a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione V, 8 febbraio 2012


Sulla possibilità o meno da parte del Comune di decidere di attuare le disposizioni di piano mediante l’adozione di un piano esecutivo, anziché attraverso interventi singoli, senza che in tal senso si renda necessaria un’espressa previsione nelle norme di attuazione

SENTENZA N. 616

1. Secondo i principi attualmente vigenti in materia, non è dato rinvenire alcuna disposizione legislativa o regolamentare che espressamente precluda ai comuni di dare attuazione alle previsioni del P.R.G. mediante il ricorso alla strumentazione particolareggiata; non sussiste, quindi, alcun impedimento affinché un Comune possa decidere di attuare le disposizioni di piano mediante l’adozione di un piano esecutivo, anziché attraverso interventi singoli, senza che in tal senso si renda necessaria un’espressa previsione nelle norme di attuazione.

2. Si afferma in giurisprudenza che: “La scelta da parte dell’Amministrazione comunale tra i vari strumenti a disposizione per incentivare l’attuazione delle previsioni del piano regolatore generale appartiene alle valutazioni di merito che spettano, con ampia discrezionalità, limitata solo dall’irrazionalità e dall’illogicità manifesta, all’amministrazione. (Nel caso di specie l’adozione di un piano per gli insediamenti produttivi era giustificata dalla natura e dalla funzione dello strumento in questione e dalla sua duplice finalità, pianificatoria in sede urbanistica e promozionale in sede di politica economica)” (T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 2.11.2001, n. 4825).

FATTO

Con ricorso notificato il 6.5.2010 e depositato il giorno 19 successivo, Mari Aniello Nicola Rosario, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della Stella Immobiliare s.r.l. - oggi New Colibrì s.r.l. - di cui è socio unico, proprietaria di un esercizio di ristorazione con annesso terreno destinato a parcheggio nel Comune di Casamarciano (NA) alla Via Provinciale (già Via Pizzone) ha impugnato, innanzi a questo Tribunale (unitamente a tutti gli atti della procedura ablativa adottata dal predetto Comune ed, in particolare, le delibere di adozione ed approvazione del Piano per gli Insediamenti Produttivi - P.I.P. - e di approvazione dei progetti preliminari, definitivi ed esecutivi delle opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione a servizio del predetto Piano), il decreto prot. n. 1331 del 18.2.2010 con cui il Capo del 4° Settore Tecnico del Comune di Casamarciano, in applicazione dell’art. 22 del D.P.R. 8.6.2001, n, 327, ha disposto l’espropriazione della suddetta area adibita a parcheggio del ristorante, sulla base di un progetto di viabilità di un Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.).
All’uopo l’interessato ha dedotto, le seguenti censure:
1) Violazione degli artt. 8, 10, 11 del D.P.R. n. 327/2001 e s.m.i. Violazione del giusto procedimento di legge, lamentando che - in violazione delle rubricate norme - non essendogli stato mai comunicato o notificato alcuno degli atti richiamati nell’impugnato decreto di esproprio, non sarebbe comprensibile se e con quali provvedimenti si sarebbe apposto il vincolo preordinato all’esproprio e dichiarata la pubblica utilità, con la conseguenza che, nell’inesistenza del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, il Comune di Casamarciano avrebbe emesso l’impugnato decreto senza l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 8 del D.P.R. n. 327/2001 che, per l’emissione di un decreto di esproprio richiederebbe l’esistenza di un vincolo preordinato all’esproprio (non scaduto), di una dichiarazione di pubblica utilità (non scaduta) e la determinazione dell’indennità di esproprio;
2) Idem sub. 1) sotto diverso profilo. Violazione di legge (artt. 10, 11 e 16 del T.U. n. 327/2001; artt. 7 e ss. L. n. 241/1990 ss.mm.ii.). Violazione del giusto procedimento di legge, atteso che, in violazione dell’art. 16, comma 4, del D.P.R. n. 327/2001 e ss.mm.ii. e della previsione generale di cui all’art. 7 e ss. L. n. 241/1990 a s.m.i., sarebbe stato doveroso inviare al proprietario dell’area di localizzazione dell’opera, una comunicazione dell’avvio del procedimento finalizzato all’approvazione del progetto definitivo, in modo da consentirgli di presentare le proprie osservazioni nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione (art. 16, comma 10), sulle quali l’Autorità espropriante si pronuncerebbe con atto motivato (art. 16, comma 12). Nel caso di specie, l’Amministrazione avrebbe erroneamente dichiarato, quanto meno nei confronti del ricorrente, di aver curato tutti gli adempimenti previsti dall’art. 16 del D.P.R. n. 327/2001, “in seguito al quale sono state presentate osservazioni”, e, dopo averle esaustivamente valutate, di avere controdedotto alle osservazioni in sede di approvazione della delibera di G.M. n. 124 del 19.10.2009, mentre, in realtà, nessun provvedimento gli sarebbe stato mai comunicato e, conseguentemente, non avrebbe presentato alcuna osservazione; in ogni caso l’Amministrazione avrebbe dovuto garantire la partecipazione dell’interessato prima dell’approvazione del progetto definitivo e prima che divenissero efficaci i vincoli preordinati all’espropriazione e venisse dichiarata la pubblica utilità d’urgenza delle opera.
Nel caso di specie, come si apprenderebbe negli atti richiamati nel decreto di esproprio, la presunta dichiarazione di pubblica utilità risalirebbe alla delibera di Giunta Municipale n. 40 del 3.4.2008 e vi sarebbero stati diversi provvedimenti comunali (a far data dal 2005) di approvazione, revoca e successiva riapprovazione del progetto per la realizzazione di un’opera di pubblica utilità, tutti né notificati, né, tantomeno, comunicati.
3) Violazione art. 13 L. n. 2359/1865 e ss.mm.ii., non risultando indicato in nessun atto i termini iniziali e finali dei lavori, né il termine della dichiarazione di pubblica utilità.
4) Violazione di legge (artt. 10 e ss. D.P.R. n. 327/2001; artt. 42 e 97 Cost.). Eccesso di potere (per violazione di norme tecniche, assoluto difetto di istruttoria, sviamento), atteso che, senza alcuna istruttoria o, comunque, non rispettando il principio di proporzionalità, sarebbe stato svolto un procedimento espropriativo finalizzato all’acquisizione delle aree “necessarie per la realizzazione delle opere di urbanizzazione ed infrastrutture a servizio del Piano per gli In-sediamenti Produttivi”, senza tener conto che un tale Piano integrerebbe uno strumento eccezionale attraverso il quale si realizzerebbe un trasferimento di ricchezza dal proprietario espropriato all’assegnatario con il sacrificio del principio di eguaglianza, nonché del diritto di proprietà.
Nella specie non si sarebbe tenuto conto che il bene espropriato consisterebbe in un terreno interamente destinato a parcheggio di un ristorante presso il quale si terrebbero ricevimenti tali da ospitare un consistente numero di clienti, ubicato al di fuori del centro abitato, e presso il quale non vi sarebbero soluzioni alternative di parcheggio, con la conseguenza che, se l’Amministrazione avesse svolto un’attività istruttoria, rendendone partecipe il ricorrente, avrebbe potuto diversamente orientare le scelte progettuali limitando l’enorme danno arrecatogli; peraltro, non avendo redatto lo “stato di consistenza” del bene da espropriare, l’Amministrazione avrebbe operato una quantificazione senza conoscere, né l’entità del danno, né la funzione di pertinenza necessaria della proprietà.
