a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VIII, 6 ottobre 2011


Il privato che si ritenga leso da una scelta di piano non favorevole ai suoi interessi in ordine alla destinazione data a una certa area di sua proprietà non può chiedere ragione della scelta amministrativa, in quanto il sistema non tutela la pretesa a una giustificazione analitica delle scelte amministrative fondata sulla violazione del suo affidamento in ordine all''edificabilità di una determinata area

SENTENZA N. 4630

1. La deliberazione consiliare di adozione del piano regolatore generale costituisce atto immediatamente lesivo ed è, come tale, direttamente impugnabile (ancorché la sua impugnazione costituisca una facoltà e non un onere), nello stesso modo ed alle stesse condizioni del provvedimento di approvazione del piano medesimo (cfr., ex multis, Cons. Stato, ad. plen., 9 marzo 1983, n. 1; sez. VI, 4 novembre 2002, n. 6016; sez. IV, 10 agosto 2004, n. 5498; 13 aprile 2005, n. 1743; 5 agosto 2005, n. 4186; TAR Liguria, Genova, sez. I, 17 marzo 2006, n. 245; TAR Puglia, Bari, sez. I, 13 gennaio 2009, n. 11).

2. Il privato che si ritenga leso da una scelta di piano non favorevole ai suoi interessi in ordine alla destinazione data a una certa area di sua proprietà non può chiedere ragione della scelta amministrativa, in quanto il sistema non tutela la pretesa a una giustificazione analitica delle scelte amministrative fondata sulla violazione del suo affidamento in ordine all'edificabilità di una determinata area (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 18 giugno 2009, n. 4024; 7 aprile 2010, n. 1986; 13 ottobre 2010, n. 7492; 5 gennaio 2011, n. 24; 12 gennaio 2011, n. 133; 16 febbraio 2011, n. 1015; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 6 marzo 2006, n. 580; TAR Trentino Alto Adige, Trento, 23 novembre 2009, n. 287; 16 dicembre 2009, n. 306; TAR Liguria, Genova, sez. I, 31 dicembre 2009, n. 4136; TAR Lazio, Roma, sez. II, 7 gennaio 2010, n. 79 e n. 80; 30 novembre 2010, n. 34753; TAR Toscana, Firenze, sez. I, 1° marzo 2010, n. 575; TAR Umbria, Perugia, 1° marzo 2010, n. 149; TAR Sardegna, Cagliari, sez. II, 7 giugno 2010, n. 1415).

FATTO

1. Con ricorso iscritto a r.g. n. 4517/1991, notificato il 7 giugno 1991 e depositato l’11 giugno 1991, Santostefano Carmine, tramite il proprio procuratore speciale Papa Malatesta Cesare, agiva per l’accertamento dell’illegittimità, previa sospensione, del silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di autorizzazione alla lottizzazione presentata al Comune di Aversa il 26 luglio 1985 (prot. n. 27592) e integrata il 12 novembre 1987 (prot. n. 49096).
2. La lottizzazione in parola concerneva un’area in proprietà del ricorrente, ubicata nel territorio comunale di Aversa ed estesa per mq 53.830, ed era stata valutata favorevolmente dalla commissione edilizia nella seduta del 9 febbraio 1988 (verbale n. 41).
3. A fronte della perdurante inerzia dell’ente locale interpellato con la cennata istanza del 26 luglio 1985 (prot. n. 27592), il Santostefano, in data 29 aprile 1991, aveva notificato un atto di invita e diffida a pronunciarsi sulla richiesta lottizzazione; atto rimasto senza esito al pari della predetta istanza.
4. Alla camera di consiglio del 4 luglio 1991, la proposta domanda cautelare veniva accolta con ord. n. 281/1991, con la quale era prescritto al Comune di Aversa di determinarsi in via espressa sul piano di lottizzazione rassegnato dal ricorrente ed era, altresì, disposta la nomina di un commissario ad acta per l’ipotesi di ulteriore inottemperanza.
5. Essendosi verificata l’inadempienza dell’amministrazione intimata rispetto al richiamato dictum giurisdizionale, il commissario ad acta all’uopo nominato approvava, con deliberazione n. 3 del 24 giugno 1992 (prot. 22673), il piano di lottizzazione presentato dal Santostefano, avendone ravvisato la compatibilità con la normativa urbanistica vigente.
