a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Roma, Sezione II Bis, 5 luglio 2011


A seguito del venir meno di un vincolo a verde pubblico su aree private sorge per l’ente locale l’obbligo di procedere a nuova pianificazione dell’area

SENTENZA N. 5889

A seguito del venir meno di un vincolo a verde pubblico su aree private sorge per l’ente locale l’obbligo di procedere a nuova pianificazione dell’area (T.A.R. Toscana, I, 23.6.2008 n. 1654).

FATTO

I sig.ri Virgilio, Alessandro e Mario Modesti sono proprietari di un lotto di terreno in località Villanova, nel territorio del Comune di Guidonia Montecelio, per il quale hanno richiesto il permesso di costruire a scopo di edilizia residenziale.
Il Comune di Guidonia Montecelio ha respinto la domanda con provvedimento del 20.11.2005, comunicato agli interessati il 22.11.2006, con riferimento alla destinazione a verde pubblico dell’area, di cui al piano particolareggiato n. 4 di Villanova.
Avverso la determinazione negativa i sig.ri Modesti hanno proposto ricorso, contestando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 16 e 17 della legge n. 1150/1942, l’eccesso di potere e il difetto di motivazione.
Il Comune di Guidonia Montecelio non si è costituito in giudizio.
La causa è passata in decisione all’udienza del 7 aprile 2011.

DIRITTO

L’Amministrazione comunale di Guidonia Montecelio ha respinto la domanda di permesso di costruire avanzata dai ricorrenti, opponendo l’esistenza di un vincolo a verde pubblico in zona, come da piano particolareggiato.
I sig.ri Modesti deducono la falsità del presupposto, considerando che il piano particolareggiato n. 4 di Villanova è decaduto per decorso decennio, senza che l’Amministrazione abbia totalmente o parzialmente attuato l’intervento ivi previsto. Ulteriormente rappresentano che la circostanza di essere proprietari di un lotto intercluso in zona completamente edificata fornisce loro titolo al rilascio del permesso di costruire senza che sia necessaria l’approvazione di uno strumento attuativo.
Il Collegio condivide l’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa e affermatosi dopo la sentenza 20.5.1999 n. 179 della Corte Costituzionale, il quale riconosce carattere non espropriativo, ma soltanto conformativo, ai vincoli d’inedificabilità imposti dai piani urbanistici, a qualsivoglia titolo, per ragioni latu sensu ambientali, come i vincoli di rispetto a tutela di strade esistenti e, in genere, i vincoli a verde di zona (per parchi, attrezzature collettive o privati). Detti vincoli, a differenza di quelli preordinati all’espropriazione, non svuotano il contenuto del diritto di proprietà incidendo sul godimento del bene in modo tale da renderlo inutilizzabile rispetto alla sua destinazione naturale, ovvero diminuendone significativamente il suo valore di scambio. Con la conseguenza che i vincoli ambientali, proprio perché espressione della volontà conformativa del pianificatore, non sono soggetti a decadenza e hanno validità a tempo indeterminato (A.P. 16.11.2005 n. 9; Cons.St., IV, 31.5.2007 n. 2797; id., VI, 19.3.2008 n. 1201; IV, 23.12.2010 n. 9372).
Anzi, a seguito del venir meno di un vincolo a verde pubblico su aree private sorge per l’ente locale l’obbligo di procedere a nuova pianificazione dell’area (T.A.R. Toscana, I, 23.6.2008 n. 1654).
Non rileva la sentenza n. 5936/2008 di questa Sezione, richiamata dai ricorrenti in memoria conclusionale (rectius: sentenza n. 12338/2008, che segue alla decisione interlocutoria n. 5936/2008), riferibile a circostanze relative ad area diversa e per la quale non si faceva questione di vincoli a verde (il Comune, con provvedimento ritenuto illegittimo dal T.A.R., aveva negato la possibilità del rilascio di permesso di costruire nelle more della formazione di un piano attuativo, nonostante la zona fosse già debitamente urbanizzata).
Per le ragioni che precedono, il ricorso deve essere respinto.
Non è luogo a provvedere in ordine alle spese processuali.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati:
Eduardo Pugliese, Presidente
Antonio Vinciguerra, Consigliere, Estensore
Raffaello Sestini, Consigliere



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