a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.R.G.A. Trento, 9 dicembre 2010


Sulla legge 30.12.2004 n. 311, cosiddetta finanziaria per il 2005, la quale al comma 346 dell’art. 1 ha stabilito che “i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati

SENTENZA N. 230

1. La legge 30.12.2004, n. 311, cosiddetta finanziaria per il 2005, al comma 346 dell’art. 1 ha stabilito che “i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati”. Il legislatore, per rispondere ad evidenti e comprensibili esigenze di chiarezza, di certezza e di controllabilità, ha dunque inteso privare radicalmente di effetti il contratto di locazione non registrato. La novella previsione della sanzione della nullità del contratto collegata alla violazione di un incombente di natura fiscale è stata sottoposta all’esame della Corte costituzionale la quale, pur dichiarando la manifesta infondatezza della questione di legittimità sottopostagli per l'inconferenza del parametro costituzionale invocato, ha colto l’opportunità per affermare che la citata disposizione “eleva la norma tributaria al rango di norma imperativa, la violazione della quale determina la nullità del negozio ai sensi dell'art. 1418 cod. civ.” (cfr., ordinanza 5.12.2007, n. 420, nonché le ordinanze 25.11.2008, n. 389 e 9.4.2009, n. 110). Il richiamato articolo 1418 c.c. dispone, infatti, che “il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge”. E secondo noti principi civilistici, discendenti dal richiamato articolo e da quelli seguenti del codice civile, il negozio giuridico nullo non produce alcun effetto negoziale e, non costituendo causa giustificatrice della prestazione promessa, non costituisce alcun diritto. La mancata registrazione del contratto di locazione non si sostanzia dunque nella mera omissione di un adempimento di natura tributaria, come hanno concordemente affermato i difensori delle parti resistenti, in quanto, all’opposto, la registrazione opera quale "condicio iuris" del contratto stesso. Occorre ulteriormente osservare che, se la legge non dispone diversamente, il contratto nullo non può essere convalidato (cfr., art. 1423 c.c.); che la nullità può essere “sanata” solo con la rinnovazione del contratto, cioè con un contratto compiuto ex novo diverso dal precedente; che da ciò consegue che “la nullità del contratto di locazione non registrato è sanabile con effetto ex nunc fino alla registrazione la quale - assimilabile alla conferma del negozio nullo - rende valido il contratto da quel momento” (cfr., Tribunale Napoli, sez. IX, 19.10.2009). La nullità del contratto, inoltre, può essere fatta valere anche dai terzi che vi abbiano interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice quando debba decidere una lite la cui soluzione dipenda dalla validità di quel negozio giuridico.

2. Nel giudizio amministrativo, nel caso in cui la sussistenza del contratto di locazione costituisca un presupposto dell’atto impugnato, ai limitati fini del giudizio concernente la legittimità dello stesso, il giudice amministrativo può valutare, incidenter tantum, la sua esistenza, non sussistendo al proposito alcuna pregiudiziale obbligatoria a favore del giudice ordinario e senza che in ordine a detta questione si formi un giudicato, neppure implicito, in base a quanto stabilito dall’art. 8 del cod. proc. amm. Dal che coerentemente discende che, a questi limitati fini, detta cognizione incidentale può essere svolta nel caso de quo ai fini di verificare la legittimazione di Wind Telecomunicazioni a presentare una domanda di concessione edilizia per la realizzazione di una struttura su di un terreno non di proprietà e, di seguito, ad erigere il contestato manufatto.

FATTO

1. I ricorrenti affermano in fatto che le loro abitazioni, o terreni di loro proprietà, sorgono nella frazione Romarzollo in C.C. Chiarano di Arco e che nelle vicinanze di essi, in un terreno agricolo tavolarmente individuato dalle pp.ff. 595/2 e 593 di proprietà dei sig.ri Ivo e Walter Adami, nel mese di luglio 2009 è stata eretta una stazione radio - base che si è sviluppata per oltre 30 metri di altezza. A riscontro di un’istanza di accesso presentata all’Amministrazione comunale, i deducenti hanno ottenuto copia della concessione edilizia rilasciata alla controinteressata Wind Telecomunicazioni S.p.a. e dei previ pareri espressi rispettivamente dalla Commissione edilizia comunale e dal Comitato provinciale per l’autorizzazione all’istallazione di nuovi impianti radiotelevisivi e delle telecomunicazioni.
