a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Liguria, Sezione I, 5 luglio 2011


Sulla l.r. 24/01 applicabile agli interventi di recupero ai fini abitativi o turistico ricettivi di altri volumi o superfici collocati in parti dell''edificio diverse dai sottotetti

SENTENZA N. 1060

1. Ai sensi dell’art. 4 l.r. 24/01 le norme della legge sono in deroga ai Piani Regolatori Generali e ai Piani Urbanistici Comunali vigenti e/o adottati e alle disposizioni dei regolamenti edilizi vigenti. A diversa conclusione deve giungersi riguardo alla trasformazione della destinazione d’uso dei magazzini posti al piano interatto in abitativa. Invero l’art. 5 l.r. 24/01 stabilisce che: “le disposizioni della presente legge si applicano anche agli interventi di recupero ai fini abitativi o turistico ricettivi di altri volumi o superfici collocati in parti dell'edificio diverse dai sottotetti purché:a) non sia modificata la sagoma dell'edificio né le caratteristiche architettoniche essenziali; b) siano rispettati i requisiti igienico edilizi previsti dagli strumenti urbanistici comunali; c) i nuovi volumi o superfici non siano ottenuti mediante scavo o sbancamento del terreno”, consentendo un’estensione delle disposizioni della l.r. 24/01 anche ad altri volumi diversi dal sottotetto. Tuttavia l’estensione della disciplina eccezionale prevista per il recupero dei sottotetti ad altri volumi e superfici richiede, per essere applicabile, la sussistenza di un’eadem ratio.

2. La caratteristica essenziale del sottotetto è l’assenza di una specifica destinazione d’uso del sottotetto. Tale requisito è fatto palese dalla circostanza che la norma consenta bensì il recupero ai fin abitativi dei sottotetti. Pertanto, il recupero di altri volumi, diversi dai sottotetti, mediante l’utilizzo di tale normativa richiede che il diverso volume sia sprovvisto di destinazione d’uso, si pensi al sottoscala, allo sgombero. Ma se il diverso volume ha una specifica destinazione d’uso la normativa non è applicabile. Si deve infatti rilevare come la deroga alla disciplina degli strumenti urbanistici appare giustificata dall’assenza di destinazione d’uso del volume, sia esso sottotetto o meno, mentre ammetterla per la volumi aventi una propria destinazione d’uso significherebbe ammettere una deroga generalizzata alla disciplina dettata dagli strumenti urbanistici, vanificando completamente la programmazione urbanistica. Si immagini ad esempio la trasformazione di locali commerciali in residenziali per mezzo della legge in parola. Tale negativa evenienza non appare riscontrabile attraverso l’apposita limitazione interpretativa di cui si è dato conto che circoscrive l’ambito di operatività dell’estensione alle sole ipotesi riconducibili alla nozione di sottotetto. Nel caso di specie, quindi, illegittimamente il titolo edilizio ha consentito il mutamento, in residenziale, della destinazione d’uso dei magazzini. Tale mutamento della destinazione d’uso richiedeva necessariamente la compatibilità con la strumentazione urbanistica.