6. Con riguardo al piano di lottizzazione approvato dal commissario ad acta, la Provincia di Caserta, ai fini del rilascio del visto di conformità ai sensi dell’allegato 1, titolo III, capo III, della l. r. Campania n. 14/1982, richiedeva al Comune di Aversa, con nota del 18 luglio 1994, prot. n. 4453/LP, integrazioni documentali e chiarimenti, che non risultavano forniti, nonostante la sollecitazione effettuata in tal senso dal ricorrente (cfr. note del 27 luglio 1994 e del 19 gennaio 1995).
7. In data 17 febbraio 2010, Vasco Mariantonietta si costituiva in giudizio, tramite il proprio procuratore speciale Carsana Daniele, in qualità di erede del ricorrente, deceduto il 29 ottobre 1994.
Il processo proseguiva, quindi, ai sensi dell’art. 80, comma 2, cod. proc. amm., previa istanza di fissazione di udienza, presentata dalla Vasco l’11 maggio 2011.
8. Frattanto, il consiglio comunale di Aversa, con deliberazione n. 4 del 26 gennaio 2001, aveva adottato il piano regolatore generale, in base al quale la destinazione dell’area attinta dal menzionato piano di lottizzazione era stata modificata da residenziale (previa approvazione di strumento attuativo convenzionato), così come previsto dal previgente programma di fabbricazione, in “agricola di riequilibrio geologico ed ambientale”.
9. Avverso tale deliberazione, nonché avverso la deliberazione consiliare n. 2 del 19 gennaio 2001, recante l’adozione del piano di recupero, Vasco Mariantonietta, tramite il proprio procuratore speciale Carsana Daniele, proponeva ricorso iscritto a r.g. n. 6990/2001, notificato il 22 giugno 2001 e depositato il 29 giugno 2001.
A sostegno, rassegnava le seguenti censure: violazione degli artt. 42 e 97 Cost., 7 ss. della l. n. 1150/1942, e della l. n. 241/1990; violazione delle l. r. Campania n. 14/1982 e n. 9/1983; violazione dei principi in materia urbanistica; eccesso di potere per difetto di istruttoria; violazione di norme tecniche; difetto di motivazione; omesso esame di circostanze di risolutivo rilievo; immotivato contrasto con i precedenti; sviamento; illogicità; ingiustizia manifesta.
10. Costituitosi in tale giudizio l’intimato Comune di Aversa, eccepiva l’irricevibilità, l’inammissibilità e l’infondatezza del gravame esperito ex adverso, del quale richiedeva, quindi, il rigetto.
11. Successivamente, il piano regolatore generale di Aversa veniva ammesso al visto di conformità con decreto del presidente della giunta regionale della Campania n. 155 del 9 marzo 2004, a seguito della relativa approvazione, con modifiche e integrazioni, disposta con deliberazione del consiglio provinciale di Caserta n. 2 del 15 gennaio 2004 e decreto del presidente della Provincia di Caserta 12/PRES del 21 gennaio 2004.
12. Avverso tali determinazioni, le quali confermavano la classificazione come “agricola di riequilibrio geologico ed ambientale” dell’area in proprietà della Vasco, quest’ultima, tramite il proprio procuratore speciale Carsana Daniele, proponeva ulteriore ricorso, iscritto a r.g. n. 7407/2004, notificato il 20 maggio 2004 e depositato il 3 giugno 2004.
A supporto, lamentava i seguenti vizi: violazione degli artt. 42 e 97 Cost., 7 ss. della l. n. 1150/1942, e della l. n. 241/1990; violazione delle l. r. Campania n. 14/1982 e n. 9/1983; violazione dei principi in materia urbanistica; violazione del giusto procedimento; eccesso di potere per difetto di istruttoria; violazione di norme tecniche; difetto di motivazione; omesso esame di circostanze di risolutivo rilievo; immotivato contrasto con i precedenti; sviamento; illogicità; ingiustizia manifesta.
13. Costituitosi anche in tale giudizio il Comune di Aversa, eccepiva l’irricevibilità e l’infondatezza del gravame esperito ex adverso, del quale richiedeva, quindi, il rigetto.
Si costituiva, altresì, la Provincia di Caserta, la quale, nel sostenere la legittimità del proprio operato, eccepiva l’infondatezza dell’impugnazione proposta dalla Vasco.
14. All’udienza pubblica del 5 luglio 2011, le tre cause, introdotte dai ricorsi iscritti a r.g. n. 4517/1991, n. 6990/2001 e n. 7407/2004, venivano trattenute in decisione.

DIRITTO

1. In rito, il Collegio ravvisa, innanzitutto, i presupposti per disporre, ai sensi dell’art. 70 cod. proc. amm., la riunione dei giudizi instaurati, rispettivamente, col primo ricorso (iscritto a r.g. n. 4517/1991), col secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 6990/2001) e col terzo ricorso (iscritto a r.g. n. 7407/2004).
