a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VII, 7 settembre 2010


Sull’installazione di un mero pannello in plastica rigida, infisso al muro e volto ad attenuare il rumore proveniente dalla sottostante e preesistente “pompa di calore”

SENTENZA N. 17336

Costituisce manutenzione straordinaria l’installazione di un mero pannello in plastica rigida, infisso al muro e volto ad attenuare (peraltro secondo quanto richiesto dalla stessa Autorità amministrativa e, comunque senza determinare alcun nuovo volume o superficie utile) il rumore proveniente dalla sottostante e preesistente “pompa di calore”, e così a costituire integrazione di un servizio tecnologico dell’edificio pure preesistente.

FATTO

Con il presente ricorso, notificato a mezzo posta in data 24/28 dicembre 2009 e depositato il 5 gennaio 2010, Salvi Giuliana ha esposto
che era legale rappresentante della “A 4 sas di Salvi Giuliana” e gestiva l’attività turistico-ricettiva svolta nell’edificio sito in Sorrento, alla via S. Maria delle Grazie nn. 14/16;
che, a causa dell’obsolescenza di detto edificio, alcuni anni addietro aveva avviato lavori finalizzati al suo recupero e ammodernamento, assentiti col permesso di costruire n. 70 del 24.9.2004;
che, nel corso del 2005, erano state contestate difformità consistenti essenzialmente nella installazione di una pompa di calore sul terrazzo di copertura, nel modesto innalzamento del torrino di copertura del vano ascensore, in modeste modifiche di alcune aperture;
che successivamente a tali accertamenti aveva eliminato l’innalzamento del torrino, come accertato dall’UTC in data 4.10.05, ed aveva poi presentato istanza di sanatoria in data 13.10.05 per le altre opere eseguite in difformità;
in data 20.10.05 la Commissione Edilizia integrata per i Beni Ambientali aveva espresso parere favorevole in proposito, disponendo altresì l’applicazione della sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 167 Decr. Leg.vo 42/2004, anche per quanto concerneva la pompa di calore;
che, pagata la sanzione pecuniaria, in data 1.02.06 era stata revocata l’ordinanza di sospensione dei lavori emessa in data 12.01.06;
che, tuttavia, con provvedimento n. 242/109-05 prot. 32665 del 13.09.07, emesso dal Funzionario Direttivo e dal Dirigente del V Dipartimento del Comune di Sorrento, era stata ingiunta la demolizione della sola pompa di calore, ritenuta opera abusiva;
che tale provvedimento demolitorio era stato impugnato innanzi al T.A.R. Campania-Napoli, il quale, con sentenza n. 656/2009, aveva accolto il ricorso e annullato il gravato provvedimento, con la precisazione che la pompa di calore andava “considerata un impianto tecnologico, che può essere realizzato con la semplice d.i.a. e che non necessita del permesso di costruire”, per cui “non poteva neanche esserne ordinata la demolizione”;
che, sempre nella medesima sentenza era stato anche affermato che “nel provvedimento impugnato non si contesta una modifica della sagoma dell’edificio; sicché non appare possibile invocare l’applicazione dell’art. 167 d.lgs. 42/2004”, nonché che “in data 20.10.05 la Commissione Edilizia integrata per i Beni Ambientali ha espresso parere favorevole, disponendo altresì l’applicazione della sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 167 D.Lgs. n. 42/04, anche per quanto concerneva la pompa di calore: resta pertanto da spiegare come mai successivamente la pompa di calore sia stata ritenuta da demolire”;
che, con successivo provvedimento notificato in data 2.3.2009, era stato ordinato ad essa ricorrente di disattivare ad horas l’impianto di climatizzazione asservito all’Hotel Rivoli, il quale avrebbe potuto essere riattivato previa realizzazione dei necessari interventi di insonorizzazione e di successiva acquisizione di tutte le autorizzazione tecnico amministrative di legge;
che anche questo provvedimento inibitorio era stato oggetto di impugnazione innanzi al T.A.R., che lo aveva sospeso nell’efficacia;
che era seguita l’ordinanza sindacale n. 196 del 9.4.2009, di contenuto analogo a quella notificata il 2.3.2009, anch’essa gravata in sede di giurisdizione amministrativa e sospesa nell’efficacia con decreto cautelare;
che, comunque, essa ricorrente aveva ritenuto opportuno procedere alla insonorizzazione dell’impianto in questione, individuando le relative modalità (sulla base di una relazione di un tecnico specializzato) nell’installazione di una intelaiatura in ferro con pannellatura in plastica rigida trasparente, fissata al muro a mezzo di bulloni, di forma ad arco sulla pompa di calore preesistente;
