a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione II, 9 luglio 2011


Il certificato di agibilità non può essere rilasciato per fabbricati abusivi e non condonati

SENTENZA N. 1009

Il certificato di agibilità non può essere rilasciato per fabbricati abusivi e non condonati, essendo presupposto indefettibile per detto rilascio la conformità dei manufatti alle norme urbanistico - edilizie vigenti (Cons. St., sez. V 30 aprile 2009 n. 2760). Ne consegue che il meccanismo del silenzio assenso non può essere invocato allorché, come nel caso in questione, manchi il presupposto stesso per il rilascio del certificato di agibilità, costituito, come evidenziato, dal carattere non abusivo del fabbricato in relazione al quale sia stata presentata l’’istanza tesa ad ottenere il certificato menzionato.

FATTO E DIRITTO

1. In data 23 giugno 2010 il Comune di Squillace ha rilasciato al sig. Massimiliano Rotundo l’autorizzazione n. 04/2010 per “l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande della tipologia A - Ristorante-Pizzeria”, da esercitare in un fabbricato sito nel Comune di Squillace, di proprietà della Lido del Principe S.r.l., in relazione al quale è stata presentata, in data 25 gennaio 2010, denuncia di inizio attività finalizzata alla “riconversione di un fabbricato rurale da adibire ad attività commerciale”.
Con nota prot. n. 2804 l’Amministrazione Comunale di Squillace ha chiesto al sig. Rotundo copia del certificato di agibilità.
In risposta a tale nota, il sig. Rotundo ha specificato che il ritardo nell’acquisizione del certificato di agibilità era addebitabile esclusivamente all’Amministrazione ed ha richiesto a tal fine un termine per la produzione dello stesso.
A ciò ha fatto seguito la sospensione del procedimento di revoca, per 30 giorni, disposta dal responsabile del settore di Polizia Municipale del Comune di Squillace.
Con ordinanza n. 54 del 15 novembre 2010 il Responsabile del Settore di Polizia Municipale del Comune di Squillace ha ordinato al sig. Rotundo Massimiliano di sospendere “l’attività di ristorante pizzeria di cui all’autorizzazione amministrativa n° 04/2010 sito in Squillace in via Aiace - Via Nazionale e di cui è titolare, fino alla data di presentazione del certificato di agibilità del locale, sede dell’attività”.
2. Avverso l’ordinanza ora menzionata hanno proposto gravame il sig. Massimiliano Rotundo e la Società Lido del Principe, deducendo l’illegittimità per violazione degli artt. 24 e 25 del D.P.R. 6 giungo 2001 n. 380, degli artt. 20 e 21 quater della legge n. 241/1990, nonché per eccesso di potere per abnormità, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, contraddittorietà ed illogicità manifesta, sviamento di potere.
3.1 Un primo profilo di illegittimità viene individuato nella circostanza che, al momento dell’adozione dell’atto impugnato, era decorso invano il termine di trenta giorni previsto dai commi 3 e 4 dell’art. 25 del DPR n. 380/2001 per la formazione del silenzio assenso sulla richiesta del certificato di agibilità, che, nel caso in questione, era stata presentata l’1 giugno 2010.
I ricorrenti sottolineano che, se anche lo stesso art. 25 prevede che il richiamato termine di trenta giorni può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla domanda, esclusivamente per la richiesta di documentazione integrativa, nel caso di specie il termine previsto è abbondantemente decorso senza alcuna richiesta documentale. Né potrebbe considerarsi provvedimento di sospensione (o interruzione) la nota prot. n. 3654 del 28 luglio 2010 del Comune di Squillace, con la quale si è comunicato che sulla richiesta di certificato di agibilità è sospesa ogni determinazione in quanto per l’immobile interessato sono in corso accertamenti sulle modifiche riscontrate.
I lavori di ristrutturazione, peraltro, avrebbero avuto termine senza l’adozione di alcun provvedimento da parte dell’Amministrazione Comunale.
Nel costituirsi in giudizio il Comune di Squillace ha evidenziato, tra l’altro, la mancanza di uno dei presupposti per la formazione del silenzio assenso, vale a dire la mancata produzione del parere sanitario dell’ASL e che da u n sopralluogo effettuato dalla Polizia Municipale è risultata l’effettuazione di lavori abusivi nei locali in cui deve svolgersi l’attività di ristorazione.
