a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Basilicata, Sezione I, 26 luglio 2010


La concessione di suolo pubblico cimiteriale anche con eventuale clausola di “perpetuità” non può dar luogo ad un atto traslativo della proprietà del bene della Pubblica Amministrazione al soggetto privato

SENTENZA N. 531

Dal combinato disposto degli artt. 822 e 824 C.C. si ricava che i cimiteri appartengono alla categoria dei beni demaniali, sicchè la concessione da parte del Comune di aree o porzioni di edificio non può che configurarsi come concessione amministrativa di beni soggetti al demanio, indipendentemente dall’eventuale irrevocabilità o perpetuità del diritto al sepolcro. Quest’ultimo, invero, pur configurandosi come diritto soggettivo perfetto ( diritto ad essere seppellito o di seppellire altri in un dato sepolcro) nasce, si modifica e si estingue in correlazione ai presupposti provvedimenti di concessione delle aree in uso temporaneo. Ne consegue che una concessione di suolo pubblico anche con eventuale clausola di “perpetuità” non potendo dar luogo ad un atto traslativo della proprietà del bene della Pubblica Amministrazione al soggetto privato, può logicamente essere revocata quando il sopravvenire di ragioni di interesse pubblico prevalenti lo richiedano. In altri termini, l’assoggettamento dei cimiteri comunali al regime delle aree appartenenti al demanio pubblico, determina che la concessione di aree o porzioni di un cimitero pubblico rimane disciplinata da tali regole demaniali, indipendentemente dall’eventuale “ perpetuità) del diritto al sepolcro, il che legittima la revoca dell’atto concessorio rilasciato “sine die”.

FATTO

Con ricorso notificato il 26 giugno 2007 e depositato il 17 luglio successivo il dott. Scioscia Pietro ha impugnato la deliberazione della Giunta Comunale di Pescopagano n. 33 del 18 aprile 2007 avente ad oggetto “ Adozione Piano Regolatore Cimiteriale” in uno alle norme attuative, in particolare dove prevedono che le aiuole nn. 5, 6 e 16 riportate nella pianta stato di fatto, le cui concessioni sono scadute, non è previsto il rinnovo, per consentire un più facile accesso al nuovo cimitero.
L’interessato premette
- che in data 19.07.1907 il notaio Pietro Scioscia rivolgeva istanza al Comune di Pescopagano per ottenere in concessione perpetua l’area segnata al n. 7 a ridosso del muro di cinta del civico cimitero, allegando alla domanda la bolletta di pagamento di lire 60;
- che con provvedimento del 04.08.1907 il sindaco di Pescopagano dichiarava di vendere “ a partite private per lire sessanta, metri tre e centimetri sessanta di lunghezza e tre e quarantacinque di larghezza di suolo nel cimitero per uso di cappella privata al sig. notaio Scioscia Pietro, per il seppellimento di persone della sua famiglia;
- che sempre in data 19.07.1907 il dott. Giovannangelo Scioscia rivolgeva al sindaco di Pescopagano analoga richiesta per ottenere l’area segnata al n. 6 e che con provvedimento sempre in data 04.08.1907 il sindaco dichiarava di vendere con uguale formula il suolo per uso di cappella privata al dott. Giovannangelo Scioscia, pure dante causa del ricorrente;
- che i predetti suoli dovevano intendersi dati in concessione perpetua;
- che il ricorrente è figlio di Scioscia Gaetano, a sua volta figlio di Scioscia Giovannangelo e quindi nipote di Scioscia Pietro, deceduto quest’ultimo senza figli;
- che per dimostrare la titolarità in capo all’odierno ricorrente dei diritti scaturenti dalle concessioni delle aree contrassegnate originariamente ai numeri 6 e 7 e oggi ai numeri 5 e 6 è sufficiente dedurre che il comune di Pescopagano non ha potuto fornire gli originali delle concessioni in quanto non reperibili; che esiste una sola riproduzione a macchina degli atti originali; che, infine, da un elenco ricognitivo fornito dal comune risulta che alla data 15.06.1977, il sig. Scioscia Gaetano, padre del ricorrente, era possessore nel cimitero di Pescopagano delle aree 5 e 6, già 6 e 7, concesse in data 04.08.1907 a Scioscia Giovannangelo e Scioscia Pietro;
- che in data 20.10.1999 il comune di Pescopagano comunicava all’odierno ricorrente il diniego della concessione per l’esecuzione di lavori relativi alla costruzione di una cappella funebre sul lotto intestato al sig. Scioscia Giovannangelo, in quanto il comune non disponeva ancora di un piano generale edificatorio del cimitero comunale.
Ciò premesso l’interessato ha impugnato i provvedimenti in epigrafe indicati con ricorso affidato ad un unico motivo di incompetenza, violazione di legge, eccesso di potere per difetto di motivazione.
Si è costituito in giudizio il comune intimato che con memoria ha contrastato il ricorso chiedendone il rigetto.
Con memorie successivamente depositate le parti hanno ulteriormente sviluppato le rispettive tesi difensive.
Con ordinanza n. 193 del 25 luglio 2007 è stata respinta la domanda cautelare di sospensiva.
Alla pubblica udienza del 27 maggio 2010 la causa è stata trattenuta per essere decisa.

