a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sardegna, Sezione I, 20 giugno 2011


Con riferimento alla figura dell''imprenditore agricolo professionale, in base all’art. 1 del d.lgs. n. 99 del 2004, deve ritenersi che l''accertamento ad ogni effetto del possesso dei prescritti requisiti abbia carattere dichiarativo e non costitutivo

SENTENZA N. 623

Come da tempo la giurisprudenza ha avuto occasione di affermare, con riferimento alla figura dell'imprenditore agricolo professionale, in base all’art. 1 del d.lgs. n. 99 del 2004, deve ritenersi che l'accertamento ad ogni effetto del possesso dei prescritti requisiti abbia carattere dichiarativo e non costitutivo, in quanto, così come avveniva in precedenza per il riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale ai sensi dell'art. 12 l. n. 153 del 1975 (ove l'amministrazione non godeva di alcuna discrezionalità nell'accertamento del possesso dei requisiti, ma si limitava ad attestarne il possesso), anche in base alla nuova normativa la Regione o la Provincia sono tenute all'accertamento dei requisiti indicati dal comma 1 dell'art. 1 cit. nell'esclusivo interesse dei richiedenti al fine di poter conseguire i benefici connessi con la qualifica di imprenditore agricolo professionale, essendo evidente la volontà di assicurare a coloro che già possedevano la precedente qualifica di conseguire gli stessi benefici di legge ad essa connessi, anche a seguito del riconoscimento della nuova qualifica introdotta dal legislatore (Consiglio di Stato Sez. VI, 21 novembre 1988, n. 1266; T.A.R. Veneto Venezia, sez. II, 31 maggio 2006 , n. 1556; TAR Sicilia, Palermo, Sez. II, 2 aprile 2007, n° 1055; TAR Emilia Romagna, sez. I, 15 marzo 2010, n. 2231). E’ stato ulteriormente precisato che “la mancanza di discrezionalità dell’autorità procedente, del resto, si evidenzia sol se si consideri che l’esercizio personale, in modo prevalente e continuativo, dell’attività imprenditoriale nell’agricoltura, va determinata alla stregua di criteri di carattere tecnico, sfuggendo a valutazioni di opportunità, convenienza od equità amministrativa. Il concetto di “prevalenza” nell’esercizio di determinate attività è certamente relativo, ma non per questo si sottrae all’accertamento di condizioni di fatto da condurre alla stregua di canoni di comune esperienza. come tali, non confondibili con l’attività amministrativa discrezionale” (Consiglio di Stato Sez. VI, 21 novembre 1988, n. 1266).

FATTO

In data 13 agosto 2007 la signora Folpini presentava al servizio ripartimentale dell’agricoltura di Sassari due richieste di riconoscimento delle qualifiche di imprenditore agricolo professionale e iscrizioni nell’albo regionale I.A.P. aventi ad oggetto sia l’azienda agricola “l’Azza” dalla stessa rappresentata, sia, contestualmente, quella afferente la signora Carla Asti quale membro del Consiglio di amministrazione della medesima società.
Riguardo la richiesta di iscrizione afferente l’Azienda, precisava che, in conformità alla disciplina statale e regionale di settore, la stessa doveva intendersi “sotto condizione” in ragione dell’assenza del requisito del reddito ricavato, in quanto trattavasi di una complessa riqualificazione aziendale da attuarsi mediante un nuovo impianto comprensivo della piantumazione di circa 40.000 mq di oliveto per l’ottenimento di olive da mensa e olio di alta qualità e la piantumazione di circa 3.000 mq di alberi da frutta (pesco, susino, nespolo, albicocco e agrumi) da utilizzare per il consumo fresco”.
Nell’istanza di riconoscimento per l’azienda, si dichiarava, per il requisito della qualifica di I.A.P., di avvalersi del proprio amministratore, Carla Asti, che a tal fine presentava contestuale domanda di riconoscimento.
Il Servizio ripartimentale inviava le due note di rigetto che sono state impugnate per i seguenti motivi in diritto:
violazione di legge; il combinato disposto di cui all’art. 1 comma 5 ter d.lgs. 99/2004 come modificato dal d.lgs. 101/2005 e al punto 3 lettera b) della delibera di giunta regionale della Sardegna, artt. 3 e 41 Costituzione eguaglianza sostanziale e libertà economica, violazione del diritto comunitario, artt. 45 e 56;
violazione della L. 241 del 1990 sul giusto procedimento in relazione alla delibera G.R. n. 45/9 del 27.09.2005, eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria, dell’illogicità e inadeguatezza della motivazione, del travisamento dei presupposti di fatto, violazione dell’art. 10 bis L. 241 del 1990;
il requisito della residenza; violazione delle libertà di stabilimento e circolazione di capitali di cui agli artt. 43 e 56 del Trattato UE nonché della CEDU.
Concludeva per l’accoglimento del ricorso con conseguente annullamento degli atti impugnati.
Si costituiva l’Amministrazione intimata chiedendo il rigetto del ricorso
In data 11.0.2010 la difesa della ricorrente depositava memoria.
In data 8.02.2011 l’avvocato Antonio Nicolini comunicava la rinuncia al mandato per intervenute ragioni di incompatibilità.
Il 1° marzo 2011 la Regione autonoma della Sardegna depositava memoria difensiva.
Alla udienza pubblica del 23.03.2011 il ricorso veniva trattenuto per la decisione.