che, a seguito degli svolti adempimenti, con provvedimento prot. n. 33719 del 22.9.2009, il Sindaco di Sorrento aveva revocato la propria precedente ordinanza n. 196 – prot. n. 13253 del 9.4.2009;
che, tuttavia, la Polizia Municipale, accertata l’installazione della struttura di insonorizzazione, aveva proceduto al suo sequestro, ritenendola abusivamente realizzata;
che il G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, con provvedimento del 12/13 maggio 2009 non aveva convalidato l’operato sequestro, opinando che “il godimento e l’attuale disponibilità del manufatto abusivamente realizzato rappresenti un elemento neutro sul piano dell’offensività, non determinando lo stesso, per la sua natura, entità e destinazione (struttura leggera per l’insonorizzazione) alcun aggravamento del carico urbanistico, inteso come ulteriore domanda di strutture ed opere collettive in dipendenza delle persone insediate su un determinato territorio”;
che però, dopo l’attivazione del relativo procedimento (nel cui ambito erano state anche presentate memorie di parte), il Comune di Sorrento, con provvedimento n. 490-prot. n. 35937 a firma del Dirigente del V Dipartimento, aveva ingiunto la demolizione della struttura di insonorizzazione e il ripristino dello stato dei luoghi, in applicazione dell’art. 31 D.P.R. 380/2001.
Tanto esposto, la ricorrente ha impugnato gli atti indicati in epigrafe, e, segnatamente, il provvedimento demolitorio da ultimo intervenuto, chiedendone l’annullamento per i seguenti motivi:
omissione di atti d’ufficio; violazione di legge; eccesso di potere e travisamento dei fatti: l’intervento sanzionato, per natura, entità e destinazione non avrebbe (come del resto riconosciuto dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata) determinato alcun aggravamento del carico urbanistico e dell’assetto del territorio, posto che la struttura di insonorizzazione costituirebbe un quid complementare all’impianto della pompa di calore, poiché destinata esclusivamente ad essere pertinenza di questo; l’esecuzione dell’insonorizzazione, poiché finalizzata solo ad attutire le emissioni acustiche della pompa di calore, non necessitava di alcun titolo autorizzativo ulteriore ed autonomo rispetto a quello richiesto per il bene principale, la cui legittimità è stata affermata dal T.A.R. Campania-Napoli con la sentenza n. 656/2009; l’opera in questione non avrebbe neppure comportato un impatto ambientale negativo o trasformazione del territorio; del resto, l’esecuzione dell’insonorizzazione sarebbe stata realizzata, in esecuzione delle prescrizioni dell’A.S.L. Na/5, per attenuare le emissioni acustiche della pompa di calore;
omissione di atti d’ufficio; carenza di istruttoria; contraddittorietà di comportamento e di argomentazioni; insufficienza e carenza di motivazione in relazione agli atti pregressi; non pertinenza di argomentazioni; travisamento dei fatti; violazione di legge: sarebbe stata omessa la valutazione di una serie di elementi rilevanti ai fini dell’individuazione della portata dell’opera, atteso che, nella sentenza n. 656/2009 del T.A.R. Campania-Napoli, la pompa di calore è stata definita come “impianto tecnologico, che può essere realizzato con la semplice d.i.a. e che non necessita di permesso di costruire”; nel provvedimento impugnato non è stata contestata alcuna modifica della sagoma dell’edificio, la qual cosa avrebbe reso non possibile l’applicazione dell’art. 167 Decr. Leg.vo 42/2004; la installazione della struttura di insonorizzazione era stata imposta dalla stessa P.A., la quale non avrebbe poi potuto sanzionarne la realizzazione; come stabilito dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, la struttura in questione, “per sua natura, entità e destinazione”, non comporterebbe alcun aggravamento del carico urbanistico; essendosi trattato di un intervento strettamente connesso alla realizzazione della pompa di calore (rispetto alla quale non avrebbe alcuna funzione autonoma e separata) non avrebbe richiesto alcun titolo abilitativo ulteriore ed autonomo rispetto a quello necessario per il bene principale;
eccesso di potere per travisamento dei fatti; violazione di legge: il caso di specie non sarebbe riconducibile all’ipotesi sanzionatoria prevista dall’art. 31 D.P.R. 380/2001, relativa ad opere edilizie abusive aventi specifica rilevanza ed autonoma utilizzabilità, come invece ritenuto dall’Amministrazione di Sorrento; l’opera in discussione, costituita da una intelaiatura in ferro con pannellatura in plastica rigida, costituirebbe un’attrezzatura tecnologica pertinenziale indispensabile per l’edificio, per cui non sarebbe soggetta all’obbligo di permesso di costruire.
