a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 17 febbraio 2012


Sulla validità del nulla osta ambientale, rilasciato per l''esecuzione di lavori edilizi nelle zone sottoposte a vincolo paesistico

SENTENZA N. 22

La validità del nulla osta ambientale, rilasciato per l'esecuzione di lavori edilizi nelle zone sottoposte a vincolo paesistico, viene meno, automaticamente, nel caso in cui siano decorsi cinque anni, come sancito dall'art. 16, r.d. 3 giugno 1940 n. 1357 (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 07 maggio 2007 , n. 4788).

FATTO E DIRITTO

Espone la odierna ricorrente di aver alcuni anni or sono localizzato nel Comune di Diamante il sito più idoneo per la installazione di una stazione radio base per la copertura della zona, quindi successivamente realizzata. Il Comune di Diamante disponeva tuttavia le demolizione dell’impianto poiché privo di concessione edilizia. Questo Tribunale sospendeva l’esecuzione della citata demolizione essendo pendente la decisione del Comune sulla istanza di concessione in sanatoria presentata dalla ricorrente. L’istanza di concessione in sanatoria è stata quindi denegata con provvedimento in data 5 dicembre 2006. Avverso detto provvedimento ed il presupposto regolamento comunale per la salvaguardia del territorio e la tutela della salute della popolazione, di cui alla deliberazione consiliare n. 28 del 2002, è dunque proposto il presente ricorso volto anche all’accertamento del diritto della società ricorrente ad essere autorizzata all’attivazione ed all’esercizio della stazione radio base di cui è questione ed al risarcimento del danno ingiusto subito. Con successivo atto di motivi aggiunti è stata infine impugnata l’ordinanza di demolizione adottata in data 7 dicembre 2010.
A sostegno del ricorso introduttivo del giudizio si deduce violazione delle norme di legge in tema di partecipazione al procedimento per non essere stata comunicata alla ricorrente l’avvio del procedimento. Contesta quindi la ricorrente la circostanza, posta a base dell’avversato diniego di sanatoria, della intervenuta scadenza dell’autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza nel 1993 e relativa all’impianto attivato nello stesso anno. Si contesta poi la sufficienza dell’altro elemento posto a base del diniego, a mente del quale l’impianto di che trattasi sarebbe nocivo. E’ contestata la legittimità anche del citato regolamento comunale, il quale introduce vere e proprie modificazioni alla vigente normativa urbanistica, per non essere stato per detta ultima ragione approvato in sede regionale. E comunque il detto regolamento sarebbe illegittimo laddove prevedesse un divieto di collocazione delle antenne anche nell’area scelta dalla ricorrente: Del pari illegittima è la terza giustificazione posta a sostegno del diniego e relativa ad una (sconosciuta) delibera consiliare n. 8 del 2006, che avrebbe imposto il blocco per un anno della installazione delle antenne.
Si è costituita in giudizio l’intimata Amministrazione comunale affermando la infondatezza del proposto ricorso e concludendo perché lo stesso venga respinto.
Alla pubblica udienza del 10 novembre 2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il ricorso ed i motivi aggiunti non sono fondati e vanno, pertanto, respinti.
Non vi è, innanzitutto, alcuna violazione nell’operato della resistente amministrazione delle disposizioni di legge in tema di partecipazione al procedimento. Infatti, in disparte l’orientamento giurisprudenziale per cui non sussiste l'obbligo di comunicazione di avvio del procedimento in relazione al rigetto dell'istanza di concessione in sanatoria, essendo il relativo procedimento attivato ad istanza di parte (cfr. Consiglio Stato , sez. IV, 21 febbraio 2011 , n. 1085), deve essere rilevato come nel caso di specie non solo è stata inviata alla società ricorrente la preventiva comunicazione in ordine al nominativo del responsabile del procedimento, ma è stata anche comunicato il cd. preavviso di rigetto, cioè la comunicazione delle ragioni ostative all’accoglimento dell’istanza di concessione in sanatoria, recante peraltro invito alla medesima ricorrente a voler formulare osservazione e produrre memoria. Piuttosto, è la ricorrente che in sede procedimentale non ha dato, pur richiesto, il proprio utile apporto omettendo di far pervenire contestazioni o deduzioni di sorta.
Quanto al “merito” dell’avversato diniego, devesi innanzitutto rilevare che non vi è contestazione tra le parti sulla circostanza per cui la zona interessata all’intervento, realizzato in difetto di titolo edilizio, è sottoposta a vincolo paesaggistico, con conseguente necessità dell’autorizzazione dell’autorità preposta alla gestione del vincolo. Orbene, è un fatto che la ricorrente si richiama ad una autorizzazione paesaggistica rilasciata nel 1993, ma è parimenti corretto quanto rileva il Comune in ordine alla intervenuta scadenza di detta autorizzazione. Infatti, la validità del nulla osta ambientale, rilasciato per l'esecuzione di lavori edilizi nelle zone sottoposte a vincolo paesistico, viene meno, automaticamente, nel caso in cui siano decorsi cinque anni, come sancito dall'art. 16, r.d. 3 giugno 1940 n. 1357 (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 07 maggio 2007 , n. 4788). E’ chiaro che la intervenuta (abusiva) realizzazione dell’opera non impedisce il venir meno della validità della autorizzazione del 1993, non essendosi concluso nel quinquennio dal suo rilascio l’iter per la sanatoria dell’opera. Del resto, a comprova della sostanziale mancanza di autorizzazione paesaggistica all’atto della presentazione della istanza di condono denegata, va rimarcato che la stessa ricorrente ha proposto ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il silenzio rifiuto della competente Soprintendenza proprio in ordine alla procedura di sanatoria della stazione radio base di cui è questione.
Consegue a quanto rilevato che l’avversato diniego di condono è legittimo anche avendo esclusivo riguardo alla mancanza di autorizzazione della competente Soprintendenza. Ciò posto, rileva il Collegio che laddove una determinazione amministrativa di segno negativo tragga forza, come nel caso di specie, da una pluralità di ragioni, ciascuna delle quali sia di per sé idonea a supportarla in modo autonomo, è sufficiente che anche una sola di esse passi indenne alle censure mosse in sede giurisdizionale perché il provvedimento nel suo complesso resti esente dall'annullamento (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 06 aprile 2011 , n. 1966), diventando irrilevanti, per difetto di interesse, le ulteriori censure dedotte da parte ricorrente avverso le altre ragioni opposte dall'autorità emanante a rigetto della sua istanza (cfr. Consiglio Stato , sez. VI, 31 marzo 2011 , n. 1981).
Sono, del pari, infondati i motivi aggiunti rivolti avverso l’ordinanza di demolizione adottata dal Comune di Diamante, peraltro puntualmente preceduta da comunicazione di avvio del procedimento. L’ordinanza di demolizione, pur nella estrema sinteticità della sua parte motiva, è atto consequenziale al diniego di concessione in sanatoria, la cui legittimità è stata innanzi riscontrata dal Collegio.
Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il Collegio respinge il ricorso ed i motivi aggiunti proposti.
Sussistono tuttavia giuste ragioni per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 10 novembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere
Anna Corrado, Referendario, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it