FATTO

Con ricorso (iscritto al n. 71/06 di R.G.) notificato il 31 dicembre 2005 alla provincia di Imperia e depositato il successivo 23 gennaio 2006 le sigg. re Maria Mazzitelli, Francesca Mazzitelli, Bianca Mazzitelli, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell'esecuzione, il decreto di annullamento n. H1092 della concessione edilizia prat. 1208/2002 C.E. 26.03.2003 del 16.05.2003, emesso dalla Provincia di Imperia in data 03.11.2005, notificato in data 5.11.2005.
Avverso il provvedimento impugnato le ricorrenti deducevano i seguenti motivi:
1) eccesso di potere per manifesta irragionevolezza travisamento dei fatti e violazione di legge, in quanto la norma applicata alla fattispecie, l’art. 5 l.r. 24/01 non prevede che gli interventi, eseguiti su parti diverse dal sottotetto, non si devono concretizzare in una integrale trasformazione delle destinazioni d’uso dell’edificio stesso tale da comportare lo snaturamento della destinazione d’uso della zona in cui lo stesso è ricompresso, essendo le limitazioni stabilite dalla norma gli unici limiti positivi concretamente applicabile alla fattispecie;
2) eccesso di potere per violazione di legge, difetto di motivazione e di istruttoria, in quanto l’amministrazione non ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto violato il disposto dell’art. 31 delle nta del PRG.
Le ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata.
Con ordinanza 9 febbraio 2006 n. 58 veniva respinta l’istanza incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.
All’udienza pubblica del 9 giugno 2011 il ricorso è passato in decisione.
Con successivo ricorso (iscritto al n. 84/06 di R.G.) notificato il 20 gennaio 2006 al Comune di Sanremo e depositato il successivo 28 gennaio 2006 le sigg. re Maria Mazzitelli, Francesca Mazzitelli, Bianca Mazzitelli, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell'esecuzione, l'ingiunzione di demolizione n. 799 reg. ord., prot. n. 52801/60386 emessa dal Comune di Sanremo - Settore Territorio - Sezione Edilizia Privata, in data 15/11/2005.
Avverso i provvedimenti impugnati le ricorrenti deducevano i seguenti motivi:
1) eccesso di potere per manifesta irragionevolezza, travisamento dei fatti e violazione di legge, in quanto il provvedimento impugnato si pone in illogico e irragionevole contrasto con la comunicazione inviata alla provincia di Imperia in data 3 marzo 2005 con cui si contestavano i rilievi;
2) eccesso di potere per violazione di legge, difetto di motivazione e di istruttoria, in quanto non sarebbero state esplicitate le ragioni per le quali la provincia ha ritenuto di dovere annullare il permesso di costruire.
Le ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Con ordinanza 9 febbraio 2006 veniva accolta l’istanza incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.
All’udienza pubblica del 9 giugno 2011 il ricorso è passato in decisione.