2. Con ricorso notificato in data 22 settembre 2009 e depositato presso la Segreteria del Tribunale il giorno 5 ottobre, essi hanno impugnato detti provvedimenti, precisamente indicati in epigrafe, deducendo i seguenti motivi di diritto:
I - “violazione dell’art. 88 delle legge provinciale 5.9.1991, n. 22, e dell’art. 101 della legge provinciale 4.3.2008, n. 1; violazione dell’art. 11 delle direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione”, posto che il titolo concessorio sarebbe stato rilasciato non al legale rappresentante di Wind bensì ad un soggetto genericamente qualificatosi come procuratore, il quale, inoltre, non avrebbe prodotto alcun documento comprovante l’esistenza di un titolo idoneo a legittimare sia la richiesta che il successivo rilascio della concessione;
II - “contraddittorietà intrinseca ed estrinseca, illogicità, carenza di motivazione”, in quanto la Commissione edilizia comunale si sarebbe espressa in senso positivo dopo due argomentati pareri negativi, in tal modo evidenziando la contraddittorietà del processo di formazione delle volontà dell’Amministrazione, che avrebbe adottato il provvedimento finale solo a seguito di un atto di diffida inviato dalla Società Wind;
III - “violazione dell’art. 38 delle norme di attuazione del Piano urbanistico provinciale e dell’art. 38 delle norme di attuazione del piano regolatore del Comune di Arco, anche in relazione alle direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione, approvate con deliberazione consiliare n. 36 di data 26.3.2002”, perché la stazione radio - base sarebbe collocata in una zona classificata area agricola di pregio dal Piano urbanistico provinciale e area agricola primaria dallo strumento pianificatorio comunale, in una zonizzazione, pertanto, specificamente tutelata per il particolare rilievo paesaggistico di tali aree; inoltre, anche le direttive comunali vieterebbero l’ubicazione di impianti fissi di telecomunicazione nelle zone di elevato pregio paesaggistico - ambientale; detta tutela, inoltre, opererebbe del tutto indipendentemente dall’esistenza di specifici vincoli di tutela paesaggistico - ambientale;
IV - “violazione dell’art. 2 del D.P.G.P. 29.6.2000, n. 13-31/Leg, e delle direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione, approvate con deliberazione consiliare n. 36 di data 26.3.2002”, posto che a pochi metri dal manufatto esisterebbe un edificio adibito ad agriturismo ed un’area destinata ad un insediamento edilizio economico popolare; infine, la localizzazione del manufatto non sarebbe conforme alla normativa posta a tutela della salute.
3. Nei termini di legge si è costituita in giudizio la Società Wind Telecomunicazioni, opponendo eccezioni in rito e comunque chiedendo la reiezione del ricorso siccome infondato.
4. Si è costituita in giudizio l’Amministrazione comunale intimata, anch’essa formulando eccezioni e chiedendo quindi che il ricorso sia respinto nel merito.
5. A seguito della produzione documentale versata in giudizio dalla difesa di Wind Telecomunicazioni in data 1 aprile 2010 e, segnatamente, del deposito di un contratto di locazione tra la nominata società ed i controinteressati sig.ri Adami avente ad oggetto la porzione del terreno su cui sorge l’antenna, con ricorso per motivi aggiunti notificato il 30 aprile 2010, e depositato presso la Segreteria del Tribunale il successivo giorno 18 maggio, i ricorrenti hanno dedotto la seguente nuova censura:
V - “violazione dell’art. 88 delle legge provinciale 5.9.1991, n. 22, e dell’art. 101 della legge provinciale 4.3.2008, n. 1; violazione dell’art. 11 delle direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione, sotto ulteriore, diverso e autonomo profilo”, posto che il contratto di locazione prodotto, che non risulta allegato al titolo concessorio, non sarebbe stato registrato.
6. In prossimità dell’udienza di discussione le parti resistenti hanno depositato ulteriore documentazione e presentato memorie illustrative delle rispettive posizioni.
7. Alla pubblica udienza del 25 novembre 2010 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.

DIRITTO

1. Preliminarmente, rammentato che nel processo amministrativo non sussiste l’istituto del litisconsorzio attivo necessario e che pertanto un ricorso può essere proposto collettivamente, a condizione che esso presenti identità di petitum e di causa petendi e che gli interessi fatti valere non siano divergenti e contrastanti tra loro (cfr., ex multis, C.d.S., sez. V, 15.10.2009 , n. 6323), il Collegio osserva che la vertenza all’esame è stata promossa da più soggetti collettivamente, asseritamente lesi dagli stessi atti amministrativi che sono stati dunque impugnati congiuntamente, con motivi identici, posto che eguale è l’interesse perseguito. Tale facoltà, peraltro, non fa venir meno il principio dell’unilateralità dell’azione nel processo amministrativo, cosicché le diverse vicende processuali che possono riguardare singoli ricorrenti operano solo con riferimento alla parte interessata (cfr., in termini, C.d.S., sez. V, 28.3.2008, n. 1334), mentre il processo può essere separato relativamente agli altri (cfr., in termini, Cass. Civ., SS.UU. 5.7.2007, n. 15142).
1a. Occorre ora rilevare:
- che con atto notificato in data 26.3.2010 e depositato il successivo 12 aprile il ricorrente Edoardo Longo ha dichiarato di rinunciare al ricorso;
- che con atto notificato in data 2.11.2010 e depositato il successivo giorno 3 il ricorrente Michele Pizzini ha dichiarato di rinunciare al ricorso;
- che le due menzionate rinunce, formalizzate e notificate ai controinteressati con atti sottoscritti anche dai ricorrenti, si presentano rituali ai sensi dell’articolo 84 del cod. proc. amm.
