a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 18 novembre 2010


La valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa

SENTENZA N. 3915

La giurisprudenza ha ripetutamente chiarito che, nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, ed a maggior ragione nell’effettuare la verifica preliminare, l’Amministrazione esercita una amplissima discrezionalità tecnica, censurabile solo in presenza di macroscopici vizi logici o di travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11 marzo 2009, n. 35; Cons. Stato, sez. VI, 19 febbraio 2008 n. 561; Id., sez. IV, 5 luglio 2010 n. 4246). Ed in ogni caso, la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 luglio 2005 n. 3917; cfr. da ultimo TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 maggio 2010 n. 1897).

FATTO

Le società ricorrenti impugnano la determina n. 606 del 17 dicembre 2009, con la quale la Regione Puglia ha stabilito di assoggettare a valutazione di impatto ambientale il progetto per la realizzazione di un parco eolico costituito da quattro aerogeneratori, nel Comune di Rocchetta Sant’Antonio.
Deducono una pluralità di motivi, così rubricati:
A) nullità per elusione del giudicato, in relazione alla sentenza di questa Sezione n. 1235 del 21 maggio 2009, con cui era stato accolto il ricorso avverso l’inerzia della Regione ed era stato ordinato di dar corso alla procedura di screening ambientale entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione;
B.1) violazione degli artt. 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241 del 1990 ed eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittorietà e sviamento, in relazione al silenzio-assenso che si sarebbe formato in ordine all’esclusione della necessità di procedere a v.i.a.;
B.2) violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, violazione dell’art. 16, sesto comma, della legge regionale n. 11 del 2001 ed eccesso di potere per difetto di contraddittorio e di istruttoria, in relazione al mancato preavviso di diniego;
C.1) violazione dell’art. 1, secondo comma, della legge n. 241 del 1990, violazione dell’art. 20, quinto comma, del d. lgs. n. 152 del 2006, violazione dell’art. 16, ottavo comma, della legge regionale n. 11 del 2001, violazione dei principi di non aggravamento, efficienza ed efficacia, eccesso di potere per omessa valutazione dei presupposti, in relazione alla scelta di sottoporre a v.i.a. il progetto senza valutare la possibilità di esonero accompagnato da prescrizioni;
C.2) violazione dell’art. 20, quinto comma, del d. lgs. n. 152 del 2006, violazione degli artt. 16 e 17 della legge regionale n. 11 del 2001, violazione degli artt. 8, 9 e 10 del regolamento regionale n. 16 del 2006 ed eccesso di potere per difetto d’istruttoria, irragionevolezza ed illogicità, in relazione alla scelta di sottoporre a v.i.a. il progetto;
C.3) violazione dell’art. 20 del d. lgs. n. 152 del 2006, violazione dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2001, violazione dell’art. 14 del regolamento regionale n. 16 del 2006, violazione del d.p.c.m. 1 marzo 1991, violazione delle n.t.a. del piano di assetto idrogeologico approvato il 30 novembre 2005 ed eccesso di potere per difetto d’istruttoria, irragionevolezza ed illogicità, contraddittorietà, sviamento e travisamento dei presupposti, in relazione alla scelta di sottoporre a v.i.a. il progetto.
Con ordinanza n. 136 del 25 febbraio 2010, questa Sezione ha respinto l’istanza cautelare.
Si è poi costituita la Regione Puglia, chiedendo il rigetto del gravame.
Le parti hanno svolto difese in vista della pubblica udienza del 3 novembre 2010, nella quale la causa è passata in decisione.