5) Violazione dell’art. 22 D.P.R. 8.6.2001, n. 327 per inesistenza dei presupposti di urgenza. Eccesso di potere per contraddittorietà, avendo il Comune (con il mero richiamo ad un “finanziamento regionale a farsi entro e non oltre il 31.12.2009”) illegittimamente fatto ricorso alla procedure di determinazione urgente dell’indennità di espropriazione ex art. 22 del D.P.R. n. 327/2001, non potendosi ritenere urgente la realizzazione di opere la cui progettazione sarebbe stata avviata - come si legge dai richiami svolti nel decreto di esproprio - nel lontano 2005 con una serie di atti adottati, poi riadattati, revocati e riapprovati, la dichiarazione di urgenza apparendo allora, solo un pretesto per eludere - ancora una volta - la partecipazione procedimentale imposta dal precedente art. 20 che, anche relativamente alla quantificazione della indennità, prevederebbe un sub-procedimento entro il quale si innesterebbero le osservazioni del privato proprietario.
L’istanza cautelare è stata accolta dalla Sezione con l’ordinanza n. 1670 del 29.7.2010 in epigrafe con la quale è stato, altresì, disposto incombente istruttorio.
Preso atto che, in esecuzione di tale incombente il resistente Comune aveva depositato la documentazione (in parte già impugnata) afferente al procedimento espropriativo de quo, il ricorrente, con motivi aggiunti, notificati l’1.10.2010 e depositati il giorno 8 successivo, oltre a meglio illustrare le censure già dedotte con i provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo, ha impugnato anche gli ulteriori provvedimenti depositati deducendo le seguenti censure:
1) Violazione di legge (art. 97 Cost.; artt. 13 e ss. L. n. 241/1990 e s.m.i.; L.R. Campania n. 14/1982). Eccesso di potere (per violazione del giusto procedimento di legge e sviamento), atteso che il Comune, in vista dell’adozione del P.I.P., nell’emanare la delibera di C.C. n. 47 del 29.11.2003, in variante al P.R.G. vigente dal 2011, con la previsione dell’esclusione dell’intervento diretto nelle zone D1 e D2, proprio al fine di destinare l’area agli insediamenti produttivi, avrebbe approvato la variante senza seguire il procedimento previsto dalla L.R. n. 14/82, la quale - vigente al momento dell’adozione della variante, per non essere ancora intervenuta la L.R. n. 16/04 - as-similerebbe il procedimento di approvazione della variante al P.R.G. a quello di formazione del piano regolatore stesso (Allegato, Titolo II - Direttive e parametri di Pianificazione - punto 3); la qual cosa avrebbe comportato che la delibera consiliare adottata in variante al P.R.G. si sarebbe dovuta depositare per trenta giorni consecutivi presso la segretaria comunale, dando notizia del deposito tramite avviso affisso all’Albo Pretorio del Comune ed inserito nel Bollettino Ufficiale della Regione, oltre che pubblicato a mezzo stampa ed affisso in luoghi pubblici per consentire agli interessati di presentare osservazioni sulle quali - anche alla stregua della L.R. n. 16/2004 - il Consiglio Comunale si sarebbe dovuto pronunciare e valutare la natura sostanziale o meno delle modifiche derivanti dall’accoglimento delle stesse, con la conseguenza che, se queste fossero state sostanziali, si sarebbe dovuto seguire nuovamente il procedimento di pubblicazione della nuova proposta di variante.
2) Violazione di legge (artt. 26, 27 e ss. e 45 e ss. L.R. n. 16/2004). Eccesso di potere (per violazione del giusto procedimento di legge e dell’obbligo di trasparenza), assumendo, che l’iter di approvazione del P.I.P. (anche per la circostanza di non essere stati esibiti gli elaborati del piano come predisposti nelle diverse fasi), presenterebbe numerose carenze procedurali, in particolare: l’illegittimità della variante, come censurata sub 1) renderebbe viziata anche la successiva delibera di Giunta Comunale n. 50 del 26.4.2005 di approvazione del P.I.P.; inoltre anche tale delibera non avrebbe seguito le forme di pubblicazione previste dalla legge, essendo stata solamente pubblicata per 15 giorni all’Albo Pretorio, e non anche - in violazione del rubricato art. 27 L.R. n. 16/2004 - depositata presso la casa comunale per trenta giorni (comma 3), dandone notizia su due quotidiani a diffusione regionale, consentendo a “chiunque” (comma 4) di formulare osservazioni o opposizioni.
Inoltre il P.I.P., così adottato e pubblicato, una volta portato al vaglio dell’A.S.L. NA 4, dell’Autorità di Bacino e del Settore Provinciale del Genio Civile sarebbe stato “riadottato” con delibera di Giunta Comunale n. 79 del 27.9.2006, in approvazione della proposta del Responsabile del Settore Tecnico, pervenuta all’esito dei pareri resi dalle diverse amministrazioni implicanti numerose prescrizioni che avrebbero imposto di modificare il Piano e, dunque, di riadottarlo nel rispetto delle forme di pubblicità previste dall’art. 27 citato, trattandosi di modifiche incidenti in modo sostanziale.
In particolare, dall’esame delle osservazioni rese dalla Provincia di Napoli, che avrebbe reso il parere più articolato, parte ricorrente lamenta che al rilievo con cui la Provincia evidenziava che “non essendo stati trasmessi gli atti relativi alla pubblicazione, si presume che, ai sensi dell’art. 27, L.R. n. 16/04, il piano sia stato contestualmente alla trasmissione a questo Ente, depositato presso la casa comunale a libera visione per trenta giorni e ne sia stata data notizia su due quotidiani a diffusione regionale”, il Capo Settore si sarebbe limitato a rispondere: “si precisa che la pubblicazione del P.I.P. è avvenuta secondo le modalità previste dalla L.R. n. 16/04”, mentre, come emergerebbe dai documenti esibiti dal Comune, la delibera n. 79 sarebbe stata solo pubblicata all’Albo per quindici giorni in palese violazione dell’art. 27 della citata L.R. n. 16/04, e, non risultando provate dal Comune le ulteriori forme di pubblicità, deve presumersi che queste non siano state mai legittimamente effettuate.
Inoltre all’ulteriore rilievo della Provincia che “Non risulta tra gli atti l’adozione e/o trasmessi a questa amministrazione la Valutazione Ambientale (V.A.S.) di cui alla direttiva 42/2001/CE del 27 giugno 2001”, il Capo Settore si sarebbe limitato a richiamare una delibera di G.M. n. 55 del 28.6.2007 con la quale sarebbe stata adottata la valutazione ambientale strategica, ma anche di tale atto nulla sarebbe dato sapere, né la V.A.S. risulterebbe quantomeno nominalmente inserita tra gli elaborati al piano (comunque non esibiti) e, sempre in relazione alla V.A.S. l’art. 47 della L.R. n. 16/04 prevederebbe un procedimento ad hoc.
