a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 giugno 2011


La valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa

SENTENZA N. 954

E’ stato ripetutamente affermato, in giurisprudenza, che la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è pienamente sindacabile dal giudice amministrativo in ipotesi di manifesta illogicità o al cospetto di un’istruttoria insufficiente e di una motivazione inadeguata, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 luglio 2005 n. 3917; cfr. da ultimo TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 maggio 2010 n. 1897).

FATTO

La I.C.Q. s.r.l. (dante causa dell’odierna ricorrente) ha presentato alla Regione Puglia, il 15 marzo 2004, un progetto per la realizzazione di un parco eolico nel Comune di Troia.
Con determinazione n. 136 del 12 aprile 2005, la Regione ne ha disposto l’assoggettamento a valutazione di impatto ambientale, ai sensi della legge regionale n. 11 del 2001.
Il 29 marzo 2007, la ricorrente ha altresì richiesto alla Regione Puglia il rilascio dell’autorizzazione unica ai sensi dell’art. 12 del d. lgs. n. 387 del 2003, allegando lo studio di impatto ambientale e ridimensionando l’entità dell’intervento (15 aerogeneratori in luogo dei 20 originariamente progettati).
In seguito, perdurando l’inerzia della Regione, la Eolo 3W Sicilia s.r.l. ha proposto ricorso contro il silenzio, in relazione al procedimento di valutazione di impatto ambientale ed a quello per il rilascio dell’autorizzazione unica.
Questa Sezione, con sentenza n. 1541 del 23 giugno 2008, ha accolto la domanda e per l’effetto ha ordinato alla Regione Puglia di provvedere entro il termine di sessanta giorni; successivamente, con sentenza di questa Sezione n. 2693 del 27 novembre 2008, è stato nominato commissario ad acta il Rettore del Politecnico di Bari, che ha delegato il prof. Massimo La Scala. Quest’ultimo si è insediato il 19 gennaio 2009.
Con l’impugnata determinazione n. 40 del 30 gennaio 2009, notificata il 2 febbraio 2009, la Regione Puglia ha concluso il procedimento di v.i.a., conformandosi a quanto deliberato dal Comitato Regionale nelle sedute del 7 maggio 2008 e del 21 gennaio 2009 ed esprimendo perciò parere sfavorevole alla compatibilità ambientale.
La società ricorrente deduce censure così rubricate:
1) carenza di potere e violazione dell’art. 21-bis della legge n. 1034 del 1971: la Regione avrebbe provveduto sulla valutazione di impatto ambientale quando ormai i poteri erano stati irreversibilmente trasferiti in capo al commissario nominato dal Tribunale;
2) incompetenza, eccesso di potere e violazione dell’art. 12 del d. lgs. n. 387 del 2003 e dell’art. 1 della legge regionale n. 11 del 2001: il parere negativo si fonderebbe su molteplici aspetti estranei alla valutazione dell’impatto ambientale del progetto;
3) violazione dell’art. 12 del d. lgs. n. 387 del 2003, violazione degli artt. 6 e 14-bis della legge n. 241 del 1990 e violazione del principio di buon andamento e leale collaborazione: con riguardo alla questione delle distanze tra aerogeneratori e della distanza dalla strada provinciale, la Regione avrebbe dovuto invitare la società proponente a modificare il progetto o, in alternativa, avrebbe dovuto sottoporre le questioni all’esame della conferenza di servizi, anziché concludere l’istruttoria con un diniego sostanzialmente definitivo;
4) violazione del d. lgs. n. 152 del 2006, del R.D. n. 3267 del 1923 e del Piano stralcio di assetto idrogeologico della Puglia, nonché insufficienza e contraddittorietà della motivazione: il provvedimento regionale si limiterebbe ad evidenziare la localizzazione di alcuni impianti in zona classificata di pericolosità media e moderata, senza motivare circa l’effettiva incompatibilità degli stessi con il vincolo;
5) illegittimità dell’art. 14 del regolamento regionale n. 16 del 2006 e dell’allegato 5 della delibera della Giunta regionale della Puglia 2 marzo 2004 n. 131: le norme regolamentari approvate dalla Regione Puglia, in tema di obbligo di convenzionamento con i comuni interessati, contrasterebbero con l’art. 12 del d. lgs. n. 387 del 2003;
6) eccesso di potere per motivazione insufficiente, sviamento, violazione del principio di economicità ed efficacia, irragionevolezza: in alcuni passaggi, il provvedimento impugnato sarebbe illegittimamente motivato con riguardo alla pretesa erroneità della valutazione ambientale strategica redatta dal Comune di Troia.
Si è costituita la Regione Puglia, chiedendo il rigetto del ricorso.
L’istanza cautelare della ricorrente è stata respinta con ordinanza di questa Sezione n. 343 del 4 giugno 2009.
Alla pubblica udienza del 20 aprile 2011 la causa è passata in decisione.

