a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Basilicata, Sezione I, 11 novembre 2011


Il fatto che una zona, oggetto di particolare interesse, sia stata già, per effetto di interventi sconsiderati, parzialmente compromessa non giustifica il rilascio di permessi che ne comportino un ulteriore degrado

SENTENZA N. 543

Il fatto che una zona, oggetto di particolare interesse, sia stata già, per effetto di interventi sconsiderati, parzialmente compromessa non giustifica il rilascio di permessi che ne comportino un ulteriore degrado, ma richiede, semmai, una maggiore attenzione da parte dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo al fine di preservare gli spazi residui da un ulteriore vulnus dei valori ambientali tutelati.

FATTO

Con atto notificato il 15 maggio 2006 e depositato il 07 giugno successivo i sig.ri coniugi Ricciardone Vito Rocco e Gallitelli Anna Maria hanno impugnato il provvedimento del 24.02.2006 del soprintendente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Basilicata, con il quale è stato disposto l’annullamento, ai sensi dell’art. 159 D Lvo n. 42/2004, dell’autorizzazione n. 29310 del 21.12.2005 rilasciata in favore dei coniugi Ricciardone- Gallitelli, nonché ogni altro atto preordinato, connesso e conseguente.
Gli interessati riferiscono di aver acquistato un piccolo immobile sito in Pisticci alla via Principessa Giovanna n. 3, limitrofo ad un immobile già di loro proprietà con accesso, invece, da via Ariosto 16, al fine di ampliare quest’ultimo e concederlo in parte alla propria figliola in prossimità del matrimonio di quest’ultima. Riferiscono altresì di essersi informati, presso l’Ufficio Tecnico del Comune, apprendendo che l’immobile acquistato poteva essere sopraelevato di due piani in nuova costruzione, in conformità al vigente piano regolatore del Comune di Pisticci e di aver, conseguentemente affidato a noti professionisti, la redazione di un progetto per la modifica e la sopraelevazione dell’immobile che, in rispetto del vincolo paesaggistico esistente, risultasse in assoluto adeguamento formale ed architettonico agli esempi di sopraelevazione presenti a Pisticci”.
Il Comune di Pisticci con provvedimento del 21.12.2005 ha rilasciato ai sig.ri Ricciardoni e Gallitelli il nulla osta alla realizzazione dell’intervento di sopraelevazione de quo, notificando con raccomandata del 27.12.2005 il suddetto provvedimento ai ricorrenti ed al Ministero per i beni culturali ed architettonici.
Con decreto del 24 febbraio 2006 del Soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio della Basilicata è stato disposto l’annullamento del provvedimento n. 29310 del 21.12.2005 di autorizzazione ai lavori di sopraelevazione di un fabbricato ad uso residenziale sito in via Principessa Giovanna n. 3 del comune di Pisticci.
Avverso tale ultima determinazione hanno proposto impugnativa i sig.ri Ricciardone – Gallitelli affidando il gravame ai seguenti motivi.
1) violazione di legge ed eccesso di potere per difetto di motivazione e motivazione insufficiente;
2) eccesso di potere per illogicità, irrazionalità manifesta, contraddittorietà e omessa e deviante considerazione dei presupposti di fatto e di diritto e contraddizione con la ratio istitutiva del vincolo;
3) violazione di legge ( L.R. 2.5.2993 n. 50; L.R. 20/1987 e L. n. 241/1990) ed eccesso di potere sotto il profilo della omessa istruttoria, omessa considerazione degli interessi primari e secondari coinvolti, dell’omessa adozione di prescrizioni di adeguamento o di parere condizionale, che consentono la realizzazione dell’interesse pubblico in uno al raggiungimento dell’interesse privato;
4) violazione di legge ( art. 7 L. 241/1990 così come modificato dalla legge n. 15/2005).
Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata che ha depositato documentazioni e prodotto memoria difensiva per contrastare il ricorso, chiedendone il rigetto.
Con ordinanza n. 312 del 21 aprile 2011 sono stati disposti incombenti istruttori.
In esecuzione del provvedimento del giudice il Comune di Pisticci, in data 6 luglio 2011 ha provveduto a depositare la richiesta documentazione.
Si è costituito in giudizio per i ricorrenti anche l’avv. Nicola Cataldo con memoria tardiva.
Alla pubblica udienza del 06 ottobre 2011 la causa è stata introitata per essere decisa.

