a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VII, 28 ottobre 2011


A fronte del divieto assoluto di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria un’eventuale istanza di accertamento di conformità avrebbe un intento meramente dilatorio

SENTENZA N. 5023

A fronte del divieto assoluto di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria per i lavori che prima facie hanno determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero un aumento di quelli legittimamente realizzati - un’eventuale istanza di accertamento di conformità avrebbe un intento meramente dilatorio e, quindi, il giudice amministrativo - che nei casi di attività vincolata deve oramai essere considerato giudice del rapporto (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, 27 marzo 2006, n. 3200; 20 novembre 2006, n. 9983; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, n. 14442/2007 cit.) - può senz’altro escluderne ogni rilevanza, perché in tal caso è palese che il contenuto dispositivo del provvedimento impugnato (ossia l’ordine di demolizione) non potrà essere diverso a seguito della pronuncia dell’Amministrazione sulla richiesta di sanatoria.

FATTO E DIRITTO

PREMESSO che parte ricorrente ha impugnato l’ingiunzione di demolizione relativa ad un manufatto e a lavori edili abusivi, realizzati in zona inserita in area agricola e in zona 1b del P.U.T. (tutela ambientale naturale di secondo grado) deducendo molteplici censure;
RILEVATO preliminarmente che il presente ricorso può essere deciso a mezzo in forma semplificata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 60 e 74 c.p.a., in quanto come eccepito dal Comune, con la memoria difensiva depositata in data 24 marzo 2011, parte ricorrente ha presentato istanza di accertamento di conformità in relazione alle opere de quibus, oggetto poi di rigetto ad opera del Comune, con conseguente improcedibilità della del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse;
CONSIDERATO infatti secondo la prevalente giurisprudenza (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 20 novembre 2007, n. 14442; Sez. IV 2 ottobre 2006, n. 8424) la presentazione dell’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380/2001, successivamente all’impugnazione dell’ordine di demolizione, produce l’effetto di rendere improcedibile l’impugnazione stessa per carenza di interesse. Infatti il riesame dell’abusività dell’opera provocato dall’istanza di sanatoria determina la necessaria formazione di un nuovo provvedimento, di accoglimento o di rigetto (espresso o tacito), che vale comunque a rendere inefficace il provvedimento sanzionatorio oggetto dell’originario ricorso, che deve conseguentemente essere dichiarato improcedibile per carenza di interesse, perché l’interesse del responsabile dell’abuso edilizio si sposta, dall’annullamento del provvedimento sanzionatorio già adottato e divenuto inefficace, all’annullamento dell’eventuale provvedimento di rigetto della domanda di sanatoria e degli eventuali ulteriori provvedimenti sanzionatori;
CONSIDERATO inoltre che secondo la giurisprudenza di questa Sezione ( T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 28 dicembre 2007, n. 16539) tali conclusioni devono mantenersi ferme anche per il caso in cui la domanda di sanatoria riguardi opere abusive realizzate su un’area oggetto di un vincolo paesaggistico-ambientale, a condizione che si tratti di opere che, prima facie, non hanno determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero un aumento di quelli legittimamente realizzati. Infatti l’articolo 146, comma 4, del decreto legislativo n. 42/2004 - applicabile anche procedimento autorizzatorio previsto per la fase transitoria in base al successivo articolo 159, comma 5 - esclude dal divieto di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica, in sanatoria (ossia successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi) i casi previsti dall’articolo 167, comma 4, del medesimo decreto legislativo, costituiti - oltre che dall’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica e dai lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria - proprio dai “lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati”.
Considerato, di converso, che per i lavori realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica che hanno determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero un aumento di quelli legittimamente realizzati, deve affermarsi l’inidoneità della presentazione dell’istanza di accertamento di conformità a determinare l’inefficacia dell’ordine di demolizione relativo a tali lavori. Infatti - a fronte del divieto assoluto di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria per i lavori che prima facie hanno determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero un aumento di quelli legittimamente realizzati - un’eventuale istanza di accertamento di conformità avrebbe un intento meramente dilatorio e, quindi, il giudice amministrativo - che nei casi di attività vincolata deve oramai essere considerato giudice del rapporto (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, 27 marzo 2006, n. 3200; 20 novembre 2006, n. 9983; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, n. 14442/2007 cit.) - può senz’altro escluderne ogni rilevanza, perché in tal caso è palese che il contenuto dispositivo del provvedimento impugnato (ossia l’ordine di demolizione) non potrà essere diverso a seguito della pronuncia dell’Amministrazione sulla richiesta di sanatoria;
RILEVATO peraltro che nell’ipotesi di specie, secondo quanto dedotto dal Comune nella citata memoria difensiva, non contestata sul punto da parte ricorrente, l’istanza di accertamento di conformità è stata espressamente rigettata con nota prot. n. 9976/R del 22/10/2009, non oggetto di impugnativa nel presente giudizio, per cui il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, non tanto in adesione alla prospettazione del Comune, per la mera avvenuta presentazione dell’istanza di accertamento di conformità, ma piuttosto per il suo definitivo rigetto, senza che possa residuare un giudizio prognostico sull’astratta sanabilità dell’opera ex art. 167 Dlgs. 42/2004, in considerazione dell’espresso diniego di sanatoria che doveva pertanto essere oggetto di impugnativa;
RITENUTO che le spese di lite possano essere compensate in ragione del carattere soli in rito della decisione;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Salvatore Veneziano, Presidente
Michelangelo Maria Liguori, Consigliere
Diana Caminiti, Referendario, Estensore


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