DIRITTO

Va preliminarmente rilevato che in sede di discussione, le parti sono state avvisate circa la possibilità che la controversia fosse decisa per una questione di giurisdizione rilevata d’ufficio. Di ciò si è dato atto nel verbale di udienza.
Ciò premesso, il Collegio ritiene che il ricorso sia inammissibile, considerato che la controversia appartiene alla giurisdizione ordinaria.
Come da tempo la giurisprudenza ha avuto occasione di affermare, con riferimento alla figura dell'imprenditore agricolo professionale, in base all’art. 1 del d.lgs. n. 99 del 2004, deve ritenersi che l'accertamento ad ogni effetto del possesso dei prescritti requisiti abbia carattere dichiarativo e non costitutivo, in quanto, così come avveniva in precedenza per il riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale ai sensi dell'art. 12 l. n. 153 del 1975 (ove l'amministrazione non godeva di alcuna discrezionalità nell'accertamento del possesso dei requisiti, ma si limitava ad attestarne il possesso), anche in base alla nuova normativa la Regione o la Provincia sono tenute all'accertamento dei requisiti indicati dal comma 1 dell'art. 1 cit. nell'esclusivo interesse dei richiedenti al fine di poter conseguire i benefici connessi con la qualifica di imprenditore agricolo professionale, essendo evidente la volontà di assicurare a coloro che già possedevano la precedente qualifica di conseguire gli stessi benefici di legge ad essa connessi, anche a seguito del riconoscimento della nuova qualifica introdotta dal legislatore (Consiglio di Stato Sez. VI, 21 novembre 1988, n. 1266; T.A.R. Veneto Venezia, sez. II, 31 maggio 2006 , n. 1556; TAR Sicilia, Palermo, Sez. II, 2 aprile 2007, n° 1055; TAR Emilia Romagna, sez. I, 15 marzo 2010, n. 2231).
E’ stato ulteriormente precisato che «la mancanza di discrezionalità dell’autorità procedente, del resto, si evidenzia sol se si consideri che l’esercizio personale, in modo prevalente e continuativo, dell’attività imprenditoriale nell’agricoltura, va determinata alla stregua di criteri di carattere tecnico, sfuggendo a valutazioni di opportunità, convenienza od equità amministrativa. Il concetto di “prevalenza” nell’esercizio di determinate attività è certamente relativo, ma non per questo si sottrae all’accertamento di condizioni di fatto da condurre alla stregua di canoni di comune esperienza. come tali, non confondibili con l’attività amministrativa discrezionale» (Consiglio di Stato Sez. VI, 21 novembre 1988, n. 1266).
La situazione giuridica soggettiva di chi chieda il rilascio dell’attestazione corrisponde, pertanto, al diritto soggettivo, come del resto, afferma la stessa ricorrente nella memoria depositata in data 11.06.2010.
Non è possibile far rientrare la controversia nell’ambito di una delle numerose ipotesi di giurisdizione esclusiva, di cui all’art. 133 del c.p.a. . Infatti, anche il riferimento alle controversie in materia di dichiarazione di inizio attività (art. 133, comma 1, lettera a), n. 3, del c.p.a.) non sarebbe pertinente, ove si tenga conto che nel caso di specie, come si è già accennato, non si tratta di istanza o domanda richiesta per l’esercizio di attività imprenditoriale (secondo la disciplina generale dettata dall’art. 19 della legge n. 241/1990), ma di una attività di attestazione o certificazione, con efficacia meramente dichiarativa.
In ragione di tutte le considerazioni svolte, il ricorso in esame va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, il che comporta la rimessione davanti al giudice ordinario, innanzi al quale il giudizio potrà proseguire in base al principio della translatio iudicii ora codificato nel codice del processo amministrativo all'art. 11.
Ne segue il rinvio della controversia al Giudice ordinario munito di giurisdizione, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta da parte ricorrente e con assegnazione alla stessa del termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza per la riproposizione della domanda con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio davanti al giudice ordinario in relazione al rito applicabile.
Tenuto conto della non agevole individuazione del criterio discretivo della giurisdizione, sussistono gravi ed eccezionali ragioni per disporre tra le parti l'integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione e per l'effetto rimette le parti davanti al Giudice ordinario nel termine di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2011 con l'intervento dei magistrati:
Aldo Ravalli, Presidente
Alessandro Maggio, Consigliere
Gianluca Rovelli, Referendario, Estensore



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