DIRITTO

Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione di legge e l’eccesso di potere per difetto e insufficiente motivazione, assumendo che la motivazione dell’atto impugnato è carente e tautologica e non consente di comprendere i motivi che hanno indotto l’Amministrazione ad adottare il provvedimento impugnato.
La censura è priva di pregio e non merita pertanto di essere condivisa.
Invero, diversamente da quanto assunto dai ricorrenti il motivo posto dall’Amministrazione a fondamento dell’atto impugnato risulta chiaramente ed espressamente indicato nel provvedimento di annullamento del nulla osta.
Ed, infatti, nel terzo “ considerato” del predetto atto l’Amministrazione, dopo aver in precedenza chiarito che “ la località interessata dall’intervento autorizzato con il provvedimento citato nelle premesse del presente decreto ricade in area dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n. 1497/1939 giusto D.M. 18.04.1985”, precisa che “ nel provvedimento in esame l’Autorità decidente non spiega come e perché l’intervento autorizzato possa ritenersi compatibile con il contesto ambientale nel quale andrebbe ad inserirsi”; ed ha poi concluso, con il terzo ed ultimo “ considerato” che “ per quanto sopra esposto il provvedimento n. 29310 del 21.12.2005 è viziato da eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione e da violazione di legge perché in contrasto con l’art. 159 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42”.
In altri termini dal contenuto del provvedimento emerge con palmare evidenza che la ragione fondamentale ed assorbente che l’Amministrazione ha posto a giustificazione dell’annullamento del nulla osta è senz’altro la constatata assenza nel provvedimento comunale di rilascio del nulla osta di un attento esame del progetto relativo all’intervento da realizzare e la compatibilità dello stesso nel contesto ambientale in cui andava ad inserirsi.
Sicchè, mancando in atti il parere- relazione del servizio istruttoria edilizia richiamato nel provvedimento impugnato, questo Tribunale ne ha disposto l’acquisizione.
Orbene dalla lettura del testo dei motivati atti rimane confermata la circostanza addotta dall’Amministrazione dei Beni Culturali, atteso che sia il Provvedimento sindacale sia il parere del servizio istruttoria - edilizia , peraltro nemmeno trasmesso all’Autorità sovrintendenza, risultano assolutamente carenti di qualsivoglia valutazione in ordine alla compatibilità del progettato intervento al contesto ambientale, rendendo, pertanto, perfettamente legittimo l’operato dell’Amministrazione che ha disposto l’annullamento impugnato.
Precisato, quindi, che motivo del disposto annullamento è la accertata omessa valutazione da parte del Comune di Pisticci in ordine alla compatibilità dell’intervento ed alle conseguenze che quest’ultimo potrebbe provocare, devesi far rilevare che non meritano considerazione i rilievi contenuti nel secondo motivo di ricorso e concernenti la circostanza che la zona interessata dall’intervento progettato è altamente inquinata da altri interventi che non hanno per nulla rispettato e per nulla si sono ispirati all’architettura tradizionale pisticcese.
Così come fatto rilevare dalla difesa dell’Amministrazione resistente e, peraltro più volte affermato da una condivisibile giurisprudenza, il fatto che una zona, oggetto di particolare interesse, sia stata già, per effetto di interventi sconsiderati, parzialmente compromessa non giustifica il rilascio di permessi che ne comportino un ulteriore degrado, ma richiede, semmai, una maggiore attenzione da parte dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo al fine di preservare gli spazi residui da un ulteriore vulnus dei valori ambientali tutelati.
Parimenti priva di pregio è la censura contenuta nel terzo motivo.
La stessa muove, infatti, dall’assunto che in precedenza si è dimostrato non fondato, che l’Amministrazione nel provvedimento sindacale “ aveva espresso un giudizio di compatibilità paesaggistica ed ambientale”e censura il fatto che nel provvedimento di annullamento “ non si rinviene un solo rilievo alla situazione fattuale, una sola indicazione di intervento, che potesse specificare l’errore progettuale”.
Senonchè, come già innanzi chiarito, rimane la circostanza che il provvedimento sindacale e gli atti cui lo stesso fa riferimento non contengono la valutazione di compatibilità ambientale e tanto è sufficiente a giustificare il disposto annullamento.
Quanto infine all’ultima doglianza di violazione dell’art. 7 della legge 241/1990 è sufficiente far rilevare che, secondo consolidato indirizzo giurisprudenziale, fatto proprio anche da questo Tribunale, nel sistema successivo all’entrata in vigore del DLvo n. 42/2004, la comunicazione di avvio del procedimento finalizzato all’annullamento del nulla osta paesaggistico da parte del competente organo statale non richiede più la previa comunicazione, ex art. 7 L. 241/90, e ciò in quanto il detto D Lvo dispone espressamente, all’art. 159, che la comunicazione relativa all’avvenuto rilascio del nulla osta da parte dell’Ente a ciò competente costituisce avviso di inizio di procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge n. 241/1990.
Per tutte le ragioni innanzi esposte, in conclusione il ricorso risulta infondato e va pertanto respinto.
Le spese di giudizio vanno poste a carico dei ricorrenti e liquidate nella misura che sarà indicata nel dispositivo, in favore dell’Amministrazione per i Beni e le Attività Culturali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio che liquida in complessive euro 1.500,00 ( millecinquecento).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Potenza nella camera di consiglio del giorno 6 ottobre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Antonio Ferone, Presidente FF, Estensore
Giancarlo Pennetti, Consigliere
Pasquale Mastrantuono, Consigliere



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