Sono evidenti, infatti, le ragioni di connessione che giustificano la trattazione congiunta delle tre cause: la parziale identità delle parti (Vasco Mariantonietta, in veste di ricorrente, e Comune di Aversa, in veste di parte resistente), l’unicità della vicenda fattuale dedotta in giudizio (assetto urbanistico-edilizio dell’area in proprietà della Vasco), prevalente coincidenza della causa petendi, e cioè dei vizi denunciati con i motivi di gravame (difetto di istruttoria nella scelta della destinazione dell’area controversa; difetto di motivazione circa la modifica della predetta destinazione da residenziale ad agricola, nonostante il legittimo affidamento ingenerato dall’approvazione del piano di lottizzazione concernente l’area de qua).
2. Ragioni di ordine logico-espositivo che verranno ad appalesarsi in appresso inducono ad anteporre l’esame dei ricorsi iscritti a r.g. n. 6990/2001 e n. 7407/2004.
3. In limine, vanno disattese le eccezioni di irricevibilità e di inammissibilità sollevate dall’amministrazione comunale resistente con riguardo a tali due gravami.
4. Sostiene, in primis, l’ente locale intimato che il ricorso iscritto a r.g. n. 6990/2001, in quanto notificato il 22 giugno 2001, sarebbe stato esperito tardivamente, ossia oltre il termine decadenziale di 60 giorni ex art. 21, comma 1, della l. n. 1034/1971 (applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame), decorrente dalla data (2 febbraio 2001) di pubblicazione dell’impugnata deliberazione consiliare n. 4 del 26 gennaio 2001, recante l’adozione del piano regolatore generale di Aversa.
Siffatta eccezione non coglie nel segno.
In proposito, il Collegio non ritiene di doversi discostare dall’indirizzo giurisprudenziale che, nel caso – come, appunto, quello in esame – di impugnazione della sola adozione dello strumento urbanistico generale (e, quindi, non anche della sua approvazione), fa decorrere il termine decadenziale di sessanta giorni per la proposizione del ricorso dal momento dell’effettiva conoscenza di simili provvedimenti da parte dell’interessato.
La regola processuale della diretta impugnabilità della delibera di adozione dello strumento urbanistico generale immediatamente lesivo ha, infatti, subito temperamenti per quanto riguarda il termine per impugnare, che, diversamente dal ricorso avverso lo strumento urbanistico approvato, viene fatto decorrere dalla data di effettiva conoscenza della delibera di adozione dello stesso e della sua lesività, la quale conoscenza si manifesta in tutta la sua concretezza nel momento in cui viene preclusa la possibilità di edificare sulla base della previsione di piano urbanistico, solo adottata (Cons. Stato, sez. IV, 4 ottobre 2000, n. 5308; sez. VI, 1° marzo 2005, n. 813; TAR Lazio, Roma, sez. I, 19 luglio 1999, n. 1652; TAR Sicilia, Catania, sez. I, 27 novembre 2006, n. 2374).
Peraltro, sotto diverso profilo, vale osservare che, alla stregua del titolo II (Direttive – Parametri di pianificazione), punto 3, dell’allegato (Direttive) alla l. r. Campania n. 14/1982 (applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, perfezionatasi prima della sua abrogazione ad opera dell’art. 49, comma 2, della l. r. Campania n. 16/2004), l'adozione dello strumento urbanistico generale va seguita dalla cura di specifici adempimenti con finalità divulgativa onde renderli conoscibili alla collettività.
Segnatamente, il piano regolatore generale deve essere depositato presso la Segreteria comunale per trenta giorni consecutivi durante i quali chiunque può prenderne visione e dell'avvenuto deposito deve essere data notizia al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio da inserire sul Bollettino ufficiale della Regione e da pubblicare a mezzo stampa ed affissione in luoghi pubblici.
Ora, nella documentazione versata in atti, di siffatti adempimenti non vi è traccia, se non della pubblicazione sull’albo pretorio; adempimenti dei quali, in omaggio ai criteri di riparto dell'onere della prova di cui all'art. 2697 cod. civ., l’amministrazione resistente avrebbe dovuto fornire specifici riscontri probatori.
Anche sotto tale profilo, dunque, l'eccezione di irricevibilità non può essere accreditata, essendo evidente che, nel caso di prescrizione di forme plurime di pubblicità dell' atto amministrativo, la presunzione legale di conoscenza non ha luogo fino a che esse non siano tutte compiute (cfr., in termini, TAR Campania, Napoli, 23 marzo 2007, n. 2770 e n. 2771).
