a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Valle d’Aosta, 15 marzo 2012


Nel caso di reiterazione di vincoli espropriativi i principi, che richiedono all''Amministrazione un puntuale onere motivazionale in ordine alle specifiche ragioni che la impongono, valgono indipendentemente dalla qualificazione formale del provvedimento di variante urbanistica

SENTENZA N. 28

Nel caso di reiterazione di vincoli espropriativi i principi, che richiedono all'Amministrazione un puntuale onere motivazionale in ordine alle specifiche ragioni che la impongono, valgono indipendentemente dalla qualificazione formale del provvedimento di variante urbanistica in cui essa è contenuta, purché si tratti di prescrizione puntuale, destinata a investire gli specifici suoli già interessati dal vincolo scaduto (C.S. IV 13 gennaio 2010 n. 91). In definitiva non è dalla qualifica formale dell’atto che può escludersi la reiterazione del vincolo.

FATTO

Con ricorso notificato il 16 aprile 2010 al Comune di Saint - Christophe e alla Regione Valle d’Aosta i sigg. ri Raimondi Gianmario, Revelli Luisa, Piovano Natalina e Revelli Pietro hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, i provvedimenti in epigrafe.
I ricorrenti hanno esposto in fatto di essere proprietari di un area situata in comune di Saint Christophe loc. Sorreley, al catasto fg. 18 mapp. 489 sub 3 e 4 e che una porzione di detta area è stata vincolata a verde pubblico con p.r-g. approvato in data 17.3.1978, mentre con successiva variante in data 2 giugno 1992 la porzione di sedime è stata vincolata in parte a verde e in parte a parcheggio pubblico. Tale vincolo è stato successivamente confermato in data 26.11.1998 e poi in data 31.7.2001. Con l’impugnata deliberazione 9 ottobre 2008 n. 51 di adozione della variante sostanziale al Prg la porzione di area in questione è stata vincolata a parcheggio. Le osservazioni dei ricorrenti sono state disattese con deliberazione 28.5.2009,, n. 30. La variante è stata approvata con deliberazione 28 gennaio 2010 pure essa gravata.
Avverso i provvedimenti impugnati i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi:
1) violazione dell’art. 10 l.r. 11/04, violazione dell’art. 42 cost. e dell’art. 1 protocollo addizionale n. 1 alla Cedu per lesione del diritto di proprietà, in quanto, da un lato, il vincolo espropriativo non può essere riconfermato per una durata superiore a cinque anni e dall’altro non sarebbe stato previsto l’indennizzo stabilito dalla norma;
2) violazione dell’art. 9 d.p.r. 327/01 dell’art. 10 l.r. Valle d’Aosta n. 11/04 dell’art. 91 l.r. 11/98 dell’art. 3 l. 241/90 dell’art. 6 l.r. Valle d’Aosta n. 19/07 ed eccesso di potere per difetto di motivazione, eccesso di potere per difetto di istruttoria travisamento dei presupposti e violazione del principio di imparzialità, violazione dell’art. 42 Costituzione e dell’art. 1 protocollo addizionale n. 1 alla Cedu, in quanto l’amministrazione non avrebbe congruamente motivato la reiterazione del vincolo in ragione del lunghissimo lasso di tempo durante il quale il vincolo è stato più volte reiterato, anche in riferimento alla circostanza che, in accoglimento di una osservazione presentata da un vicino, l’estensione dell’area oggetto di vincolo è stata ridotta escludendo la porzione di sua proprietà.
I ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata.
Con ordinanza 13 dicembre 2011 venivano disposti incombenti istruttori.
All’udienza pubblica del 14 marzo 2012 il ricorso è passato in decisione.

