a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Catania, Sezione I, 27 maggio 2011


Sulla qualificazione edilizia degli interventi necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti

SENTENZA N. 1344

Gli interventi necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti non rientrano nel concetto di manutenzione straordinaria né in quello di ristrutturazione edilizia, bensì in quello di manutenzione ordinaria, così come definito sia dall’art. 20, lett. a, della L.R. 71/1978, sia dall’art. 3, lett. a, del D.P.R. 380/2001. E’ stato affermato sul punto che “L'elemento ontologico qualificante dell'attività di manutenzione ordinaria fa sì che gli elementi da rinnovare, integrare e mantenere in efficienza possono anche risultare diversi da quelli oggetto di intervento, con il limite che il nuovo elemento non risulti nè tipologicamente nè funzionalmente diverso dal precedente, non potendosi dare origine ad un "quid novi” (C. di S., IV, 3555/2005).

FATTO

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa espone di aver avviato - nell’ambito del piano di potenziamento delle strutture territoriali sanitarie pubbliche elaborato dall’Assessorato Regionale Sanità con decreto n. 3473 del 24.12.2008 - lavori per la creazione di un P.T.A. (Punto Territoriale di Assistenza) presso il presidio ospedaliero Trigona di Noto (Sr), e segnatamente nell’ala ovest del piano terra. La consistenza degli interventi, ascritti alla categoria dei “lavori di manutenzione ordinaria”, risulta meglio illustrata nella relazione del responsabile dell’U.O.C. Patrimoniale e Tecnico dell’Azienda redatta in data 27.09.2010.
Con nota prot. 34876 del 21.09.2010 il Sindaco di Noto ha intimato la sospensione di ogni attività non autorizzata.
Tale nota è stata subito riscontrata dall’Azienda, con la precisazione che i lavori in esecuzione rientrano nel campo dell’ordinaria manutenzione e non necessitano quindi di alcuna autorizzazione.
Tuttavia, con ordinanza dirigenziale n. 309 del 28.09.2010 lo stesso Comune ha ordinato la sospensione dell’attività, ritenendo essere in corso lavori di ristrutturazione edilizia realizzati in assenza di “comunicazione/autorizzazione/concessione edilizia/dichiarazione di inizio attività”, ed ha invitato l’Azienda a presentare l’istanza di accertamento di conformità di cui all’art. 13 L. 47/1985 (oggi, art. 36 del D.P.R. 380/2001).
Entrambi i predetti atti comunali sono stati impugnati dall’Azienda col ricorso in epigrafe – ritualmente notificato e depositato – col quale si denuncia:
1.- violazione degli artt. 50 e 107 del D. Lgs. 267/2000: incompetenza del Sindaco a disporre la sospensione lavori di cui al provvedimento prot. 34876 del 21.09.2010;
2.- eccesso di potere per travisamento dei fatti – violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3 del D.P.R. 380/2001;
Si sostiene, in sintesi, che i lavori in esecuzione siano stati erroneamente valutati e qualificati dal Comune, trattandosi di interventi di manutenzione ordinaria e non di ristrutturazione edilizia, consistenti nella sostituzione (e non nell’asserito allargamento) di tre porte, nella pitturazione delle pareti, nella eliminazione e nel rifacimento dei rivestimenti murali, nella sostituzione delle prese di gas medicinali, degli interruttori e prese elettriche, e delle prese di fonia/dati. Si aggiunge poi che l’asserito spostamento di alcune pareti interne viene indicato nell’impugnato atto come “probabile” (e, quindi, non accertato), e sarebbe comunque una attività legittima ai sensi del’art. 9 della L.R. 37/1985.
3.- violazione dell’art. 6 del D.P.R. 380/2001- falsa applicazione degli artt. 10 e 22 dello stesso decreto - falsa applicazione del successivo art. 36 – motivazione perplessa;
si denuncia il fatto che i lavori di manutenzione ordinaria eseguiti non sarebbero subordinati ad alcun atto autorizzativo esterno, e non dovrebbe quindi richiedersi nemmeno l’accertamento di conformità postumo. Si aggiunge, poi, che i titoli abilitativi richiesti con indicazione generica e onnicomprensiva (“comunicazione/autorizzazione/concessione edilizia/dichiarazione di inizio attività”) nell’impugnata ordinanza sarebbero indice di motivazione perplessa dell’atto.
Il Comune di Noto si è costituito in giudizio per resistere.
Con ordinanza n. 1468/2010 è stata concessa l’invocata misura cautelare ad effetto sospensivo.
All’udienza pubblica del 28 aprile 2011 la causa è passata in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato per quanto si chiarirà infra.
1.- In via preliminare va precisato che il provvedimento di sospensione lavori originariamente adottato dal Sindaco in data 21.09.2010 – per il quale si denuncia il vizio di incompetenza – è stato pochi giorni dopo “doppiato” dall’ordinanza n. 309 del 28.09.2010, avente il medesimo contenuto, adottata dal Dirigente del Settore Assetto e Tutela del Territorio, che ha di fatto ratificato l’operato del Sindaco e dato nuova veste formale e più ampia motivazione al provvedimento.
Sul piano processuale, questo determina la sopravvenuta carenza di interesse in capo alla ricorrente a contestare in sede giudiziaria il primo atto amministrativo, il cui contenuto risulta ora essere trasfuso in una nuova determinazione adottata da soggetto competente.
Il ricorso diviene, quindi, in parte qua improcedibile.
2.- Passando alle censure di merito, l’Azienda ricorrente deduce che i lavori avviati sono stati erroneamente valutati dal Comune, ed altrettanto erroneamente qualificati come interventi di ristrutturazione edilizia che postulerebbero il rilascio di un titolo abilitativo, genericamente individuato dallo stesso ufficio come “comunicazione/autorizzazione/concessione edilizia/dichiarazione di inizio attività”.