5. Sostiene, altresì, l’amministrazione comunale resistente che il ricorso iscritto a r.g. n. 7407/2004, in quanto notificato il 20 maggio 2004, sarebbe stato esperito tardivamente, ossia oltre il termine decadenziale di 60 giorni ex art. 21, comma 1, della l. n. 1034/1971, decorrente dalla data della deliberazione del consiglio provinciale di Caserta n. 2 del 15 gennaio 2004 e del decreto del presidente della Provincia di Caserta 12/PRES del 21 gennaio 2004, recanti l’approvazione del piano regolatore generale di Aversa.
Neppure tale eccezione tale eccezione coglie nel segno.
5.1. Rispetto alla data di pubblicazione (B.U.R.C. n. 13 del 22 marzo 2004) del decreto del presidente della giunta regionale della Campania n. 155 del 9 marzo 2004, il relativo gravame è da reputarsi tempestivo.
Ora, a norma dell’art. 5, comma 7, della l. r. Campania n. 14/1982, “il decreto definitivo di approvazione degli strumenti urbanistici generali è emesso dal presidente della provincia o della comunità montana competente, su conforme deliberazione rispettivamente del consiglio provinciale o della giunta esecutiva, entro i termini di cui alla l. 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modificazioni … trascorsi inutilmente tali termini, il piano presentato dal comune si intende approvato e dovrà essere pubblicato nelle forme prescritte dalla stessa legge”.
In base, poi, al titolo II (Direttive – Parametri di pianificazione), punto 5 (Controllo di conformità), dell’allegato (Direttive) alla l. r. Campania n. 14/1982, “le deliberazioni di approvazione degli strumenti urbanistici generali sono trasmesse alla giunta regionale, unitamente ai pareri ed alle osservazioni ed opposizioni presentate. Il presidente della giunta regionale o l'assessore competente, se delegato, su conforme e motivata deliberazione della giunta può, entro novanta giorni dal ricevimento, chiedere alla provincia od alla comunità montana l'adeguamento dello strumento urbanistico generale, in relazione: a) rispetto delle leggi e dei regolamenti; b) alla conformità con le previsioni degli strumenti urbanistici intercomunali, nonché degli atti di pianificazione regionale e territoriale. Trascorso il termine suddetto senza alcun intervento della Regione lo strumento urbanistico generale è reso esecutivo a mezzo di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania”.
La pubblicazione del piano regolatore generale sul B.U.R.C. avviene, cioè, dopo il controllo di conformità demandato alla Regione, ed è evidente che, solo da tale momento di conoscenza legale, e non dall’antecedente data di approvazione, potrebbe intendersi decorrente il dies a quo per l’impugnazione del predetto strumento urbanistico.
5.2. Ma vi è di più.
Le forme di pubblicità relative all’approvato strumento urbanistico generale non si esauriscono nella sua inserzione sul B.U.R.C., ma includono anche il deposito dei relativi atti presso il comune.
Ai sensi all’art. 10, comma 6, della l. n. 1150/1942, espressamente richiamata dall’art. 5, comma 7, della l. r. Campania n. 14/1982 cit., “il decreto di approvazione del piano è pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana … il deposito del piano approvato, presso il Comune, a libera visione del pubblico, è fatto nei modi e termini stabiliti dal regolamento”.
Poiché il regolamento di cui alla l. n. 1150/1942 non è stato emanato, è da ritenersi che le modalità di pubblicazione rimaste così non disciplinate in via attuativa siano identificabili in quelle proprie degli atti comunali, quali previste dall’art. 124 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (“tutte le deliberazioni del comune e della provincia sono pubblicate mediante affissione all’albo pretorio, nella sede dell’ente, per quindici giorni consecutivi, salvo specifiche disposizioni di legge”), ossia (almeno) nell’affissione all’albo pretorio dell’avviso di deposito dell’approvato piano regolatore generale presso gli uffici comunali.
La duplice forma di pubblicità normativamente contemplata può, del resto, considerarsi rispondente a finalità distinte e, parallelamente, sottesa alla decorrenza di distinti dies a quibus, tra loro non necessariamente coincidenti: da un lato, l’inserzione nel B.U.R.C. segnerebbe il termine di inizio dell’efficacia e di connessa applicabilità, da parte del Comune, del piano regolatore generale approvato (ad es., ai fini del rilascio dei titoli abilitativi edilizi); d’altro lato, il deposito presso gli uffici comunali a disposizione della collettività e l’affissione all’albo pretorio dell’avviso di tale deposito, in quanto funzionali a rendere effettivamente conoscibile un atto così complesso, assumerebbero rilievo ai fini della tempestività delle impugnazioni avverso quest’ultimo.