DIRITTO

1. E’ impugnata la determinazione n. 40 del 30 gennaio 2009, con cui la Regione Puglia si è pronunciata negativamente sulla valutazione di impatto ambientale avente ad oggetto il progetto presentato dalla società ricorrente per la realizzazione di un parco eolico nel Comune di Troia.
La Regione, conformandosi all’avviso espresso dal Comitato Regionale per la v.i.a. nelle sedute del 7 maggio 2008 e del 21 gennaio 2009, ha giudicato incompatibile l’intervento per le seguenti ragioni:
- la pale hanno distanze reciproche inferiori a quelle minime indicate nelle linee guida regionali approvate con delibera della Giunta regionale della Puglia 2 marzo 2004 n. 131;
- due pale distano meno di 300 metri dalla strada provinciale n. 123;
- dodici pale ricadono in area gravata da vincolo idrogeologico;
- quattordici pale ricadono in area PG1 a rischio di frana;
- quattro pale sono situate a meno di 500 metri dal confine con il Comune di Orsara di Puglia, con il quale la società proponente non ha stipulato la convenzione;
- la valutazione ambientale strategica effettuata dal Comune di Troia consente un numero massimo di aerogeneratori nel territorio comunale di gran lunga superiore a quelli autorizzabili ai sensi del regolamento regionale n. 16 del 2006 e, inoltre, non risolve il problema degli effetti cumulativi connessi all’interferenza tra progetti;
- relativamente all’avifauna, la previsione di un tasso di mortalità di circa 200 uccelli ogni anno, contenuta nella v.a.s. comunale, appare non trascurabile, avuto riguardo alla varietà ed all’importanza delle specie di uccelli che gravitano nella zona;
- non vi sono garanzie sulla possibilità di immettere in rete tutta l’energia prodotta dall’impianto.
2. Tanto premesso, deve respingersi il primo motivo, con cui la ricorrente lamenta che la Regione avrebbe provveduto sulla valutazione di impatto ambientale quando ormai i relativi poteri erano stati irreversibilmente trasferiti in capo al commissario ad acta, nominato da questa Sezione con sentenza n. 2693 del 27 novembre 2008.
In proposito, deve convenirsi con quanto chiarito dalla giurisprudenza, nel senso che la nomina, ovvero l’avvenuto insediamento, del commissario ad acta nominato ai sensi dell’art. 21-bis della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, nell’ambito del giudizio sulla violazione del termine per provvedere, non privano l’Amministrazione del potere di provvedere tardivamente in ordine all’istanza del ricorrente (cfr. in tal senso Cons. Stato, sez. IV, 10 aprile 2006 n. 1947).
Non sono perciò affetti da nullità, né devono ritenersi emanati in carenza di potere, gli atti assunti dall’Amministrazione in esecuzione del giudicato una volta scaduto il termine per provvedere assegnato dal giudice.
3. Deve dichiararsi l’improcedibilità dell’impugnativa, per sopravvenuto difetto d’interesse, in relazione al quarto motivo.
Parte ricorrente ha infatti depositato, in prossimità della pubblica udienza, l’atto del 25 gennaio 2011 con il quale l’Autorità di Bacino della Puglia, prendendo atto delle modifiche progettuali introdotte dalla Eolo 3W Sicilia s.r.l., ha approvato l’intervento con prescrizioni.
4. Per le restanti censure, il ricorso è fondato.
4.1. Molti degli aspetti presi in considerazione dalla Regione Puglia, e posti a base della decisione sfavorevole qui impugnata, esulano dall’ambito oggettivo di interesse della valutazione di impatto ambientale, così come tipizzato dalle direttive comunitarie e dal legislatore statale.
Ai sensi dell’art. 4, quarto comma, del d. lgs. n. 152 del 2006, la v.i.a. sui progetti ha la precipua finalità di “proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita” ed a questo scopo essa prende in esame l’impatto diretto ed indiretto dell’opera sui seguenti fattori (nonché sulla loro reciproca interazione):
- l’uomo, la fauna e la flora;
- il suolo, l’acqua, l’aria ed il clima;
- i beni materiali ed il patrimonio culturale.
L’art. 5, primo comma, dello stesso decreto definisce l’impatto ambientale come “l’alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti”.
