a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Liguria, Sezione II, 21 ottobre 2011


Con la concessione di un''area demaniale marittima si fornisce un''occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato, così da imporre una procedura competitiva ispirata ai principi di trasparenza e non discriminazione

SENTENZA N. 1475

Più in generale in materia vanno ribaditi alcuni principi. In primo luogo, l'indifferenza comunitaria al nomen della fattispecie fa sì che la sua sottoposizione ai principi di evidenza trovi il suo presupposto sufficiente nella circostanza che con la concessione di un'area demaniale marittima si fornisce un'occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato, così da imporre una procedura competitiva ispirata ai principi di trasparenza e non discriminazione; il ricordato principio di trasparenza viene già vulnerato con l'avvio di una procedura non pubblicizzata di rinnovo (cfr. ad es. Consiglio Stato , sez. VI, 30 settembre 2010 , n. 7239). In secondo luogo, pur in astratto volendo richiamarsi alla disciplina vigente all’epoca dell’originaria istanza (seppur non più applicabile in considerazione dell’accertato manifesto contrasto col diritto comunitario), è noto come già in proposito costituisse principio consolidato quello per cui in sede di rinnovo di una concessione demaniale marittima il concessionario non vanta alcuna aspettativa al rinnovo del rapporto, in quanto il principio sancito dall'art. 37 comma 2 c. nav. secondo cui deve essere data la preferenza al precedente concessionario (c.d. diritto di insistenza – invero eliminato con effetto ex tunc dall’ordinamento alla luce delle predette ragioni), ha carattere sussidiario rispetto al criterio generale e principale, di cui al comma 1 dello stesso art. 37, cioè quello della più proficua utilizzazione della concessione demaniale e del migliore uso della stessa nel pubblico interesse (cfr. ad es. T.A.R. Sardegna Cagliari, sez. I, 30 dicembre 2009 , n. 2679), cosicchè il rinnovo non poteva considerarsi in alcun modo automatico, presupponendo il rilascio del titolo da parte dell’amministrazione competente; ciò a maggior ragione laddove, come nel caso de quo, l’istanza di rinnovo era successiva alla scadenza del precedente titolo.

FATTO

Con il ricorso in epigrafe l’odierna parte ricorrente, quale titolare dello stabilimento balneare in forza di concessione demaniale marittima, impugnava il provvedimento in oggetto, recante ordine di rilascio e rimessione in pristino del compendio immobiliare di proprietà dello Stato sito in Sanremo, strada tre ponti n. 34, per occupazione di aree e fabbricati demaniali in assenza di titolo concessorio.
Avverso tale determinazione venivano quindi dedotte le seguenti censure:
- violazione di legge dovendo applicarsi la proroga ex lege al 31122015 di cui all’art. 1 comma 18 d.l. 1942009;
- eccesso di potere per irragionevolezza manifesta, incertezza e violazione del principio di affidamento, avendo contestato il quantum dovuto.
L’amministrazione comunale intimata si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto del gravame.
Con ordinanza n. 5242011 veniva respinta la domanda cautelare.
Alla pubblica udienza del 20102011 la causa passava in decisione.

DIRITTO

Il ricorso appare prima facio infondato.
In ordine all’invocata proroga, se per un verso la norma è inapplicabile nelle fattispecie, come la presente, in cui non vi è un titolo concessorio in essere alla data di riferimento, per un altro verso la medesima disposizione, nel testo richiamato da parte ricorrente, non appare conforme al diritto comunitario, con conseguente onere di disapplicazione.
Sul primo versante, sulla scorta della ricostruzione basata sulla documentazione versata in atti, sin dal 2004 il titolo concessorio non risulta essere stato rinnovato, con conseguente mera occupazione abusiva, cui l’atto impugnato viene a porre fine come logica conseguenza. In particolare, l’iter di rinnovo, avviato oltretutto dopo la precedente scadenza, non si è concluso, quantomeno a fronte del mancato pagamento del canone nel quantum dovuto, né col rilascio del relativo titolo. Conseguentemente, appare evidente l’impossibilità sia logica che giuridica di invocare la proroga, in mancanza dell’oggetto da prorogare alla data di entrata in vigore della disposizione (la norma espressamente statuisce “il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto – 31122009 - e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 e' prorogato fino a tale data”)..
Sul secondo versante, come noto a seguito dell’interpolazione dell’originaria disposizione del comma 18 del decreto legge 194 attraverso l’illogica (in quanto contrastante con l’abrogazione del diritto di insistenza e più in generale con i principi di origine comunitaria) salvezza della normativa del 1993, la procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto dei principi di tutela della concorrenza in materia – a cui intendeva rispondere proprio il comma 18 – si è aggravata. Da ciò ne consegue l’obbligo di disapplicazione della norma nella misura in cui si invochi un eventuale pregresso intervenuto automatico rinnovo dei titoli concessori.
Più in generale in materia vanno ribaditi alcuni principi. In primo luogo, l'indifferenza comunitaria al nomen della fattispecie fa sì che la sua sottoposizione ai principi di evidenza trovi il suo presupposto sufficiente nella circostanza che con la concessione di un'area demaniale marittima si fornisce un'occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato, così da imporre una procedura competitiva ispirata ai principi di trasparenza e non discriminazione; il ricordato principio di trasparenza viene già vulnerato con l'avvio di una procedura non pubblicizzata di rinnovo (cfr. ad es. Consiglio Stato , sez. VI, 30 settembre 2010 , n. 7239).
In secondo luogo, pur in astratto volendo richiamarsi alla disciplina vigente all’epoca dell’originaria istanza (seppur non più applicabile in considerazione dell’accertato manifesto contrasto col diritto comunitario), è noto come già in proposito costituisse principio consolidato quello per cui in sede di rinnovo di una concessione demaniale marittima il concessionario non vanta alcuna aspettativa al rinnovo del rapporto, in quanto il principio sancito dall'art. 37 comma 2 c. nav. secondo cui deve essere data la preferenza al precedente concessionario (c.d. diritto di insistenza – invero eliminato con effetto ex tunc dall’ordinamento alla luce delle predette ragioni), ha carattere sussidiario rispetto al criterio generale e principale, di cui al comma 1 dello stesso art. 37, cioè quello della più proficua utilizzazione della concessione demaniale e del migliore uso della stessa nel pubblico interesse (cfr. ad es. T.A.R. Sardegna Cagliari, sez. I, 30 dicembre 2009 , n. 2679), cosicchè il rinnovo non poteva considerarsi in alcun modo automatico, presupponendo il rilascio del titolo da parte dell’amministrazione competente; ciò a maggior ragione laddove, come nel caso de quo, l’istanza di rinnovo era successiva alla scadenza del precedente titolo.
Infine, relativamente al secondo ordine di gravame, appare evidente come la situazione sopra richiamata, ricostruita sulla scorta della documentazione prodotta dalla difesa comunale, escluda la sussistenza dei presupposti per invocare la situazione di incertezza ed il legittimo sorgere di qualsiasi affidamento in capo all’occupante abusivo del compendio demaniale in questione.
Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore di parte resistente, liquidate in complessivi euro 3.000,00 (tremila0), oltre accessori dovuti per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 20 ottobre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Enzo Di Sciascio, Presidente
Oreste Mario Caputo, Consigliere
Davide Ponte, Consigliere, Estensore



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