DIRITTO

L’eccezione di irricevibilità del ricorso sollevata dalla difesa del comune di Pescopagano nella memoria di costituzione è priva di fondamento e non può essere pertanto condivisa.
Dalla documentazione versata in atti emerge infatti che la delibera impugnata n. 33 del 18 aprile 2007 è stata affissa all’albo pretorio del comune, come prescritto dall’art. 124, comma 1, del T.U. n. 267/2000, per quindici giorni consecutivi dal 20 aprile 2007 al 05 maggio 2007.
Orbene l’art. 21 del DPR n. 1034 /1971 dispone che per gli atti di cui non sia richiesta la notifica individuale il ricorso va presentato entro il termine di sessanta giorni da quello in cui sia scaduto il termine della pubblicazione, se questa è prevista da disposizione di legge o di regolamento.
Ne consegue che il termine suddetto cominciava a decorrere dalla data del 05 maggio 2007, per scadere alla data del 04 luglio 2007. sicchè, atteso che il ricorso è stato consegnato all’Ufficiale Giudiziario di Potenza in data 26 giugno 2007 e notificato al Comune di Pescopagano il giorno 27 giugno 2007, lo stesso deve ritenersi tempestivamente proposto.
Nel merito il ricorso è infondato e deve essere pertanto respinto per le ragioni che di seguito si espongono.
Priva di fondamento è preliminarmente la censura di incompetenza della Giunta Comunale dedotta con il primo profilo di ricorso.
In proposito è sufficiente osservare che la norma invocata ( art. 55 del regolamento di polizia mortuaria, approvato con DPR n. 285/!990) si riferisce alla ipotesi dell’ampliamento di cimiteri esistenti e di costruzione di nuovi cimiteri e non riguarda, affatto, la diversa ipotesi dell’adozione di un piano regolatore cimiteriale.
Del resto la deliberazione impugnata muove dalla premessa che nel piano regolatore approvato con DPGR n. 350 del 04.03.1989 gli interventi edilizi nel cimitero comunale non sono contemplati e che l’impianto cimiteriale è sottoposto al solo Regolamento Comunale di polizia mortuaria e che, infine, l’art. 3 delle norme transitorie e finali del predetto regolamento prevedono l’approvazione di un piano regolatore cimiteriale ai sensi del DPR 285/90.
Va poi soggiunto che, in pedissequa osservanza delle disposizioni vigenti, trattandosi di un piano attuativo, è stata applicata per la adozione e pubblicazione dello stesso la normativa di cui alla legge regionale n. 23/79 e n. 37/96 e che con successiva delibera n. 19 del 27.06.2007, non oggetto di impugnativa, il Consiglio Comunale ha approvato il Piano Regolatore Cimiteriale, richiamata la delibera di Giunta Comunale n. 33 del 18.04.2007.
Quanto al merito dei rilievi contenuti nella censura di violazione di legge e di eccesso di potere per difetto di motivazione, devesi osservare che dal combinato disposto degli artt. 822 e 824 C.C. si ricava che i cimiteri appartengono alla categoria dei beni demaniali, sicchè la concessione da parte del Comune di aree o porzioni di edificio non può che configurarsi come concessione amministrativa di beni soggetti al demanio, indipendentemente dall’eventuale irrevocabilità o perpetuità del diritto al sepolcro. Quest’ultimo, invero, pur configurandosi come diritto soggettivo perfetto ( diritto ad essere seppellito o di seppellire altri in un dato sepolcro) nasce, si modifica e si estingue in correlazione ai presupposti provvedimenti di concessione delle aree in uso temporaneo.
Ne consegue che una concessione di suolo pubblico anche con eventuale clausola di “ perpetuità” non potendo dar luogo ad un atto traslativo della proprietà del bene della Pubblica Amministrazione al soggetto privato, può logicamente essere revocata quando il sopravvenire di ragioni di interesse pubblico prevalenti lo richiedano.
In altri termini, l’assoggettamento dei cimiteri comunali al regime delle aree appartenenti al demanio pubblico, determina che la concessione di aree o porzioni di un cimitero pubblico rimane disciplinata da tali regole demaniali, indipendentemente dall’eventuale “ perpetuità) del diritto al sepolcro, il che legittima la revoca dell’atto concessorio rilasciato “ sine die”.
A parte la circostanza che quanto sopra riferito rende superflua l’indagine sulla affermata “ perpetuità” delle concessioni a suo tempo rilasciate dal Comune di Pescopagano devesi poi convenire che la documentazione offerta dal ricorrente non è idonea a costituire valido elemento di prova trattandosi o di copie prodotte in forma non autenticata e destinate solo “ all’uso familiare “ o di documenti che si riferiscono a situazioni e persone estranee al presente giudizio e che comunque non offrono sicuri elementi a comprova del carattere di “ perpetuità” delle concessioni.
Quanto, infine, al denunciato difetto di motivazione il Collegio è dell’avviso che il rilievo è privo di pregio atteso che, anche se in modo sintetico, il provvedimento impugnato contiene la motivazione e cioè che dovendosi ritenere scadute le concessioni a suo tempo rilasciate, il Comune, nel predisporre un nuovo piano regolatore cimiteriale, ha ritenuto di non doverle più rinnovare “ per consentire un più facile accesso al nuovo cimitero”.
Il che deve ritenersi assolutamente sufficiente a sorreggere l’atto impugnato nella parte che il ricorrente assume lesiva ed avverso la quale non vengono peraltro formulate censure in ordine alla scelta compiuta dall’Amministrazione.
In conclusione, quindi, per tutte le ragioni innanzi esposte il ricorso risulta infondato e deve essere pertanto respinto, mentre sussistono giusti motivi, attesa la natura della controversia, per disporre la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Basilicata, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Potenza nella camera di consiglio del giorno 27 maggio 2010 con l'intervento dei Magistrati:
Antonio Camozzi, Presidente
Antonio Ferone, Consigliere, Estensore
Pasquale Mastrantuono, Consigliere


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