a cura del Dott. Francesco Barchielli



Consiglio di Stato, Sezione II, 28 luglio 2010


L’accertamento della sussistenza o insussistenza di un fatto da parte del giudice penale, con efficacia di giudicato, priva l’amministrazione del potere di valutare autonomamente la ricorrenza del presupposto medesimo

SENTENZA N. 9023

Nell’attuale sistema costituzionale “quando un fatto costituisce presupposto per l’esercizio del potere amministrativo, e segnatamente per l’emanazione di un certo provvedimento, deve ritenersi che l’accertamento della sussistenza o insussistenza di quel fatto da parte del giudice penale, con efficacia di giudicato…privi l’amministrazione del potere di valutare autonomamente la ricorrenza del presupposto medesimo” (Sez. II, 9 luglio 2007, n. 1787; 26 ottobre 2009, n. 1705). Se è vero, infatti, che la legittimità di un provvedimento va valutata con riguardo al momento in cui esso fu emesso, costituirebbe formalismo inutile e lesivo per gli interessi del cittadino che il Giudice, nel corso del giudizio, non tenesse conto di un elemento nuovo e sopravvenuto tale da privare sostanzialmente di motivazione l’originario provvedimento impugnato (in tal senso, T.A.R. Sicilia, Sez. I, 18 gennaio 2005, n. 67; 9 marzo 2006, n. 550). Di conseguenza, poiché nel caso ora in esame, come sopra evidenziato, il procedimento penale si è concluso con ampia formula assolutoria per il ricorrente “perché i fatti non sussistono”, il provvedimento impugnato risulta sostanzialmente privo di motivazione, per cui, assorbito quant’altro, deve essere ritenuto illegittimo e, quindi, va annullato.

FATTO

1.- Con ricorso (n. 2286/1999), ritualmente notificato e depositato, il prof. Werber Giuseppe ha impugnato il silenzio – rigetto formatosi sul ricorso gerarchico proposto all’Assessorato reg.le Territorio e Ambiente avverso i seguenti atti (parimenti impugnati, ove occorra):
1) provvedimento, comunicato a mezzo racc. A.R. il 7 gennaio 1999, con il quale la Capitaneria di Porto di Trapani ha ingiunto la demolizione di opere realizzate sul pubblico demanio marittimo (scalinata in cemento e terminale piattaforma dello stesso materiale);
2) informativa di reato n. 3/97 del 9 ottobre 1997;
3) relazione di servizio datata 12 febbraio 1998.
Il ricorrente ha chiesto l’annullamento degli atti impugnati, con il favore delle spese, deducendo i seguenti motivi:
1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 54, 55 e 1161 del codice della navigazione – Eccesso di potere per travisamento dei fatti e insussistenza dei presupposti – erroneità della motivazione;
2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 7, 8, 9, 10 e 11 della legge n. 241/1990 – Eccesso di potere per genericità, inadeguatezza e insufficienza della motivazione;
3) Violazione e falsa applicazione degli artt. 52 del codice della navigazione e 58 del relativo regolamento – Ulteriore violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 - Eccesso di potere per violazione di circolari, difetto di istruttoria e di motivazione, ingiustizia manifesta e arbitrio.
2.- Essendo intervenuta, nelle more del giudizio, la decisione di rigetto (n. 18202 del 14 ottobre 1999) del predetto ricorso gerarchico, il medesimo ricorrente ha impugnato (ricorso n. 87/1999) tale nuovo provvedimento (nonché gli atti indicati nei suddetti punti 1), 2) e 3), chiedendone l’annullamento, previa sospensiva e col favore delle spese, e deducendo gli stessi motivi di cui al precedente ricorso.
Con ordinanza n. 279 del 2 luglio 2000, è stata accolta la domanda incidentale di sospensiva degli atti impugnati.
3.- In seguito al decesso del ricorrente, si sono costituite nei due giudizi le sig.re Werber Teresa e Werber Vera.
L’Avvocatura dello Stato, costituitasi per l’Amministrazione intimata, con due distinte memorie nei termini, ha contestato la fondatezza dei due ricorsi, chiedendone il rigetto; vinte le spese.
Con due memorie depositate il 10 luglio 2010, il difensore delle ricorrenti ha insistito per l’accoglimento dei ricorsi, facendo anche riferimento alla sentenza n. 537 del 21 settembre 2000, con la quale il Tribunale di Trapani aveva assolto il prof. Werber dai reati ascrittigli.
Alla pubblica udienza del 21 luglio 2010, su conforme richiesta dei difensori delle parti, i due ricorsi sono stati posti in decisione.

