a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione II, 8 giugno 2011


Sulla decorrenza del termine di impugnazione del permesso di costruire

SENTENZA N. 2993

In materia edilizia è stato ritenuto che ai fini della decorrenza del termine di impugnazione di un permesso di costruire il requisito della piena conoscenza non postula necessariamente la conoscenza di tutti i suoi elementi, essendo sufficiente quella degli elementi essenziali quali l'autorità emanante, la data, il contenuto dispositivo e il suo effetto lesivo, salva la possibilità di proporre motivi aggiunti ove dalla conoscenza integrale del provvedimento e degli atti presupposti emergano ulteriori profili di illegittimità (Consiglio di Stato V Sezione 12 luglio 2010 n. 4482). Pertanto, non occorre affatto attendere sempre l’ultimazione delle opere ai fini della decorrenza del termine, essendo sufficiente a tal fine la conoscenza dell’esistenza dell’atto e la sua attitudine lesiva, emergente dalla progettazione (Consiglio di Stato IV Sezione 24 dicembre 2008 n. 6560 e n. 6621), nonché dall'entità delle violazioni urbanistiche, da ricondursi ad uno stato di realizzazione del manufatto, tale da rendere materialmente apprezzabile la reale portata dell'intervento (Consiglio di Stato VI Sezione 10 dicembre 2010 n. 8705).

