a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 17 ottobre 2011


Ai fini della decorrenza del termine di prescrizione il privato ha dieci anni di tempo per l’esecuzione delle opere previste in convenzione, soltanto dalla scadenza della convenzione medesima è possibile verificare se le opere siano state o meno eseguite ed il Comune abbia titolo per richiedere la cessione delle aree

SENTENZA N. 1272

Posto che il privato ha dieci anni di tempo per l’esecuzione delle opere previste in convenzione, soltanto dalla scadenza della convenzione medesima è possibile verificare se le opere siano state o meno eseguite ed il Comune abbia titolo per richiedere la cessione delle aree (cfr. TAR Brescia, n. 1126/2001 e n. 65/2003; TAR Campania, Napoli, sez. II, n. 2773/2007). In sostanza, l'obbligazione del privato diventa esigibile proprio al termine della scadenza della convenzione e da tale momento inizia a decorrere anche l’ordinario termine di prescrizione. Seguendo lo stesso percorso argomentativo, decorsi dieci anni (ordinario termine prescrizionale ex art. 2946 c.c.), da tale termine iniziale (quello di scadenza della convenzione), il diritto dovrebbe dichiararsi prescritto.

FATTO

1. Il ricorrente ha impugnato l’atto n. 33 del 16.6.2010, notificato in data 01.07.6.2010, con cui il Comune di Badolato gli ingiungeva il pagamento della somma di €. 6.762,49, oltre interessi a titolo di oneri di urbanizzazione, calcolati per la quota di terreno di sua proprietà - il lotto n. 2- per la realizzazione d’ufficio delle opere di urbanizzazione nascenti dalla convenzione di lottizzazione “Montemanno”, stipulata tra il Comune di Badolato e la società “Petina srl” in data 18 aprile 1985.
Precisava che, con la suddetta convenzione, la ditta lottizzante “Petina s.r.l.”, sua dante causa, aveva assunto l’impegno di realizzare direttamente le opere di urbanizzazione primaria, stipulando una polizza fidejussoria, a garanzia dell’esatto adempimento.
Con il presente ricorso, lamentava, in sostanza, che il Comune di Badolato, con l’atto di ingiunzione, avrebbe indebitamente posto a suo carico le spese per la realizzazione delle opere di urbanizzazione non eseguite, in relazione al lotto di cui era attualmente proprietario.
A sostegno della propria impugnativa, adduceva le seguenti doglianze.
1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 7 e 10 della legge n. 241/90. Carenza assoluta di motivazione. Omessa istruttoria. Eccesso di potere per errore nei presupposti di fatto. Sviamento.
Sarebbero state violate le norme di partecipazione procedimentale. Non sarebbero state rese comprensibili le ragioni per le quali la P.A. avrebbe rivolto la richiesta di pagamento al ricorrente, soggetto estraneo rispetto alla convenzione di lottizzazione.
2) Eccezione di prescrizione.
La lottizzazione stipulata in data 18.4.1985 sarebbe oramai scaduta e, correlativamente, anche i crediti dalla medesima derivanti.
3) Eccesso di potere per carenza dei presupposti.
Sussisterebbe difetto di legittimazione passiva in capo al ricorrente, che sarebbe soltanto un soggetto terzo, peraltro anche danneggiato dal comportamento inadempiente della lottizzante “Petina s.r.l.”, sottoscrittrice della convenzione di lottizzazione.

4) Eccesso di potere per ulteriore carenza ed erroneità dei presupposti.
Una volta divenuta inefficace la convenzione per sopravvenuta scadenza dei termini di vigenza, nessuna prestazione sarebbe potuta essere chiesta ai privati.
5) Illegittimità derivata per violazione dell’art. 28 della legge n. 1150 del 1942.
Il Comune non avrebbe potuto chiedere al ricorrente l’adempimento in relazione alle opere di urbanizzazione primaria, che sarebbero dovute essere realizzate esclusivamente dalla società lottizzante e venditrice.
Concludeva per l’accoglimento del ricorso, con vittoria di spese.
2. Con memoria depositata in data 7.12.2010, si costituiva Il Comune di Badolato per resistere al presente ricorso e controdeduceva puntualmente alle tesi di parte ricorrente, proponendo, altresì, domanda di risarcimento danni.
Concludeva per il rigetto del gravame, con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese.

