a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione II, 28 giugno 2011


Il contributo per il costo di costruzione deve essere determinato al momento del rilascio della concessione e la sua mancata quantificazione non impedisce la decorrenza della prescrizione

SENTENZA N. 3455

Il contributo per il costo di costruzione deve essere determinato al momento del rilascio della concessione e la sua mancata quantificazione non impedisce la decorrenza della prescrizione. Per la stessa ragione non esclude che il credito – pur se è rimessa ad un atto dell'amministrazione l'indicazione della sua entità – sia certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile sin dal momento dell'adozione del provvedimento ampliativo della sfera giuridica del richiedente (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, 13 giugno 2003 n.3332).

FATTO

Con il ricorso in epigrafe i centoquattordici ricorrenti individuati in epigrafe hanno premesso di essere titolari di concessioni edilizie, rilasciate negli anni 1977-1992 dal Comune di Poggiomarino, che tuttavia per un lungo periodo di tempo non ha mai determinato né richiesto alcun contributo concessorio. Solo con deliberazione di G. M. n.162 del 16.3.1995, a seguito di richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la Campania, l’amministrazione comunale conferì ad un professionista esterno l’incarico di determinare il contributo afferente il costo di costruzione per le concessioni rilasciate nel periodo dal 1977 al 1992 e, con deliberazione di G. M. n.416 del 30.6.1995 ne approvò l’operato. Successivamente, nel periodo marzo-aprile 1996, il Comune di Poggiomarino notificò agli interessati gli avvisi di mora, recanti determinazione degli importi dovuti da ciascuno di essi. Infine, con la deliberazione n.260 del 4.5.1996, il commissario straordinario dello stesso ente:
- approvò la proposta dell’U.T.C. di consentire la rateizzazione delle somme dovute dai titolari delle concessioni edilizie;
- respinse i reclami presentati dai cittadini interessati, i quali avevano invocato, tra l’altro, la prescrizione del relativo credito;
- diede contestuale mandato ai competenti Settori di procedere alla riscossione coattiva in caso di mancato pagamento, con le modalità e nei termini ivi precisati.
A sostegno della domanda giudiziale, diretta ad ottenere la declaratoria dell’insussistenza del debito a carico dei ricorrenti nonché l’annullamento delle determinazioni lesive, sono stati dedotti i seguenti motivi:
1) violazione e falsa applicazione dell’art.2934 del codice civile – con cui gli instanti hanno eccepito l’avvenuta prescrizione del diritto di credito tardivamente azionato dall’amministrazione (con la notifica degli atti di messa in mora nel periodo marzo/aprile del 1996), stante il decorso del termine decennale dal rilascio dei titoli edilizi;
2) violazione e falsa applicazione dell’art.1282 del codice civile –– difetto di istruttoria – indebito arricchimento della p.a. – ove si lamenta che l’amministrazione non avrebbe comunque potuto chiedere la corresponsione degli interessi legali trattandosi di crediti non liquidi ed esigibili, in quanto determinati nel loro esatto ammontare solo a seguito dell’attività svolta dal tecnico incaricato a seguito delle delibere sopra citate;
3) violazione e falsa applicazione dell’art.11 della L. n.10 del 1977 e dell’art.1227 del codice civile – violazione del giusto procedimento di legge – presupposto erroneo – in quanto, in mancanza della determinazione del costo di costruzione, non è configurabile alcun inadempimento a carico dei titolari delle concessioni edilizie;
4) violazione e falsa applicazione dell’art.3 della L. n.241/1990 – difetto di motivazione – non essendo esplicitate le ragioni che hanno indotto l’ente a disporre il recupero di crediti ormai prescritti;
5) violazione e falsa applicazione degli artt.7 e ss. della L. n.241 del 1990 – difetto di istruttoria – violazione del giusto procedimento di legge – per la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento.
Si è costituita in resistenza l’intimata amministrazione comunale, che ha concluso con richiesta di reiezione della domanda attorea.
Alla pubblica udienza del 9 giugno 2011 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione.