Il Collegio ne deve dare pertanto atto, con conseguente dichiarazione di estinzione del processo nei loro confronti.
1b. Con memoria depositata in data 28 ottobre 2010 la sig.ra Simonetta Menon ha dichiarato di non dimorare più in Arco, in via delle Grazie, n. 2, e che, pertanto, non ha più interesse alla coltivazione dell’impugnativa.
In tal caso, essendo venuto meno il suo rapporto stabile con il territorio interessato dalla vicenda di causa, il Collegio deve dare atto dell’improcedibilità dell’impugnativa da essa proposta per sopravvenuta carenza di interesse alla coltivazione della stessa.
1c. Infine, il sig. Ivo Beltrami è deceduto dopo la proposizione dell’atto introduttivo, come affermato dal difensore con la memoria depositata il giorno 4 novembre 2010 e dichiarato nell’odierna pubblica udienza con il deposito di copia del certificato di morte rilasciato dal Comune di Arco.
Il Collegio osserva che la comunicazione della morte di uno dei ricorrenti è stata formulata in uno dei due modi previsti tassativamente dalla legge (dichiarazione in udienza o notificazione alle altre parti) e che quindi occorre fare applicazione dell'istituto processuale dell’interruzione del processo - che ne determina uno stato di quiescenza, per effetto di un evento involontario esclusivo della capacità di stare in giudizio della parte - il quale trova ragion d'essere nella necessità di assicurare l'effettività del contraddittorio e di impedire che circostanze esterne al processo possano pregiudicare l'attività difensiva della parte interessata.
Dev’essere pertanto dichiarata l’interruzione del processo limitatamente alla posizione di tale ricorrente e non con riferimento all'intero processo, in quanto l'interruzione del giudizio nella sua interezza per effetto di un evento del tutto estraneo alle altre parti costituirebbe “una superfetazione dell'istituto dell'interruzione al di fuori di quanto previsto in ordine a esso dall'ordinamento” (cfr., Cass. Civ., SS.UU. 5.7.2007, n. 15142; sez. lav., 25.2.2002, n. 2676; sez. III, 13.11.2009, n. 24025 e 19.6.2009, n. 14351).
In conclusione, pertanto, ai sensi degli artt. 33 e 39 del cod. proc. amm. e dell’art. 279, secondo comma, n. 5), c.p.c., il Collegio deve provvedere alla separazione dal ricorso principale della causa promossa da Ivo Beltrami, l’interruzione della quale si dispone con separata ordinanza.
2a. Le eccezioni di rito - sul rilievo che difetterebbe la legittimazione attiva, e comunque l’interesse a ricorrere, in capo ai deducenti - opposte sia dalla difesa dell’Amministrazione comunale che di Wind Telecomunicazioni, appaiono espressione di mero tuziorismo difensivo e sono chiaramente infondate.
Al riguardo, è sufficiente rammentare l’insegnamento giurisprudenziale al quale questo Tribunale ha da tempo aderito (cfr., in termini, sentenze 25.3.2009, n. 88 e 21.10.2009, n. 262), secondo cui, in materia urbanistica, l'ordinamento riconosce una posizione qualificata e differenziata a tutti coloro che si trovino in una situazione di stabile collegamento (residenza, possesso o detenzione di immobili, o altro titolo di qualificata frequentazione) con la zona interessata dall’operazione contestata (cfr., C.d.S., sez. V, 19.9.2008, n. 4528) e che evidenzi una “specifica lesione di posizioni giuridiche soggettive differenziate che distingua la sfera del ricorrente rispetto alla collettività indistinta” (cfr., C.d.S., sez. V, 2.3.2010, n. 1189). Uno “stabile collocamento” con la zona interessata dal nuovo intervento, inoltre, “non postula necessariamente l'adiacenza fra gli immobili, essendo sufficiente la semplice prossimità, senza che sia necessario dimostrare ulteriormente la sussistenza di un interesse qualificato alla tutela giurisdizionale” (cfr., C.d.S., sez. IV, 16.3.2010, n. 1535). Ed è parimenti certo che, in concreto, sono legittimati all'impugnazione coloro che possono lamentare una pregiudizievole alterazione del preesistente assetto urbanistico ed edilizio per effetto della realizzazione dell’intervento controverso (cfr., in termini, C.d.S., sez. IV, 10.4.2008, n. 1548), “senza richiedere la prova di un danno specifico, essendo insito nella violazione edilizia il danno a tutti i membri di quella collettività” (cfr., C.d.S., sez. VI, 1.2.2010, n. 400).
