a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 31 luglio 2010


Sui mutamenti di destinazione d’uso soggetti alla sola DIA ai sensi dell’art. 57 della legge regionale della Calabria n. 19/2002 che suddivide le destinazioni d’uso in cinque distinti raggruppamenti

SENTENZA N. 2071

L’art. 57 della legge regionale n. 19/2002 suddivide le destinazioni d’uso in cinque distinti raggruppamenti. Per quello che qui rileva, il comma 9 del citato articolo dispone che costituiscono modificazione della destinazione d’uso il passaggio tra i diversi raggruppamenti, mentre il successivo comma 14 prevede che è soggetto a D.I.A. il diverso uso all’interno dello stesso raggruppamento. Il raggruppamento sub lettera a) comprende le seguenti destinazioni d’uso: “residenziale, turistico-ricettiva e direzionale, sanitaria”; il raggruppamento sub lettera b) comprende le destinazioni: ”produttiva (commerciale, artigianale, industriale nei limiti dimensionali stabiliti dalla normativa vigente in materia di piccole e medie imprese e di trasformazione)”. Il Comune, con il provvedimento impugnato, ha preso atto che l’attività commerciale, di cui alla originaria destinazione d’uso, rientra in un raggruppamento diverso rispetto a quello cui appartiene la destinazione d’uso “strutture ricettive”, richiesta dal ricorrente. L’appartenenza a due diversi raggruppamenti impedisce, giusta il dettato normativo sopra esposto, di consentire la mutazione di destinazione attraverso D.I.A.

