a cura del Dott. Francesco Barchielli



ANCE Toscana. Violazioni paesaggistiche. Il parere del Ministero


Violazioni paesaggistiche, il Ministero risponde al quesito ANCI. Gli interrogativi dei Comuni relativi all''art. 167 dal Codice

E'' arrivata la risposta del Ministero per i Beni e le attività culturali al quesito posto tramite ANCI nazionale nel dicembre 2009 su alcune questioni relative al procedimento per l''accertamento della compatibilità paesaggistica. Un parere, quello ministeriale, che risulta di indubbio interesse per le amministrazioni comunali e per i professionisti che curano istanze di sanatoria edilizia e paesaggistica.

Il quesito posto era relativo all''interpretazione dell''art. 167, comma 4, lett a) del Codice dei beni culturali e del paesaggio che, in tema di autorizzazione paesaggistica in sanatoria, prevede che "l''autorità amministrativa competente accerta la compatibilità (...) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall''autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati".

Si chiedeva, in particolare, l''esatto significato delle espressioni "superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati", ipotizzando una soluzione che collegasse l''accertamento della compatibilità paesaggistica a criteri estetici e visivi (propri della normativa di tutela del paesaggio), piuttosto che a parametri quali quelli dell''art. 167 comma 4, che potrebbero indurre a effettuare verifiche di tipo urbanistico anzichè valutazioni rigorosamente paesaggistiche.

Una indicazione, quella fornita dall''Associazione dei comuni, che "appare nella sostanza condivisibile" a parere del Ministero, secondo cui occorre privilegiare un''intepretazione "coerente - si legge nel parere - con le sempre più avvertite e pressanti esigenze di semplificazione e di attenta proporzionalità nel commisurare la risposta sanzionatoria dell''ordinamento all''effettiva portata lesiva del bene protetto propria dell''abuso commesso".

Entrando maggiormente nello specifico del comma 4, la disposizione subordina la sanabilità dell''intervento al presupposto negativo che questo non abbia determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero l''aumento di quelli legittimamente realizzati, ma secondo la risposta del Ministero, l''Ufficio procedente prima ancora di verificare la sussistenza di questo presupposto deve chiedersi se il fatto portato alla sua attenzione presenti o meno rilevanza paesaggistica, sotto il profilo della percepibilità della modificazione apportata. "Ove addirittura l''incremento di volume o di superficie (che dovrà per forza di cose essere di lieve entità) non risulti neppure visibile - si legge nella risposta - allora dovrà evidentemente ritenersi insussistente in radice l''illecito e la domanda di sanatoria dovrà, dunque, essere dichiarata inammissibile (...) per non essere dovuta ''a monte'' la stessa autorizzazione paesaggistica, in presenza di un intervento obiettivamente incapace di introdurre "modificazioni che rechino pergiudizio ai valori paesaggistici poggetto di protezione", in quanto oggettivamente non percepibile".

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