3) Violazione di legge (artt. 11 e ss. D.P.R. n. 327/2001; art. 7 e ss. L. n. 241/1990). Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento di legge), deducendo che, approvandosi nello stesso giorno (26.4.2005 nel quale sarebbe stato approvato anche il P.I.P. con delibera giuntale n. 50) sia il progetto preliminare delle opere di urbanizzazione e delle infrastrutturazioni al P.I.P. (delibera n. 51), che il progetto definitivo (delibera n. 52), non solo sarebbe mancata qualsivoglia forma di partecipazione procedimentale ed attività istruttoria, ma - in violazione degli artt. 11 e 16 del D.P.R. n. 327/2001 - nessuna comunicazione sarebbe stata fatta agli interessati, né prima dell’adozione del progetto preliminare, né prima dell’adozione del progetto definitivo, né la deroga alla comunicazione individuale potrebbe ritenersi sussistere alla stregua dell’art. 11, comma 2, per la circostanza che i destinatari della comunicazioni sarebbero stati in numero superiore a 50, atteso che l’unico dato certo emergente dal piano particellare allegato al decreto di esproprio dimostrerebbe che il numero dei destinatari del provvedimento sarebbero di 32, ed, anche qualora il numero dei destinatari fosse stato superiore a 50, nemmeno la modalità di pubblicazione con avviso pubblico sarebbe stata effettuata, risultando solo una normale pubblicazione delle delibere al’albo pretorio.
Anche successivamente all’approvazione del progetto definitivo, non sarebbe stata rispettata la procedura di cui all’art. 17 D.P.R. n. 327/2001 comunicando al ricorrente “gli estremi degli atti da cui è sorto il vincolo preordinato all’esproprio”.
A seguito delle modifiche apportate al P.I.P., con delibera n. 33 dell’8.4.2009, la Giunta Comunale “riapprovava” il progetto preliminare, semplicemente adeguando i prezzi previsti “alle attuali tariffe” ed, anche in tal caso, la delibera di riapprovazione, dichiarata immediatamente esecutiva, non sarebbe stata comunicata personalmente ai proprietari delle aree da espropriare, risultando esibito in giudizio un avviso pubblico successivo alla delibera di riapprovazione, una copia di una pubblicazione su “Italia Oggi” e “Milano Finanza Italia Centro Sud” (nessun quotidiano a diffusione locale) e, quand’anche il numero dei destinatari fosse stato superiore a 50, ciò non sarebbe stato sufficiente, in quanto la comunicazione agli interessati - e quindi anche la pubblicazione dell’avviso di avvio del procedimento - avrebbe dovuto essere effettuata prima dell’approvazione del progetto preliminare dell’opera pubblica.
Infine, con delibera n. 124 del 19.10.2009 sarebbe stato nuovamente “riapprovato” il progetto definitivo dichiarando espressamente la pubblica utilità e le opere di urbanizzazione e delle infrastrutture a servizio del P.I.P. e la delibera in parola sarebbe stata dichiarata immediatamente esecutiva e solo affissa all’albo pretorio per 15 giorni, ma mai comunicata, ancora una volta in palese violazione dell’art. 17 del D.P.R. n. 327/2001.
4) Stessa censura sub II e III sotto diverso profilo. Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento di legge, atteso che, a seguito dell’accoglimento di numerose osservazioni che avrebbero condotto ad una modifica progettuale e, prima ancora, ad una modifica, secondo diverse fasi del P.I.P. (al punto che non sarebbe dato comprendere se la proprietà del ricorrente sia stata incisa nell’attuale dimensione in forza dell’originario progetto o di quello via via modificato), sarebbe stata necessaria quanto meno una nuova forma di pubblicazione e l’apertura di nuovi termini per presentare osservazioni, visto il mutamento del progetto.
Parte ricorrente, sul presupposto che le pubblicazioni non sarebbero state eseguite correttamente, contesta l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa del resistente Comune a cagione della mancata tempestiva impugnazione degli atti relativi alla procedura di approvazione dei progetti preliminare e definitivo entro i termini di legge a decorrere dalle suddette pubblicazioni.
Si è costituito in giudizio l’intimato Comune, preliminarmente eccependo l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, sostenendone l’infondatezza.
Con l’ordinanza in epigrafe è stata accolta dalla Sezione l’istanza cautelare, contestualmente disponendosi incombenti istruttori.
Alla pubblica udienza del 21 ottobre 2010 la causa è passata in decisione.
DIRITTO
1. Il ricorso, per come proposto anche tramite motivi aggiunti, è infondato.
2. Il primo motivo del ricorso introduttivo e la prima censura dei motivi aggiunti possono trattarsi congiuntamente afferendo ad una unica linea logico-argomentativa.
2.1. In particolare nella prima censura del ricorso introduttivo parte ricorrente deduce la violazione degli artt. 8, 10 ed 11 del D.P.R. n. 327 del 2001 e ss. mm.ii. per violazione del giusto procedimento di legge.
Al riguardo, per la circostanza che - in violazione della rubricata normativa - nessuno degli atti richiamati nell’impugnato decreto di esproprio gli sarebbe stato comunicato o notificato (per modo che non sarebbe dato comprendere se e con quali provvedimenti si sarebbe proceduto all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio ed alla dichiarazione di pubblica utilità), asserisce l’inesistenza del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, concludendo nel senso che il Comune avrebbe emesso un decreto di esproprio senza l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 8 del T.U. n. 327/2001 che al suddetto fine richiederebbe la sussistenza: 1) di un vincolo preordinato all’esproprio; 2) di una dichiarazione di pubblica utilità; 3) della determinazione provvisoria dell’indennità di espropriazione
2.2. Il suddetto motivo è poi ripreso nella prima censura dei motivi aggiunti laddove - alla luce del deposito in giudizio della delibera di Consiglio Comunale n. 47 del 29.11.2003 da parte del resistente Comune di Casamarciano - parte ricorrente ribadisce l’insussistenza del vincolo preordinato all’esproprio, supponendo che la variante al P.R.G. vigente dal 2011 (tale da determinare l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio), sarebbe riconducibile alla citata delibera (con la quale si sarebbe stabilito di escludere l’intervento di-retto nelle zone D1 e D2 in vista dell’approvazione del P.I.P., proprio al fine di destinare l’area agli insediamenti produttivi). Tuttavia tale delibera sarebbe stata approvata senza seguire il procedimento previsto dalla L.R. n. 14/82 (vigente al momento dell’adozione della variante per non essere ancora intervenuta la L.R. n. 14/82) che assimilerebbe il procedimento di approvazione della variante al P.R.G. a quello di formazione del piano regolatore stesso (Allegato, Titolo II - Direttive e parametri di Pianificazione - punto 3), la qual cosa avrebbe comportato che la delibera di Consiglio Comunale con cui sarebbe stata adottata la variante si sarebbe dovuta depositare per trenta giorni consecutivi presso la Segreteria comunale, dando notizia del deposito mediante avviso affisso all’Albo Pretorio del Co-mune ed inserita nel Bollettino Ufficiale della Regione, oltre che pubblicata a mezzo stampa ed affisso in luoghi pubblici per consentire agli interessati di presentare osservazioni; successivamente il Consiglio Provinciale si sarebbe dovuto pronunciare sulle eventuali osservazioni (previsione confermata anche dalla L.R. n. 16/04) e valutare la natura sostanziale o meno delle modifiche derivanti dall’accoglimento delle stesse, con la conseguenza che, se queste fossero state sostanziali, si sarebbe dovuto seguire nuovamente il procedimento di pubblicazione della nuova proposta di variante.
Nel caso di specie la delibera di approvazione della variante al P.R.G. sarebbe accompagnata dal solo certificato attestante la pubblicazione all’Albo Pretorio per giorni quindici (dal 12.12.2003 al 27.12.2003).