DIRITTO

I ricorsi, rispettivamente rivolti avverso l’annullamento di una permesso di costruire e la successiva ingiunzione di demolizione, devono essere riuniti stante la loro evidente connessione oggettiva e soggettiva e stante l’opportunità di una trattazione unitaria per ragioni di economia processuale.
Il titolo edilizio annullato riguardava un fabbricato ricadente in zona “E1 Floricola consolidata” disciplinata dall’art. 31 delle nta che stabilisce che prima dell’approvazione dello S.U.A. di comparto sono consentiti sulle volumetrie esistenti opere di ordinaria e straordinaria manutenzione, di restauro e d risanamento conservativo, interventi di ristrutturazione edilizia, nonché demolizione, ricostruzione e di integrazione volumetrica”.
Gli interventi assentiti con il titolo edilizio annullato erano i seguenti: 1) piano interrato – trasformazione, ai sensi della legge regionale n° 24/2001, di parte dei tre magazzini esistenti in appartamenti. A progetto nel piano interrato sono previste n° 3 unità abitative e n° 3 magazzini di superficie inferiore rispetto a quelli precedentemente assentiti. E’ prevista la modifica delle aperture sulla facciata fuori terra; 2) piano terra – realizzazione nel porticato esistente, ai sensi della legge regionale n. 24/01, di un nuovo servizio igienico. Modifica delle aperture. Installazione di nuova ringhiera; 3) Piano sottotetto – sopraelevazione del piano sottotetto di cm. 60 al fine di ottenere a una altezza media interna dei locali di mt 2,30 come previsto dalla legge regionale n. 24/01. Suddivisione del piano in n. 3 unità abitative. Realizzazione di n. 3 abbaini ed una scala sul lato posto a nord. Costruzione di n. 3 terrazzi a “vasca” e n. 3 aperture sulle facciate poste ad est e a ovest”.
La provincia di Imperia con il provvedimento impugnato sul presupposto che l’art. 31 delle nta del prg di Sanremo ammette tra le destinazioni ammesse in zona agricola le abitazioni connesse alla conduzione agricola dei fondi e che l’art. 5 l.r. 24/01 ammette la possibilità di recuperare ai fini abitativi anche porzioni di edificio diverse dai sottotetti ma che tali interventi non si devono concretizzare in una integrale trasformazione della destinazione d’uso del’edificio stesso tale da comportare lo snaturamento della destinazione d’uso della zona in cui l’edificio è ricompresso, ha annullato il titolo edilizio impugnato.
Il Collegio è investito della dedotta illegittimità del provvedimento di annullamento.
A tal riguardo occorre rilevare come il titolo edilizio annullato abbia assentito, ai sensi della l.r. 24/01 (sul recupero ai fini abitativi dei sottotetti), il recupero sia dei sottotetti esistenti sia dei magazzini posti a piani diversi dal sottotetto.
Per quanto riguarda il recupero dei sottotetti il provvedimento impugnato si appalesa illegittimo in quanto ai sensi dell’art. 4 l.r. 24/01 le norme della legge sono in deroga ai Piani Regolatori Generali e ai Piani Urbanistici Comunali vigenti e/o adottati e alle disposizioni dei regolamenti edilizi vigenti”. A diversa conclusione deve giungersi riguardo alla trasformazione della destinazione d’uso dei magazzini posti al piano interatto in abitativa.
Invero l’art. 5 l.r. 24/01 stabilisce che: “le disposizioni della presente legge si applicano anche agli interventi di recupero ai fini abitativi o turistico ricettivi di altri volumi o superfici collocati in parti dell'edificio diverse dai sottotetti purché:a) non sia modificata la sagoma dell'edificio né le caratteristiche architettoniche essenziali; b) siano rispettati i requisiti igienico edilizi previsti dagli strumenti urbanistici comunali; c) i nuovi volumi o superfici non siano ottenuti mediante scavo o sbancamento del terreno”, consentendo un’estensione delle disposizioni della l.r. 24/01 anche ad altri volumi diversi dal sottotetto.
Tuttavia l’estensione della disciplina eccezionale prevista per il recupero dei sottotetti ad altri volumi e superfici richiede, per essere applicabile, la sussistenza di un’eadem ratio.
La caratteristica essenziale del sottotetto è l’assenza di una specifica destinazione d’uso del sottotetto. Tale requisito è fatto palese dalla circostanza che la norma consenta bensì il recupero ai fin abitativi dei sottotetti. Pertanto, il recupero di altri volumi, di versi dai sottotetti, mediante l’utilizzo di tale normativa richiede che il diverso volume sia sprovvisto di destinazione d’uso, si pensi al sottoscala, allo sgombero. Ma se il diverso volume ha una specifica destinazione d’uso la normativa non è applicabile. Si deve infatti rilevare come la deroga alla disciplina degli strumenti urbanistici appare giustificata dall’assenza di destinazione d’uso del volume, sia esso sottotetto o meno, mentre ammetterla per la volumi aventi una propria destinazione d’uso significherebbe ammettere una deroga generalizzata alla disciplina dettata dagli strumenti urbanistici, vanificando completamente la programmazione urbanistica. Si immagini ad esempio la trasformazione di locali commerciali in residenziali per mezzo della legge in parola. Tale negativa evenienza non appare riscontrabile attraverso l’apposita limitazione interpretativa di cui si è dato conto che circoscrive l’ambito di operatività dell’estensione alle sole ipotesi riconducibili alla nozione di sottotetto.
Nel caso di specie, quindi, illegittimamente il titolo edilizio ha consentito il mutamento, in residenziale, della destinazione d’uso dei magazzini. Tale mutamento della destinazione d’uso richiedeva necessariamente la compatibilità con la strumentazione urbanistica. Compatibilità che nella specie è mancata. Infatti logica appare l’argomentazione della provincia secondo cui: “l’art. 31 delle Norme tecniche di Atuazione del vigente P.R.G. annovera tra le destinazioni ammesse in agricola le abitazioni connesse alla conduzione agricola dei fondi mentre , nel caso di specie , non appare plausibile il collegamento col fondo di nove unità immobiliari in capo a cinque soggetti né, d’altra parte, viene in alcun modo giustificata l’esigenza di realizzare nove unità abitative finalizzate alla pertinente attività agricola”.
Legittimamente la Provincia, quindi, ha annullato, per questa parte il titolo edilizio,
In definitiva quindi il provvedimento impugnato deve essere annullato limitatamente alla parte in cui ha disposto l’annullamento del titolo edilizio nella parte in cui questo ha assentito opere edilizie al piano sottotetto.
Il provvedimento deve, quindi, essere annullato sul punto.
L’annullamento parziale del provvedimento di annullamento del permesso di costruire determina l’annullamento per illegittimità derivata del provvedimento comunale di demolizione.
Sussistono giusti motivi stante la soccombenza parziale per la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, accoglie in parte il ricorso n. 71/06 e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato nella parte in cui ha disposto l’annullamento del titolo edilizio nella parte in cui ha assentito le opere di recupero del sottotetto dell’immobile, accoglie il ricorso n. 84/06 e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati:
Santo Balba, Presidente
Paolo Peruggia, Consigliere
Luca Morbelli, Primo Referendario, Estensore


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