DIRITTO

1. Il ricorrente ha impugnato l’atto n. 33 del 16.6.2010, notificato in data 01.07.6.2010, con cui il Comune di Badolato gli ingiungeva il pagamento della somma di €. 6.762,49, oltre interessi, in relazione alla “quota di terreno di sua proprietà”, corrispondente al lotto n. 2, a titolo di spese per gli oneri di urbanizzazione, previsti dalla convenzione di lottizzazione “Montemanno” del 18 aprile 1985, realizzati d’ufficio dal Comune di Badolato, in luogo della ditta lottizzante “Petina srl”.
1.1. Questo Tribunale con sentenza del 20 luglio 2011 n. 1244 ha già deciso una questione analoga alla presente.
2. Possono essere esaminati congiuntamente il primo ed il terzo profilo di gravame, in quanto presuppongono la soluzione di identiche questioni.
Con il primo profilo di gravame, si deduce violazione delle norme di partecipazione procedimentale. Inoltre, non sarebbero comprensibili le ragioni per le quali la P.A. avrebbe rivolto la richiesta di pagamento al ricorrente, soggetto estraneo rispetto alle parti che hanno stipulato la convenzione di lottizzazione.
Con il terzo profilo di gravame, si deduce il difetto di legittimazione passiva in capo al ricorrente, che sarebbe soltanto un soggetto terzo, peraltro anche danneggiato dal comportamento inadempiente della ditta lottizzante “Petina s.r.l.”.
2.1. Le censure non sono fondate.
Va premesso che l'obbligo di “facere”, previsto nella convenzione a carico della parte lottizzante, consistente nella realizzazione delle opere e nella conseguente cessione delle aree, ai sensi dell’art. 8, comma 5°, n. 2 e comma 7, della legge 6.8.1967 n. 765, ha natura di prestazione patrimoniale imposta e di obbligazione “ambulatoria” o “propter rem” dal lato passivo, gravante, quindi, sugli aventi causa degli originari lottizzanti (ex plurimis: Cass. civile Sez. III, 17.6.1996, n. 5541; Cass. Sez. 1° 20.12.1994 n. 10947; Cass. Civ., Sez. II, 26.11.1988 n. 6382; Cons. Stato, Sez. V 13.8.2003 n. 1157 ), per cui, di norma e salva diversa pattuizione negoziale, l’avente causa del lottizzante assume tutti gli oneri a carico di quest'ultimo in sede di convenzione di lottizzazione, compresi quelli di urbanizzazione ancora dovuti (ex plurimis: già Cons. Stato, Sez. V, 17.11.1997 n. 1471).
In sintesi, la natura “reale” dell'obbligazione riguarda i soggetti che stipulano la convenzione, quelli che richiedono la concessione, quelli che realizzano l’edificazione e poi i loro aventi causa (conf. Cass. Civ. Sez. II, 27.8.2002 n. 12571).
Con la convenzione di lottizzazione “Montemanno”, stipulata tra la “Petina srl” ed il Comune di Badolato in data 18 aprile 1985, la parte lottizzante si impegna ad osservare tutte le pattuizioni e le clausole portate dalla convenzione nonché «ad inserire negli atti di trasferimento dei lotti a qualsiasi titolo, tutte le clausole contenute nella presente convenzione» (art. 4); approva tutti gli atti e gli obblighi elencati (art. 5 ), ivi compresa la quantificazione, già espressamente indicata, degli importi pro-quota, che quanto al lotto n. 12, ha previsto la somma di lire 10.050.000, ( art. 6, ultimo comma).
La medesima convenzione, a conferma di quanto sopra, precisa: «la lottizzante, procedendo alla vendita dei singoli lotti trasmetterà agli acquirenti tutti gli oneri nascenti dalla convenzione qui stipulata. La lottizzante e gli acquirenti, ognuno per la propria quota, assumono singolarmente, con esclusione della solidarietà, la responsabilità verso il Comune per l’adempimento di tutti gli obblighi derivanti dalla presente convenzione medesima» (art. 8).
Inoltre, il Comune produce copia della lettera del 4.10.1985, con la quale il ricorrente dichiara di confermare gli impegni assunti dalla ditta lottizzante con il Comune anche in relazione ai pagamenti, ovviamente nei limiti di quanto previsto pro- quota.
