a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Roma, Sezione I Quater, 3 agosto 2010


Sull''ordinanza di demolizione dell''opera abusivamente realizzata notificata al solo responsabile dell''abuso edilizio e sull’omessa notifica della stessa al proprietario dell''area

SENTENZA N. 29688

L'ordinanza di demolizione dell'opera abusivamente realizzata va obbligatoriamente notificata in via prioritaria e a pena di illegittimità al responsabile dell'abuso edilizio, mentre l'omessa notifica della stessa al proprietario dell'area, nella quale è stato commesso l'abuso edilizio, comporta soltanto la mancata acquisizione al patrimonio comunale dell'area stessa (T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 17 novembre 2009, n. 765) e ciò in quanto l’acquisizione al patrimonio è una sanzione autonoma del tutto distinta dalla demolizione, anche se dipendente strettamente dalla sua inottemperanza. (tra le tante TAR Puglia Lecce, sezione III, 3 febbraio 2010, n. 423).

FATTO

Con ricorso notificato alla resistente amministrazione comunale ed all’Università di agraria in data 2 dicembre 2005 e depositato il successivo 2 gennaio 2006, il ricorrente, concessionario di un fondo di proprietà dell’Università anzidetta nel Comune di Monte Romano, impugna l’ordinanza con la quale quel Comune ha disposto la demolizione di un capannone delle dimensioni di mt. 12x12,30 con copertura inclinata avente un’altezza di mt. 5, realizzato, per quanto riguarda le tamponature, in struttura portante in ferro e, per quanto riguarda la copertura, in lamiera modulare, il tutto in assenza di permesso a costruire.
Avverso l’ingiunzione il ricorrente deduce:
- violazione e falsa applicazione degli articoli 31 e seguenti del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, degli articoli 50, 109 e 110 del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267;
- violazione e falsa applicazione sotto altro profilo dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001; eccesso di potere; carenza di motivazione su presupposto essenziale del provvedimento; carenza di attività istruttoria essenziale;
- violazione e falsa applicazione, sotto l’ulteriore profilo, dell’art. 31 del d.P.R. n. 380 del 2001.
Conclude pertanto per l’accoglimento dell’istanza cautelare e del ricorso
In data 21 dicembre 2006 con ordinanza presidenziale sono stati disposti incombenti istruttori, eseguiti i quali, il ricorrente, con memoria del 23 aprile 2010 ha ulteriormente insistito nella censura di incompetenza prospettata per prima e nelle già prese conclusioni.
Il ricorso è stato, infine, trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 6 maggio 2010.