2b. Nella specie, la peculiare ubicazione degli immobili di proprietà di alcuni dei ricorrenti o, in un caso, in usufrutto (si vedano le certificazioni estratte dal Libro fondiario versate con la memoria depositata in Segreteria il 23.6.2010) nonché i certificati comunali (versati con la stessa memoria) con i quali parte dei primi istanti ed altri ricorrenti evidenziano di risiedere in Arco, nelle vie Ovo, Fornaci e delle Grazie, che sono prossime alla via Gobbi, la zona agricola di pregio ove è stata eretta la stazione radio base di Wind Telecomunicazioni oggetto di causa, evidenziano con certezza l’esistenza della vicinitas e quindi la sussistenza della legittimazione e dell'interesse ad agire. Nelle dedotte violazioni della legge in materia di urbanistica e di edilizia è insito il lamentato pregiudizio a danno di tutti i membri della collettività, oltre al sacrificio derivante dall'aggravio per la presenza di un manufatto, quantomeno per l’aspetto visivo altamente impattante, nella vicina area agricola pregiata.
Su tale fondamento, la sussistenza di un differenziato interesse, personale ed attuale, alla tutela giurisdizionale in capo ai ricorrenti è dunque palese e le sollevate eccezioni debbono essere disattese.
3a. Con il primo ed il quinto mezzo i ricorrenti denunciano l’insussistenza di un valido titolo in capo a Wind Telecomunicazioni a richiedere e quindi ad ottenere l’impugnata concessione di edificare.
Più precisamente, con il primo motivo di ricorso si sostiene che la concessione edilizia sarebbe illegittima sia per carenza di legittimazione in capo al signor Gabriele Sgariglia che ha presentato la domanda di concessione edilizia in nome e per conto della società Wind Telecomunicazioni, sia per difetto, in capo al nominato concessionario per il servizio radiomobile pubblico di comunicazione, della proprietà o di altro titolo idoneo sul terreno agricolo sul quale è stata realizzata l’antenna.
Con il quinto motivo, introdotto con il ricorso per motivi aggiunti, si afferma poi che il contratto di locazione prodotto dalla Società resistente con la memoria depositata in data 1.4.2010 non sarebbe stato registrato, e comunque che detta operazione sarebbe stata eseguita solo in data 14 dicembre 2009, e che pertanto non vi sarebbe alcuna certezza in ordine alla data di stipulazione del visto contratto posto che esso non risulta essere stata versato agli atti dell’Amministrazione né con la domanda di concessione né in allegato alla concessione edilizia. In ogni caso, si assume che un contratto di locazione non registrato non costituirebbe comunque un titolo idoneo per il rilascio di un titolo concessorio.
Il mezzo ha pregio giuridico.
3b. Per quanto concerne il primo profilo, il Collegio osserva che nella domanda presentata all’Amministrazione comunale in data 3.7.2008 il signor Gabriele Sgariglia si è qualificato procuratore di Wind Telecomunicazioni S.p.a. L’Amministrazione asserisce che al momento dell’accettazione della pratica tale affermazione è stata verificata sulla base “dell’esibita e controllata” procura rilasciata al nominato dall’Amministratore delegato della Società con atto sottoscritto e depositato in data 24.9.2007 presso il notaio Paolo Silvestro in Roma, registrato il 26.9.2007, serie 15, N. 30351. Detta procura è stata versata agli atti (cfr., documento n. 1 depositato dalla Società resistente); essa, effettivamente, conferisce al sig. Sgariglia i poteri di rappresentanza per l’espletamento delle pratiche relative alle concessioni, autorizzazioni, permessi, dichiarazioni di inizio attività, per la costruzione e l’esercizio degli impianti di telecomunicazioni e dei beni immobili tecnologici, e per la modifica di quelli esistenti.
3c. Quanto alla dedotta carenza, in capo alla Società concessionaria, del “titolo idoneo” prescritto dall’art. 88, comma 1, della L.p. 5.9.1991, n. 22 (vigente ratione tempore), e quindi dall’art. 101, comma 1, della L.p. 4.3.2008, n. 1, il quale testualmente recitava “possono richiedere la concessione i proprietari dell’immobile nonché i soggetti in possesso di altro titolo idoneo”, occorre dapprima verificare se un contratto di locazione può costituire un titolo idoneo e, conseguentemente, se quello esibito da Wind Telecomunicazioni all’Amministrazione comunale, sottoscritto dalle parti interessate ma non registrato, fosse un titolo idoneo.
Al primo quesito ha già dato risposta la giurisprudenza amministrativa - fondata sull’art. 4 della L. 28.1.1977, n. 10, e quindi sull’art. 11 del D.P.R. 6.6.2001, n. 380, i quali dispongono in termini identici alla sopra ricordata normativa provinciale - ritenendo che siano “legittimati a richiedere la concessione edilizia, o permesso di costruire, i soggetti che hanno la disponibilità giuridica dell'area e la titolarità di un diritto reale o di obbligazione che dia facoltà di eseguire le opere, ivi compreso il titolo abilitativo che scaturisce da un contratto di locazione recante l'esplicita o implicita, ma inequivocabile, autorizzazione all'esecuzione di dati interventi di trasformazione edilizia del bene in funzione dell'uso per il quale lo stesso è stato concesso ad altri” (cfr., T.A.R. Emilia Romagna, Parma, sez. I, 1.7.2008, n. 338; T.A.R. Veneto, sez. II, 24.7.2001, n. 2221; C.d.S., sez. V, 28.5.2001, n. 2882).
