a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione III, 15 ottobre 2010


Sulla differenza tra il provvedimento di conferma e l''atto meramente confermativo

SENTENZA N. 2086

Si ha un atto meramente confermativo (la c.d. conferma impropria) quando l'Amministrazione, di fronte ad un'istanza di riesame, si limiti a dichiarare l'esistenza di un suo precedente provvedimento, senza compiere alcuna nuova istruttoria e senza una nuova motivazione. Per queste sue caratteristiche, l'atto meramente confermativo non riapre i termini per impugnare. Esso non rappresenta, infatti, un'autonoma determinazione dell'Amministrazione, sia pure identica nel contenuto alla precedente, ma solo la manifestazione della decisione dell'Amministrazione di non ritornare sulle scelte già effettuate. Si ha, al contrario, conferma in senso proprio, quando la p.a. entra nel merito della nuova istanza e, dopo aver riconsiderato i fatti e i motivi prospettati dal richiedente, si esprima in senso negativo (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 01 aprile 2010, n. 396; T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 11 maggio 2010, n. 1453). Pertanto, il provvedimento di conferma si differenzia dall'atto meramente confermativo per due caratteristiche: perché viene disposta una nuova istruttoria e perché, in seguito ad essa, viene adottato un provvedimento di conferma, che assorbe e sostituisce quello confermato (T.A.R. Liguria Genova, sez. II, 12 luglio 2010, n. 5673).

FATTO

La ricorrente, con concessione edilizia n. 17/2001, fu autorizzata a ricostruire le volte e a modificare il prospetto del locale deposito di sua proprietà, sito nel Comune di Fragagnano ed identificato in Catasto al fg. 12, p.lla 62 sub 5. Il locale era crollato e si rendeva necessaria la sua ricostruzione. I lavori furono realizzati in difformità del titolo abilitativo in quanto fu ricostruita anche la volta di un locale adiacente di cui è controversa la proprietà (sub. 4) mentre il locale della ricorrente fu ricostruito con una superficie ed un volume più ampi di quelli autorizzati (mq. 2,46 e mc. 7,01). La ricorrente chiese il rilascio del permesso di costruire in sanatoria relativamente alla sola parte di proprietà controversa. La domanda fu rigettata con atto prot. n. 5060 del 25.07.2005, ritenendo, “Gli atti prodotti insufficienti ad illustrare la realtà dei luoghi e soprattutto il reale regime proprietario in quanto carenti di titolo di proprietà chiaro e inequivocabile, visura e planimetria catastale, riferimenti legislativi chiari in base ai quali si richiede la sanatoria, documentazione fotografica. “ Successivamente, visto l’esito, la medesima propose istanza per un nuovo permesso di costruire in sanatoria, in data 15.12.2005, includendo entrambi gli abusi edilizi. Con atto prot. n. 7984 del 4.01.2006, avente ad oggetto “Domanda di Permesso di costruire in sanatoria ai sensi dell’art. 36 D.P.R. 380/01. Parere istruttoria”, il dirigente del IV Settore Urbanistica e Territorio ha comunicato quanto segue. “Considerato - Che la domanda di permesso di costruire in sanatoria prot. n. 7984 del 15.12.2005, presentata dalla sig.ra Lanzo Anna in riferimento alla part.lla 62 sub 4 del Foglio 12 non presenta alcuna novità rispetto alla precedente richiesta n. 386 del 18.01.2005, per la quale questo ufficio ha già espresso parere negativo con nota prot. 5060 del 25.07.2005; … - Che gli elaborati grafici allegati all’ultima domanda di Permesso di costruire in Sanatoria evidenziano l’esistenza di un abuso anche sulla particella 12(62), sub 5, in difformità della concessione edilizia n. 17/2001, non riportate sulla 1^istanza …Ritenuto… - Dovere considerare carente della seguente documentazione la richiesta di Permesso di costruire in Sanatoria per la parte abusiva in difformità della C.E. n. 17/2001: … Comunica di riconfermare il parere negativo già espresso con nota n. 5060 del 25.07.2005, inerente l’abuso riguardante la particella 62 sub 4, con le stesse motivazioni; Chiede - l’integrazione dei documenti ed i chiarimenti elencati in precedenza”.
Ritenendo il provvedimento da ultimo richiamato illegittimo e immediatamente lesivo dei propri interessi, la ricorrente lo ha impugnato, chiedendone l’annullamento.
Si è costituita l’Amministrazione intimata, eccependo l’inammissibilità, l’improponibilità e l’improcedibilità e, in subordine, concludendo per il rigetto del ricorso.
All’udienza del 17.06.2010 la causa è stata chiamata e trattenuta in decisione.