Alla luce della superiore ricostruzione del quadro normativo di riferimento, e pur non ignorando l’esistenza di pronunce di segno contrario (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 19 luglio 2004, n. 5225; 12 maggio 2009, n. 2948), il Collegio reputa preferibile non discostarsi dall’orientamento consolidato, secondo cui a rilevare ai fini della tempestività del ricorso sono, appunto, il deposito presso gli uffici comunali a disposizione del pubblico e la pubblicazione di un avviso di tale deposito, integranti formalità essenziali per assicurare la conoscibilità di atti non agevolmente riproducibili nel B.U.R.C. (cfr. Cons. Stato, ad plen., 8 maggio 1996, n. 2).
In base a tale orientamento, quando il provvedimento sia soggetto a forme plurime di pubblicità, il termine per la relativa impugnazione decorre – come già evidenziato retro, sub n. 4 – dalla scadenza dell'ultima formalità. In particolare, il termine per l'impugnazione del piano regolatore generale decorre dalla scadenza del termine di affissione all’albo pretorio dell'avviso di deposito degli atti relativi all’approvato piano regolatore generale presso gli uffici comunali (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 2 marzo 2001, n. 1162; 14 giugno 2001, n. 3149; 16 ottobre 2001, n. 5467; 12 novembre 2002 n. 6278; 24 dicembre 2008, n. 6552; Cons. giust. amm. sic., sez. giur., 3 luglio 2000, n. 312; 8 ottobre 2007, n. 929; TAR Umbria, Perugia, 17 maggio 2004, n. 252; TAR Campania, Napoli, sez. I, 19 novembre 2004, n. 16919 e n. 16920; sez. IV, 27 giugno 2005, n. 8680; sez. II, 7 ottobre 2008, n. 13424; TAR Lombardia, Brescia, 1° dicembre 2004 , n. 1743; sez. I, 16 aprile 2008, n. 380; Milano, sez. II, 29 gennaio 2009, n. 989; TAR Friuli Venezia Giulia, Trieste, sez. I, 27 febbraio 2009, n. 96).
A questo punto, occorre rimarcare che l'onere della prova ex art. 2697 cod. civ. circa l'avvenuta piena conoscenza dell'atto impugnato incombe solo su chi eccepisce la tardività del ricorso giurisdizionale, mediante mezzi probatori univoci e chiari, diretti ad accertare in modo sicuro ed inconfutabile che il gravame è stato proposto dopo lo spirare del termine decadenziale.
Ebbene, neppure con riguardo all’eccezione in esame – così come con riguardo a quella scrutinata retro, sub n. 4 –, l’amministrazione comunale resistente risulta aver fornito prova sufficiente delle ulteriori formalità (avviso, nell’albo pretorio, di deposito presso gli uffici comunali degli atti relativi all’approvato piano regolatore generale), al cui perfezionamento l’ordinamento ricollega la presunzione iuris et de iure di conoscenza, da parte di qualsivoglia interessato, dell’avvenuta approvazione dello strumento urbanistico generale, al fine di stabilire l'esatto dies a quo del termine di decadenza per la proposizione del ricorso (Cons. giust. amm. sic., sez. giur., 8 ottobre 2007, n. 929).
6. Priva di pregio è anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso iscritto a r.g. n. 6990/2001 per mancanza di lesività dell’impugnata deliberazione consiliare n. 4 del 26 gennaio 2001, e, quindi, per carenza di interesse ad agire.
In proposito, occorre rammentare che, alla stregua di un indirizzo giurisprudenziale ampiamente consolidato, la deliberazione consiliare di adozione del piano regolatore generale costituisce atto immediatamente lesivo ed è, come tale, direttamente impugnabile (ancorché la sua impugnazione costituisca una facoltà e non un onere), nello stesso modo ed alle stesse condizioni del provvedimento di approvazione del piano medesimo (cfr., ex multis, Cons. Stato, ad. plen., 9 marzo 1983, n. 1; sez. VI, 4 novembre 2002, n. 6016; sez. IV, 10 agosto 2004, n. 5498; 13 aprile 2005, n. 1743; 5 agosto 2005, n. 4186; TAR Liguria, Genova, sez. I, 17 marzo 2006, n. 245; TAR Puglia, Bari, sez. I, 13 gennaio 2009, n. 11).
7. Ciò premesso in rito, possono vagliarsi, nel merito, il primo, secondo e terzo ordine di doglianze, rassegnati sia col ricorso iscritto a r.g. n. 6990/2001 sia col ricorso iscritto a r.g. n. 7407/2004.