Un contratto di locazione tra la nominata Società Wind e i proprietari del terreno ed avente ad oggetto una porzione di esso di circa 40 mq. per la “realizzazione di una stazione radio - base per telecomunicazioni, comprensiva di tutte le necessarie strutture, antenne ed apparecchiature radio per la diffusione di segnali di telecomunicazioni per la fornitura di un servizio pubblico di telecomunicazioni”, con la previsione di un canone annuo di € 11.000,00 e una durata novennale con possibilità di rinnovo tacito per periodi di sei anni, nonché con una condizione risolutiva espressa qualora la società interessata non avesse ottenuto le autorizzazioni per l’installazione del progettato impianto, potrebbe quindi astrattamente costituire un titolo idoneo al rilascio della concessione edilizia sempreché si tratti di un contratto di locazione non invalido per nullità.
3d. Nella fattispecie in esame, all’opposto, il contratto stipulato in data 19.2.2008 tra la Società Wind ed i sig.ri Adami (cfr., documento n. 2 depositato dalla Società resistente) non era registrato e dunque era incontrovertibilmente nullo sia al momento della proposizione della domanda di concessione (3.7.2008), che al momento del rilascio della stessa (12.6.2009), ed anche al tempo dell’edificazione della stazione radio base (luglio 2009).
La L. 30.12.2004, n. 311, cosiddetta finanziaria per il 2005, al comma 346 dell’art. 1 ha infatti stabilito che “i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati”. Il legislatore, per rispondere ad evidenti e comprensibili esigenze di chiarezza, di certezza e di controllabilità, ha dunque inteso privare radicalmente di effetti il contratto di locazione non registrato.
La novella previsione della sanzione della nullità del contratto collegata alla violazione di un incombente di natura fiscale è stata sottoposta all’esame della Corte costituzionale la quale, pur dichiarando la manifesta infondatezza della questione di legittimità sottopostagli per l'inconferenza del parametro costituzionale invocato, ha colto l’opportunità per affermare che la citata disposizione “eleva la norma tributaria al rango di norma imperativa, la violazione della quale determina la nullità del negozio ai sensi dell'art. 1418 cod. civ.” (cfr., ordinanza 5.12.2007, n. 420, nonché le ordinanze 25.11.2008, n. 389 e 9.4.2009, n. 110). Il richiamato articolo 1418 c.c. dispone, infatti, che “il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge”. E secondo noti principi civilistici, discendenti dal richiamato articolo e da quelli seguenti del codice civile, il negozio giuridico nullo non produce alcun effetto negoziale e, non costituendo causa giustificatrice della prestazione promessa, non costituisce alcun diritto.
La mancata registrazione del contratto di locazione non si sostanzia dunque nella mera omissione di un adempimento di natura tributaria, come hanno concordemente affermato i difensori delle parti resistenti, in quanto, all’opposto, la registrazione opera quale "condicio iuris" del contratto stesso.
Occorre ulteriormente osservare che, se la legge non dispone diversamente, il contratto nullo non può essere convalidato (cfr., art. 1423 c.c.); che la nullità può essere solo con la rinnovazione del contratto, cioè con un contratto compiuto ex novo diverso dal precedente; che da ciò consegue che “la nullità del contratto di locazione non registrato è sanabile con effetto ex nunc fino alla registrazione la quale - assimilabile alla conferma del negozio nullo - rende valido il contratto da quel momento” (cfr., Tribunale Napoli, sez. IX, 19.10.2009). La nullità del contratto, inoltre, può essere fatta valere anche dai terzi che vi abbiano interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice quando debba decidere una lite la cui soluzione dipenda dalla validità di quel negozio giuridico.
Nel giudizio amministrativo, nel caso in cui la sussistenza del contratto costituisca un presupposto dell’atto impugnato, ai limitati fini del giudizio concernente la legittimità dello stesso, il giudice amministrativo può valutare, incidenter tantum, la sua esistenza, non sussistendo al proposito alcuna pregiudiziale obbligatoria a favore del giudice ordinario e senza che in ordine a detta questione si formi un giudicato, neppure implicito, in base a quanto stabilito dall’art. 8 del cod. proc. amm. Dal che coerentemente discende che, a questi limitati fini, detta cognizione incidentale può essere svolta nel caso de quo ai fini di verificare la legittimazione di Wind Telecomunicazioni a presentare una domanda di concessione edilizia per la realizzazione di una struttura su di un terreno non di proprietà e, di seguito, ad erigere il contestato manufatto.
A quanto sopra consegue che il contratto di locazione sottoscritto da Wind Telecomunicazione e dai sig.ri Adami ma non registrato, che l’Amministrazione sostiene essere “stato esibito all’Ufficio tecnico comunale” al momento della richiesta della concessione, essendo nullo perché mancante di un elemento espressamente posto a tutela di evidenti esigenze di certezza e di controllabilità, non poteva costituire un “titolo idoneo” per il rilascio ed il successivo esercizio dell'attività edificatoria oggetto della richiesta di concessione.