FATTO E DIRITTO

Giulio Pisciotti espone di aver ottenuto, unitamente agli altri comproprietari Valeria e Francesco Pisciotti di un terreno sito nel Comune di Sangineto, permesso a costruire n. 3998/2003 per la realizzazione di tre fabbricati ad uso commerciale da adibire a studi professionali.
A seguito di successiva istanza, il Comune di Sangineto rilasciava permesso a costruire in variante n. 060003130/2006.
Con istanza di data 5.12.2007, interrotti i lavori, i signori Pisciotti chiedevano all’Amministrazione Comunale l’approvazione della variante al PRG volta a modificare la destinazione di zona dell’area in questione da commerciale a turistico-alberghiera e la destinazione d’uso dei suddetti fabbricati da studi professionali a residenza turistico-alberghiera.
Con deliberazione n. 7/2008 il Comune approvava la proposta di deliberazione allegata alla stessa e diretta a valutare la richiesta di variante al PRG presentata dai signori Pisciotti.
In seguito, e precisamente in data 6.5.2008, i signori Pisciotti chiedevano al Comune resistente di indire una conferenza di servizi ai sensi della legge regionale n. 19/2002 per ottenere tutti i pareri propedeutici al rilascio del nuovo permesso a costruire.
Veniva, pertanto, convocata una prima conferenza di servizi per il giorno 6.08.2008, poi rinviata al successivo 3.09.2008, in occasione della quale la Regione Calabria – Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio, unica partecipante unitamente al Comune, faceva pervenire il proprio parere sfavorevole alla realizzazione del progetto, perché posto in essere in violazione dell’art. 5 d.P.R. n. 447/98 e dell’art. 65 legge regionale n. 19/02.
Con nota prot. n. 6575 del 17.9.2008, il Comune di Sangineto, riconvocava per il giorno 10.10.2008 una nuova conferenza di servizi al fine dell’acquisizione dei pareri anche della altre amministrazioni coinvolte, e nel contempo, formulava delle osservazioni al parere negativo espresso alla Regione, richiamando l’art. 57 della legge regionale n. 19/2002.
Alla nuova conferenza di servizi erano acquisiti o considerati acquisiti i pareri delle amministrazioni convocate, mentre la Regione Calabria – Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio, con nota del 10.10.2008 reiterava il proprio precedente parere sfavorevole, rinviando al Comune la valutazione in ordine alla applicabilità al caso in esame dell’art. 57 legge regionale n. 19/2002 relativo al mutamento delle destinazioni d’uso.
A seguito di tale conferenza di servizi, il Comune resistente comunicava il rigetto della richiesta di approvazione del progetto in variante al PRG, atteso il reiterato parere sfavorevole della Regione Calabria.
I signori Pisciotti, quindi, in data 23.12.2008, presentavano D.I.A. avente ad oggetto il cambio di destinazione d’uso delle opere da studi professionali a strutture ricettive (case vacanze), ai sensi dell’art. 57 legge regionale n. 19/2002.
Con nota di data 21.1.2009, prot. n. 343, il Comune resistente comunicava che il richiesto cambio di destinazione d’uso non era ammissibile con D.I.A., in quanto, ai sensi del quarto comma dell’art. 57 legge regionale n. 19/2002, la nuova destinazione d’uso (Strutture ricettive) rientra in un raggruppamento diverso dalla destinazione originaria (fabbricati ad uso commerciale). Precisava, altresì, il Comune che il permesso a costruire (in variante) n. 060003130 del l’8.5.2008 era già scaduto e, pertanto, ordinava di non dare esecuzione alla D.I.A. n. 0008747 del 23 .12.2008.
Con determinazione n. 3016 di data 12.2.2009, infine, il Comune convalidava il precedente provvedimento n. 343/2009.
Avverso detti provvedimenti insorge il Pisciotti, denunciando i seguenti vizi: “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 23, comma 6 D.P.R. N. 380/2001 – Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990 – Eccesso di potere per incongruità, insufficienza, carenza della motivazione – Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 10 e dell’art. 22 D.P.R. n. 380/2001 in combinato disposto con l’art. 57 L.R. n. 19/2002 – Eccesso di potere per difetto dei presupposti – Violazione del giusto procedimento – Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 241/90 –Eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà”.
Il ricorrente chiede anche la sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati.
Resiste in giudizio il Comune di Sangineto, il quale chiede che il riscorso sia rigettato perché infondato.
Alla Camera di Consiglio del 18.6.2009, il ricorrente ha chiesto il rinvio al merito dell’istanza cautelare.
All’udienza del 18 giugno 2010, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Con il primo motivo, il ricorrente sostiene che l’esercizio dei poteri inibitori da parte del Comune resistente sarebbe tardivo perché il provvedimento impugnato sarebbe stato comunicato solo in data 24.01.2009, oltre lo spirare dei trenta giorni dalla data di presentazione della D.I.A., con la conseguenza che il Comune avrebbe, al più, potuto agire in via di autotutela, rispettandone però principi e regole (comunicazione avvio procedimento, indicazione interesse pubblico), del tutto disattese nel caso in esame. A tal fine, sostiene il ricorrente che il provvedimento inibitorio deve essere non solo emanato, ma anche notificato al privato entro il termine dei trenta giorni.
La censura è infondata.
I signori Pisciotti hanno depositato presso il Comune resistente in data 23.12.2008 la D.I.A. relativa all’intervento di cambio di destinazione d’uso, senza opere, ai sensi della legge regionale n. 19/2002, art. 57.