Risulta, quindi, sul piano civilistico, che l’odierno ricorrente ha assunto volontariamente a proprio carico gli obblighi derivanti dalla ridetta convenzione di lottizzazione stipulata tra la “Petina srl” ed il Comune di Badolato in data 18 aprile 1985.
Si deve, pertanto, concludere nel senso della infondatezza delle doglianze esaminate.
Ne consegue anche l’infondatezza della censura fondata sulla pretesa violazione dell'art. 7 della legge 241/90, posto che il provvedimento impugnato costituisce un effetto legale automatico del ritardato adempimento di un’obbligazione negoziale già assunta, sicché deve riconoscersi, all'atto di esercizio della relativa pretesa punitiva, la natura di attività dovuta a contenuto vincolato, anche a voler prescindere dalla circostanza secondo cui il procedimento attivato dal Comune ha natura speciale rispetto a quello disciplinato dalla legge 241/90.
In definitiva, tutti i profili di gravame sono infondati.
3. Con la seconda censura, parte ricorrente deduce la prescrizione del credito vantato dal Comune di Badolato.
3.1. Anche tale censura non è fondata.
La convenzione non precisa il termine entro il quale la parte lottizzante avrebbe dovuto assolvere l'obbligo di cessione delle aree, ma deve pure considerarsi che tale obbligo avrebbe potuto essere fatto valere dal Comune, ai sensi dell'art. 2935 c.c., soltanto a decorrere dalla scadenza del termine decennale di validità della convenzione, che segna il termine finale di eseguibilità “spontanea” delle opere in essa previste.
In altri termini, posto che il privato ha dieci anni di tempo per l’esecuzione delle opere previste in convenzione, soltanto dalla scadenza della convenzione medesima è possibile verificare se le opere siano state o meno eseguite ed il Comune abbia titolo per richiedere la cessione delle aree (cfr. TAR Brescia, n. 1126/2001 e n. 65/2003; TAR Campania, Napoli, sez. II, n. 2773/2007).
In sostanza, l'obbligazione del privato diventa esigibile proprio al termine della scadenza della convenzione e da tale momento inizia a decorrere anche l’ordinario termine di prescrizione.
Seguendo lo stesso percorso argomentativo, decorsi dieci anni (ordinario termine prescrizionale ex art. 2946 c.c.), da tale termine iniziale (quello di scadenza della convenzione), il diritto dovrebbe dichiararsi prescritto.
Applicando questi principi al caso in esame, ne deriva quanto segue.
La convenzione di lottizzazione Montemanno, stipulata tra il Comune di Badolato e la società “Petina srl” in data 18 aprile 1985, è scaduta alla data del 18 aprile 1995, che segna il “dies ad quem” per l'esecuzione spontanea delle opere previste in convenzione da parte del privato e, nel contempo, il “dies a quo” per verificare se le opere siano state o meno eseguite e per la richiesta di cessione delle aree da parte del Comune, oltre che, ovviamente, per la decorrenza dell’ulteriore termine decennale di prescrizione dei diritti del Comune, che, quindi, in assenza di alcuni fatti interruttivi, sarebbe venuta a compimento il 18 aprile 2005.
Orbene, nella specie, risulta che il Comune di Badolato, decorsi i dieci anni previsti dal piano di lottizzazione per la realizzazione delle opere di urbanizzazione a carico dei lottizzanti (18 aprile 1995), ha chiesto al ricorrente il pagamento della somma di lire 10.996.000 (oggi €. 6.762,49) con lettera A/R n. 2557 del 3.9.1997, che non risulta essere stata formalmente contestata.
Inoltre, il Comune di Badolato risulta aver notificato al ricorrente, in data 12.10.1998, il decreto ingiuntivo del Tribunale di Catanzaro – Sezione Distaccata di Chiaravalle Centrale n. 80 depositato il 26.11.1998, successivamente annullato, presumibilmente in sede di opposizione, per difetto di giurisdizione.