Parte ricorrente conclude nel senso che la illegittimità della variante che, di fatto, avrebbe destinato le zone D1 e D2 a piano degli insediamenti produttivi, travolgerebbe tutti gli atti successivamente a-dottati rendendoli illegittimi.
2.3. La prospettazione di parte riscorrente non è condivisibile.
2.4. Come rilevato anche dal Comune che resiste in giudizio, secondo i principi attualmente vigenti in materia, non è dato rinvenire alcuna disposizione legislativa o regolamentare che espressamente precluda ai comuni di dare attuazione alle previsioni del P.R.G. mediante il ricorso alla strumentazione particolareggiata; non sussiste, quindi, alcun impedimento affinché un Comune possa decidere di attuare le disposizioni di piano mediante l’adozione di un piano esecutivo, anziché attraverso interventi singoli, senza che in tal senso si renda necessaria un’espressa previsione nelle norme di attuazione.
Ne discende, quindi, che, anche in assenza di una specifica disposizione nelle norme di attuazione, ogni Amministrazione comunale ben può procedere ad attuare le finalità del P.R.G. mediante l’adozione di uno strumento urbanistico esecutivo.
Sul punto si afferma in giurisprudenza che: “ La scelta da parte dell’Amministrazione comunale tra i vari strumenti a disposizione per incentivare l’attuazione delle previsioni del piano regolatore generale appartiene alle valutazioni di merito che spettano, con ampia discrezionalità, limitata solo dall’irrazionalità e dall’illogicità manifesta, all’amministrazione. (Nel caso di specie l’adozione di un piano per gli insediamenti produttivi era giustificata dalla natura e dalla funzione dello strumento in questione e dalla sua duplice finalità, pianificatoria in sede urbanistica e promozionale in sede di politica economica) “ (T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 2.11.2001, n. 4825).
2.5. Nel caso del Comune di Casamarciano la previsione originaria delle norme di attuazione era nel senso che nelle suddette zone D 1 e D2 - Zone omogenee destinate agli insediamenti produttivi - era data facoltà ai singoli cittadini di chiedere il rilascio di un permesso diretto; ma ciò non costituiva ostacolo alla successiva opzione del Comune di realizzare le finalità del P.R.G., relativamente alla Zone omogenee D1 e D2 mediante l’adozione e, successiva, approvazione di un P.I.P.
E’ evidente, allora, che la variante normativa di cui alla delibera consiliare n. 47/2003 si pone come ultronea rispetto alla destinazione già prevista dal P.R.G., in relazione alle zone D1 e D2, atteso che la P.A. aveva ampia facoltà di scelta discrezionale (a prescindere dalla “variante normativa”) di ricorrere alla strumentazione particolareggiata per l’attuazione del P.R.G., versandosi in ipotesi di attività legittima (stante le specifiche destinazioni di Piano), autonoma libera e rimessa alla totale ed insindacabile discrezionalità della P.A.
In particolare, con la delibera consiliare n. 47 del 29.11.2003 è stato previsto l’inserimento nelle “Norme Tecniche di attuazione specifiche per le zone omogenee” riportate nella tav. 19 “Norme tecniche di attuazione” del vigente strumento urbanistico del seguente comma:
“17) Nelle aree libere delle zone D1 e D2 non è consentito alcun tipo di intervento fino all’approvazione del Piano degli Insediamenti Produttivi.
Per i fabbricati esistenti sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. Tali interventi dovranno essere effettuati a parità di volume e di superficie. Nel caso di interventi che comportano incrementi di superfici e di volumi, gli stessi sono consentiti nel rispetto degli indici e dei parametri di zona vigenti”.
2.6. La più volte richiamata variante normativa aveva, dunque, la più limitata e diversa finalità di evitare che nelle zone destinate ad insediamenti produttivi potessero proliferare insediamenti edilizi sparsi che avrebbero, poi, irrimediabilmente compromesso la destinazione dell’intero comparto produttivo.
Non hanno, quindi, alcun fondamento le ripetute puntualizzazioni di cui ai motivi aggiunti secondo le quali tutta la procedura di adozione ed approvazione del P.I.P. sarebbe inficiata dalla illegittimità del procedimento di cui alla variante normativa. Vi è prova nel testo della delibera n. 50/2005 di adozione del P.I.P. (anche se superata dalla successiva delibera di riadozione n. 79 del 27.9.2006) che il ricorso alla strumentazione particolareggiata (adozione del P.I.P.) non è assolutamente conseguente alla suddetta variante normativa, bensì deriva da una precisa manifestazione di volontà della P.A.
Infatti nella suddetta delibera n. 50/2005 si richiama l’art. 92 del Regolamento Edilizio che disciplina le modalità di attuazione del P.R.G., in particolare stabilendosi che esso si attua mediante:
“a1) concessione singola nell’ambito delle aree urbanizzate come definite dall’art. 86, secondo comma, eccettuati gli interventi di ristrutturazione edilizia ed urbanistica nelle zone omogenee A;
a2) concessione singola nell’ambito delle zone agricole omogenee E;
a3) concessione singola per le attrezzature pubbliche zonali e per le infrastrutture, attrezzature ed impianti pubblici, ricadenti nelle zone omogenee F;
b) strumento urbanistico particolareggiato in tutti gli altri casi (n.d.r. zone D)”.
Ne deriva che, allo stato, nelle aree zonizzate come D1 e D2 del vigente strumento urbanistico non è possibile l’intervento diretto per il combinato disposto dell’art. 86 e 92 del vigente Regolamento Edilizio”.
Orbene, proprio in base a tale considerazione, relativamente alla mancata pubblicazione della delibera n. 47 del 29.11.2003 il Capo Settore Tecnico, con nota del 7.1.2011 ha reso parere di irrilevanza della stessa rispetto alla validità della delibera
3. Nella seconda censura del ricorso introduttivo parte ricorrente deduce la violazione degli artt. 10, 11 e 16 del T.U. n. 327/2001 e de-gli artt. 7 e ss. L. n. 241/1990 ss.mm.ii., per violazione del giusto procedimento di legge, atteso che, in violazione dell’art. 16, comma 4, del D.P.R. n. 327/2001 e ss.mm.ii. e della previsione generale di cui all’art. 7 e ss. L. n. 241/1990 a s.m.i., in quanto non sarebbe stata inviata al proprietario dell’area di localizzazione dell’opera la comunicazione dell’avvio del procedimento finalizzato all’approvazione del progetto definitivo, in modo da consentirgli di presentare le proprie osservazioni nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione (art. 16, comma 10), sulle quali l’Autorità espropriante si pronuncerebbe con atto motivato (art. 16, comma 12).
Nel caso di specie, l’Amministrazione avrebbe erroneamente dichiarato, quanto meno nei confronti del ricorrente, di aver curato tutti gli adempimenti previsti dall’art. 16 del D.P.R. n. 327/2001, “in seguito al quale sono state presentate osservazioni”e di avere, dopo averle esaustivamente valutate, controdedotto alle osservazioni in sede di approvazione della delibera di G.M. n. 124 del 19.10.2009, mentre, in realtà, nessun provvedimento (né la delibera n. 40 del 3.4.2008, di approvazione definitiva del P.I.P. alla quale risalirebbe la dichiarazione di pubblica utilità, né i diversi provvedimenti comunali, a far data dal 2005, di approvazione, revoca e di successiva riapprovazione del progetto) gli sarebbe stato mai comunicato e, conseguentemente, non sarebbe stato messo in grado di formulare alcuna osservazione.