FATTO E DIRITTO

I signori Buonanno Malvina, Buonanno Antonietta, Buonanno Pietro e Cesaro Rosa hanno impugnato il permesso di costruire n. 32 del 17 luglio 2009 rilasciato dal Comune di Sant’Antimo in favore di Silvestre Ersilio ed Amore Carla per la realizzazione di una sopraelevazione di altezza media di mt 2,40 relativa ad un fabbricato posto a confine con la proprietà dei ricorrenti.
Con il medesimo ricorso sono stati impugnati il regolamento edilizio del Comune di Sant’Antimo, modificato con deliberazioni consiliari n. 24 del 14 marzo 2008 e n. 66 del 27 giugno 2008, nonché in parte qua le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale.
A fondamento dell’impugnazione è stata posta la violazione della normativa minima sulle distanze tra fabbricati di cui all’art. 9 del D.M. n. 1444/68 che, nel caso di specie, imponeva una distanza dalla nuova opera di sopraelevazione pari a mt. 11,60 rispetto dall’edificio di proprietà ricorrente, cioè corrispondente all’altezza del fabbricato più alto.
Altro profilo di doglianza ha riguardato l’art. 56, sesto comma del regolamento edilizio comunale che ha ritenuto non soggetti all’obbligo delle distanze i sottotetti praticabili e non abitabili e tanto in violazione del citato D.M. n. 1444/68.
Si è costituito in giudizio il Comune di Sant’Antimo concludendo per il rigetto del ricorso, di cui è stata anche eccepita l’irricevibilità per tardività, essendo già alla data del 15 settembre 2009 maturata nei confronti di tutti i ricorrenti la piena conoscenza dei provvedimenti impugnati.
Analoga eccezione è stata sollevata dai controinteressati Silvestre Ersilio ed Amore Carla all’atto della loro costituzione in giudizio.
Si è costituita anche la Provincia di Napoli chiedendo l’estromissione dal giudizio.
Con atto notificato a tutte le parti in data 6 luglio 2010 e depositato il 16 luglio 2010 il Comune di Sant’Antimo ha proposto ricorso incidentale avverso il D.M. n. 1444/68.
A seguito dell’impugnazione incidentale si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno.
All’udienza pubblica del 5 maggio 2011, in vista della quali sono state depositate memorie conclusionali, il Tribunale ha trattenuto la causa per la decisione.
Il ricorso è irricevibile per tardività.
Dalla documentazione versta in giudizio dai controinteressati emerge che in data 15 settembre 2009 tutti i ricorrenti nel presente giudizio avevano presentato presso il Tribunale di Napoli - Sezione Distaccata di Frattamaggiore azione per denuncia di nuova opera dalla cui narrativa in fatto ed esposizione in diritto emerge come già all’epoca costoro fossero in una condizione di piena conoscenza del provvedimento impugnato e dei sui effetti lesivi.
Invero, da quell’atto giudiziario emerge che gli attuali ricorrenti già sapevano dell’avvenuta adozione da parte del Comune di Sant’Antimo del permesso di costruire n. 32 del 2009 rilasciato in favore dei controinteressati ed oggetto dell’attuale impugnazione; addirittura, in quel giudizio si evidenziava come la pratica edilizia fosse carente sia della planimetria, sia del DURC (capo g del ricorso); altra circostanza già nota era lo stato dei luoghi – che non risulta mutato successivamente alla data di presentazione di quella domanda giudiziale con riguardo agli elementi di fatto allegati nel presente giudizio - rappresentato al G.O. in modo ampiamente dimostrativo della piena percezione dell’asserita violazione della normativa sulle distanze, e ciò sia come situazione di fatto, sia come elemento di elaborazione progettuale, preludio all’avversato permesso di costruire adottato in conformità (capo c del ricorso).
Va altresì aggiunto che l’esatta percezione dei profili di illegittimità del permesso di costruire solo ora denunciati innanzi al Giudice Amministrativo risultano dall’esatta specificazione sia delle distanze esistenti che di quelle che invece avrebbero dovuto essere osservate.
Allo stesso modo, piena conoscenza già vi era anche in ordine al regolamento edilizio comunale nella parte in cui all’art. 56, sesto comma non obbliga all’osservanza della normativa sulle distanze i sottotetti praticabili e non abitabili, in asserita violazione della normativa generale di cui a D.M. n. 1444/68, come pure in questa sede denunciato.
Non vi è dubbio alcuno, pertanto, che tutti i ricorrenti alla data del 15 settembre 2009 fossero già in una condizione di piena conoscenza dei provvedimenti impugnati, dei presupposti della relativa emanazione, nonché dei vizi di legittimità di cui sono stati ritenuti affetti – tra l’altro, già indicati in modo pressoché coincidente innanzi al G.O. – ed ancora della loro lesività, da intendersi come pregiudizio per la loro proprietà.
Al riguardo, va osservato come la piena conoscenza rappresenti quella situazione a cui la normativa processuale amministrativa (attualmente l’art. 41, comma secondo c.p.a.) riconosce la massima idoneità a contemperare esigenze di certezza e stabilità di situazioni giuridiche in potenziale conflitto con l’effettività di tutela connessa al riconoscimento alla parte di un ragionevole lasso di tempo per predisporre la propria difesa in giudizio. Attraverso la piena conoscenza, infatti, si supera, il pur necessario formalismo, proprio dei giudizi d’impugnazione – ma non solo; basti pensare alle azioni in materia civile a tutela della proprietà e di denuncia di vizi in tema di compravendita e di appalto – basato su forme tipizzate di conoscenza e pubblicità degli atti impugnabili, ancorando, a parità di tutela, la decorrenza del termine per la proposizione della domanda giudiziale ad una condizione soggettiva di conoscenza della parte che intende agire in giudizio. Ovviamente, la piena conoscenza, quale condizione di anticipazione della decorrenza di un termine decadenziale, finisce per risolversi nella dialettica processuale in una questione di tempestività della domanda e di conseguenza in un mezzo di eccezione, di cui condivisibilmente viene onerata la parte che intende avvalersene (Consiglio di Stato IV Sezione n. 2 febbraio 2011 n. 747; Consiglio di Stato IV Sezione 8 novembre 2010 n. 9707).
In giurisprudenza, la piena conoscenza si ritiene maturata in corrispondenza della consapevolezza dell’esistenza dell’atto, del suo contenuto essenziale e soprattutto della sua lesività, problematica processuale, questa, su cui ancora non v‘ è concordia, soprattutto negli aspetti di criticità che sorgono tra conoscenza dell’esistenza dell’atto tout court, che impone un’impugnazione tempestiva, e successiva integrazione del thema decidendum attraverso la proposizione di motivi aggiunti a seguito della successiva conoscenza di elementi della fattispecie.
In particolare, in materia edilizia è stato ritenuto che “ai fini della decorrenza del termine di impugnazione di un permesso di costruire il requisito della piena conoscenza non postula necessariamente la conoscenza di tutti i suoi elementi, essendo sufficiente quella degli elementi essenziali quali l'autorità emanante, la data, il contenuto dispositivo e il suo effetto lesivo, salva la possibilità di proporre motivi aggiunti ove dalla conoscenza integrale del provvedimento e degli atti presupposti emergano ulteriori profili di illegittimità (Consiglio di Stato V Sezione 12 luglio 2010 n. 4482). Pertanto, non occorre affatto attendere sempre l’ultimazione delle opere ai fini della decorrenza del termine, essendo sufficiente a tal fine la conoscenza dell’esistenza dell’atto e la sua attitudine lesiva, emergente dalla progettazione (Consiglio di Stato IV Sezione 24 dicembre 2008 n. 6560 e n. 6621), nonché dall'entità delle violazioni urbanistiche, da ricondursi ad uno stato di realizzazione del manufatto, tale da rendere materialmente apprezzabile la reale portata dell'intervento (Consiglio di Stato VI Sezione 10 dicembre 2010 n. 8705).
Alla luce dei richiamati principi s’impone una declaratoria di irricevibilità del ricorso, a nulla rilevando l’obiezione di parte ricorrente contenuta nella memoria di replica depositata in data 4 aprile 2011, dal momento che la condizione di piena conoscenza emergente dal contenuto della denuncia di nuova opera non si riferisce al solo difensore, trattandosi di una descrizione di atti e fatti pienamente riconducibile in prima battuta alle parti ricorrenti di quel giudizio.
Alla declaratoria di irricevibilità dell’impugnazione principale consegue l’inammissibilità del ricorso incidentale per carenza di interesse.
Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara irricevibile, con inammissibilità del ricorso incidentale. Spese compensate..
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 5 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Carlo D'Alessandro, Presidente
Anna Pappalardo, Consigliere
Paolo Corciulo, Consigliere, Estensore



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