a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione II, 1 dicembre 2010


Ai fini della qualificazione di una costruzione, rilevano le caratteristiche oggettive della stessa, prescindendosi dall''intento dichiarato dal privato di voler destinare l''opera ad utilizzazioni più ristrette

SENTENZA N. 2836

Ai fini della qualificazione di una costruzione, rilevano le caratteristiche oggettive della stessa, prescindendosi dall'intento dichiarato dal privato di voler destinare l'opera ad utilizzazioni più ristrette di quelle alle quali il manufatto potenzialmente si presta (Così anche T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 16 marzo 2009 , n. 1461), appare al collegio evidente che il progetto presentato dalla controinteressata, ed assentito con il gravato permesso, integri un vero e proprio piano mansardato, potenzialmente abitabile, in considerazione della sua estensione (100 mq), dell’altezza al colmo (2,65 m), della pendenza delle falde e della previsione di affacci e balcone.

FATTO

Con ricorso notificato al Comune di Soverato ed alla controinteressata, Curcio Maria Antonietta, in data 31 gennaio 2008 e depositato il successivo 22 febbraio 2008, la sig.ra Maria Rosaria Iorfida impugna il permesso di costruire n. 78 del 26/11/2007, rilasciato alla controinteressata per la realizzazione di un sottotetto dello stabile situato di fronte all’abitazione di proprietà della ricorrente.
Nel dedurre l’illegittimità del gravato permesso di costruire, la ricorrente articola le seguenti censure:
- violazione degli artt. 873 e ss. e art. 901 e ss. cc – violazione delle NTA al PRG del Comune di Soverato (artt. 5 e 21) – eccesso di potere per omessa istruttoria – difetto ed erroneità dei presupposti e travisamento dei fatti;
- Violazione delle Norme Tecniche relative alle costruzioni in zona sismica di cui al DM 24 gennaio 1986.
Nella sostanza la ricorrente sostiene che la contro interessata, pur facendo richiesta per un sottotetto non abitabile, ha realizzato un piano mansardato, in violazione delle norme del PRG in materia di nuove costruzioni in zona territoriale omogenea B2 e di distanze.
A sostegno delle censure ha prodotto perizia di parte redatta da un Architetto iscritto all’Albo professionale della Provincia di Catanzaro.
Con memoria del 5/3/2007 si è costituita la controinteressata per controdedurre nel merito.
Alla Camera di Consiglio del 6 marzo 2008 il Collegio ha accolto la sospensiva e disposto incombenti istruttori, rinviando alla camera di Consiglio del 5 giugno 2008 per rideterminarsi sulla richiesta di misure cautelari.
Alla Camera di Consiglio del 5/6/2008, presa visione dei documenti depositati dal Comune di Soverato, il Collegio ha sospeso il permesso di costruire rlasciato alla controinteressata ravvisando la sussistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile oltre alla sussistenza del fumus boni juris.
Con memoria formale il Comune si è costituito il 23 dicembre 2008.
Con memoria depositata il 14 ottobre 2010 la controinteressata eccepisce l’improcedibilità del ricorso atteso che la medesima ha ottenuto per l’intervento di cui all’impugnato permesso un nuovo titolo abilitativo, il permesso n. 4 del 21/1/2010, avverso il quale la odierna ricorrente ha presentato un nuovo ricorso iscritto con numero di RG 604/2010 e già fissato per la discussione del merito alla pubblica udienza del 17/12/2010.
Alla pubblica udienza del 5 novembre 2010 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Preliminarmente il Collegio esamina l’eccepita improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, avendo la controinteressata ottenuto un altro permesso in variante in data 21 gennaio 2010 per il medesimo intervento.
Ritiene il Collegio che, anche in considerazione del silenzio di parte ricorrente a tale riguardo, l’eccezione non possa essere accolta.
Il nuovo permesso di costruire in variante, impugnato con separato ricorso, non esclude affatto ex se l’interesse ad una pronuncia di merito in quanto una pronuncia di improcedibilità priverebbe la ricorrente della possibilità di ottenere un eventuale risarcimento del danno consequenziale alla dedotta illegittimità del titolo edilizio, sempreché sussistente.
La giurisprudenza alla quale presta adesione il Collegio ha anche di recente evidenziato che l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse può essere pronunciata soltanto al verificarsi di una situazione in fatto o in diritto del tutto nuova rispetto a quella esistente al momento della sua proposizione, tale da rendere certa e definitiva l'inutilità della sentenza, nel senso di avere fatto venire meno per il ricorrente qualsiasi, anche se solo strumentale, morale o comunque residua utilità della pronuncia del giudice; di conseguenza quest'ultimo deve di volta in volta verificare le concrete conseguenze del nuovo atto sul rapporto preesistente, al fine di stabilire se, nonostante il suo sopravvenire, l'eventuale sentenza di accoglimento del gravame, a prescindere dal suo contenuto eliminatorio del provvedimento impugnato, possa comportare o meno ulteriori effetti conformativi, ripristinatori o anche solo propedeutici a future azioni rivolte al risarcimento del danno (così Consiglio Stato , sez. IV, 12 marzo 2009 , n. 1431).