In data 27 gennaio 2010 si è costituito in giudizio il Comune di Sorrento, contestando la fondatezza delle avverse argomentazioni, e concludendo per la reiezione del proposto ricorso.
Con ordinanza n° 285/2010 del 28 gennaio 2010, questo Tribunale ha accolto l’istanza cautelare avanzata dalla ricorrente, sospendendo l’efficacia dell’impugnato provvedimento demolitorio.
Sia la parte ricorrente che quella resistente hanno depositato successivamente memorie illustrative, rispettivamente il 18 e il 19 maggio 2010.
Alla pubblica udienza del 10 giugno 2010 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Oggetto del presente giudizio è l’ordinanza n° 490 – n° 59/09 fasc. (prot. n° 35937) dell’8.10.2009, con cui il Dirigente del V Dipartimento del Comune di Sorrento, sul presupposto di quanto accertato dalla Polizia Municipale unitamente a personale dell’U.T.C. in data 6.5.2009 (rapporto prot. n° 18624 del 20.5.2009), ha ingiunto a Salvi Giuliana, in qualità di proprietaria e committente, di demolire, nel termine di gg. 90 dalla notifica dell’atto, un’opera posta in essere in via S. Maria delle Grazie n° 16 di quel Comune (su un immobile catastalmente individuato con le p.lle nn. 201 e 203 del foglio 11), qualificata come abusiva poiché eseguita “in assenza di titoli abilitanti”, e così descritta: “una insonorizzazione costituita da intelaiatura in ferro con pannellatura in plastica rigida, dimensioni mt. 4,50 x H 2,20. La struttura è fissata al muro a mezzo di bulloni”.
Va precisato che con detta ordinanza è stata ingiunta la demolizione della descritta opera (realizzata per insonorizzare una preesistente apparecchiatura, ovvero una “pompa di calore”, oggetto anch’essa precedentemente di provvedimento demolitorio, però annullato con la sentenza n° 656/2009 di questo T.A.R.), sia per sanzionare l’avvenuta violazione delle norme di tutela paesistico ambientale di cui al Decr. Leg.vo 42/2004 (e segnatamente dell’art. 167, assumendosi la “assenza della rimozione del vincolo paesistico-ambientale”), sia per sanzionare (ai sensi dell’art. 31 co. 2 D.P.R. 380/2001) la contestuale violazione della normativa urbanistica, essendo l’intervento avvenuto senza previo rilascio di alcun titolo urbanistico.
Avverso il citato provvedimento la ricorrente propone tre motivi di ricorso, dei quali va rilevata la connessione (per cui possono essere esaminati congiuntamente), essendo in sostanza tutti incentrati sul preteso carattere pertinenziale dell’opera (in riferimento ad una preesistente pompa di calore, rispetto alla quale svolge la funzione di struttura insonorizzante, peraltro imposta dalla stessa P.A.), nonché sul suo non presentare rilevanza alcuna, né sul piano urbanistico né su quello paesistico.
Resiste, per converso, il Comune di Sorrento.