DIRITTO

Con i motivi di ricorso la parte lamenta la violazione degli artt. 3 e 10 bis della legge n. 241/’90 e dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, l’eccesso di potere per perplessità, carenza di motivazione, falsi ed erronei presupposti di fatto e di diritto, carenza di istruttoria.
Il ricorso, in accoglimento dell’eccezione sollevata dall’Amministrazione intimata, deve essere, tuttavia, dichiarato inammissibile.
Contrariamente all’assunto della difesa della parte ricorrente, l’atto impugnato deve qualificarsi, in parte, confermativo del precedente parere negativo (prot. n. 5060 del 25.07.2005), non gravato nei termini ed espresso in riferimento all’abuso compiuto sull’immobile identificato alla part.lla 62 sub 4 del Foglio 12, sottostante al suo alloggio e di proprietà controversa, ed, in parte, meramente interlocutorio, quanto all’abuso relativo alle difformità realizzate (mq. 2,46) rispetto alla concessione edilizia n. 17/2001 sull’immobile identificato al fg. 12, p.lla 62, sub. 5, per le quali, nello specifico, l’ufficio tecnico comunale richiede solo una integrazione documentale, senza pronunciarsi in merito.
Ne consegue che, quanto al contenuto meramente confermativo e ricognitivo di un precedente parere del 2005, la parte non vanta alcun interesse attuale, essendosi il primo provvedimento (richiamato anche nell’ordinanza di demolizione n. 7182 del 9.11.2005 e conosciuto quantomeno alla data della presentazione della nuova istanza di permesso in sanatoria del 15.12.2005) consolidatosi per difetto di impugnativa entro i termini di decadenza; per quanto concerne, invece, la richiesta di integrazione documentale espressa con riferimento alle opere eseguite in difformità della concessione edilizia rilasciata, la medesima, in quanto priva di qualsiasi contenuto decisorio di carattere definitivo e, dunque, di carattere provvedimentale è priva del requisito di lesività per la situazione giuridica della parte interessata che non ne è incisa, sicché non è impugnabile.
Nello specifico, con riferimento al primo atto, contenuto nel medesimo provvedimento, il Collegio ritiene opportuno specificare che si ha un atto meramente confermativo (la c.d. conferma impropria), come nel caso di specie, quando l'Amministrazione, di fronte ad un'istanza di riesame, si limiti a dichiarare l'esistenza di un suo precedente provvedimento, senza compiere alcuna nuova istruttoria e senza una nuova motivazione. Per queste sue caratteristiche, l'atto meramente confermativo non riapre i termini per impugnare. Esso non rappresenta, infatti, un'autonoma determinazione dell'Amministrazione, sia pure identica nel contenuto alla precedente, ma solo la manifestazione della decisione dell'Amministrazione di non ritornare sulle scelte già effettuate. Si ha, al contrario, conferma in senso proprio, quando la p.a. entra nel merito della nuova istanza e, dopo aver riconsiderato i fatti e i motivi prospettati dal richiedente, si esprima in senso negativo (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 01 aprile 2010, n. 396; T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 11 maggio 2010, n. 1453). Pertanto, il provvedimento di conferma si differenzia dall'atto meramente confermativo per due caratteristiche: perché viene disposta una nuova istruttoria e perché, in seguito ad essa, viene adottato un provvedimento di conferma, che assorbe e sostituisce quello confermato (T.A.R. Liguria Genova, sez. II, 12 luglio 2010, n. 5673).
Ora, in assenza di un interesse a ricorrere attuale e concreto il ricorso è inammissibile.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia -Lecce- sezione terza dichiara inammissibile il ricorso indicato in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 17/06/2010 con l'intervento dei Magistrati:
Antonio Cavallari, Presidente
Ettore Manca, Primo Referendario
Gabriella Caprini, Referendario, Estensore


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