DIRITTO

1. Col proposto gravame l’interessato, in atto concessionario di un terreno di circa mq. 1000 di proprietà dell’Università Agraria di Monte Romano, impugna l’ordinanza di demolizione di un capannone di ml. 12 x 12,30 realizzato senza titolo abilitativo e nel quale egli esercita la sua attività di riparazioni meccaniche di macchine agricole.
2. Avverso tale provvedimento l’interessato lamenta in primo luogo l’incompetenza del soggetto che l’ha adottata e che non riveste la funzione di responsabile del settore, né è incardinato stabilmente nella struttura dell’Ente.
La censura va respinta.
In esito all’istruttoria disposta dal TAR, l’Amministrazione comunale ha prodotto due delibere di Giunta la n. 48 del 4 aprile 2005 e la n. 105 del 29 settembre 2005 con le quali il Comune ha incaricato della responsabilità del settore urbanistica il soggetto che risulta firmatario dell’atto in esame e precisamente con la prima per il periodo dal 4 aprile al 30 settembre 2005 e con la seconda per ulteriori sei mesi dal 1° ottobre 2005 al 31 marzo 2006, periodo nel quale è compresa l’ordinanza in questione che è datata 5 ottobre 2005.
Il ricorrente sostiene, anche con memoria prodotta all’esito dell’istruttoria, che pure se si volesse ritenere che l’incaricato della responsabilità del settore urbanistica fosse stato prorogato di altri sei mesi, alla stregua di tale ultima delibera giuntale del 29 settembre 2005, tuttavia ugualmente l’atto risulta affetto da incompetenza perché non si evince che detto soggetto abbia sottoscritto un nuovo contratto a termine, laddove il precedente, della durata di sei mesi, doveva intendersi oramai scaduto.
La censura rimane non provata e quindi va respinta.
A fronte della produzione documentale comunale delle due delibere sopra citate e con le quali il detto funzionario è stato incaricato a termine della responsabilità dell’Ufficio tecnico comunale, parte ricorrente si limita ad asserire l’inesistenza del contratto di lavoro dello stesso, senza però specificare quale profilo dell’art. 110 del d.lgs. n. 267 del 2000 sia stato in particolare violato, se ad esempio il Comune non potesse proprio stipulare contratti del genere, mancando una apposita disposizione statutaria, oppure se il Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi non recasse una apposita norma a tal riguardo, posto che l’art. 110 del d.lgs.n. 267 del 2000 stabilisce appunto che “Lo statuto può prevedere che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato”, nella rilevata circostanza che dunque la norma attribuisce ad una facoltà dell’Ente di poter assumere personale a tempo determinato, potendo, dunque anche non prevederlo; e che il Regolamento detti “i criteri e modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato per i dirigenti e le alte specializzazioni, fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire.”, o che quindi non vi sia una norma regolamentare che, come sopra accennato, disciplini in particolare l’ipotesi.
Ed invece nella delibera n. 48 del 2005 viene espressamente citato il Regolamento Comunale sull’Ordinamento degli uffici e Servizi e la dotazione organica dell’Ente, si fa espressamente riferimento alla carenza, nell’organico dell’Ente, di figure professionali in grado di ricoprire l’incarico e si fa espressamente riferimento alla possibilità consentita dalla legge finanziaria per il 2005 al comma 557, per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, di utilizzare per le proprie attività dipendenti di altri Enti locali, quale è il firmatario dell’atto in esame, che è dipendente di un Comune viciniore ed è dotato di specifica professionalità in materia, con conseguente completa reiezione anche degli aspetti della censura da ultimo posti in evidenza.
3. Ma non possono essere condivise neppure le altre doglianze proposte.
Con la seconda l’interessato sostiene pure che nell’ordinanza impugnata manca il presupposto essenziale dell’attualità dell’abuso, dal momento che l’amministrazione comunale si sarebbe basata su un verbale di accertamento risalente al 2000, limitandosi ad asserire apoditticamente che le opere non sarebbero state demolite da quell’epoca e senza verificare la persistenza dell’abuso.
In punto di fatto la doglianza è smentita dalla circostanza risultante dalla stessa motivazione dell’ordinanza, stante la quale se è vero che il verbale di accertamento con cui l’abuso era stato constatato risaliva al 20 aprile 2000, è però pur vero che esso era stato seguito da un’ordinanza di demolizione del 21 aprile 2000, non ottemperata dal ricorrente, per come constatato dalla Polizia Municipale e risultante dal verbale del 21 luglio 2000, al quale si sono aggiunte le numerose sollecitazioni della Prefettura di Viterbo, a fronte della inesecuzione della ridetta demolizione, e che appaiono, queste ultime, presupposto indefettibile dell’azione dell’Ente.
4. Ma non può essere condivisa neppure la doglianza per cui l’ordinanza impugnata avrebbe dovuto indicare oltre il responsabile dell’abuso o quello comunque ritenuto tale, anche il proprietario del terreno, che nel caso in specie è l’Università, dal momento che il ricorrente è semplicemente concessionario del fondo. Si preoccupa, l’interessato, che l’Università altrimenti si troverebbe spossessata di un bene di sua proprietà senza neppure saperlo.
La circostanza, in assenza di costituzione dell’Amministrazione comunale, non è provata, atteso che non risulta dimostrato che altra analoga ordinanza di identico contenuto e forma non sia stata notificata all’Università Agraria, né ciò può inferirsi con sicurezza sol perché essa non risulta dall’intestazione del provvedimento impugnato.
Quanto alla paventata acquisizione gratuita al patrimonio, evenienza della quale dovrebbe preoccuparsi l’Università e non il ricorrente che, pertanto, al riguardo non ha alcun interesse alla coltivazione di tale aspetto della censura, è smentita anch’essa dal tenore letterale del provvedimento che non commina ancora l’acquisizione al patrimonio comunale dell’area interessata dalla costruzione abusiva, ma si limita, in caso di inottemperanza, a disporre la demolizione a cura del Comune e con spese a carico di parte ricorrente.
Né potrebbe essere diversamente poiché per giurisprudenza costante “L'ordinanza di demolizione dell'opera abusivamente realizzata va obbligatoriamente notificata in via prioritaria e a pena di illegittimità al responsabile dell'abuso edilizio, mentre l'omessa notifica della stessa al proprietario dell'area, nella quale è stato commesso l'abuso edilizio, comporta soltanto la mancata acquisizione al patrimonio comunale dell'area stessa.” (T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 17 novembre 2009, n. 765) e ciò in quanto l’acquisizione al patrimonio è una sanzione autonoma del tutto distinta dalla demolizione, anche se dipendente strettamente dalla sua inottemperanza. (tra le tante TAR Puglia Lecce, sezione III, 3 febbraio 2010, n. 423).
5. Per le superiori considerazioni il provvedimento va trovato scevro dalle dedotte censure con conseguente rigetto del ricorso.
6. Non vi è luogo a provvedere sulle spese in assenza di costituzione dell’Amministrazione comunale e dell’Università Agraria.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Prima quater definitivamente pronunziando sul ricorso in epigrafe, lo rigetta.
Nulla spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 maggio 2010 con l'intervento dei Magistrati:
Pio Guerrieri, Presidente
Giancarlo Luttazi, Consigliere
Pierina Biancofiore, Consigliere, Estensore


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