono l’illegittimità del provvedimento impugnato per la mancanza dei necessari presupposti (e per la carenza dell’istruttoria compiuta) sottolineando che nulla può far ritenere l’area oggetto di lottizzazione (né cartolare né materiale), che i beni sono pervenuti agli interessati per successione o donazione, che nessuna particella è uscita dal patrimonio familiare e che i diversi passaggi di proprietà sono stati resi necessari per una più equa distribuzione dei beni fra i diversi soggetti interessati.
14.- Al riguardo si deve ricordare che, ai sensi dell'art. 30 del D.P.R. n. 380 del 2001, la lottizzazione abusiva materiale ricorre nel caso di realizzazione di opere che comportano la trasformazione urbanistica e edilizia dei terreni, sia in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici, approvati o adottati, ovvero di quelle stabilite direttamente da leggi statali o regionali, sia in assenza della prescritta autorizzazione, mentre la lottizzazione abusiva formale o cartolare si verifica quando, pur non essendo ancora avvenuta una trasformazione lottizzatoria di carattere materiale, se ne siano già realizzati i presupposti con il frazionamento e la vendita (o altri equipollenti) del terreno in lotti che, per le specifiche caratteristiche, quali la dimensione dei lotti stessi, la natura del terreno, la destinazione urbanistica, la ubicazione e la previsione di opere urbanistiche, e per gli altri elementi riferiti agli acquirenti, evidenzino in modo non equivoco la destinazione a uso edificatorio, creando così una variazione in senso accrescitivo tanto del numero dei lotti quanto di quello dei soggetti titolari dei diritti sugli stessi.
Per integrare l'ipotesi di lottizzazione abusiva è sufficiente che le opere o il frazionamento fondiario siano stati realizzati in assenza di uno strumento urbanistico attuativo o di un piano di lottizzazione convenzionato.
15.- La formulazione dell'art. 30, del D.P.R. n. 380 del 2001 consente quindi di affermare che può integrare un'ipotesi di lottizzazione abusiva qualsiasi tipo di opere in concreto idonee a stravolgere l'assetto del territorio preesistente, a realizzare un nuovo insediamento abitativo e pertanto a determinare sia un concreto ostacolo alla futura attività di programmazione (che viene posta di fronte al fatto compiuto), sia un nuovo e non previsto carico urbanistico.
Il concetto di "opere che comportino trasformazione urbanistica od edilizia" dei terreni deve essere, dunque, interpretato in maniera "funzionale" alla ratio della norma, il cui bene giuridico tutelato è costituito dalla necessità di preservare la potestà programmatoria attribuita all'Amministrazione nonché l'effettivo controllo del territorio da parte del soggetto titolare della stessa funzione di pianificazione, al fine di garantire una ordinata pianificazione urbanistica, un corretto uso del territorio e uno sviluppo degli insediamenti abitativi e dei correlativi standards compatibile con le esigenze di finanza pubblica (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 9 ottobre 2009, n. 9859).
16.- Per quanto concerne il frazionamento cartolare si è, in particolare, precisato che sebbene l'accertamento dei presupposti di cui all'art. dell'art. 30 del D.P.R. n. 380 comporti la ricostruzione di un quadro indiziario sulla scorta degli elementi indicati nella norma, dalla quale sia possibile desumere in maniera non equivoca la destinazione a scopo edificatorio degli atti posti in essere dalle parti, è tuttavia sufficiente che lo scopo edificatorio emerga anche solo da alcuni degli indizi o, anche da un solo indizio (Consiglio Stato, sez. IV, 31 marzo 2009, n. 2004; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 5 novembre 2009, n. 10872).
17.- Applicando tali principi al caso di specie il ricorso proposto dai signori Girone Giovanni e Falco Rosanna non risulta fondato.
Risulta infatti dagli accertamenti compiuti dal Comune, richiamati nel provvedimento impugnato, che alcune particelle (le numero 1252 e 1180 e la n. 1181 del foglio 19), con una superficie complessiva originaria rispettivamente di are 88,67 e di 82,67, sono state frazionate in 16 lotti (particelle 2152, 2153, 2154, 2155, 2156, 2157, 2158, 2159 e particelle 2116, 2117, 2118, 2119, 2120, 2121 e 2122) di circa mq 1000 ciascuno, la cui proprietà attraverso atti di donazione e poi di vendita è stata trasferita ad una pluralità di soggetti.
Inoltre su due dei suddetti lotti (n.ri 2116 e 2159) sono stati realizzati manufatti abusivi già oggetto di provvedimenti sanzionatori. Infatti oltre alle opere edilizie abusive realizzate dal signor Girone Giovanni, che hanno dato luogo ai provvedimenti sanzionatori oggetto del ricorso n. del 2007 (prima esaminato), occorre ricordare la realizzazione da parte dei signori Fiore Candida e Carrino Gennaro, sulla particella 2116, di un immobile abusivo su tre livelli che aveva già in precedenza determinato l’irrogazione delle sanzioni edilizie da parte del Comune.