Orbene, non si vede quale rilevanza possano assumere, in ordine alla tutela dell’ambiente come sopra definita, la distanza di alcune pale eoliche dalla strada provinciale, la distanza dal confine amministrativo del Comune di Orsara di Puglia, la possibilità tecnica di immettere in rete l’energia prodotta. Si tratta, con evidenza, di aspetti che afferiscono alla tutela di interessi pubblici diversi da quelli rimessi alla competenza regionale, in sede di valutazione di impatto ambientale, che avrebbero dovuto trovare attenzione in una fase procedimentale successiva e distinta, ossia nella conferenza di servizi preordinata al rilascio dell’autorizzazione unica, ai sensi dell’art. 12 del d. lgs. n. 387 del 2003.
Il richiamo di tali circostanze all’interno della decisione sulla valutazione di impatto ambientale costituisce sintomo di uso sviato del potere da parte della Regione, che ha illegittimamente incluso nel giudizio la verifica di questioni inerenti alla sicurezza della circolazione, alla funzionalità tecnica dell’impianto di produzione di energia ed al coinvolgimento dell’ente territoriale confinante.
Sono perciò fondati il secondo ed il terzo motivo, in relazione alle parti del provvedimento qui menzionate.
4.2. E’ altresì fondato il quinto motivo, con il quale parte ricorrente contesta la legittimità delle previsioni contenute nel regolamento regionale n. 16 del 2006 e nella delibera di Giunta regionale n. 131 del 2004, che la Regione ha esplicitamente invocato a giustificazione del diniego (con riguardo alla distanza minima tra aerogeneratori ed al numero massimo di impianti autorizzabili nel territorio del Comune di Troia, una volta approvato il P.R.I.E.).
Come è noto, l’intero regolamento regionale n. 16 del 2006 è stato annullato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 344 del 26 novembre 2010, unitamente all’art. 3, comma 16, della legge regionale n. 40 del 2007, che a detto regolamento rinviava integralmente.
Da ciò consegue l’illegittimità in parte qua dell’atto impugnato, laddove il presupposto della decisione negativa sia costituito esclusivamente dall’applicazione delle norme regolamentari dichiarate incostituzionali (cfr. amplius TAR Puglia, Bari, sez. I, 5 gennaio 2011 n. 2).
4.3. Infine, con specifico riguardo ai possibili effetti che l’impianto potrebbe produrre sull’avifauna, è fondato il sesto motivo.
La ricorrente lamenta, a ragione, che la motivazione addotta dal Comitato Regionale risulta generica ed insufficiente. Il rischio di conseguenze dannose sui volatili è enunciato in termini dubitativi e senza specifici riferimenti al sito interessato dal progetto.
Non è, qui, in discussione l’attinenza di tale problematica all’oggetto tipico della valutazione di impatto ambientale, poiché la popolazione animale è uno dei fattori dell’ecosistema che deve essere preso in considerazione ai fini della decisione finale sulla compatibilità dell’intervento. Tuttavia, anche rispetto a profili di sicura rilevanza ai fini ambientali, non può ammettersi che l’autorità procedente si limiti a motivazioni stereotipate, astrattamente adatte a qualunque sito caratterizzato dalla presenza minima di risorse naturali suscettibili di compromissione.
E’ stato ripetutamente affermato, in giurisprudenza, che la valutazione d’impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera, apprezzamento che è pienamente sindacabile dal giudice amministrativo in ipotesi di manifesta illogicità o al cospetto di un’istruttoria insufficiente e di una motivazione inadeguata, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 luglio 2005 n. 3917; cfr. da ultimo TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 maggio 2010 n. 1897).
Anche in tale parte, dunque, il provvedimento impugnato è illegittimo, per difetto di istruttoria e di motivazione.
5. In conclusione il ricorso è in parte improcedibile (quanto al diniego riferito agli aerogeneratori ricadenti in area sottoposta a vincolo idrogeologico) ed in parte accolto (quanto a tutta la residua parte motiva del diniego).
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara improcedibile ed in parte lo accoglie e, per l’effetto, annulla la determinazione della Regione Puglia 30 gennaio 2009 n. 40.
Condanna la Regione Puglia al pagamento delle spese processuali in favore della ricorrente, nella misura di euro 2.000 (duemila) oltre i.v.a., c.a.p. ed accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2011 con l’intervento dei magistrati:
Corrado Allegretta, Presidente
Giuseppina Adamo, Consigliere
Savio Picone, Referendario, Estensore



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