DIRITTO

1. Preliminarmente, deve rilevarsi la tardività delle memorie depositate dalla difesa regionale e da parte ricorrente rispettivamente il 22 ottobre 2010 ed il 29 ottobre 2010, in violazione dei termini previsti per memorie e repliche dall’art. 73 cod. proc. amm. (termini già applicabili nel presente giudizio, ai sensi dell’art. 2 dell’Allegato 3 al nuovo codice di rito, in quanto non ancora in corso al momento della sua entrata in vigore).
Entrambe le memorie possono tuttavia essere acquisite agli atti, ai sensi dell’art. 37 cod. proc. amm., con rimessione in termini per errore scusabile.
2. Va premesso in fatto che la Daunia Wind s.r.l., con istanza del 29 marzo 2007 successivamente volturata in capo alla Margherita s.r.l., ha richiesto alla Regione Puglia l’autorizzazione unica per la realizzazione di un parco eolico costituito da quattro aerogeneratori, nel Comune di Rocchetta Sant’Antonio. Con contestuale istanza del 29 marzo 2007, la ricorrente ha altresì richiesto alla Regione di verificare l’assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale del progetto.
Dopo reiterate richieste di integrazione documentale, la Regione è rimasta inerte. Le ricorrenti hanno perciò agito dinanzi a questo Tribunale, ai sensi dell’art. 21-bis della legge n. 1034 del 1971.
Con sentenza n. 1235 del 21 maggio 2009, questa Sezione ha accolto il ricorso ed ordinato alla Regione Puglia di dar corso alla procedura di verifica di assoggettabilità a v.i.a., entro trenta giorni decorrenti dalla comunicazione della sentenza.
Successivamente, con l’impugnata determinazione n. 606 del 17 dicembre 2009, la Regione Puglia ha stabilito di assoggettare a valutazione di impatto ambientale il progetto.
3. Il ricorso è infondato.
3.1. Con il primo mezzo, le ricorrenti affermano che la Regione Puglia avrebbe eluso i limiti discendenti dalla sentenza n. 1235/09, passata in giudicato, adottando il provvedimento quando il termine assegnato per provvedere era ormai scaduto.
In contrario, il Collegio ritiene di non discostarsi dall’indirizzo costante in giurisprudenza, secondo il quale la scadenza del termine per provvedere (assegnato in sentenza), la nomina ovvero finanche l’avvenuto insediamento del commissario ad acta, ai sensi dell’art. 21-bis della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, non privano l’Amministrazione del potere-dovere di provvedere in ordine all’istanza del privato, nell’ambito delle attribuzioni riconosciute dalla legge (cfr. in tal senso Cons. Stato, sez. IV, 10 aprile 2006 n. 1947). Non sono perciò affetti da nullità, né devono ritenersi emanati in carenza di potere, gli atti assunti dall’Amministrazione in esecuzione del giudicato una volta scaduto il termine per provvedere assegnato dal giudice.
Nella specie, la sentenza n. 1235/09 recava l’accertamento del silenzio-inadempimento e la condanna a provvedere (senza nulla disporre in merito alla fondatezza della pretesa sostanziale, senza prefigurare l’esito dell’istruttoria). La sentenza è stata eseguita dalla Regione Puglia, seppur tardivamente, sicché è stato comunque conseguito lo scopo dell’adempimento all’obbligo di provvedere, cui tende tipicamente il rito speciale contra silentium.
3.2. Con il secondo motivo, parte ricorrente lamenta la violazione dei principi in materia di autotutela e di silenzio-assenso, opinando che quest’ultimo si sarebbe formato sull’istanza di screening ambientale fin dal 28 maggio 2007 (ovvero, in subordine, fin dal 26 marzo 2008, dopo la consegna dei documenti integrativi), per effetto della previsione dell’art. 16 della legge regionale n. 11 del 2001.
Sennonché, proprio la sentenza di questa Sezione n. 1235/09 ha espressamente escluso in motivazione (cfr. pag. 4, primo capoverso) che si sia formato il silenzio-assenso sulla verifica di assoggettabilità a v.i.a. del progetto delle ricorrenti ed ha, viceversa, ordinato alla Regione Puglia di pronunciarsi sullo screening ambientale. Anche tale statuizione (in negativo) è coperta da giudicato e non può essere rimessa in discussione nel presente giudizio impugnatorio.
Né può condividersi la tesi di parte ricorrente, meglio sviluppata nella memoria conclusiva, secondo la quale si sarebbe perfezionato il silenzio-assenso anche in relazione allo spirare del termine (trenta giorni) assegnato alla Regione con la richiamata sentenza n. 1235/09.
Come dianzi esposto, infatti, l’inutile decorso del termine assegnato dal giudice con la sentenza che accoglie il ricorso avverso il silenzio-inadempimento dell’Amministrazione non può giammai dar luogo ad un silenzio-assenso, perché è la stessa disciplina processuale che regola la fase susseguente all’inottemperanza dell’Amministrazione, demandando al commissario ad acta l’adozione del provvedimento esplicito, il quale potrà avere contenuto più o meno satisfattivo della pretesa del ricorrente.