Successivamente, con lettera A/R del 29.9.2008, il Comune di Badolato ha richiesto ancora una volta il detto pagamento, senza ricevere formale contestazione.
Ritiene il Collegio che, nel caso di specie, sia la prima richiesta di pagamento di cui alla lettera A/R n. 2557 del 3.9.1997, sia la notifica, in data 12.10.1998, del Decreto Ingiuntivo del Tribunale di Catanzaro – Sezione Distaccata di Chiaravalle Centrale, depositato il 26.11.1998, abbiano avuto, effetto interruttivo, per ben due volte, della prescrizione del credito vantato dal Comune, ai sensi dell'art. 2943, comma 4, c.c., contenendo, in entrambi i casi ed a prescindere dall’esito finale del procedimento monitorio, l'esplicitazione di una pretesa, vale a dire di una intimazione o richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto passivo, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora ( ex plurimis: Cass. Civ. Sez. III, 9.3.2006, n. 5104).
Pertanto, si deve ritenere che, nella specie, la prescrizione del credito si poteva verificare, quantomeno, nei dieci anni successivi al “dies a quo” del 12.10.1998, di notifica del Decreto Ingiuntivo del Tribunale di Catanzaro – Sezione Distaccata di Chiaravalle Centrale n. 80, depositato in data 26.11.1998, e ciò senza tener conto della successiva fase processuale di opposizione, conclusa con l’annullamento di detto Decreto Ingiuntivo n. 80/1998 per difetto di giurisdizione, non risultando in atti la data della relativa sentenza, che, comunque, non può che essere successiva alla data del 14.1.1999.
Conseguentemente, alla data del lettera A/R del 29.9.2008, con cui il Comune di Badolato ha effettuato un’ulteriore richiesta, siffatto termine prescrizionale non era ancora decorso e, inoltre, l’effetto interruttivo prodotto da tale ultima richiesta del 2008, ha determinato la decorrenza di un nuovo termine prescrizionale, che, quindi, viene a scadere alla data del 29.9.2018, ai sensi dell'art. 2943, comma 4, c.c..
Ne consegue l’infondatezza dell’eccezione.
4. Le considerazioni, già svolte in sede di disamina dei precedenti profili di gravame, fanno perdere ogni consistenza alla quarta ed alla quinta censura, con cui il ricorrente deduce, in sostanza che, una volta divenuta inefficace la convenzione per sopravvenuta scadenza dei termini di vigenza, nessuna prestazione potrebbe essere richiesta ai privati (quarta censura) e che il Comune non avrebbe potuto chiedere al ricorrente l’adempimento in relazione alle opere di urbanizzazione primaria, che sarebbero dovute essere realizzate esclusivamente dalla società lottizzante e venditrice (quinta censura).
5. In definitiva, il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato.
6. Va, infine, dichiarata inammissibile la domanda di risarcimento danni ex art. 2043 cc, genericamente proposta dal Comune di Badolato in via riconvenzionale, quantomeno perché non supportata da alcun principio di prova in ordine ai danni ulteriori, asseritamente subiti, a prescindere da eventuali dubbi di ammissibilità sotto ulteriori profili.
7. La circostanza che, nella specie, si tratta di ricorsi “seriali” parte ricorrente viene condannata al pagamento delle spese di soccombenza nella somma, complessivamente e forfettariamente, determinata in €. 2000.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese e degli onorari del presente giudizio a favore del Comune, che liquida nella somma di €. 2000 (euro duemila).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 19 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere
Vincenzo Lopilato, Referendario, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it