8. Inammissibile, oltre che infondato, è, innanzitutto, il primo motivo di impugnazione, secondo cui il gravato piano regolatore generale sarebbe stato predisposto per relationem ai contenuti del piano di recupero, (soltanto) adottato con deliberazione consiliare n. 2 del 19 gennaio 2001 e inerente al centro storico di Aversa.
9.1. Inammissibile per carenza di interesse, in quanto il fondo in proprietà della ricorrente non ricade nel centro storico, attinto dal cennato piano di recupero, bensì in zona B5 – come si evince dal tenore del parere reso dalla commissione edilizia nella seduta del 9 febbraio 1988 (verbale n. 41), nonché della nota di Papa Malatesta Cesare del 19 gennaio 1995 – e rimane, pertanto, estraneo alle disposizioni della censurata parte recepita dal piano regolatore generale per relationem al predetto piano di recupero.
9.2. Comunque, infondato, in quanto nulla impediva all’amministrazione comunale di recepire nel piano regolatore generale i contenuti del piano di recupero, in esito ad una complessa ed apposita attività di indirizzo (deliberazione del consiglio comunale n. 22 del 3 marzo 2000) e istruttoria (redazione del preliminare di piano regolatore generale, a cura del Dipartimento di Storia dei processi dell’ambiente antropizzato della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli studi di Napoli; redazione della relazione preliminare e della relazione generale, a cura del tecnico incaricato in base a deliberazione della giunta comunale n. 251 del 2 ottobre 2000, supportato dall’Ufficio di piano costituito in base a deliberazione della giunta comunale n. 288 del 28 novembre 2000), nonché mediante un provvedimento (deliberazione del consiglio comunale n. 4 del 24 gennaio 2001) che, sulla base di un articolato dibattito assembleare, quegli stessi contenuti ha nuovamente vagliato ed approvato.
10. Neppure può essere accreditato il secondo motivo di gravame, volto a censurare la classificazione dell’area de qua come “agricola di riequilibrio geologico ed ambientale”, disposta a dispetto della sua pretesa vocazione edificatoria, e, quindi, in asserito difetto di istruttoria.
Al riguardo, deve obiettarsi che, in materia di programmazione degli assetti del territorio, l'amministrazione gode di un ampio potere discrezionale, sottratto al sindacato di legittimità quanto alle scelte adottate in ordine alla destinazione delle singole aree.
In quanto espressione di siffatta ampia discrezionalità, nonché per la portata generale dell’atto di programmazione territoriale in cui sono ricomprese, tali scelte non necessitano di apposita motivazione, oltre quella desumibile dai criteri generali seguiti nell'impostazione dello strumento urbanistico e possono essere, quindi, censurate soltanto in presenza di macroscopici vizi di arbitrarietà, illogicità e travisamento fattuale nel quadro delle linee portanti della pianificazione; vizi non ravvisabili né, d’altronde, compiutamente documentati nella specie.
Pertanto, il privato che si ritenga leso da una scelta di piano non favorevole ai suoi interessi in ordine alla destinazione data a una certa area di sua proprietà non può chiedere ragione della scelta amministrativa, in quanto il sistema non tutela la pretesa a una giustificazione analitica delle scelte amministrative fondata sulla violazione del suo affidamento in ordine all'edificabilità di una determinata area (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 18 giugno 2009, n. 4024; 7 aprile 2010, n. 1986; 13 ottobre 2010, n. 7492; 5 gennaio 2011, n. 24; 12 gennaio 2011, n. 133; 16 febbraio 2011, n. 1015; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 6 marzo 2006, n. 580; TAR Trentino Alto Adige, Trento, 23 novembre 2009, n. 287; 16 dicembre 2009, n. 306; TAR Liguria, Genova, sez. I, 31 dicembre 2009, n. 4136; TAR Lazio, Roma, sez. II, 7 gennaio 2010, n. 79 e n. 80; 30 novembre 2010, n. 34753; TAR Toscana, Firenze, sez. I, 1° marzo 2010, n. 575; TAR Umbria, Perugia, 1° marzo 2010, n. 149; TAR Sardegna, Cagliari, sez. II, 7 giugno 2010, n. 1415).
