a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione I, 21 luglio 072010


L''ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario, anche se non responsabile dell''abuso

SENTENZA N. 1807

Dopo l’importante intervento della Corte costituzionale (Corte cost. 15 luglio 1991, n. 345), la giurisprudenza amministrativa ha, infatti, univocamente rilevato che l'ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva “può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario, anche se non responsabile dell'abuso, considerato che l'abuso edilizio costituisce illecito permanente e che l'ordinanza stessa ha carattere ripristinatorio e non prevede l'accertamento del dolo o della colpa del soggetto cui si imputa la trasgressione. Tuttavia l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime su cui insiste l'abuso, essendo una sanzione prevista per l'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione, può essere disposta esclusivamente in danno del responsabile dell'abuso edilizio (ove egli sia anche proprietario del bene), non potendo operare nella sfera giuridica del proprietario che sia rimasto estraneo all'abuso sulla cosa detenuta dal locatario o affittuario, salvo che il proprietario non abbia dato il consenso alla realizzazione dell'abuso. (T.A.R. Umbria Perugia, 01 giugno 2007, n. 477; T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 19 ottobre 2006, n. 8673; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 03 luglio 2007, n. 5968)” (T.A.R. Sardegna Cagliari, sez. II, 10 aprile 2009, n. 450; T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 1 settembre 2008, n. 1026).

FATTO

Il ricorrente è comproprietario, insieme con i fratelli, di un appezzamento di terreno agricolo in agro di Campi Salentina, in località Petrizze o Caperrone, distinta in catasto al foglio 35, p.lla 69; con atto del 23 dicembre 1995, stipulava contratto preliminare con il Sig. Antonio Maci riguardante una porzione di detto fondo estesa circa are 5.03.
In data 5 aprile 1996, era notificata al ricorrente l’ordinanza 1° aprile 1996 n. 18, avente ad oggetto la sospensione dei lavori di una serie di opere (scavo della fondazione e relativo riempimento; costruzione di muri perimetrali su tutto il fondo; costruzione di altro muro all’interno del terreno recintato che divide solo la parte retrostante del terreno; costruzione di n° 2 pilastri in c.a. di mt. 3,00 circa ubicati sul lato prospiciente la strada privata) abusivamente poste in essere dal Maci; intervenivano quindi, l’ordinanza di demolizione delle opere abusivamente realizzate (ord. 10 maggio 1996 n. 224 del Sindaco di Campi Salentina) e l’accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione e di acquisizione al patrimonio comunale dell’intera p.lla 69 del foglio n. 35 (ord. 29 gennaio 1997 prot. n. 1689 del Sindaco di Campi Salentina).
L’accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione era impugnato dal ricorrente per: 1) eccesso di potere per erroneità dei presupposti e per omessa motivazione; 2) violazione art. 7 l. 47 del 1985, eccesso di potere per travisamento del fatto ed erroneità dei presupposti sotto altro profilo.
Alla camera di consiglio del 23 aprile 1997, la Sezione accoglieva, con l’ordinanza n.468, l’istanza di tutela cautelare proposta dal ricorrente, “nei limiti eccedenti l’area trasferita mediante compromesso di vendita”.
A seguito del decesso dell’Avv. Salvatore Innocente, il giudizio era successivamente interrotto, con la sentenza 2 marzo 2004 n. 1579 della Sezione e tempestivamente riassunto dal ricorrente.
All'udienza del 21 luglio 2010 il ricorso passava quindi in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato e deve pertanto essere accolto.
Dopo l’importante intervento della Corte costituzionale (Corte cost. 15 luglio 1991, n. 345), la giurisprudenza amministrativa ha, infatti, univocamente rilevato che l'ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva “può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario, anche se non responsabile dell'abuso, considerato che l'abuso edilizio costituisce illecito permanente e che l'ordinanza stessa ha carattere ripristinatorio e non prevede l'accertamento del dolo o della colpa del soggetto cui si imputa la trasgressione. Tuttavia l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime su cui insiste l'abuso, essendo una sanzione prevista per l'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione, può essere disposta esclusivamente in danno del responsabile dell'abuso edilizio (ove egli sia anche proprietario del bene), non potendo operare nella sfera giuridica del proprietario che sia rimasto estraneo all'abuso sulla cosa detenuta dal locatario o affittuario, salvo che il proprietario non abbia dato il consenso alla realizzazione dell'abuso. (T.A.R. Umbria Perugia, 01 giugno 2007, n. 477; T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 19 ottobre 2006, n. 8673; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 03 luglio 2007, n. 5968)” (T.A.R. Sardegna Cagliari, sez. II, 10 aprile 2009, n. 450; T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 1 settembre 2008, n. 1026).
Nella vicenda che ci occupa, è del tutto pacifico come le opere abusive siano state eseguite dal Sig. Cosimo Maci, promissario acquirente del bene e non dal comproprietario ricorrente (che non può essere ritenuto autore dell’abuso), con conseguenziale esclusione dell’effetto acquisitorio del lotto di terreno in questione al patrimonio comunale.
Il ricorso deve pertanto essere accolto e deve essere disposto l’annullamento dell’atto impugnato; sussistono ragioni per procedere alla compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale della Puglia, I Sezione di Lecce, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa lo accoglie, come da motivazione e, per l'effetto, dispone l’annullamento dell’ordinanza 29 gennaio 1997 prot. n. 1689 del Sindaco di Campi Salentina.
Compensa le spese di giudizio tra le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita ad opera dell'autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 21 luglio 2010 con l'intervento dei Signori:
Luigi Viola, Presidente FF, Estensore
Carlo Dibello, Primo Referendario
Massimo Santini, Referendario


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