Nel caso di specie la situazione prospettata e determinativa dell’improcedibilità, secondo la contro interessata, si configura tutt’altro che nuova, si tratta di un altro titolo edilizio per la medesima opera, la cui conformità alle disposizioni edilizie è contestata con l’odierno ricorso.
Per tale ragione vi è più di un motivo per la reiezione della eccezione.
Il ricorso è fondato.
L’atto gravato dalla sig.ra Iorfida è il permesso di costruire rilasciato alla controinteressata per la costruzione di quello che viene definito, anche nel permesso, “tetto non abitabile” a copertura di un fabbricato adibito a civile abitazione, ubicato su terreno distinto in catasto al foglio di mappa n. 6 particella 12.
L’opera autorizzata riguarda il fabbricato frontista rispetto all’abitazione della ricorrente, pertanto, l’interesse ad agire non è in contestazione.
Entrambi i fabbricati sono situati in zona territoriale omogena B2 (Edilizia attuale) per la quale il PRG vigente del Comune di Soverato, approvato con Decreto del Presidente della Regione del 14 luglio 1989 n. 592, consente la costruzione di “tetti a falde inclinate” per realizzare i quali “il filo del solaio inclinato dovrà partire dalla quota del pavimento, in corrispondenza del filo esterno dei prospetti dell’edificio, esclusi i balconi e ogni altra sporgenza” (così art. 21 PRG).
Risulta poi stralciata dal citato art. 21 la originaria previsione che consentiva che il filo superiore del solaio inclinato partisse da quote più alte (+ 1 metro dal pavimento) (vedi decreto di approvazione del PRG del 1989 sopra citato al punto 7 del parere reso dalla Commissione urbanistica regionale).
Nel confrontare le sopra riportate previsioni di PRG con i prospetti dell’erigenda opera, depositati dal Comune, si rileva che la linea di gronda del tetto non rispetta nessuno dei parametri indicati nell’art. 21 delle NTA, in particolare si constata che il filo del solaio inclinato parte da quote più alte del pavimento (vedi Prospetto A’) ad 1 metro e 22 dal piano del pavimento, esso peraltro non risulta nemmeno corrispondente al filo esterno del prospetto dell’edificio, per quanto è dato constatare dalle piante allegate.
Risulta pertanto fondata la censura di violazione dell’art. 21 del PRG come dedotto in ricorso.
A ciò si aggiunga che dalla copertura, così come evidenziata, più che di un sottotetto non abitabile, si tratta di una sopraelevazione con piano mansardato, per il quale sono infatti previste almeno due finestre ed una portafinestra (vedi prospetto A’, visibile per quanto schiarito in fotocopia) di dimensioni e collocazione tale da non potere certo qualificarsi lucernari.
Atteso che ai fini della qualificazione di una costruzione, rilevano le caratteristiche oggettive della stessa, prescindendosi dall'intento dichiarato dal privato di voler destinare l'opera ad utilizzazioni più ristrette di quelle alle quali il manufatto potenzialmente si presta (Così anche T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 16 marzo 2009 , n. 1461), appare al collegio evidente che il progetto presentato dalla controinteressata, ed assentito con il gravato permesso, integri un vero e proprio piano mansardato, potenzialmente abitabile, in considerazione della sua estensione (100 mq), dell’altezza al colmo (2,65 m), della pendenza delle falde e della previsione di affacci e balcone.
Da ciò consegue la violazione anche delle norme sulle distanze che non appaiono essere state considerate, sull’erroneo presupposto che si trattasse di sottotetto non abitabile dotato esclusivamente di lucernari e non di vere e proprie vedute.
La nuova opera sub judice si trova infatti a distanze assai inferiori ai 10 metri previsti dall’art. 5 delle NTA.
L’accoglimento delle sopra esaminate censure di violazione delle norme edilizie e di difetto di istruttoria è sufficiente per determinare l’illegittimità del permesso di costruire impugnato e, quindi, l’accoglimento del ricorso e, per l’effetto, l’annullamento del gravato provvedimento.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il permesso di costruire n. 78 del 26/11/2007 rilasciato dal Comune di Soverato alla ditta Curcio.
Condanna il Comune al pagamento delle spese processuali a favore della ricorrente che liquida in euro 3.000 (tremila) oltre accessori di legge, e compensa le spese con la controinteressata.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 5 novembre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Daniele Burzichelli, Presidente FF
Anna Maria Verlengia, Primo Referendario, Estensore
Antonio Andolfi, Referendario


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