11. Col terzo ordine di doglianze, assume, in particolare, la ricorrente che il gravato piano regolatore generale di Aversa, nel modificare la destinazione dell’area in sua proprietà, da residenziale (previa approvazione di strumento attuativo convenzionato), così come previsto dal previgente programma di fabbricazione, in “agricola di riequilibrio geologico ed ambientale”, non avrebbe tenuto conto dell’approvazione del piano di lottizzazione relativo alla predetta area, disposto con deliberazione del commissario ad acta (all’uopo nominato con ord. n. 281/1991) n. 3 del 24 giugno 1992 (prot. 22673) e non avrebbe fornito alcuna motivazione sul punto, così tradendo il suo legittimo affidamento circa la spettanza del ius aedificandi.
Ora, il Collegio non ignora che tra le evenienze giustificative di una più incisiva e singolare motivazione degli strumenti urbanistici generali la giurisprudenza annovera la lesione dell'affidamento qualificato del privato derivante da convenzioni di lottizzazione (cfr., ex multis, Cons. Stato, ad. plen., 22 dicembre 1999, n. 24; sez. IV, 8 maggio 2000, n. 2639; 22 maggio 2000, n. 2394; 3 ottobre 2001, n. 5224; 29 ottobre 2002, n. 5914; 26 maggio 2003, n. 2827; 22 giugno 2004, n. 4400; 15 novembre 2004, n. 7452; 5 agosto 2005, n. 4166; 20 settembre 2005, n. 4828; 26 aprile 2006, n. 2601; 8 giugno 2007, n. 2999; 15 gennaio 2009, n. 152; 13 ottobre 2010, n. 7492; 12 gennaio 2011, n. 133; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 12 luglio 2005, n. 2488; TAR Toscana, Firenze, sez. I, 10 settembre 2005, n. 4278; 24 giugno 2009, n. 1091; TAR Umbria, Perugia, 3 ottobre 2006, n. 497; TAR Sicilia, Palermo, sez. I, 22 febbraio 2007, n. 591; Catania, sez. I, 16 aprile 2007, n. 638; 27 settembre 2010, n. 3828; TAR Campania, Napoli, sez. II, 20 aprile 2010, n. 2034)
Tuttavia, la medesima giurisprudenza, nel riferirsi ai piani di lottizzazione convenzionati e approvati ed agli impegni assunti in seguito alla conclusione degli accordi in tal senso (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 26 maggio 2003, n. 2827, 25 febbraio 2005, n. 970; sez. VI, 18 aprile 2007, n. 1784; 12 marzo 2009, n. 1477; TAR Campania, Salerno, sez. II, 19 ottobre 2005, n. 1938; TAR Umbria, Perugia, 3 ottobre 2006, n. 497; TAR Sicilia, Palermo, sez. I, 22 febbraio 2007, n. 591; TAR Toscana, Firenze, sez. I, 8 settembre 2009, n. 1421), intende che, per ingenerare l’affidamento qualificato del privato, e non già una mera aspettativa di fatto, non è sufficiente la mera approvazione della lottizzazione, bensì anche la stipula della relativa convenzione (cfr. TAR. Calabria, Catanzaro, sez. I, 2 aprile 2008, n. 333).
Ebbene, nel caso in esame, – come eccepito dal Comune di Aversa – il piano di lottizzazione è stato soltanto approvato – peraltro, in ottemperanza al dictum cautelare di cui all’ord. n. 281/1991 – con deliberazione del commissario ad acta n. 3 del 24 giugno 1992 (prot. 22673), ma non è intervenuta la stipulazione della relativa convenzione tra il privato e l’amministrazione. Non si è, quindi, verificata quella condizione cui viene ricollegata l'insorgenza di una situazione di aspettativa qualificata, che è alla base dell'obbligo di motivazione specifica delle scelte urbanistiche operate.
Di qui l’infondatezza anche del profilo di censura scrutinato.
12. Col quarto motivo di ricorso iscritto a r.g. n. 7407/2004, la Vasco lamenta, poi, la carenza di motivazione del rigetto delle proprie osservazioni al piano regolatore generale, disposto con deliberazione consiliare n. 28 del 29 luglio 2003.
12.1. Tale doglianza è inammissibile, atteso che il provvedimento (deliberazione consiliare n. 28 del 29 luglio 2003) cui è rivolta non risulta giammai impugnato.
