a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 17 novembre 2010


Le autorimesse edificate fuori terra non rientrano nell''ambito di operatività dell''art. 9 l. 24 marzo 1989 n. 122

SENTENZA N. 2718

La giurisprudenza amministrativa ha rilevato che le autorimesse edificate fuori terra non rientrano nell'ambito di operatività dell'art. 9 l. 24 marzo 1989 n. 122, sicché sono soggette alla disciplina urbanistica come ordinarie nuove costruzioni. (Cons. di Stato, sez. IV 11 ottobre 2006, n. 6065; id sez. V, 29 marzo 2004, n. 1662).Come detto, l'esame delle risultanze progettuali e fotografiche induce il Collegio ad escludere che il locale in questione - sostanzialmente scoperto per due lati - possa qualificarsi come interrato.

FATTO E DIRITTO

Reda Antonio espone di aver presentato al Comune di Spezzano Piccolo in data 8.1.2009 la DIA avente ad oggetto “Realizzazione di un box interrato ai sensi della legge n. 122/89 (Legge Toniolli)” , da adibire a parcheggi di pertinenza esclusiva dell’edificio adiacente.
Precisa il ricorrente che il detto progetto prevedeva la realizzazione di una struttura in cemento armato da realizzare in aderenza al preesistente fabbricato, la cui copertura è costituita da un solaio in laterocemento, ancorato ad un muro di sostegno già presente sul lato est e, sul ovest, da una struttura in c.a. costituita da travi e pilastri da realizzarsi in aderenza con il sopra citato edificio.
Ottenuto il titolo abilitativo per decorso del termine, il ricorrente realizzava il manufatto, senza provvedere al previo deposito del progetto e dei relativi calcoli presso il competente Genio Civile di Cosenza e, inoltre, in fase di esecuzione, il muro preesistente veniva sopraelevato di circa 75 cm. rispetto al progetto assentito, con conseguente sopraelevazione del solaio della copertura del box.
Il Reda, pertanto, presentava al Comune domanda di sanatoria, con relativi allegati, provvedendo al deposito del progetto al Genio Civile.
Dalla data di presentazione della DIA in sanatoria decorrevano 60 giorni senza che il Comune si pronunciasse, con conseguente formazione del silenzio-rigetto.
Il ricorrente agisce, pertanto, in questa sede denunciando “1)violazione e falsa applicazione dell’art. 9 della legge n. 122/98; 2) violazione art. 22 DPR n. 380/2001” e chiede che, accertata l’illegittimità del silenzio, sia ordinato al Comune intimato di pronunciarsi sulla domanda di DIA in sanatoria, ovvero, ritenuta la sussistenza dei presupposti, di rilasciare al ricorrente la medesima.
Il Comune di Spezzano Piccolo non si è costituito in giudizio.
E’ intervenuta ad opponendum la sig. ra Greco Raffaelina, proprietaria del fondo confinante con quello del ricorrente, la quale chiede il rigetto del ricorso.
All’udienza del 22 ottobre 2010 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Come noto, la giurisprudenza qualifica il silenzio sulla istanza di sanatoria serbato dall’Amministrazione non come silenzio inadempimento, ma come silenzio significativo, al quale vengono collegati gli effetti propri di un provvedimento esplicito di diniego (Cons. di Stato, sez. IV, 13 gennaio 2010, n. 100; TAR Calabria, Catanzaro, sez. II 9 febbraio 2010, n. 124; TAR Campania Napoli, sez. VI; 27 gennaio 2010, n. 327; id, 3 giugno 2009, 3045).
Il ricorrente invoca l’art. 9 della legge n. 122/1989, il quale, al primo comma, primo periodo, dispone che “I proprietari di immobili possono realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti. Tali parcheggi possono essere realizzati, ad esclusivo uso dei residenti, anche nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato, purché non in contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto dell’uso della superficie sovrastante e compatibilmente con la tutela dei corpi idrici.”.
La relazione tecnica allegata alla DIA in sanatoria presentata dal ricorrente, con riferimento ai dati volumetrici ed alle altezze, espressamente specifica che ai fini urbanistici il volume considerato è “nullo” in quanto il box è stato realizzato interamente entro terra fino all’estradosso del solaio.
Peraltro, dall’esame della documentazione fotografica prodotta dalla contro interessata Greco, emerge inequivocabilmente che il fabbricato non risulta realizzato interamente nel sottosuolo –come richiesto dalla norma invocata - , ma, al contrario, mentre una parete è in aderenza all’edificio preesistente, l’altra parete, sul lato est, confinante con la proprietà Greco, appare per gran parte fuori terra.
A tale proposito, la giurisprudenza amministrativa ha rilevato che le autorimesse edificate fuori terra non rientrano nell'ambito di operatività dell'art. 9 l. 24 marzo 1989 n. 122, sicché sono soggette alla disciplina urbanistica come ordinarie nuove costruzioni. (Cons. di Stato, sez. IV 11 ottobre 2006, n. 6065; id sez. V, 29 marzo 2004, n. 1662).Come detto, l'esame delle risultanze progettuali e fotografiche induce il Collegio ad escludere che il locale in questione - sostanzialmente scoperto per due lati - possa qualificarsi come interrato.
In conclusione, il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Sussistono giustificati motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 22 ottobre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere
Alessio Falferi, Referendario, Estensore


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