La registrazione del visto contratto, che risulta eseguita solo in data 14 dicembre 2009 (cfr., documento n. 3 allegato alla memoria di Wind Telecomunicazioni depositata il 22.10.2010), ventidue mesi dopo la stipulazione e diciotto dopo la richiesta di concessione, non giova all’interesse delle parti resistenti posto che essa non può aver operato che con effetto ex nunc.
Il primo e il quinto motivo di ricorso sono dunque fondati.
4a. Con il terzo motivo si deducono profili di violazione di legge in quanto la stazione radio - base sarebbe stata collocata in una zona incompatibile dal punto di vista urbanistico in quanto classificata area agricola primaria dallo strumento pianificatorio comunale e area agricola di pregio dal Piano urbanistico provinciale, ossia in una zona che sarebbe tutelata in modo specifico per il particolare rilievo paesaggistico che il Legislatore provinciale ha riconosciuto a tali aree con l’ultimo strumento urbanistico sovraordinato. In aggiunta a ciò, assumono i ricorrenti che l’art. 4 delle direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione, approvate con deliberazione del Consiglio comunale n. 36 del 26.3.2002, vieterebbe l’ubicazione di impianti fissi di telecomunicazione nelle “aree di elevato pregio paesaggistico - ambientale”. E tali divieti, a parere dei deducenti, opererebbero del tutto indipendentemente dall’esistenza di altri vincoli di tutela paesaggistico - ambientale.
4b. Anche questo motivo è fondato.
Tuttavia, il Collegio deve primariamente rilevare che le invocate direttive comunali per il corretto insediamento urbanistico e territoriale di impianti fissi di telecomunicazione sono state adottate in applicazione dell’art. 3 bis del D.P.G.P. 29.6.2000, n. 13-31/Leg. Detto articolo, introdotto dal D.P.G.P. 25.9.2001, n. 30-81/Leg., è stato dichiarato illegittimo, “nella parte in cui ha demandato ai Comuni il compito di stabilire le direttive di localizzazione”, dal Consiglio di Stato con la decisione della sez. VI 8.9.2009, n. 5247. Conseguentemente, il Collegio reputa che le direttive comunali richiamate dai ricorrenti siano inapplicabili essendo rimaste prive di supporto normativo con effetto ex tunc e che, pertanto, non possa essere invocato l’assunto contrasto della concessione edilizia in esame con le stesse (cfr., in termini, T.R.G.A. Trento, 13.5.2010, n. 132).
4c. Per quanto concerne, invece, la possibilità di installare un’infrastruttura relativa a pubbliche reti di telecomunicazioni in una zona agricola classificata di pregio, occorre innanzitutto osservare che l’art. 86, comma 3, del Codice delle comunicazioni elettroniche, approvato con D.Lgs. 1.8.2003, n. 259, stabilisce che “le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria” e che l’art. 5, comma 4, dello stesso decreto stabilisce altresì l’applicabilità diretta del Codice nell’ordinamento trentino, così statuendo: “Le disposizioni del Codice sono applicabili nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del Titolo V, parte II, della Costituzione, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampia rispetto a quelle già attribuite”.
In senso pressoché conforme al riportato comma 3 dell’art. 86 dispone l’art. 61, comma 3, della L.p. 11.9.1998, n. 10, ove è previsto che “ai fini della localizzazione, gli impianti indicati dal comma 2, lettere a) (stazioni e sistemi o impianti radioelettrici) e b), sono considerati opere di infrastrutturazione del territorio ai sensi dell’art. 30 delle norme di attuazione del piano urbanistico provinciale approvato con legge provinciale 9.11.1987, n. 26, come modificato con la variante approvata con legge provinciale 7.8.1993, n. 7”.
Con la legge provinciale 27.5.2008, n. 5, è entrato in vigore il nuovo Piano urbanistico provinciale, che all’art. 38 delle N.T.A. ha istituito ed individuato le aree agricole di pregio in quanto, di norma, “caratterizzate dalla presenza di produzioni tipiche nonché da un particolare rilievo paesaggistico, la cui tutela territoriale assume un ruolo strategico sia sotto il profilo economico-produttivo che paesaggistico - ambientale, tenuto conto della normativa comunitaria relativa alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari”, e all’art. 46 ha consentito la realizzazione in esse di opere di infrastrutturazione “purché compatibili con la disciplina delle invarianti di cui all'articolo 8”.
Il nuovo strumento urbanistico provinciale era in itinere dal 17 novembre 2006, con l’approvazione della deliberazione della Giunta provinciale n. 2402 di prima adozione che aveva sottoposto alle misure di salvaguardia di cui all’art. 63 della L.p. 5.9.1991, n. 22, le invarianti, nelle quali sono comprese anche le aree agricole di pregio e, specificatamente, la realizzazione in esse di “manufatti e infrastrutture”, per la realizzazione dei quali era necessaria “la dimostrazione, valutate le alternative, della non convenienza, anche sotto il profilo paesaggistico - ambientale, di ubicare le opere in aree diverse da quelle previste” (cfr. anche la deliberazione 7.9.2007, n. 1959, di approvazione del progetto definitivo del nuovo Piano urbanistico provinciale e del relativo disegno di legge).