18.- Risulta inoltre evidenziato anche da apposita planimetria che, come affermato dal Comune, fra i due ampi lotti originari oggetto del frazionamento (che hanno determinato la creazione di ben 16 lotti della ridotta dimensione di circa 1000 mq), è stata lasciata una fascia di terreno larga circa m.10 che rappresenta una chiara previsione di opere di urbanizzazione, circostanza resa più evidente dal fatto che il fabbricato (abusivo) posto sulla particella 2116 è provvisto di marciapiede con un passo carrabile.
Sul punto anche questo TAR ha di recente affermato che, perché possa configurarsi una (abusiva) lottizzazione, è sufficiente la esecuzione di opere le quali, pur se nella fase iniziale, denotino che è stato iniziato o è in corso un procedimento di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno in contrasto con le norme vigenti. Ed anche la sola realizzazione di una strada, comportando un mutamento del precedente assetto del territorio, costituisce opera di trasformazione urbanistica del territorio, tanto più qualora essa mal si concili con la destinazione dei terreni e sia finalizzata a fornire un accesso a singoli lotti costituenti lottizzazione abusiva (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 15 febbraio 2010, n. 913).
19.- Dall’insieme di tali elementi risultano chiari i segnali dell’avvio di una lottizzazione abusiva (sia cartolare, per il frazionamento di una vasta area in 16 lotti di dimensioni ridotte e con una ampia strada di accesso agli stessi; sia materiale, per l’esecuzione di opere edilizie su due dei lotti interessati), in un’area destinata dalla strumentazione urbanistica del Comune in gran parte in zone destinate ai servizi di interesse urbano e di quartiere, in parte in zone agricole ed in minima parte in zone destinate alla viabilità nonché in area di interesse archeologico.
Non risulta per questo censurabile il provvedimento adottato dal Capo del Settore X Urbanistica del Comune di Caivano che, ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. n. 380 del 2001, ha ritenuto che sull’area in questione è avvenuta una trasformazione urbanistica ed edilizia, sia attraverso l’esecuzione di opere in violazione delle prescrizioni dello strumento urbanistico sia attraverso il frazionamento e il trasferimento del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche, quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione, il numero, l’ubicazione e la previsione di opere di urbanizzazione (strada), denunciano in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio e configurano una lottizzazione abusiva
20.- Né può avere rilievo, in senso contrario, quanto affermato dai ricorrenti in ordine alle ragioni “familiari” che hanno determinato la necessità di procedere ai diversi atti di trasferimento della proprietà in quanto il frazionamento sanzionato non costituisce una diretta (e necessaria) conseguenza (solo) di una divisione ereditaria ma risulta collegato in gran parte ad autonome manifestazioni di volontà delle parti.
Nella fattispecie non può essere quindi invocata la disposizione, contenuta nel comma 1 dell’art. 30 del D.P.R. n. 380 del 2001, che esclude dalle lottizzazioni abusive i frazionamenti dovuti a divisioni ereditarie.
La giurisprudenza ha peraltro chiarito che diversa è l’ipotesi della vendita, effettuata in un arco temporale assai prossimo, di lotti individuati a seguito di divisione ereditaria e palesemente destinati a scopo edificatorio, nel qual caso non può essere esclusa l’applicazione delle sanzioni previste per la lottizzazione abusiva (Cassazione penale, sez. III, 18 maggio 2006, n. 23154).
Senza contare che, anche in tema di divisioni ereditarie, si è ritenuto che non può essere esclusa in modo assoluto la configurabilità di una lottizzazione cartolare in quanto l'intento lottizzatorio, che non può desumersi dal semplice frazionamento, può essere tuttavia ricavato da un quid pluris che evidenzi la volontà di lottizzare (Cassazione penale, sez. III, 28 settembre 2005, n. 38632).
21.- Alla luce delle esposte considerazioni anche il ricorso n. 6818 del 2007 deve essere respinto.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sede di Napoli, Sez II, riuniti i ricorsi n. 2265 del 2007 R.G., proposto da GIRONE Giovanni e n. 6818 del 2007, proposto da GIRONE Giovanni e FALCO Rosanna, li respinge.
Condanna i ricorrenti al pagamento in favore del Comune di Caivano di € 1.500 (millecinquecento), per spese e competenze di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nelle camere di consiglio del 18 marzo e del 13 maggio 2010 con l'intervento dei Magistrati:
Carlo D'Alessandro, Presidente
Dante D'Alessio, Consigliere, Estensore
Pierluigi Russo, Consigliere


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