Il provvedimento n. 343 impugnato è stato assunto in data 21.1.2009 e notificato tramite il servizio postale in data 22.1.2009 al ricorrente Pisciotti Giulio ed all’arch. Andrea Pisani, tecnico sottoscrittore della D.I.A . Risulta, pertanto, per tabulas che il provvedimento impugnato è stato assunto e notificato nel termine di trenta giorni, stabilito dall’art. 23, comma 6 del d.P.R., n. 380/2001. Non compromette tale conclusione la circostanza che il ricorrente abbia materialmente ricevuto il provvedimento solo in data 24 .1.2009, ossia dopo la scadenza del termine di trenta giorni.
E’ noto, infatti, che il principio generale, già affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 477/2002, poi ribadito dalla stessa Corte con sentenza n. 28/2004, secondo cui la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, si applica a tutte le notificazioni, a mezzo posta e non, con la conseguenza che per il richiedente la stessa si perfeziona al momento della consegna all’ufficiale giudiziario, non potendo i tempi non controllabili degli uffici postali incidere negativamente sul richiedente. Tale principio è, poi, applicabile anche al caso di notificazione di atti amministrativi tramite il servizio postale (Cassazione Civile, sez. trib.,29 gennaio 2004, n. 1647).
Il vizio denunciato è, pertanto, insussistente.
Con il secondo motivo di ricorso, si denuncia, in buona sostanza, una violazione dell’art. 57 legge regionale n. 19/2002, in quanto, a detta del ricorrente, la richiesta modifica di destinazione d’uso avverrebbe all’interno dello stesso raggruppamento e sarebbe, pertanto, soggetta unicamente a D.I.A., giusta il disposto di cui al comma 9 del citato art. 57.
La censura non è fondata.
L’art. 57 della legge regionale n. 19/2002 suddivide le destinazioni d’uso in cinque distinti raggruppamenti. Per quello che qui rileva, il comma 9 del citato articolo dispone che costituiscono modificazione della destinazione d’uso il passaggio tra i diversi raggruppamenti, mentre il successivo comma 14 prevede che è soggetto a D.I.A. il diverso uso all’interno dello stesso raggruppamento.
Il raggruppamento sub lettera a) comprende le seguenti destinazioni d’uso: “residenziale, turistico-ricettiva e direzionale, sanitaria”; il raggruppamento sub lettera b) comprende le destinazioni:” produttiva (commerciale, artigianale, industriale nei limiti dimensionali stabiliti dalla normativa vigente in materia di piccole e medie imprese e di trasformazione) “.
Il Comune, con il provvedimento impugnato, ha preso atto che l’attività commerciale, di cui alla originaria destinazione d’uso, rientra in un raggruppamento diverso rispetto a quello cui appartiene la destinazione d’uso “strutture ricettive”, richiesta dal ricorrente. L’appartenenza a due diversi raggruppamenti impedisce, giusta il dettato normativo sopra esposto, di consentire la mutazione di destinazione attraverso D.I.A.
La censura, pertanto, è destituita di fondamento.
Sotto questo profilo, il provvedimento impugnato è esente da vizi.
Quanto invece alla dichiarata scadenza, da parte del Comune,del permesso a realizzare in variante gli studi professionali, occorre rilevare che l’avvenuta scadenza non pare che venga contestata dallo stesso ricorrente, il quale però pretende che la scadenza medesima debba essere preceduta da un atto accertativo.
Acclarato che la scadenza è avvenuta, è irrilevante in sede di esame della censura che rivendica la possibilità di attuare il menzionato cambio di destinazione a vedersi accertata la decadenza (comunque avvenuta) del permesso a costruire mediante un apposito atto dichiarativo.
Con il quarto motivo di ricorso, il Pisciotti denuncia illogicità e contraddittorietà nella condotta del Comune resistente, il quale non si sarebbe uniformato al parere reso dalla Regione Calabria – Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio nell’ambito della conferenza di servizi del 10.10.2008. Il ricorrente sostiene, infatti, che in tale parere la Regione osservava che il Comune avrebbe potuto comunque consentire, ai sensi dell’art. 57 legge regionale n. 19/2002, il mutamento della destinazione d’uso degli immobili in questione.
La censura è priva di fondamento.
La Regione, con il parere del 10.10.2008, con il quale è stato confermato il precedente parere sfavorevole in ordine alla variante al PRG, espresso in occasione della conferenza di servizi del 3.9.2008, rimanda al Comune la valutazione e la decisione, in via autonoma, sull’ammissibilità della diversa utilizzazione dell’immobile, alla luce della disposizione di cui all’art. 57 legge regionale n. 19/2002, riscontrandosi destinazioni d’uso sostanzialmente appartenenti allo stesso raggruppamento.
Il compito di effettuare tale valutazione, come la stessa Regione, del resto, correttamente riconosce, spetta, peraltro, al Comune, il quale ha ritenuto, con una valutazione che si presenta immune da vizi, che la destinazione d’uso originaria e quella richiesta dal ricorrente appartenessero a due distinti raggruppamenti e, conseguentemente, la modifica di destinazione non fosse assentibile con D.I.A.
Tale conclusione non si pone in contraddizione con quanto affermato dal Comune resistente nella nota del 17..9.2008 di riconvocazione della conferenza di servizi, nella quale l’Amministrazione resistente affermava, unicamente, che la proposta variante al PRG si sarebbe concretizzata, anche con riferimento all’art. 57 della legge regionale n. 19/2008, in un cambio di destinazione, senza, peraltro, sostenere che tale cambio di destinazione fosse assentibile tramite D.I.A., né affermare l’appartenenza allo stesso raggruppamento della destinazione originaria e di quella richiesta.
Anche tale censura è, quindi, infondata.
Alla luce di tutto quanto sopra, il ricorso deve essere respinto.
Sussistono giustificati motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, sede di Catanzaro, sezione prima, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 18 giugno 2010 con l'intervento dei Magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Giovanni Iannini, Consigliere
Alessio Falferi, Referendario, Estensore


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