Di conseguenza, in quel periodo temporale, il rilascio, da parte dell'autorità competente, del provvedimento finale che autorizzava l’opera era subordinato, anche per le opere di infrastrutturazione, al nulla osta della Giunta provinciale, previo parere delle strutture provinciali competenti in materia.
Da ciò discende una prima conclusione: con il 17 novembre 2006 la Provincia autonoma di Trento ha istituito un diverso tipo di aree agricole, quelle di pregio, a cui deve essere applicata una specifica disciplina normativa intenzionalmente più vincolante rispetto a quella stabilita per la aree agricole ordinarie di cui all’art. 37 del P.U.P.
Le aree di pregio sono direttamente individuate dallo stesso piano provinciale (la loro perimetrazione è il risultato di un lavoro di confronto incrociato svolto dalle competenti strutture in materia di urbanistica e tutela del paesaggio e di agricoltura e alimentazione), sulla base del loro pregio colturale e paesaggistico, e sono riconosciute e tutelate “al fine della valorizzazione produttiva e dell’attrattività complessiva del territorio” quali “risorse primarie per il territorio e per l’economia provinciale sulla base di una vocazione consolidata, che offrono specializzazioni riconosciute, elevata produttività, distintività rispetto ad altri territori ed eccellenza qualitativa”. In termini più generali, dunque, il Legislatore provinciale ha stabilito che “la tutela delle aree agricole di pregio è uno degli obiettivi fondamentali del Piano, che in tali aree individua non solo una risorsa territoriale ma anche un valore identitario” (cfr., relazione di accompagnamento al nuovo P.U.P.).
Più specificatamente, il Piano urbanistico provinciale ha previsto che anche nelle aree agricole di pregio possa essere consentita l’installazione di opere di infrastrutturazione del territorio, purché esse siano “compatibili” con la peculiare tutela che si è voluto riservare alla tipologia delle “invarianti”, ossia all’elemento nuovo e caratterizzante il novello strumento urbanistico provinciale ed individuato negli “elementi territoriali che costituiscono le caratteristiche distintive dell'ambiente e dell'identità territoriale, in quanto di stabile configurazione o di lenta modificazione, e che sono meritevoli di tutela e di valorizzazione al fine di garantire lo sviluppo equilibrato e sostenibile nei processi evolutivi previsti e promossi dagli strumenti di pianificazione territoriale” (cfr., art. 8 della L.p. n. 5 del 2008).
Corollario di questa prima conclusione è che la copiosa giurisprudenza di tribunali amministrativi regionali e del Consiglio di Stato citata dalla difesa della resistente Società e riguardante la possibilità di installare infrastrutture per le telecomunicazioni nelle aree agricole non presenta alcun valore giuridico se calata sic et simpliciter nella particolarissima disciplina delle aree agricole di pregio trentine istituita con la richiamata L.p. n. 5 del 2008, adottata nell’esercizio della competenza legislativa esclusiva attribuita dall’art. 8, primo comma, n. 5), dello Statuto speciale d’autonomia.
4d. Sotto diverso profilo, occorre poi osservare che l’art. 61, comma 2, lettera a), della L.p. 11.9.1998, n. 10, demanda ad un regolamento attuativo stabilire “i criteri e le procedure per la localizzazione delle stazioni e sistemi o impianti radioelettrici”. L’art. 2, comma 1, lett. c), del D.P.G.P. 29.6.2000, n. 13-31/Leg., regolamento di attuazione del richiamato art. 61 della L.p. n. 10 del 1998, dispone poi che gli impianti fissi di telecomunicazioni non possono essere installati “in siti o posizioni di particolare rilevanza dal punto di vista paesaggistico - ambientale, ubicati nelle aree protette o nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico, secondo i criteri definiti con deliberazione della Giunta provinciale”.
La legge provinciale ha dunque demandato al regolamento di stabilire i criteri per la localizzazione delle infrastrutture per le telecomunicazioni e quest’ultimo ha individuato “i siti di particolare rilevanza dal punto di vista paesaggistico – ambientale”, ubicati nelle “aree protette” o “nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico”, rinviando però, a sua volta, ad una deliberazione della Giunta provinciale l’individuazione di ulteriori criteri.
La successiva deliberazione della Giunta provinciale n. 3260 del 7.12.2001, ha poi previsto che gli impianti in questione non possono essere installati “all'interno delle riserve integrali e delle riserve speciali dei parchi provinciali (di cui alla legge provinciale 6 maggio 1988, n. 18, ed all'articolo 11 delle Norme di attuazione del Piano urbanistico provinciale); dei biotopi (individuati ai sensi della legge provinciale 23 giugno 1986, n. 14); nelle aree di protezione dei laghi (di cui all'articolo 9 delle Norme di attuazione del Piano urbanistico provinciale, approvato con legge provinciale 9 novembre 1976, n. 26); nelle aree di protezione fluviale (di cui all'articolo 9 bis delle norme di attuazione della variante 2000 al piano urbanistico provinciale, approvata con deliberazione n. 2075 del 10 agosto 2001)”. In altri termini, con detta deliberazione sono stati individuati i siti di particolare rilevanza dal punto di vista paesaggistico - ambientale situati “nelle aree protette” da una specifica legislazione provinciale.
