a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Liguria, Sezione I, 18 novembre 2010


Anche in presenza di dichiarazione sostitutiva di atto notorio presentata dall''interessato, l''amministrazione può legittimamente respingere la domanda di condono

SENTENZA N. 10387

Anche in presenza di dichiarazione sostitutiva di atto notorio presentata dall'interessato, l'amministrazione può legittimamente respingere la domanda di condono ove non riscontri elementi dai quali risulti univocamente l'ultimazione dell'edificio entro la data prescritta dalla legge, atteso che la semplice produzione della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà non può in alcun modo assurgere al rango di prova, seppur presuntiva, sull'epoca dell'abuso (così Cons. di St., IV, 24.12.2008, n. 6548, e la giurisprudenza ivi citata). Ne consegue che, non essendo onerata della prova circa l’epoca dell’abuso, all’amministrazione comunale era sufficiente dare conto della mancanza di obiettivi elementi di prova di segno contrario, che era onere della parte fornire.

FATTO

Con ricorso notificato in data 4.11.2008 la signora Luigia Gioannini ha impugnato il provvedimento del comune di Alassio, di reiezione dell’istanza di condono edilizio relativa alla realizzazione di una veranda nel terrazzo “a pozzetto” dell’appartamento sito all’ultimo piano (sottotetto) del civico n. 3 di via privata Ciccione, a motivo del fatto che il manufatto oggetto del condono sarebbe stato realizzato in epoca successiva al 31.3.2003.
A sostegno del gravame deduce tre motivi di ricorso, rubricati come segue.
1. Violazione dell’art. 32 D.L. 269/2003 convertito in legge n. 326/2003. Eccesso di potere per difetto di istruttoria.
2. Violazione dell’art. 32 D.L. 269/2003 convertito in legge n. 326/2003. Difetto di istruttoria e di motivazione, travisamento dei fatti.
3. Violazione degli artt. 10 e 10-bis L. n. 241/1990. Difetto di istruttoria e di motivazione.
Il comune di Alassio non si è costituito in giudizio.
Alla udienza pubblica del 4 novembre 2010 il ricorso è stato trattenuto dal collegio per la decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.
1. Quanto al primo motivo di censura, si osserva che, anche rispetto al procedimento ordinario volto al rilascio del permesso di costruire, il parere della commissione edilizia è obbligatorio solo se previsto come tale dai regolamenti edilizi (cfr. gli artt. 4 comma 2 D.P.R. 6.6.2001, n. 380 e 31 comma 5 L.R. 6.6.2008, n. 16).
Dunque, in difetto della puntuale indicazione della pertinente norma regolamentare (con conseguente violazione di legge), il motivo è infondato, stante il generale divieto ex art. 1 comma 2 L. 241/1990 di inutile aggravamento del procedimento mediante la richiesta di pareri non specificamente previsti.
2. Infondato è anche il secondo motivo di ricorso.
Spetta infatti al soggetto che ha portato a termine l'abuso edilizio fornire la prova che le opere eseguite risalgono ad epoca anteriore al termine fissato dalla legge eccezionale sul condono, e non al comune di dimostrare che le stesse sono state eseguite dopo tale data.
A ciò si aggiunga che, secondo una costante giurisprudenza, “anche in presenza di dichiarazione sostitutiva di atto notorio presentata dall'interessato, l'amministrazione può legittimamente respingere la domanda di condono ove non riscontri elementi dai quali risulti univocamente l'ultimazione dell'edificio entro la data prescritta dalla legge, atteso che la semplice produzione della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà non può in alcun modo assurgere al rango di prova, seppur presuntiva, sull'epoca dell'abuso” (così Cons. di St., IV, 24.12.2008, n. 6548, e la giurisprudenza ivi citata).
Ne consegue che, non essendo onerata della prova circa l’epoca dell’abuso, all’amministrazione comunale era sufficiente dare conto della mancanza di obiettivi elementi di prova di segno contrario, che era onere della parte fornire.
Nessuna rilevanza assume in proposito la sentenza penale del Tribunale di Savona 24.3.2009, n. 246 (doc. 11 delle produzioni 6.9.2010), giacché essa non contiene a sua volta l’affermazione dell’anteriorità delle opere rispetto al 31.3.2003.
Soprattutto, preme osservare che, in materia penale – e a differenza delle regole circa la distribuzione dell’onere della prova vigenti in materia civile e amministrativa - spetta sempre alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell’imputato (art. 27 comma 2 Cost.), sicché l’assoluzione in sede penale (oltretutto, pronunciata ex art. 530 comma 2 c.p.p., cioè per insufficienza o contraddittorietà della prova che il fatto sussiste) non implica certamente la prova dell’anteriorità della realizzazione delle opere rispetto alla data che costituisce il discrimine delle opere condonabili (31.3.2003).
3. Infondato è anche il terzo ed ultimo motivo di ricorso.
A seguito della rituale comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza (cfr. la nota comunale 21.12.2006, prot. 29598, doc. 8 delle produzioni 6.9.2010), la ricorrente non ha infatti presentato nuove prove (nella sua esclusiva disponibilità, quali, per esempio, le fatture del fornitore dei materiali e/o dell’installatore degli infissi) atte a smentire il motivo posto a base del diniego.
Del tutto correttamente, pertanto, il comune si è limitato a dare atto che le memorie presentate non superano i motivi ostativi di cui al preavviso di diniego.
Stante la mancata costituzione del comune intimato, non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Rigetta il ricorso.
Nulla sulle spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 4 novembre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Santo Balba, Presidente
Paolo Peruggia, Consigliere
Angelo Vitali, Primo Referendario, Estensore


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