Muovendo dalla definizione di “ristrutturazione edilizia” contenuta nell’art. 3, lett. d, del D.P.R. 380/2001, la ricorrente obbietta che gli interventi in concreto eseguiti (e documentati con apposite illustrazioni fotografiche allegate) non integrano tale fattispecie, in quanto non rientrano affatto nella “trasformazione totale o parziale dell’organismo edilizio”, né nel “ripristino o sostituzione di elementi costitutivi”, né a maggior ragione nella “demolizione e ricostruzione dell’edificio stesso”.
Per contro - osserva la ricorrente – quella avviata è attività di manutenzione ordinaria, del tipo descritto nell’art. 3, lett. a, del D.P.R. 380/2001 (interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti).
Costituendosi in giudizio, il Comune resistente rileva - come elemento probante rispetto alla natura giuridica dei lavori in corso di esecuzione – che la stessa Azienda avrebbe inoltrato in data 28.09.2010, dopo aver ricevuto l’ordinanza di sospensione lavori, una tardiva comunicazione di inizio attività; che però avrebbe dovuto essere inviata almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori di manutenzione straordinaria in concreto eseguiti.
Il Collegio rileva, in primo luogo, che la tesi della difesa del Comune - secondo la quale è stata la stessa ricorrente ad intendere i lavori, quanto meno, come forma di manutenzione straordinaria, tanto da aver presentato (tardivamente) la d.i.a. – non convince.
Invero, la comunicazione inviata dall’Azienda al Comune in data 28.09.2010 specifica chiaramente che i lavori sono da ricondurre nell’alveo della manutenzione ordinaria, come sarebbe testimoniato dall’elenco degli stessi contenuto nella relazione tecnica dell’U.O.C. Patrimoniale e Tecnico, trasmessa a fini descrittivi. Non emerge, quindi, alcuna intenzione da parte dell’Azienda di rimediare ad un errore procedurale attraverso l’invio di una pur tardiva d.i.a.
Comunque, a prescindere dalla qualificazione giuridica degli interventi data – con opposte conclusioni - dalle parti sostanziali, ciò che rileva ai fini del decidere è il dato oggettivo dei lavori quale emerge dagli atti di causa. In particolare, essendo ormai decorsi diversi mesi dalla esecuzione dei lavori, non risulta utile disporre alcun tipo di accertamento tecnico in loco che possa assumere valore probatorio dirimente.
Ebbene, l’impugnata ordinanza riporta le tipologie di lavori che sarebbero stati accertati nel corso del sopralluogo, così elencandoli: a) allargamento delle porte di alcune camere; b) probabile spostamento e/o demolizione delle tramezzature interne; c) pitturazione delle pareti; d) adeguamento e/o ristrutturazione dei bagni; e) rifacimento degli impianti tecnologici.
Gli interventi di cui non vi è certezza (indicati sub b), che lo stesso soggetto verbalizzante ritiene essere solo “probabili”, risultano giuridicamente inidonei a fondare una ordinanza di sospensione lavori per assenza di titolo abilitativo, come correttamente si deduce nel secondo motivo di ricorso.
Gli altri lavori eseguiti risultano, per una parte, certamente estranei al concetto di ristrutturazione edilizia (o anche di manutenzione straordinaria): ci si riferisce, in particolare, ai casi indicati sub c e sub e, con la precisazione in quest’ultimo caso che la ricorrente documenta (tramite relazione tecnica dell’U.O.C. Patrimoniale e Tecnico) di aver semplicemente sostituito alcuni elementi terminali (prese elettriche, di gas medicinali, e di fonia/dati) degli impianti tecnologici, e non di averli rifatti ex novo. Si ricorda, in proposito che gli interventi necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti non rientrano nel concetto di manutenzione straordinaria né in quello di ristrutturazione edilizia, bensì in quello di manutenzione ordinaria, così come definito sia dall’art. 20, lett. a, della L.R. 71/1978, sia dall’art. 3, lett. a, del D.P.R. 380/2001. E’ stato affermato sul punto che “L'elemento ontologico qualificante dell'attività di manutenzione ordinaria fa sì che gli elementi da rinnovare, integrare e mantenere in efficienza possono anche risultare diversi da quelli oggetto di intervento, con il limite che il nuovo elemento non risulti nè tipologicamente nè funzionalmente diverso dal precedente, non potendosi dare origine ad un "quid novi” (C. di S., IV, 3555/2005).
Con riferimento, infine, al rilevato allargamento di alcune porte interne (sub a), ed all’adeguamento e/o ristrutturazione dei bagni (sub d), la ricorrente documenta (con fotografie e con la relazione dell’U.O.C. Patrimoniale e Tecnico) di aver solo sostituito e/o riparato alcune porte, e che nei servizi igienici si sia solo proceduto alla eliminazione dei rivestimenti murali ed alla pitturazione delle pareti; contestando così l’esistenza di quelle attività (sostituzione di parti strutturali dell’edificio, realizzazione o integrazione dei servizi igienici) che rientrano nel concetto di manutenzione straordinaria.
Per quanto esposto, le censure in esame appaiono fondate e determinano in parte qua l’accoglimento del ricorso.
La particolarità della vicenda induce eccezionalmente a compensare le spese processuali.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse; per la restante parte lo accoglie ed annulla per l’effetto l’impugnata ordinanza n. 309/2010.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati:
Biagio Campanella, Presidente
Salvatore Schillaci, Consigliere
Francesco Bruno, Primo Referendario, Estensore



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