a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VII, 11 novembre 2011


L''acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell''area sulla quale insiste l''opera abusiva non opera nei confronti del proprietario dell''area solo laddove questi dimostri, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell''opera abusiva

SENTENZA N. 5299

L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area sulla quale insiste l'opera abusiva, costituendo una autonoma sanzione che consegue all'inottemperanza all'ordine di demolizione, può essere senz'altro disposta nei confronti del responsabile dell'abuso e non opera nei confronti del proprietario dell'area solo laddove questi dimostri, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell'opera abusiva o che egli, essendone venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo ovvero per ripristinare lo status quo ante utilizzando gli strumenti offerti dall'ordinamento (T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 29 luglio 2010, n. 17176; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, 5 luglio 2006, n. 7301; T.A.R. Campania Napoli, Sez. II, 5 gennaio 2006, n. 117).

FATTO

Col ricorso in esame – notificato il 12.5.2010 e depositato il successivo 7.6.2010 – Maria Giovanna De Angelis impugna il provvedimento del Comune di Sorrento del 10.3.2010, col quale è accertata, al fine dell’acquisizione a titolo gratuito al patrimonio comunale, la mancata ottemperanza all’ingiunzione a demolire nel termine di 90 giorni, pronunciata dal medesimo Comune in data 20 ottobre 2000 nei confronti sia della ricorrente, quale proprietaria del fondo su cui grava il manufatto abusivamente realizzato (in catasto al f. 7, p. 140), che di Natale De Gregorio, quale comodatario del medesimo bene e responsabile dell’abuso.
Con l’impugnativa la ricorrente censura: 1) violazione e falsa applicazione dell’art. 31, commi 3, 4 e 5, del d.P.R. n. 380 del 2001, dell’art. 42 Cost., difetto di motivazione, eccesso di potere per difetto di istruttoria e motivazione, mancanza dei presupposti di fatto e di diritto, violazione del giusto procedimento, in quanto il Comune di Sorrento non avrebbe adeguatamente valutato che l’opera in acquisizione non era nella disponibilità della De Angelis ma è stata realizzata, su un fondo di proprietà della ricorrente concesso in comodato a Natale De Gregorio, responsabile dell’abuso, con scrittura privata redatta il 6.1.1999 e registrata il 23.2.1999 avente durata fino al 31.12.2004; inoltre, la stessa ricorrente, avuta notificata l’ordinanza demolitoria, aveva a sua volta provveduto a notificare al De Gregorio una dichiarazione di risoluzione del contratto con contestuale richiesta di immediata restituzione dei terreni onde procedere alla rimessa in pristino, in tal modo concretamente adoperandosi per l’eliminazione dell’abuso; 2) violazione degli artt. 7 e 8 della legge n. 241 del 1990, essendo mancato il contraddittorio procedimentale.
All’impugnativa la ricorrente ha fatto seguire il deposito in giudizio, in data 24.6.2010, di copia del ricorso ex artt. 414 e 447 c.p.c., da lei promosso nel dicembre del 2008 innanzi al Tribunale civile di Torre Annunziata - Sezione distaccata di Sorrento, contro Natale Di Gregorio per «la risoluzione del contratto di comodato stipulato il 6 gennaio 1999 e registrato presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate di Castellammare di Stabia al n° 3021 – serie 3^ - il 23.02.1999, a seguito dello spirare del termine finale e dunque a far data dal 1° gennaio 2005».
Il Comune di Sorrento non si è costituito in giudizio.
Nella Camera di consiglio del 24.6.2010 la Sezione ha sospeso in via cautelare gli effetti del provvedimento gravato, ritenendo «opportuno sospendere l’efficacia del provvedimento impugnato» e, all’esito dell’odierna udienza, ha posto la causa in decisione.