DIRITTO

I due ricorsi in esame, per evidenti ragioni di connessione, vanno riuniti e decisi con unica pronuncia.
Il primo ricorso (n. 2286/1999), rivolto avverso il silenzio – rigetto formatosi sul ricorso gerarchico proposto all’Assessorato reg.le Territorio e Ambiente avverso ) provvedimento con il quale la Capitaneria di Porto di Trapani ha ingiunto la demolizione di opere realizzate sul pubblico demanio marittimo (scalinata in cemento e terminale piattaforma dello stesso materiale), va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, stante che, nelle more del giudizio, è intervenuta la decisione di rigetto (n. 18202 del 14 ottobre 1999) del predetto ricorso gerarchico, sulla quale, impugnata con il successivo ricorso (n. 87/2000), si incentra ogni interesse delle ricorrenti, come sopra costituitesi.
Il ricorso merita accoglimento per la fondatezza del primo motivo di gravame (violazione e falsa applicazione degli artt. 54, 55 e 1161 del codice della navigazione – eccesso di potere per travisamento dei fatti e insussistenza dei presupposti – erroneità della motivazione), con il quale si deduce che il ricorrente non ha affatto realizzato le opere in questione, non ha mai occupato il relativo suolo demaniale, non ha mai avuto l’esclusiva ed autonoma disponibilità di tale area né ha mai finalizzato le opere esistenti su tale spazio al miglior godimento dei beni di sua proprietà.
Ed invero, le predette deduzioni trovano positivo riscontro e conferma nella citata sentenza (passata io autorità di cosa giudicata), con la quale il Tribunale penale di Trapani, nell’assolvere il prof. Werber dai reati ascrittigli “perché i fatti non sussitono”, ha osservato che, sulla base delle emergenze processuali, “non è possibile stabilire con certezza che a realizzare l’opera sia stato effettivamente l’imputato”, per cui “affermare la colpevolezza del Werber equivarrebbe ad invocare una sorta di responsabilità oggettiva per il solo fatto che l’opera sfocia nella sua proprietà”, stante che “le testimonianze addotte dalla difesa inducono a ritenere una probabile preesistenza dell’opera”. I testimoni avevano, infatti, dichiarato che “l’opera preesisteva all’acquisto del terreno da parte dell’imputato e che essa veniva utilizzata dai pescatori della zona come punto di approdo”; inoltre, era anche emerso che “la recinzione della proprietà dell’imputato…presentava notevoli punti di accesso” e che non risultava uno “sfruttamento dell’opera che si suppone preesistente da parte del Werber”.
E poiché l’impugnata ingiunzione a demolire si basa esclusivanmente sull’informativa di reato n. 87/07 del 9 ottobre 1997, non par dubbio che, una volta venuto meno il capo di imputazione contestato, l’ingiunzione medesima resta priva di valido presupposto giuridico e, come tale, si appalesa illegittima.
Giova, al riguardo, richiamare l’orientamento costantemente espresso da questo Tribunale in tema di incidenza di sentenza assolutoria dichiarativa dell’insussistenza in punto di fatto dei presupposti dell’incriminazione intervenuta nel corso del giudizio amministrativo:
-l’intervenuta assoluzione “collide obiettivamente con il dato che l’amministrazione resistente ha recepito nel proprio provvedimento, ponendolo a suo fondamento”. Nell’attuale sistema costituzionale, infatti, “quando un fatto costituisce presupposto per l’esercizio del potere amministrativo, e segnatamente per l’emanazione di un certo provvedimento, deve ritenersi che l’accertamento della sussistenza o insussistenza di quel fatto da parte del giudice penale, con efficacia di giudicato…privi l’amministrazione del potere di valutare autonomamente la ricorrenza del presupposto medesimo” (Sez. II, 9 luglio 2007, n. 1787; 26 ottobre 2009, n. 1705).
Se è vero, infatti, che la legittimità di un provvedimento va valutata con riguardo al momento in cui esso fu emesso, costituirebbe formalismo inutile e lesivo per gli interessi del cittadino che il Giudice, nel corso del giudizio, non tenesse conto di un elemento nuovo e sopravvenuto tale da privare sostanzialmente di motivazione l’originario provvedimento impugnato (in tal senso, T.A.R. Sicilia, Sez. I, 18 gennaio 2005, n. 67; 9 marzo 2006, n. 550).
Di conseguenza, poiché nel caso ora in esame, come sopra evidenziato, il procedimento penale si è concluso con ampia formula assolutoria per il ricorrente “perché i fatti non sussistono”, il provvedimento impugnato risulta sostanzialmente privo di motivazione, per cui, assorbito quant’altro, deve essere ritenuto illegittimo e, quindi, va annullato.
Avuto riguardo alla particolare natura della controversia, si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione seconda, riuniti i due ricorsi in epigrafe indicati (nn. 2286/1999 e 87/2000), dichiara improcedibile il primo e accoglie il secondo, annullando, per l’effetto, gli atti con lo stesso impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella Camera di consiglio del 21 giugno 2010, con l'intervento dei Signori Magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente, Estensore
Francesca Aprile, Referendario
Maria Barbara Cavallo, Referendario


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