3.1. La censura è infondata.
3.2. In proposito, riportandosi, in primo luogo al livello degli atti generali presupposti di pianificazione speciale, come si legge nelle premesse alla delibera n. 40 del 3.4.2008, è stata data notizia dell’avvenuto deposito del piano riadottato con delibera n. 79 del 27.9.2006, seguendo le procedure previste dall’art. 27 della legge regionale n. 16 del 22.12.2004, nella sede municipale mediante apposito avviso su due quotidiani a diffusione regionale, sul sito internet del Comune, all’Albo Pretorio del Comune e mediante affissione di manifesti murali in luoghi pubblici, in modo da suscitare anche un’osservazione.
In dettaglio, all’esito dell’incombente istruttorio disposto dalla Sezione con l’ordinanza n. 788 del 21 ottobre 2010, è emerso che, in relazione alla citata delibera n. 79/2006 di adozione del P.I.P., l’avviso di deposito a firma del C.S.A.T., datato 11.10.2006 è stato affisso all’Albo Pretorio dal 13.10.2006 al 12.11.2006, pubblicato su “Italia Oggi” del 13.10.2006 e sul “Giornale di Napoli” del 13.10.2006 e di essa è stato dato Avviso Pubblico di deposito a libera visione del pubblico presso la Segreteria del Comune a partire dal 13.10.2006 per 30 giorni consecutivi durante i quali chiunque poteva prenderne visione e formulare osservazioni opposizioni.
Dunque, in relazione alla delibera n. 79/2006 di adozione del P.I.P. risultano scrupolosamente osservate le prescrizioni pubblicitarie di cui all’art. 27 della legge regionale n. 16 del 22.12.2004.
3.3. Con riferimento al livello particolare e propriamente espropriativo di attuazione del P.I.P., invece, decisivo rilevo assume la circostanza che (come, altronde, riconosciuto dal medesimo ricorrente), la delibera con la quale si è provveduto, quale ultima della serie, ad approvare il progetto definitivo delle opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione inerenti al P.I.P. approvato è da individuare nella delibera di Giunta Municipale n. 124 del 19.10.2009, ed è, unicamente con riferimento a siffatta delibera che necessita verificare l’esatta osservanza della normativa in tema di oneri di pubblicità, mentre alcun rilievo possono, ovviamente, rivestire, nella procedura de qua le precedenti delibere (segnatamente: delibera di G.M. n. 42 del 22.4.2009 di riapprovazione del progetto definitivo, delibera di G.M. n. 51 del 6.5.2009 di revoca della predetta delibera n. 42/2009) con le quali, facendo legittimo uso del suo inesauribile potere deliberativo, presumibilmente per ovviare a precedenti carenze proprio sotto il profilo pubblicitario (che non avevano consentito ingresso alle osservazioni ed alle opposizioni dei proprietari espropriandi), o anche soltanto per motivi tecnico-progettuale, la Giunta Comunale aveva già approvato il progetto definitivo; pertanto le precedenti delibere di approvazione del progetto definitivo sono da ritenersi superate dalla delibera di G.M. n. 124 del 19.10.2009, la quale reca anche il termine finale, ai sensi dell’art. 13, comma 3, entro il quale deve essere emanato il decreto di esproprio (cinque anni decorrenti dalla data di esecutività della delibera in questione).
3.4. Orbene nelle “premesse” della delibera n. 124 del 2009 leggesi:
“che, con determina di questo Settore n. 14 del 18.5.2009 è stato approvato l’avviso di avvio del procedimento per la realizzazione delle citate opere;
che l’Ufficio tecnico, 4° settore ha già provveduto a rendere pubblico l’avviso dell’avvio del procedimento e del deposito del progetto, attraverso l’affissione di manifesto murale, pubblicazione su due quotidiani, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 11, comma 2, del D.P.R. n. 327/2001, trattandosi di un numero di destinatari superiori a 50.
che il citato avviso è stato affisso all’Albo del Comune dal 22.5.2009 al 21.6.2009, nonché sul sito Internet e con manifesti murali;
che, a seguito del predetto avviso sono pervenute le seguenti osservazioni (…….);
che le seguenti osservazioni sono state esaminate dall’Ufficio tecnico di concerto con il consulente legale nominato in forza della determina del 4° settore dell’1.9.09 ed avverso le quali sono state ela-borate le seguenti controdeduzioni (…….).
che le suddette controdeduzioni, hanno imposto una rielaborazione grafica del progetto definitivo, con conseguente successiva elaborazione del progetto esecutivi (……..).
Relativamente alla regolarità della procedura di pubblicazione seguito, in relazione al numero dei destinatari della procedura ablativa de quo, sul punto e come meglio si tratterà in prosieguo, la difesa del Comune documenta che i proprietari catastali sono in numero maggiore di “50”, circostanza, questa, che vale ad escludere la necessità della comunicazione individuale dell’avvio del procedimento invocata da parte ricorrente, con la conseguente inapplicabilità dell’art. 7 della legge n.241 del 1990.
3.5. Insomma v’è quanto basta per ritenere che - contrariamente a quanto infondatamente dedotto dal ricorrente - l’Amministrazione ha adeguatamente garantito la partecipazione degli interessati prima dell’approvazione del progetto definitivo, quale conseguenza della regolare pubblicizzazione degli atti e prima che divenissero efficaci i vincoli preordinati all’espropriazione e venisse dichiarata la pubblica utilità d’urgenza delle opera.
4. Infondata è anche la terza censura con la quale è stata dedotta la violazione art. 13 L. n. 2359/1865 e ss.mm.ii., non risultando indicato in nessun atto il termine di inizio e fine lavori, né il termine della dichiarazione di pubblica utilità, preso atto che la delibera di G.M. n. 124 del 19.10.2009 recava il termine, ai sensi dell’art. 13, comma 3, entro il quale deve essere emanato il decreto di esproprio (cinque anni decorrenti dalla data di esecutività della delibera in questione); termine, nella specie, pienamente rispettato.
5. Nella quarta censura è stata dedotta la violazione degli artt. 10 e ss. D.P.R. n. 327/2001; artt. 42 e 97 Cost. (oltre all’eccesso di potere per violazione di norme tecniche, assoluto difetto di istruttoria, sviamento), atteso che, senza alcuna istruttoria o, comunque, non risultando rispettato il principio di proporzionalità, sarebbe stato svolto un procedimento espropriativo finalizzato alle aree “necessarie per la realizzazione delle opere di urbanizzazione ed infrastrutture a servizio del Piano per gli Insediamenti Produttivi”, senza tener conto che il P.I.P. integrerebbe uno strumento eccezionale attraverso il quale si realizzerebbe un trasferimento di ricchezza dal proprietario espropriato all’assegnatario con il sacrificio del principio di eguaglianza, nonché del diritto di proprietà.
Nel caso di specie il bene espropriato di proprietà del ricorrente consisterebbe in un terreno interamente destinato a parcheggio di un ristorante presso il quale si terrebbero ricevimenti tali da ospitare un consistente numero di clienti, ubicato al di fuori del centro abitato, e presso il quale non vi sarebbero soluzioni di parcheggio alternative, con la conseguenza che, se il Comune avesse svolto un’attività istruttoria, rendendone partecipe il ricorrente, avrebbe potuto diversamente orientare le scelte progettuali limitando l’enorme danno arrecato al ricorrente; peraltro, non avendo redatto lo “stato di consistenza” del bene da espropriare, l’Amministrazione avrebbe svolto una quantificazione senza conoscere, né l’entità del danno, né la funzione di pertinenza necessaria della proprietà.