Ritiene il Collegio che ai fini della decisione della causa assumano un ruolo determinante le circostanze segnalate dal Comune con la produzione documentale del 13 aprile 2011, attinenti all’emissione, a carico della Società Lido del Principe, di ingiunzione di demolizione di opere, che interessano il fabbricato in questione, realizzate in assenza di permesso di costruire e consistenti in un corpo aggiunto sul lato est delle dimensioni di m 4,30 x 3,00 per un’altezza, al punto più alto, di m. 2,00, in un corpo aggiunto, posto tra il primo corpo aggiunto e l’originario stabile, delle dimensioni di m. 9,60 x m. 1,90 e locale (tettoia chiusa) posto sul lato est dell’originario stabile, delle dimensioni di circa m. 8,60 x m. 5,40.
La difesa del Comune, peraltro, ha sottolineato che non è stato proposto gravame in relazione a tale provvedimento e che, anzi, la Società interessata ha presentata istanza di permesso di costruire in sanatoria.
La giurisprudenza ha evidenziato in proposito che, ai sensi degli artt. 24 comma 3, D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 e 35 comma 20, l. 28 febbraio 1985, n. 47, il certificato di agibilità non può essere rilasciato per fabbricati abusivi e non condonati, essendo presupposto indefettibile per detto rilascio la conformità dei manufatti alle norme urbanistico - edilizie vigenti. (Cons. St., sez. V 30 aprile 2009 n. 2760).
Ne consegue che il meccanismo del silenzio assenso non può essere invocato allorché, come nel caso in questione, manchi il presupposto stesso per il rilascio del certificato di agibilità, costituito, come evidenziato, dal carattere non abusivo del fabbricato in relazione al quale sia stata presentata l’’istanza tesa ad ottenere il certificato menzionato.
3.2 Né maggior pregio ha l’altra doglianza proposta dai ricorrenti, tesa a rimarcare la mancata apposizione del termine finale di sospensione dell’autorizzazione all’attività di ristorazione rilasciata al sig. Rotundo, che equivarrebbe ad una sospensione sine die fino all’intervento di un atto il cui rilascio non dipende dai soggetti interessati, ma dall’Amministrazione pubblica.
È chiaro che l’argomento dedotto potrebbe avere una sua consistenza solo nel caso in cui il manato rilascio dipendesse da un mero ritardo o disguido. Si è detto, tuttavia, che nel caso di specie difetta uno dei presupposti essenziali per il rilascio del certificato di agibilità, vale a dire il carattere non abusivo del fabbricato di cui si tratta.
3.3 I ricorrenti osservano, da ultimo, che non sussistono le “gravi ragioni” che possono comportare in astratto la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di ristorazione, atteso che il Comune avrebbe omesso di verificare la salubrità, l’igiene e la sicurezza del locale, in attuazione di uno specifico potere di “ispezione dell’edificio” espressamente previsto dal terzo comma dell’art 25 del DPR n. 380/2001.
E ciò anche in considerazione della presenza di ben due certificazioni da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale per l’attività di ristorazione: una emessa dall’ASP-UOIAN di Soverato, prot. n° 892 del 7 giugno 2010 , l’altra emessa dall’ASP di Catanzaro, Dipartimento di Prevenzione, con nota prot. n. 1700 del 6 luglio 2010, adottato all’esito di idoneo sopralluogo effettuato dall’U.O. igiene degli alimenti e nutrizione.
Si tratta di censura del tutto infondata.
L’ostacolo al rilascio del certificato di agibilità è costituito, come si è detto, non dalle condizioni igieniche e di salubrità dei locali, ma dall’assenza del presupposto indefettibile sopra evidenziato.
Quanto alle certificazioni dell’Azienda Sanitaria, anche a prescindere dalle osservazioni del Comune, che ha rilevato che le certificazioni presentate non sono quelle richieste ai fini del rilascio del certificato di agibilità, la presenza di esse, proprio per la circostanza più volte evidenziata, costituita dal carattere abusivo della opere eseguite nel fabbricato, risulta priva di ogni rilievo.
4. Le censure mosse avverso l’atto impugnato risultano, pertanto, prive di fondamento.
Ne consegue l’infondatezza della domanda di risarcimento dei danni, basata sul presupposto dell’illegittimità dell’atto impugnato.
In conclusione, il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda) respinge il ricorso.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del 9 giugno 2011 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Massimo Luciano Calveri, Presidente
Daniele Burzichelli, Consigliere
Giovanni Iannini, Consigliere, Estensore



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