DIRITTO

1. La domanda azionata in giudizio, al di là della formale veste impugnatoria conferitale con la richiesta di annullamento delle delibere del Comune di Poggiomarino individuate in epigrafe, è sostanzialmente diretta ad ottenere la declaratoria dell’insussistenza del debito afferente il costo di costruzione per le concessioni edilizie rilasciate ai ricorrenti negli anni 1977-1992.
La qualificazione dell’azione nei termini anzidetti e la connotazione delle posizioni soggettive degli instanti come diritti soggettivi – la cui cognizione rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo – rende recessive le censure con cui sono dedotti sia i vizi di difetto di motivazione sia l’omessa spedizione dell’avvio del procedimento.
Al riguardo, è sufficiente precisare che, come ormai ripetuto dalla costante giurisprudenza, gli atti con cui l'ente locale rivendica somme dovute a titolo di oneri concessori non abbisognano di particolare motivazione, in quanto la determinazione di tali somme costituisce il risultato di una mera operazione materiale interamente vincolata, applicativa di parametri stabiliti dalla legge o da norme di natura regolamentare stabilite dall'amministrazione, sicché l'interessato può solo contestare l'erroneità dei conteggi effettuati dall'ente (cfr. T.A.R. Abruzzo, Pescara, Sezione I, 20 febbraio 2008 n.113; T.A.R. Campania, Napoli, Sezione I, 11 gennaio 2007 n.250; Sezione VIII, 17 settembre 2009 n.4983; T.A.R. Lazio, Roma, Sezione II, 15 aprile 2009 n.3862).
Nel caso di specie, gli interessati non hanno messo in discussione il fatto costitutivo dell’obbligazione pecuniaria, individuabile nel rilascio del titolo edilizio, né hanno addotto elementi concreti idonei a contestare l'esattezza del calcolo effettuato dal comune nella quantificazione degli importi da pagare. Va aggiunto che, come può leggersi nella deliberazione n.260 del 4.5.1996, la volontà dell’ente di recuperare le somme dovute dai titolari delle concessioni edilizie, in considerazione dell’elevato numero di soggetti coinvolti, è stata portata a conoscenza della cittadinanza mediante pubbliche affissioni, tanto che sono stati presentati anche numerosi reclami, rigettati dall’amministrazione nella parte in cui invocavano la prescrizione del diritto, fatta salva la sola concessione della rateizzazione del debito.
2. Può passarsi dunque all’esame della questione centrale posta a base dell’odierna controversia, che si focalizza sull’eccepita prescrizione del diritto di credito, in quanto tardivamente azionato dal Comune di Poggiomarino dopo oltre dieci anni dal rilascio dei titoli edilizi.
Il ricorso è fondato entro i limiti di seguito precisati.
Invero, sulla questione di diritto relativa all’individuazione del dies a quo da cui far decorrere il termine decennale di prescrizione, sono state formulate in giurisprudenza diverse soluzioni interpretative del quadro normativo di riferimento (artt.1, 3, 4, 6 e 11, comma 2, della L. 28.1.1977 n.10, vigente ratione temporis).
Secondo un primo indirizzo, seguito in passato anche da questa Sezione, la prescrizione del diritto al contributo, rapportato al costo di costruzione, comincia a decorrere dall’ultimazione delle opere, la cui prova deve essere fornita da chi intende avvalersi della prescrizione stessa, per cui il mancato assolvimento dell’onere pone a carico dell’inadempiente il protrarsi dell’esercitabilità dell’azione di recupero del credito, il cui termine prescrizionale non inizia decorrere (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sezione II, 22.1.2007 n.21; T.A.R. Campania, Napoli, Sezione II, 30.6.2004 n.9821 e 11.7.2006 n.7392). Una diversa opzione ermeneutica, valorizzando il disposto dell’art.4, comma 4, della L. n.10/1977 – secondo cui l’opera deve essere comunque ultimata (abitabile o agibile), salvo proroga, entro tre anni dal rilascio della concessione – sostiene che, in mancanza di una specifica dichiarazione di ultimazione dei lavori, la prescrizione inizia a decorrere ma il dies a quo deve essere portato avanti di un triennio (cfr. in termini, con riguardo ad altri ricorsi proposti contro lo stesso Comune di Poggiomarino, T.A.R. Campania, Sezione II, 23.10.1997 n.2611 e 2612).
Secondo altro orientamento, riaffermato anche di recente dal Giudice d’appello, il detto termine di prescrizione comincia invece a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia (cfr. T.A.R. Campania, Salerno, Sezione II, 4.4.2008 n.474; Consiglio di Stato, Sezione V, 13.6.2003 n.3332 e Sezione IV, 16.1.2009 n.216, con cui è stata riformata la sopra citata sentenza di questa Sezione n.7392/2006).