5.1. Tale censura, oltre a presentarsi tardiva, avendo dovuta essere fatta valere avverso gli atti presupposti della procedura espropriativa de qua che - come rilevato - sono stati adeguatamente pubblicizzati, si traduce in una critica generica ed inconferente, non indicandosi sotto quale profilo di manifesta illogicità o irragionevolezza il P.I.P. comunale adottato non sarebbe in grado di assolvere alla sua necessaria funzione di strumento di politica economica in funzione della valorizzazione del territorio; il ricorrente si limita ad asserire (con riferimento, però, alle sole opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione) l’inutile e sproporzionata lesione del suo diritto di proprietà.
5.2. Tuttavia l’argomento è apodittico e pretestuoso, considerando, altresì, che, su tale punto, il Dirigente del 3° e 4° Settore Tecnico del Comune di Casamarciano certifica (prot. n. 6955 del 17.9.2010) che agli atti dell’Ufficio non risulta rilasciato, né ad Aniello Nicola Ro-sario, né alla New Colibrì s.r.l., proprietaria dell’esercizio di ristorazione, alcun titolo abilitativo edilizio per la realizzazione del parcheggio a servizio del suddetto esercizio ubicato nel predetto Comune alla via Provinciale (già Via Pizzone) ed oggetto del decreto di esproprio n. 1331 del 18.febbraio 2010.
6. Con la quinta censura è stata dedotta la violazione dell’art. 22 D.P.R. 8.6.2001, n. 327, stante l’inesistenza dei presupposti di urgenza per farsi luogo alla procedura di determinazione urgente dell’indennità di espropriazione ex art. 22 del D.P.R. n. 327/2001, non potendosi ritenere urgente la realizzazione di opere la cui progettazione sarebbe stata avviata - come si legge dai richiami svolti nel decreto di esproprio - nel lontano 2005 con una serie di atti adottati, poi riadattati, revocati e riapprovati, la dichiarazione di urgenza apparendo allora, unicamente un pretesto per eludere - ancora una volta - la partecipazione procedimentale imposta dal precedente art. 20 che, anche relativamente alla quantificazione della indennità, prevederebbe un sub-procedimento entro il quale si innesterebbero le osservazioni del privato proprietario; inoltre, per motivare il ricorso alla procedura e art. 22, si farebbe riferimento ad un finanziamento regionale farsi entro e non oltre il 31.12.2009”.
6.1. Anche tale censura è infondata.
6.2. Nel caso di specie l’esigenza di addivenire con urgenza e rapidamente alla definizione espropriativa e dare inizio ai lavori si è appalesata proprio in ragione del lungo e tortuoso iter istruttorio che ha caratterizzato la procedura de qua, sia al livello generale degli atti pianificatori, con l’adozione e riadozione, approvazione e riapprovazione del P.I.P., sia a livello attuativo e particolare degli atti di approvazione e riapprovazione dei progetti preliminari e definitivi delle opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione a servizio del predetto P.I.P., con il rischio di perdere il finanziamento della Regione Campania, qualora le opere non fossero state affidate ed ag-giudicate entro il termine perentorio del 31 dicembre 2009.
A ragione, pertanto, nell’impugnato decreto di esproprio si ritiene ricorrano gli estremi d’urgenza per l’applicazione dell’art. 22 del D.P.R. 6.6.2001, n. 327, sussistendo uno specifico ed immediato in-teresse pubblico a che entro il predetto termine l’Amministrazione acquisisca la piena disponibilità delle aree di intervento, così come individuate nei piani particellari di esproprio allegati al progetto definitivo.
7. Da quanto si è andato esponendo, ne deriva l’infondatezza del ricorso introduttivo.
8. Nella seconda censura dei motivi aggiunti è stata dedotta la violazione degli artt. 26, 27 e ss. e 45 e ss. e della L.R. n. 16/2004, stante la violazione del giusto procedimento di legge e dell’obbligo di trasparenza, deducendo che l’illegittimità della variante, come censurata sub 1), renderebbe viziata anche la successiva delibera di Giunta Comunale n. 50 del 26.4.2005 di adozione del P.I.P.; ma anche tale delibera non avrebbe seguito le forme di pubblicazione previste dalla legge, essendo stata solamente pubblicata per 15 giorni all’Albo Pretorio, in violazione del rubricato art. 27 L.R. n. 16/2004 che ne prevederebbe, altresì, il deposito presso la casa comunale per trenta giorni (comma 3), dandone notizia su due quotidiani a diffusione regionale, consentendo a “chiunque” (comma 4), di formulare osservazioni o opposizioni.
Inoltre il P.I.P., così adottato e pubblicato, una volta portato al vaglio dell’A.S.L. NA 4, dell’Autorità di Bacino e del Settore Provinciale del Genio Civile sarebbe stato “riadottato” con delibera di Giunta Comunale n. 79 del 27.9.2006, in approvazione della proposta del Responsabile del Settore Tecnico, pervenuta all’esito dei pareri resi dalle diverse amministrazioni implicanti numerose prescrizioni che avrebbero imposto di modificare il Piano e, dunque, di riadottarlo nel rispetto delle forme di pubblicità previste dall’art. 27 ci-tato, trattandosi di modifiche incidenti in modo sostanziale.
Ora, premesso che gli elaborati - sia precedenti che successivi all’adozione e riadozione del P.I.P. - non risulterebbero allegati, non sarebbe dato comprendere se e come tali osservazioni sarebbero sta-te effettivamente recepite e molti dubbi resterebbero su diverse prescrizioni rese dagli organi competenti.
Infine, anche la delibera n. 79 del 27.9.2003 di “riadozione” del P.I.P. all’esito dell’accoglimento della proposta del Capo Settore con cui si sarebbe preso atto delle prescrizioni indicate nei pareri delle PP.AA. coinvolte non avrebbe rispettato le forme di pubblicità previste dalla legge, atteso che, ritenuta necessaria una “riadozione” del piano, il nuovo piano si sarebbe dovuto depositare nuovamente secondo le forme di cui all’art. 27 L.R. n. 16/2004, anche in tal caso la delibera sarebbe stata solo pubblicata all’albo pretorio per quindici giorni a far data dal 3.10.2006.
Alla delibera n. 79, seguiva la delibera di approvazione del P.I.P. n. 40 del 3.4.2008, con la quale la Giunta procedeva ad esaminare le ulteriori osservazioni con prescrizioni pervenute dagli Enti coinvolti nel procedimento e poi all’approvazione del P.I.P. ed, ancora una volta, non sarebbe dato comprendere se è come tali prescrizioni siano state recepite, posto che il Capo Settore si sarebbe limitato ad affermare di aver modificato il piano adottato, senza allegare alla proposta gli elaborati di Piano, né in giudizio sarebbe stata fornita alcuna prova in tal senso.