Quanto “ai siti e posizioni di particolare rilevanza dal punto di vista paesaggistico - ambientale”, ubicati “nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico”, reputa il Collegio che per detta parte della disposizione non sia condivisibile l’interpretazione fattane dal Comitato provinciale per l’autorizzazione all’istallazione di nuovi impianti radiotelevisivi e delle telecomunicazioni, e avallata dalle difese delle Amministrazioni resistenti, in quanto le citate aree non possono essere riduttivamente considerate come corrispondenti a quelle “di tutela ambientale” identificate dalla carta prevista dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 10 e dall’art. 11 delle N.T.A. del P.U.P.
All’opposto, la riportata disposizione deve essere correttamente ed evolutivamente interpretata alla luce della sopravvenuta disciplina complessiva del nuovo Piano urbanistico provinciale che ha inserito le aree agricole di pregio nella generale tutela del paesaggio trentino e che le ha direttamente individuate e perimetrate “sulla base del riconosciuto pregio colturale e paesaggistico, da tutelare al fine della valorizzazione produttiva e dell'attrattività complessiva del territorio”.
5. Dall’esame della normativa provinciale sopra riportata consegue, in conclusione, che:
- l’art. 2, comma 1, lett. c), del D.P.G.P. n. 13-31/Leg del 2000 prevede che gli impianti fissi di telecomunicazioni non possono essere installati in siti o posizioni di particolare rilevanza dal punto di vista paesaggistico - ambientale, ubicati nelle aree protette o “nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico”;
- che detta normativa regolamentare deve essere letta alla luce della sopravvenuta normativa urbanistica di rango primario;
- che per le aree agricole di pregio un particolare vincolo avente natura paesaggistica è stato successivamente introdotto con la L.p. n. 5 del 2008, in itinere come misura di salvaguardia dal 17.11.2006; in base a tale vincolo le opere di infrastrutturazione non sono vietate in modo assoluto ma deve essere verificata, caso per caso, la loro compatibilità con il particolare sistema delle invarianti, anche attraverso la dimostrazione della non possibilità e della non convenienza, sotto il profilo paesaggistico, di ubicare l’opera progettata in un’area diversa;
- che, in definitiva, nel caso in esame, nessun esame di compatibilità è stato compiuto dal competente Comitato provinciale per l’autorizzazione all’istallazione di nuovi impianti radiotelevisivi e delle telecomunicazioni, che in data 23.5.2008 è stato chiamato ad esprimere il richiesto parere obbligatorio di natura tecnica avuto riguardo anche agli aspetti paesaggistici della nuova localizzazione, il quale alcunché ha rilevato in ordine alla prospettata localizzazione della stazione radio base in zona agricola di pregio sottoposta alle norme di salvaguardia del nuovo Piano urbanistico provinciale;
- che la stessa questione non è stata valutata nemmeno dall’Amministrazione comunale nel corso del procedimento di rilascio della concessione edilizia;
- che da ciò discende l’illegittimità delle relative statuizioni e degli atti ad esse conseguenti.
6. In conclusione, sulla base delle argomentazioni svolte, e con assorbimento delle censure non specificatamente esaminate, il ricorso deve essere accolto.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza nella misura liquidata nel dispositivo.

P.Q.M.

dispone la separazione dal ricorso principale:
a) del giudizio promosso dal defunto Ivo Beltrami, all’interruzione del quale si provvede con separata ordinanza;
b) del giudizio promosso dai ricorrenti Edoardo Longo e Michele Pizzini, di cui dichiara l’estinzione per rinuncia;
c) del giudizio promosso dalla ricorrente Simonetta Menon, di cui dichiara l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse;
e, definitivamente pronunciando sul ricorso nei confronti di tutti gli altri istanti, lo accoglie. Per l’effetto, annulla gli atti impugnati, indicati in epigrafe.
Condanna il Comune di Arco, la Provincia autonoma di Trento e Wind Telecomunicazioni S.p.a., in solido tra di loro, a corrispondere ai ricorrenti la complessiva somma di € 7.000,00 (settemila), (di cui € 6.000,00 per onorari ed € 1.000,00 per diritti), oltre alla rifusione del contributo unificato (ai sensi dell’art. 13, comma 6 bis, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115), a I.V.A. e C.N.P.A. ed al 12,5% sull’importo degli onorari e dei diritti a titolo di spese generali.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Trento nella camera di consiglio del giorno 25 novembre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Lorenzo Stevanato, Presidente
Mario Mosconi, Consigliere
Alma Chiettini, Consigliere, Estensore


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