DIRITTO

Ritiene il Collegio che il ricorso sia infondato.
Ed infatti, costante è nella giurisprudenza l’affermazione per cui la difesa fondata sul fatto che il proprietario non abbia la disponibilità dell'immobile sul quale è stato realizzato l'abuso edilizio non è di per sé dirimente, tenuto conto che l'ordine di demolizione può legittimamente essere adottato nei confronti del proprietario attuale, anche se non responsabile dell'abuso, perché l'abuso edilizio costituisce illecito permanente e l'ordine di demolizione ha carattere ripristinatorio e non prevede l'accertamento del dolo o della colpa del soggetto cui si imputa la realizzazione dell'abuso (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, 16 maggio 2008, n. 4715; T.A.R. Umbria Perugia, 1 giugno 2007, n. 477; T.A.R. Piemonte Torino, Sez. I, 25 ottobre 2006, n. 3836).
Peraltro, l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area sulla quale insiste l'opera abusiva, costituendo una autonoma sanzione che consegue all'inottemperanza all'ordine di demolizione, può essere senz'altro disposta nei confronti del responsabile dell'abuso e non opera nei confronti del proprietario dell'area solo laddove questi dimostri, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell'opera abusiva o che egli, essendone venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo ovvero per ripristinare lo status quo ante utilizzando gli strumenti offerti dall'ordinamento (T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 29 luglio 2010, n. 17176; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, 5 luglio 2006, n. 7301; T.A.R. Campania Napoli, Sez. II, 5 gennaio 2006, n. 117).
Nel caso di specie, come indicato nella ricostruzione in fatto, la ricorrente ha inteso attestare sia la propria estraneità alla condotta realizzativa dell’abuso che, comunque, l’avvenuta attivazione dei mezzi giuridici necessari per ripristinare lo stato dei luoghi, deducendo che il fondo era stato concesso in comodato al De Gregorio per la coltivazione sin dal 1999 e che, nell’immediatezza della contestazione effettuata dal Comune, era stato a questi notificato il 4.1.2001 atto stragiudiziale di diffida e messa in mora e comunicazione di avvenuta risoluzione del contratto per violazione dell’art. 9 il quale faceva espresso divieto, pena appunto la risoluzione del contratto, «al comodatario di modificare lo stato dei luoghi o comunque realizzare qualsiasi opera senza l’autorizzazione scritta della comodante».
E, tuttavia, se per un verso e sul piano della estraneità alla condotta illecita, non può non rilevarsi come il contratto di comodato in parola riservasse alla comodante la possibilità di ispezionare o far ispezionare in qualsiasi momento i fondi, per altro verso la stessa condotta successiva della De Angelis convince, con effetto dirimente, della mancanza di un reale impegno di questa a fare quanto in proprio potere per eliminare gli effetti dell’abuso.
Ed infatti, che la comunicazione di avvenuta risoluzione del contratto effettuata con l’atto stragiudiziale notificato il 4.1.2001 si sia trasformata in nulla più che un gesto formale privo di reali conseguenze giuridiche sul piano degli oneri conseguenti all’ordine demolitorio, rimane attestato dal fatto che, nel 2008, la medesima ricorrente ha agito innanzi al giudice civile per ottenere la restituzione del fondo, dato in comodato con la scrittura privata del 6.1.1999, per essere da tempo intervenuta la naturale scadenza del contratto (stabilita al 30.12.2004), affermazione in evidente contraddizione con l’effetto risolutivo, in ipotesi già verificatosi in conseguenza della notifica del precedente atto stragiudiziale che, oggi, dovrebbe valere ad attestare l’avvenuto ed efficace utilizzo, in chiave di normale adempimento all’obbligo demolitorio, degli strumenti offerti dall'ordinamento.
Inoltre, non risulta in alcun modo che, alla diffida e messa in mora del De Gregorio, sia seguito alcun altro atto idoneo ad attestare la concreta attivazione di ulteriori o conseguenti mezzi idonei ad attuare l’ordine demolitorio.
In conclusione, siccome tale grado di sufficienza non sembra essere stato raggiunto, legittimo appare l’effetto acquisitivo significato dall’amministrazione con l’atto oggi gravato.
Né l’impugnativa appare fondata con riguardo all’eccepita violazione degli artt. 7 e 8 della legge n. 241 del 1990, evocata in quanto la ricorrente avrebbe già in sede procedimentale attestato la propria estraneità alla condotta e la sufficienza della propria reazione.
Infatti, per un verso l’effetto acquisitivo era stato ampiamente prospettato già nell’ordinanza demolitoria del 2000 e, per altro verso, in quanto risulta palese dal complesso degli atti processuali che le ragioni addotte dalla ricorrente non avrebbero potuto incidere significativamente sul contenuto finale del provvedimento il quale, a fronte di censure analoghe a quelle oggi articolate in giudizio, non sarebbe pertanto potuto essere diverso da quello adottato.
In definitiva, il ricorso va respinto.
Nulla va invece disposto quanto alle spese di lite, non essendosi costituito il Comune resistente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 27 ottobre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Salvatore Veneziano, Presidente
Michelangelo Maria Liguori, Consigliere
Alfredo Storto, Primo Referendario, Estensore



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