Invero, dall’esame delle osservazioni rese dalla Provincia di Napoli, che avrebbe reso il parere più articolato, parte ricorrente osserva anzitutto che, al rilievo con cui la Provincia evidenziava che “non essendo stati trasmessi gli atti relativi alla pubblicazione, si presume che, ai sensi dell’art. 27, L.R. n. 16/04, il piano sia stato contestualmente alla trasmissione a questo Ente, depositato presso la casa comunale a libera visione per trenta giorni e ne sia stata data notizia su due quotidiani a diffusione regionale”, il Capo Settore si sarebbe limitato a rispondere: “si precisa che la pubblicazione del P.I.P. è avvenuta secondo le modalità previste dalla L.R. n. 16/04”.
Come emergerebbe, invece, dai documenti esibiti dal Comune, la delibera n. 79 sarebbe stata solo pubblicata all’Albo per quindici giorni in palese violazione dell’art. 27 e che, non essendo provate dal Comune le ulteriori forme di pubblicità, deve presumersi che queste non siano state mai legittimamente effettuate.
Inoltre all’ulteriore rilievo della Provincia che “Non risulta tra gli atti l’adozione e/o trasmessi a questa amministrazione la Valutazione Ambientale Strategica di cui alla direttiva 42/2001/CE del 27 giugno 2001, il Capo Settore si sarebbe limitato a richiamare una delibera di G.M. n. 55 del 28.6.2007 con la quale sarebbe stata adottata la valutazione ambientale strategica, ma anche di tale atto nulla sarebbe dato sapere, né la V.A.S. risulterebbe quantomeno nominalmente inserita tra gli elaborati al piano (comunque non esibiti) e, sempre in relazione alla V.A.S. l’art. 47 della L.R. n. 16/04 prevede un procedimento ad hoc, di cui non si avrebbe alcuna notizia.
8.1.Il motivo è infondato.
8.2. al riguardo, a prescindere che, come sopra rilevato, il procedimento di adozione/approvazione del P.I.P. non è stato reso possibile dalla variante normativa di cui alla delibera consiliare n. 47 del 29.11.2003 che non variava delle zone D1 e D2 del P.R.G. già destinate nel vigente P.R.G. ad insediamenti produttive, ma aveva la più limitata e diversa finalità di evitare che nelle zone destinate ad insediamenti produttivi potessero proliferare insediamenti edilizi sparsi che avrebbero, poi, irrimediabilmente compromesso la destinazione dell’intero comparto produttivo, vanamente parte ricorrente muove rilievi, sotto il profilo pubblicitario alla delibera di Giunta Comunale n. 50 del 26.4.2005 di adozione del P.I.P., atteso che tale delibera risulta superata dalla delibera n. 79 del 27.9.2009 di riadozione in via definitiva del P.I.P. all’esito dell’accoglimento della proposta del Capo Settore con cui si prendeva atto delle prescrizioni indicate nei pareri delle PP.AA. ed è unicamente in attuazione del Piano, così come approvato con tale ultima delibera, che risultano adottati tutti i conseguenti atti espropriativi.
8.3. Contrariamente a quanto ritenuto da parte ricorrente, anche la delibera n. 79 del 2009 di adozione del P.I.P. è risultata ossequiosa delle forme di pubblicità previste dalla legge; infatti, come sopra rilevato, in relazione alla delibera de qua di adozione del P.I.P., nella quale sono stati recepiti i pareri delle varie Amministrazione e le osservazioni dei privati, risultano scrupolosamente osservate le prescrizioni pubblicitarie di cui all’art. 27 della legge regionale n. 16 del 22.12.2004
8.4. Come rilevato da parte ricorrente, effettivamente, non vi è prova agli atti che analogo regime pubblicitario, relativamente al deposito per 30 giorni consecutivi nella Segreteria comunale abbia interessato anche la delibera n. 40 del 30.4.2008 di approvazione definitiva del P.I.P., ma la circostanza ha scarso rilievo, atteso che la necessità del predetto deposito sembra ultronea perché la ratio della comunicazione sembra assolto con il deposito della delibera giuntale n. 79 del 27.9.2006.
8.5. Pertanto resta avvalorato quanto presunto dalla Provincia relativamente alla circostanza che, ai sensi dell’art. 27, L.R. n. 16/04, il piano sarebbe stato contestualmente alla trasmissione al predetto Ente, depositato presso la casa comunale a libera visione per trenta giorni e ne sia stata data notizia su due quotidiani a diffusione regionale”, secondo le modalità previste dalla L.R. n. 16/04.
8.6. Secondo il ricorrente il P.I.P., come adottato e pubblicato con delibera di G.M. n. 50 del 26.4.2005, una volta portato al vaglio dell’A.S.L. NA 4, dell’Autorità di Bacino e del Settore Provinciale del Genio Civile sarebbe stato “riadottato” con delibera di Giunta Comunale n. 79 del 27.9.2006, in approvazione della proposta del Responsabile del Settore Tecnico, pervenuta all’esito dei pareri resi dalle diverse amministrazioni implicanti numerose prescrizioni, onde sarebbe stato necessario modificare il Piano e, dunque, riadottarlo nel rispetto delle forme di pubblicità previste dall’art. 27 della legge regionale n. 16 del 2004, trattandosi di modifiche incidenti in modo sostanziale.
8.7. In proposito deve rilevarsi, che il Comune di Casamarciano, proprio in relazione a quanto appena rilevato, successivamente all’adozione della delibera giuntale n. 50 del 2005, a seguito dell’acquisizione del parere dell’A.S.L. NA 4, dell’Autorità di Bacino Nord Occidentale, nonché del parere di compatibilità ex art. 89 del D.P.R. n. 380 del 2001 e L.R. n. 9/83, art. 15 del Settore Provinciale del Genio Civile, riteneva necessaria, a motivo delle modifiche sostanziali intervenute, la riadozione del piano de quo con la delibe-ra n. 79 del 27.9.2006, recependo i pareri delle suddette Amministrazioni attraverso le integrazioni al Piano prodotte dall’Autorità di Bacino Nord Occidentale, e dal Settore Provinciale del Genio Civile di Napoli che quei pareri avevano reso, oltre che dichiarare direttamente “formare parte integrante e sostanziale” della delibera in parola il parere con prescrizione dell’A.S.L. NA 4 acquisiti con nota prot. 3328 del 28.10.2005, il parere con prescrizioni dell’Autorità di Bacino Nord occidentale ed il parere con prescrizioni di compatibi-lità rep. n. 24 dell’8.9.2006 espresso ai sensi dell’art. 89 del D.P.R. n. 380/2001 dal Settore Provinciale del Genio Civile di Napoli; inoltre come sopra rilevato, la delibera n. 79 del 2006, si presenta pie-namente ossequioso delle forme di pubblicità previste dall’art. 27 della legge regionale n. 16 del 2004.
8.8. Relativamente alla Valutazione Ambientale Strategica, risulta depositata in giudizio, oltre alla comunicazione dell’Assessore regionale alle politiche ambientali dell’avvenuto parere favorevole di compatibilità ambientale, la delibera di Giunta Municipale n. 55 del 28 giugno 2007 con la quale, proprio per rimediare a quanto evidenziato nella nota dell’Amministrazione Provinciale con cui si segnalava la mancanza, negli atti adottati e trasmessi della V.A.S. di cui alla direttiva 42/2001/CE del 27 giugno 2001, come disposto dall’art. 47 della legge regionale n. 16/2004, si adottava “lo studio relativa alla Valutazione Ambientale Strategica del P.I.P. adottato con delibera di Giunta Municipale n. 79 del 27.9.2006 che è costituito dai seguenti elaborati: Elaborato 1 - Inquadramento territoriale; Elaborato 2 - Rapporto Ambientale; Elaborato 3 - Sintesi non tecnica”, dando atto che tale studio integra il P.I.P. adottato con la delibera di G.M. n. 79 del 2007.