DIRITTO

Il ricorso in esame è rivolto avverso gli atti di adozione e di approvazione di una variante al piano regolatore di Saint Christophe nella parte in cui ha reiterato un vincolo espropriativo su parte del sedime di proprietà dei ricorrenti.
Il ricorso è fondato.
La prima questione da affrontare è quella della reiterabilità dei vincoli espropriativi.
L’art. 10 della l.r. 2 luglio 2004, n. 11, rubricato reiterazione dei vincoli espropriativi e loro indennizzabilità, stabilisce: “Il Comune può riconfermare il vincolo espropriativo decaduto per una durata non superiore a cinque anni, a condizione che sia contestualmente previsto in favore dei proprietari delle aree interessate, ancorché non ancora conosciuti al momento della reiterazione del vincolo, un indennizzo commisurato al 4 per cento delle indennità di espropriazione iniziali riferibili ai beni vincolati, per ogni anno o frazione di anno di reiterazione del vincolo. 2. L'indennizzo per la reiterazione del vincolo espropriativo è corrisposto a richiesta del proprietario, entro il termine di un anno, a pena di decadenza, dalla data in cui è divenuto efficace l'atto impositivo e non può essere portato in detrazione dall'indennità di espropriazione. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui la reiterazione del vincolo espropriativo derivi direttamente dall'approvazione del progetto dell'opera pubblica o di pubblica utilità, e a tale approvazione consegua la contestuale dichiarazione di pubblica utilità preordinata alla promozione della procedura di espropriazione”.
L’amministrazione sostiene che tale limite è stato superato per effetto della modifica all’art. 91 l.r 11/98 ad opera della l.r. 24/06 che ha eliminato il limite alla reiterabilità dei vincoli espropriativi.
La norma, rubricata vincoli preordinati all'espropriazione e vincoli che comportano inedificabilità, stabilisce: “Le indicazioni del PRG, nella parte in cui incidono su beni determinati ed assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all'espropriazione o a vincoli che comportino l'inedificabilità, perdono ogni efficacia, qualora entro cinque anni dalla data di imposizione del vincolo non siano stati approvati i relativi PUD o i relativi programmi, intese o concertazioni attuativi del PRG; l'efficacia dei vincoli predetti non può essere protratta oltre il termine di attuazione del PUD. Decorsi i termini di cui al comma 1, per gli immobili già assoggettati a vincolo trova applicazione la disciplina urbanistica delle relative zone di appartenenza; è tuttavia facoltà del Comune riconfermare motivatamente tali vincoli ai sensi dell'art. 14, comma 5, lettera g). [Qualora il Comune, nei tre anni successivi alla riconferma, non avvii le procedure di acquisizione o non adotti i relativi PUD, tali vincoli non possono essere ulteriormente riconfermati]”.
Deve rilevarsi come la parte della norma trascritta tra parentesi quadre sia stata eliminata per effetto della l.r. 22/06.
Ciò, tuttavia, non autorizza a ritenere oggi la reiterabilità senza limiti di tempo dei vincoli espropriativi scaduti. Infatti le norme trascritte appaiono perfettamente compatibili e congruenti, tra di loro, stabilendo un limite quinquennale alla reiterabilità dei vincoli.
Sul piano legislativo, quindi, deve escludersi la reiterabilità senza limiti di tempo dei vincoli espropriativi.
Da parte dell’amministrazione si sostiene, da altro punto di vista, che, nel caso di specie, non si sarebbe in presenza di un’ipotesi di reiterazione di vincoli ma di nuova imposizione di vincoli per effetto di una nuova valutazione operata dal nuovo piano regolatore.
La tesi non persuade.
Deve, infatti, rilevarsi come nel caso di specie sia stata approvata una variante, seppur generale, e non già un nuovo piano regolatore.
In ogni caso non può essere esclusa la sussistenza di una ipotesi di reiterazione di vincoli solo perché si è in presenza di un piano regolatore anziché di una variante
E’ stato, infatti, affermato in giurisprudenza che in caso di reiterazione di vincoli espropriativi, è necessario rispetto alla ordinaria motivazione un “surplus” di istruttoria e una motivazione adeguata a dare atto della fondatezza delle scelte urbanistiche, escludendone il carattere vessatorio. A tale proposito è irrilevante la circostanza che la nuova scelta di reiterazione del vincolo sia contenuta in un nuovo atto di pianificazione generale, anziché in una variante al p.r.g. vigente, non potendo da tale dato formale discendere l’inapplicabilità dei sopraindicati principi (i quali trovano fondamento anche nella pacifica giurisprudenza della Corte costituzionale in ordine alla ponderazione delle scelte che conducono alla reiterazione dei vincoli preordinati all’esproprio, nei confronti nella medesima area soggetta al vincolo decaduto) (C.S.,IV, 15 settembre 2009, n. 5521).
Si è ancora affermato che: “nel caso di reiterazione di vincoli espropriativi i principi, che richiedono all'Amministrazione un puntuale onere motivazionale in ordine alle specifiche ragioni che la impongono, valgono indipendentemente dalla qualificazione formale del provvedimento di variante urbanistica in cui essa è contenuta, purché si tratti di prescrizione puntuale, destinata a investire gli specifici suoli già interessati dal vincolo scaduto (C.S. IV 13 gennaio 2010 n. 91).
In definitiva non è dalla qualifica formale dell’atto che può escludersi la reiterazione del vincolo. Nel caso di specie, quindi, essendo in presenza di una ipotesi di reiterazione dei vincoli espropriativi e sussistendo il limite quinquennale stabilito dalla legge regionale, l’amministrazione non poteva reiterare il vincolo apposto sulla proprietà dei ricorrenti.
In conclusione il ricorso in esame deve essere accolto.
Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle d'Aosta (Sezione Unica) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla per quanto di ragione i provvedimenti impugnati.
Condanna l’amministrazione resistente al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese di giudizio che si liquidano in complessivi € 4000, 00 (quattromila/00) oltre IVA e CPA come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Aosta nella camera di consiglio del giorno 14 marzo 2012 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Adamo, Presidente
Luca Morbelli, Primo Referendario, Estensore
Angelo Vitali, Primo Referendario


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