Ciò posto, va poi evidenziato che, con l’ordinanza cautelare n° 285/2010, questo Tribunale ha affermato che “l’opera in contestazione presenta indiscutibile carattere pertinenziale e la sua realizzazione è inquadrabile nell’ambito della manutenzione straordinaria (essendo volta ad integrare il servizio tecnologico costituito dalla pompa di calore, senza alterazione di superfici e volumi preesistenti), per cui non avrebbe potuto essere oggetto di sanzione ai sensi dell’art. 31 D.P.R. 380/2001”; ed ancora che “non risulta che vi sia stata una effettiva modifica dell’aspetto esteriore dell’edificio (anche rispetto alla sottostante apparecchiatura, in questa sede non in contestazione), così da rendersi necessario il previo rilascio di un’autorizzazione paesaggistica”: e tali articolate statuizioni vanno ribadite anche nella presente sede, di definizione del merito del giudizio.
Invero, alla stregua del disposto di cui all’art. 3 co. 1 lett. b) del D.P.R. 380/2001 costituiscono interventi di manutenzione straordinaria “le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso”; e appunto a questa categoria di interventi è riconducibile quello qui in discussione, atteso che trattasi della installazione di un mero pannello in plastica rigida, infisso al muro e volto ad attenuare (peraltro secondo quanto richiesto dalla stessa Autorità amministrativa e, comunque senza determinare alcun nuovo volume o superficie utile) il rumore proveniente dalla sottostante e preesistente “pompa di calore”, e così a costituire integrazione di un servizio tecnologico dell’edificio pure preesistente. Dall’indicata qualificazione dell’intervento deriva, allora, sulla scorta della normativa di cui ai successivi artt. 6, 10 e 22 del D.P.R. 380/2001 (nel testo vigente all’epoca dei fatti, prima delle modifiche introdotte dal D.L. 40/2010, convertito con modificazioni dalla L. 73/2010), che lo stesso avrebbe richiesto – per essere conforme alle disposizioni urbanistiche – soltanto una previa denuncia di inizio attività; e con l’ulteriore conseguenza che in mancanza di questa non sarebbe stato consentito adottare la misura sanzionatoria demolitoria di cui all’art. 31 D.P.R. 380/2001 (poiché prevista per le sole ipotesi di assenza di permesso di costruire o di opere in totale difformità dal permesso), come invece fatto dal Comune di Sorrento.
Per altro verso, sempre dalla citata qualificazione dell’intervento come di manutenzione straordinaria, unita alla mancanza di elementi atti a dimostrare che lo stesso abbia determinato una effettiva e sostanziale alterazione dell’aspetto esteriore dell’edificio ove è avvenuta l’installazione (e, anzi, dovendosi presumere il contrario dalla circostanza che la realizzata “copertura” della preesistente “pompa di calore” segue la sagoma di questa, come anche desumibile dalle fotografie allegate agli atti), deriva che neppure vi è stata una qualche violazione della disciplina paesistica. Infatti, alla stregua del disposto di cui all’art. 149 Decr. Leg.vo 42/2004 non era necessario il previo rilascio di alcuna autorizzazione paesaggistica per l’attività in commento, per cui anche sotto questo profilo viene ad essere non giustificato l’emesso ordine demolitorio.
Pertanto, il ricorso va, in definitiva, accolto, con annullamento dell’impugnata ordinanza di demolizione.
Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – sede di Napoli, sez. VII, definitivamente pronunziando sul ricorso di cui all’epigrafe, proposto da Salvi Giuliana, lo accoglie, e, per l’effetto, annulla l’ordinanza di demolizione n° 490 – n° 59/09 fasc. (prot. n° 35937) dell’8.10.2009 a firma del Responsabile del V Dipartimento del Comune di Sorrento.
Condanna il Comune di Sorrento alla rifusione in favore della ricorrente delle spese di giudizio, che liquida in complessivi euro 2.000,00 (di cui euro 500,00 per esborsi documentabili; euro 500,00 per diritti; ed euro 1.000,00 per onorario), oltre i.v.a. e c.p.a. come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2010 con l'intervento dei Magistrati:
Salvatore Veneziano, Presidente
Michelangelo Maria Liguori, Consigliere, Estensore
Carlo Polidori, Primo Referendario


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