8.9. Vengono in tal modo a cadere le censure di controparte appropriandosi dei rilievi che la Provincia aveva sollevato in ordine alla procedura per l’ottenimento della V.A.S., nonché il richiamo di cui alla procedura di cui all’art. 47 della L.R. n. 16/04.
10. Nel terzo motivo aggiunto è stata dedotta la violazione di legge (artt. 11 e ss. D.P.R. n. 327/2001; art. 7 e ss. L. n. 241/1990) e l’eccesso di potere per violazione del giusto procedimento di legge.
Con riferimento all’esame del progetto di opera pubblica o di pubblica utilità approvato dal Comune relativamente alle opere di urbanizzazione di infrastrutturazione, parte ricorrente deduce che, ap-provandosi nello stesso giorno (26.4.2005 nel quale sarebbe stato approvato anche il P.I.P.) sia il progetto delle urbanizzazioni e delle infrastrutturazioni al P.I.P. (n. 51), approvato con delibera n. 51 di pari data, e, con delibera n. 52, il progetto definitivo, non solo sarebbe mancata qualsivoglia forma di partecipazione procedimentale ed attività istruttoria, ma - in violazione degli artt. 11 e 16 del D.P.R. n. 327/2001 - nessuna comunicazione sarebbe stata fatta agli interessati, né prima dell’adozione del progetto preliminare, né prima dell’adozione del progetto definitivo.
10.1. Al riguardo il Collegio non può far altro che ribadire come le delibera n. 51 e 52, entrambe del 26.4.2005, rispettivamente di approvazione del progetto preliminare e definitivo sono state superate dalle delibera n. 33 dell’8.4.2009 e n. 124 del 19.10.2009 di approvazione, rispettivamente del progetto preliminare e definitivo.
10.2. Dalla istruttoria disposta dalla Sezione è risultato che, in relazione alla delibera di G.M. n. 33 dell’8.4.2009 di riapprovazione del progetto preliminare, l’avviso del Capo del 4° Settore di avvio del procedimento relativo all’approvazione del progetto definitivo è stato affisso all’Albo Pretorio dal 22.5.2009 al 21.6.2009, pubblicato sul quotidiano “Italia Oggi” del 23.5.2009 e su “Milano Finanza” Edizione Centro-sud del 29.5.2009. Con Avviso Pubblico che gli atti sono depositati presso l’U.T.C. per la consultazione in modo che gli interessati al procedimento potranno formulare entro i successivi 30 giorni dalla data di affissione dell’Avviso all’Albo Comunale, le proprie osservazioni che verranno opportunamente valutate ai fini delle definitive determinazioni.
10.3. In ulteriore profilo di censura, sempre con riferimento alle delibere giuntali n. 33 dell’8.4.2009 e n. 124 del 19.10.2009, di riapprovazione, rispettivamente, dei progetti preliminari ed esecutivi parte ricorrente ritiene che, a seguito delle modifiche apportate al P.I.P., con delibera di Giunta Comunale n. 33 dell’8.4.2009 di riapprovazione del progetto preliminare (semplicemente adeguando i prezzi previsti “alle attuali tariffe”), la delibera di riapprovazione, dichiarata immediatamente esecutiva, non sarebbe comunicata personalmente ai proprietari delle aree da espropriare, ed, analogamente, nel riapprovare il progetto definitivo con delibera n. 124 del 19.10.2009, dichiarandosi espressamente la pubblica utilità e le opere di urbanizzazione e delle infrastrutture a servizio del P.I.P., la delibera in parola sarebbe stata dichiarata immediatamente esecutiva e solo affissa all’albo pretorio per 15 giorni, ma mai comunicata personalmente, ancora una volta in palese violazione dell’art. 17 del D.P.R. n. 327/2001; né, ad avviso del ricorrente, il Comune, al fine di giustificare l’omessa comunicazione individuale, potrebbe invocare la deroga prevista dall’art. 11, comma 2, in quanto i destinatari della comunicazioni sarebbero stati in numero superiore a 50, atteso che l’unico dato certo emergente dal piano particellare allegato al decreto di esproprio dimostrerebbe che il numero dei destinatari del provvedimento sarebbe di 32.
10.4. Sul punto risulta depositato in giudizio dal resistente Comune in data 11.10.2010 l’”Elenco delle ditte catastali - visure per immobile”, in relazione al Piano Insediamenti Produttivi delle zone omo-genee D1.2, D1.3, D1.4 e D2 del vigente Piano Regolatore Generale, nel quale il numero dei proprietari catastali espropriandi risulta superiore a 50.
Orbene - nonostante il contrario avviso di parte ricorrente - non vi è alcun motivo di dubitare che un siffatto elenco sia stato redatto in data 28 aprile 2004 proprio in vista delle procedure espropriative da attivare per l’attuazione del predetto Piano, con la conseguenza di riferire senz’altro i predetti intestatari catastali al progetto definitivo delle opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione a servizio del P.I.P. di cui alla delibera giuntale n. 124 del 19.10.2009.
10.5. Pertanto alcuna comunicazione individuale dell’avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 andava fatta, dovendosi, nella fattispecie, osservare unicamente l’onere pubblicitario di cui all’art. 11, comm1 2, D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327; inoltre il regolare assolvimento di un tale onere da parte del Comune evidenzia l’esistenza di profili di inammissibilità (peraltro eccepiti anche dalla difesa comunale) a cagione della mancata tempestiva impugnazione degli atti relativi alla procedura di approvazione dei progetti preliminare e definitivo entro i termini di legge a decorrere dalle date di rispettiva pubblicazione.
11. Nell’ultima censura dei motivi aggiunti il ricorrente deduce l’eccesso di potere per violazione del giusto procedimento di legge, atteso che, a seguito dell’accoglimento di numerose osservazioni che avrebbero condotto ad una modifica progettuale e, prima ancora, ad una modifica, secondo diverse fasi del P.I.P. (al punto che non sarebbe dato comprendere se la proprietà del ricorrente sia stata incisa nell’attuale dimensione in forza dell’originario progetto o di quello via via modificato), sarebbe stata necessaria quanto meno una nuova forma di pubblicazione e l’apertura di nuovi termini per presentare osservazioni, visto il mutamento del progetto.
11.1 Anche tale motivo ha poco pregio atteso che, come emerge dalla e “premesse” alla delibera n. 124 del 19.10.2009, solo in parte le cinque osservazioni pervenute dai privati hanno trovato limitata condivisione e, proprio al fine di salvaguardare la scelta progettuale effettuata, tali controdeduzioni “hanno imposto una rielaborazione grafica del progetto definitivo, con conseguente successiva elaborazione del progetto esecutivo, in modo tale da conservare l’impostazione originaria del progetto.
12 In definitiva anche i motivi aggiunti sono infondati e devono essere respinti.
13. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso (n. 2685/2010 R.G.) per come in epigrafe, proposto, anche tramite motivi aggiunti, da Mari Aniello Nicola Rosario, così dispone:
a) lo respinge;
b) condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, complessivamente quantificate in euro 1.500,00 (millecinquecento/00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 17 novembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Vincenzo Fiorentino, Presidente
Vincenzo Cernese, Consigliere, Estensore
Gabriele Nunziata, Consigliere



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