12.2. E’, quindi, appena il caso di soggiungere che essa è, comunque, priva di pregio nel merito.
Ed invero, l’obbligo di motivazione inerente alle scelte di pianificazione generale non è da intendersi rafforzato per il solo fatto della presentazione e del rigetto delle osservazioni formulate dai privati in ordine all’adottato strumento urbanistico generale, stante la natura di meri apporti collaborativi rivestita da queste ultime e la loro confliggenza con gli interessi posti a base del piano (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 19 marzo 2003, n. 1456; 30 giugno 2004, n. 4804; sez. VI, 16 febbraio 2005, n. 479; sez. IV, 16 ottobre 2006, n. 6172; 11 ottobre 2007, n. 5357; sez. VI, 19 giugno 2008, n. 3073; TAR Toscana, Firenze, sez. I, 3 ottobre 2005, n. 4614; 30 gennaio 2007, n. 146; 13 giugno 2007, n. 870; TAR Sicilia, Palermo, sez. I, 1° dicembre 2006, n. 3252; 21 gennaio 2008, n. 66; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 26 maggio 2007, n. 2274; TAR Campania, Salerno, sez. II, 18 maggio 2007, n. 612; Napoli, sez. I, 2 luglio 2007, n. 6402 e n. 6414; Salerno, sez. I, 13 marzo 2008, n. 292; TAR Trentino Alto Adige, Bolzano, 3 settembre 2007, n. 294; Trento, 18 dicembre 2008, n. 322).
13. Infondati sono, poi, il quinto e il sesto motivo di ricorso iscritto a r.g. n. 7407/2004, secondo cui, a garanzia della partecipazione procedimentale dei privati interessati, il piano regolatore adottato avrebbe dovuto essere ripubblicato a seguito della sua rilevante rielaborazione, derivante dall’accoglimento di 43 osservazioni presentate da privati, nonché dall’apporto di modifiche e integrazioni da parte dell’amministrazione provinciale di Caserta.
La ricorrente non fornisce, infatti, alcuna prova concreta circa la reale consistenza delle variazioni sopravvenute all’adozione dello strumento urbanistico generale e, quindi, circa la loro predicata innovatività rispetto alle caratteristiche essenziali ed ai criteri che presiedevano all’originaria redazione di quest’ultimo (sul punto, cfr. Cons. Stato, sez. IV, 19 giugno 2007, n. 3300; 12 marzo 2009, n. 1477).
14. Venendo ora a scrutinare il ricorso iscritto a r.g. n. 4517/1991, proposto avverso il silenzio rifiuto sull’istanza di autorizzazione alla lottizzazione presentata il 26 luglio 1985 (prot. n. 27592) e integrata il 12 novembre 1987 (prot. n. 49096), esso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
In questo senso, occorre rimarcare che: - il piano regolatore generale di Aversa, adottato ed approvato successivamente alla presentazione della cennata istanza di autorizzazione alla lottizzazione, prevede, per l’area da quest’ultima riguardata, una destinazione urbanistica (zona “agricola di riequilibrio geologico ed ambientale”) assolutamente incompatibile con l’ambita lottizzazione ed edificazione della stessa; - alla luce delle considerazioni svolte retro, sub n. 8-13, tale previsione di zona è risultata immune dalle censure proposte con i ricorsi iscritti a r.g. n. 6990/2001 e n. 7407/2004, e, quindi, legittima; - conseguentemente, in forza della predetta previsione di zona, l’amministrazione comunale intimata non potrebbe che emettere un provvedimento declinatorio della richiesta autorizzazione alla lottizzazione, rispetto alla cui adozione espressa non potrebbe residuare alcun interesse concreto e attuale in capo alla ricorrente.
15. In conclusione, alla stregua di quanto sopra:
- il ricorso originario iscritto a r.g. n. 4517/1991 deve essere dichiarato improcedibile per carenza di interesse;
- stante la ravvisata inammissibilità e infondatezza delle censure con essi proposte, i ricorsi iscritti a r.g. n. 6990/2001 e n. 7407/2004 devono essere, nel complesso, respinti.
16. Quanto alle spese di lite, esse devono seguire la soccombenza e, quindi, essere poste a carico della parte ricorrente.
Dette spese vanno liquidate in complessivi € 3.000,00, da ripartirsi nella misura di € 1.500,00 in favore del Comune di Aversa e di € 1.500,00 in favore della Provincia di Caserta.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Ottava), definitivamente pronunciando:
- riunisce i giudizi introdotti dai ricorsi iscritti a r.g. n. 4517/1991, n. 6990/2001 e n. 7407/2004;
- dichiara improcedibile il ricorso iscritto a r.g. n. 4517/1991;
- respinge i ricorsi iscritti a r.g. n. 6990/2001 e n. 7407/2004;
- condanna la Vasco Mariantonietta, nella persona del suo procuratore speciale, Carsana Daniele, al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi € 3.000,00, da ripartirsi nella misura di € 1.500,00 in favore del Comune di Aversa e di € 1.500,00 in favore della Provincia di Caserta.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Antonino Savo Amodio, Presidente
Alessandro Pagano, Consigliere
Olindo Di Popolo, Referendario, Estensore



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