3.3. Egualmente infondata è la censura con cui le ricorrenti deducono violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241 del 1990.
Non si discute, beninteso, circa la natura lato sensu provvedimentale dell’atto conclusivo del sub-procedimento di screening (in questo senso Cons. Stato, sez. IV, 3 marzo 2009 n. 1213, che sul piano processuale, condivisibilmente, ne afferma l’immediata impugnabilità).
Vi è che il preavviso di rigetto non è obbligatorio nell’ambito della procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale. Detta pronuncia, infatti, non comporta un vero e proprio rigetto della iniziativa progettuale, ma solo la necessità di un rinvio della stessa alla procedura ordinaria di v.i.a., ove potrà essere effettuata una più ampia istruttoria in ragione della rilevanza delle questioni sottese (così già TAR Sicilia, Palermo, sez. I, 20 agosto 2007 n. 1959).
3.4. Infine, possono essere esaminati congiuntamente i motivi di gravame rubricati sub C.1), C.2) e C.3), con cui le ricorrenti denunciano, dal punto di vista sostanziale, l’irragionevolezza della decisione di sottoporre il progetto a valutazione di impatto ambientale.
Anche per tale parte il ricorso non può essere accolto.
In primo luogo va constatato che è vero che, nella parte motiva del provvedimento impugnato, si fa espresso richiamo al regolamento regionale n. 16 del 2006, ove è disciplinato lo svolgimento della valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di impianti eolici. Tuttavia, nella concreta fattispecie, la Regione Puglia ha svolto un’istruttoria puntuale sulle caratteristiche del progetto e sulla sua compatibilità con le esigenze di tutela del sito, onde pervenire alla decisione sullo screening ambientale. Ne discende l’irrilevanza delle censure di illegittimità (ovvero di incostituzionalità) sviluppate da parte ricorrente, con la memoria conclusiva, nei confronti delle norme regolamentari regionali, delle quali non è stata fatta applicazione automatica e vincolata.
Nel merito, il provvedimento impugnato non viola le direttive comunitarie e le normativa interna in materia di valutazione d’impatto ambientale e non è affetto da carenza di istruttoria e di motivazione, come viceversa sostenuto dalle ricorrenti con ampiezza di argomenti.
La Regione ha ritenuto che l’opera proposta necessiti di essere sottoposta a v.i.a., in quanto:
- l’area su cui è prevista l’installazione dei quattro aerogeneratori risulta sensibile dal punto di vista geomorfologico, sulla base della cartografia redatta dalla competente Autorità di Bacino e del P.U.T.T./p, che individua l’emergenza geomorfologica della dorsale di spartiacque;
- l’area risulta altresì interessata da una serie di impluvi, rispetto ai quali il progetto non chiarisce le distanze;
- il tracciato del cavidotto attraversa l’area tratturale “Pescasseroli – Candela” ed il lama torrente “San Gennaro”;
- l’impatto sulla popolazione e le conseguenze di inquinamento acustico non sono sufficientemente valutati nel progetto;
- non vi sono sufficienti indicazioni circa la distanza dalle aree edificabili urbane dei comuni di Rocchetta Sant’Antonio e Candela;
- le torri risultano visibili da una vasta area ed anche dall’abitato di Candela, dall’autostrada A16 e da molti tratti di strade provinciali.
La giurisprudenza ha ripetutamente chiarito che, nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, ed a maggior ragione nell’effettuare la verifica preliminare, l’Amministrazione esercita una amplissima discrezionalità tecnica, censurabile solo in presenza di macroscopici vizi logici o di travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11 marzo 2009, n. 35; Cons. Stato, sez. VI, 19 febbraio 2008 n. 561; Id., sez. IV, 5 luglio 2010 n. 4246).
Ed in ogni caso, la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l’istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 luglio 2005 n. 3917; cfr. da ultimo TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 maggio 2010 n. 1897).
Nella fattispecie, la Regione ha congruamente motivato il proprio giudizio, che peraltro non comporta affatto il definitivo diniego alla realizzazione degli impianti, ma si limita a disporre lo svolgimento della procedura di valutazione di impatto ambientale.
Anche per tale parte il ricorso è pertanto infondato e deve essere respinto.
4. Le spese processuali seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna le società ricorrenti, in solido tra loro, al pagamento delle spese di giudizio in favore della Regione Puglia, nella misura di euro 5.000 (cinquemila) oltre i.v.a., c.a.p. ed accessori di legge se dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2010 con l’intervento dei magistrati:
Corrado Allegretta, Presidente
Doris Durante, Consigliere
Savio Picone, Referendario, Estensore


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