Il Collegio ritiene di aderire a quest’ultimo indirizzo, in quanto fornisce la più convincente ricostruzione interpretativa dell’insieme di previsioni normative sopra evocate.
La disposizione dell’art. 11 della legge n. 10 del 1977, in tema di Versamento del contributo afferente alla concessione, stabilisce quanto segue: “La quota di contributo di cui al precedente articolo 6 è determinata all’atto del rilascio della concessione ed è corrisposta in corso d’opera con le modalità e le garanzie stabilite dal comune e, comunque, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione delle opere”.
Come condivisibilmente argomentato nell’ultima decisione citata del Consiglio di Stato (n.216/2009), le cui considerazioni vanno integralmente richiamate, da tale norma si desume “che il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del titolare della concessione edilizia, di versare il contributo previsto, è rappresentato dal rilascio della concessione medesima, ed è a tale momento, quindi, che occorre aver riguardo per la determinazione dell’entità del contributo, divenendo il relativo credito certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile. Né alcun rilevo in senso contrario può assumere la circostanza che al Comune sia espressamente riconosciuta la facoltà di stabilire modalità e garanzie per il pagamento del contributo, atteso che l’atto di imposizione non ha carattere autoritativo ma si risolve in un mero atto ricognitivo e contabile, applicativo di precedenti provvedimenti di carattere generale, e la sua mancata tempestiva adozione non implica alcun potere dell’Amministrazione di differire il suo diritto di credito, configurandosi piuttosto come mancato esercizio del diritto stesso, idoneo a far decorrere il periodo di prescrizione”.
Facendo applicazione di tale orientamento, considerato che le ingiunzioni di pagamento sono state notificate agli interessati nei mesi di marzo ed aprile 1996 e che non sono stati prodotti in giudizio eventuali atti interruttivi precedenti, possono dichiararsi estinti per prescrizione i soli diritti di credito del comune vantati con riferimento a concessioni edilizie rilasciate almeno dieci anni prima. Dunque:
- sono sicuramente prescritti i crediti relativi a concessioni rilasciate dal 1977 fino a tutto il primo bimestre del 1986;
- al contrario, per quelle aventi data a partire dal maggio 1986 al 1992, le somme richieste sono tuttora dovute per il mancato compimento del periodo decennale;
- per le sole concessioni rilasciate nel periodo marzo-aprile 1986 occorre verificare in concreto la data di notifica degli avvisi di pagamento ai singoli interessati.
3. Alla luce delle considerazioni che precedono, la domanda va accolta limitatamente ai soli ricorrenti per i quali sia maturato il termine decennale di prescrizione, conteggiato con i criteri sopra precisati, con conseguente riconoscimento dell’estinzione per prescrizione delle somme pretese a titolo di contributo per il costo di costruzione e di interessi ed annullamento in parte qua delle determinazioni in contestazione, mentre va respinto per i restanti soggetti.
4. Contrariamente all’assunto attoreo, questi ultimi sono tenuti al pagamento, oltre che del debito principale, anche degli interessi nella misura legale, secondo gli importi stabiliti dall’amministrazione. Si è già detto, infatti, che il contributo per il costo di costruzione deve essere determinato al momento del rilascio della concessione e la sua mancata quantificazione non impedisce la decorrenza della prescrizione. Per la stessa ragione non esclude che il credito – pur se è rimessa ad un atto dell'amministrazione l'indicazione della sua entità – sia certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile sin dal momento dell'adozione del provvedimento ampliativo della sfera giuridica del richiedente (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, 13 giugno 2003 n.3332).
5. In considerazione delle oscillazioni giurisprudenziali sulla questione di diritto oggetto della controversia e della solo parziale fondatezza dell’azione, sussistono giusti motivi per compensare equamente tra le parti le spese di giudizio e gli onorari.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie entro i limiti specificati in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati:
Carlo D'Alessandro, Presidente
Anna Pappalardo, Consigliere
Pierluigi Russo, Consigliere, Estensore



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