a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione III, 27 marzo 2012


L’indicazione dell’area di sedime, così come di quella necessaria per opere analoghe a quelle abusive, da acquisire al patrimonio comunale, non deve considerarsi requisito dell’ordinanza di demolizione

SENTENZA N. 558

Con riguardo alla dedotta violazione dell’art. 31, commi 2 e seguenti, d.p.r. n. 380 citato, va sottolineato come secondo il prevalente indirizzo della giurisprudenza amministrativa (da ultimo T.a.r. Campania Napoli, VII, 13 gennaio 2012, n. 143;) “l’indicazione dell’area di sedime, così come di quella necessaria per opere analoghe a quelle abusive, da acquisire al patrimonio comunale, non deve considerarsi requisito dell’ordinanza di demolizione -e dunque la mancanza non ne inficia la legittimità- giacché siffatta specificazione è elemento essenziale del distinto provvedimento con cui l’Amministrazione accerta la mancata ottemperanza alla demolizione da parte dell’ingiunto” (T.a.r. Puglia Lecce, III, 15 dicembre 2011, n. 2172; T.a.r. Puglia Lecce, III, 28 luglio 2011, n. 1461).

FATTO E DIRITTO

1.- I ricorrenti impugnano il provvedimento in data 5 aprile 2011, prot. n. 3015, con cui l’amministrazione comunale intimata ordinava a Chiri Pietro la demolizione di un “fabbricato della superficie coperta di mq. 230 circa utilizzato come deposito di pitture acriliche e materiale edile”.
2.- Essi formulavano, in specie, i seguenti motivi di censura:
A) Violazione dell’art. 35, comma 18, l. n. 47 del 1985. Illegittimità dell’ordine di demolizione per intervenuta approvazione per silentium dell’istanza di condono edilizio. Violazione dell’affidamento e del principio di certezza del diritto. Violazione dell’art. 38, comma 1, l. n. 47 del 1985. Mancata sospensione del procedimento sanzionatorio per effetto della presentazione dell’istanza di condono. Violazione dell’art. 2, comma 1, l. n. 241 del 1990. Illegittimità dell’ordine di demolizione per difetto assoluto del presupposto provvedimento di diniego dell’istanza di condono edilizio. Violazione dell’art. 5 l. n. 241 del 1990. Violazione dell’art. 2, comma 5, l. n. 241 del 1990. Violazione del giusto procedimento.
B) Illegittimità dell’ordine di demolizione per difetto di istruttoria. Contraddittorietà. Violazione delle garanzie partecipative sotto altro profilo. Violazione dell’art. 34 d.p.r. n. 380 del 2001.
C) Violazione e falsa applicazione dell’art. 31, commi 4 e 5, d.p.r. n. 380 del 2001 ss.mm.ii..
3.- All’udienza del 15 dicembre 2011 la causa era introitata per la decisione.
4.- Tanto premesso in fatto, rileva il Collegio che il ricorso è solo parzialmente fondato e va accolto nei sensi e limiti che di seguito si preciseranno.
5.- Deve anzitutto porsi in rilievo come, delibando l’istanza cautelare formulata dai ricorrenti, la Sezione avesse così provveduto:
- “Rilevato che nell’atto di gravame si fa riferimento alla presentazione, in data 30 luglio 1986, con riguardo ad una parte del fabbricato, di un’istanza di condono ex lege n. 47 del 1985, asseritamente mai delibata; e, ancora, ad una possibile applicazione del disposto dell’art. 34, comma 2, d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 (“Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione […]”).
Ritenuto necessario acquisire dal Responsabile dell’UTC del Comune intimato una relazione con cui si forniscano chiarimenti sui profili appena indicati, nonché sul regime urbanistico (anche con riguardo a eventuali vincoli) ed edilizio dell’area interessata dall’intervento” (ord. n. 587 del 29 luglio 2011).
5.1 Alla richiamata statuizione seguiva l’articolata relazione istruttoria del Responsabile del Servizio Tecnico del Comune di Muro Leccese con la quale si chiariva, in primo luogo, come l’istanza di condono ex lege n. 47 del 1985 cui si fa riferimento nell’atto di gravame era esclusivamente relativa a una porzione del fabbricato in parola, indicata come “vano n. 3” tanto nella predetta Relazione quanto nella planimetria allegata sub D) alla medesima.
In questa parte, dunque, essendo stato adottato in pendenza del procedimento di sanatoria, l’ordine di demolizione risulta in contrasto con l’art. 38 l. n. 47 del 1985, che impone all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento stesso, da ogni iniziativa repressiva, ed era, pertanto, illegittimamente emesso (fra le molte, T.a.r. Campania Napoli, III, 7 dicembre 2010, n. 27066; Consiglio Stato, IV, 11 novembre 2010, n. 8026; T.a.r. Lazio Roma, I, 8 novembre 2010, n. 33235).
5.2 Quanto, invece, alla restante parte del fabbricato, i ricorrenti pongono, anzitutto, il tema della concreta eseguibilità della demolizione, invocando l’applicazione dell’art. 34, comma 2, d.p.r. n. 380 del 2001 (“Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione […]”).
Sul punto, peraltro, il Collegio osserva che:
- l’art. 34, comma 2, d.p.r. n. 380 citato si riferisce soltanto agli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire e non è quindi applicabile a quelli realizzati, come quello in esame, senza il permesso di costruire (fra le molte, T.a.r. Campania Salerno, II, 13 aprile 2011, n. 702; T.a.r. Calabria Catanzaro, II, 11 febbraio 2011, n. 207).
- la regola generale per interventi e opere in parziale difformità dal permesso di costruire è in ogni caso la demolizione dell’opera, consentendo l’art. 34 l’applicazione della sanzione pecuniaria soltanto nel caso in cui il ripristino dello status quo ante si riveli impossibile, circostanza che impone una tale valutazione tecnica rimessa in via esclusiva all’autorità amministrativa: nel caso in esame, appunto, il Comune ha evidenziato come non ricorrano “particolari condizioni per le quali lo smantellamento delle altre strutture abusive possa comportare pregiudizio per la stabilità del locale 3 […], in quanto trattasi di vani su di un unico livello caratterizzati da copertura leggere. In particolare mentre i vani 1, 2 e 5 sono costituiti da coperture in eternit o lamiera metallica poggianti su pareti portanti in muratura, realizzate principalmente da elementi di cemento, il vano 4 risulta essere composto da una copertura in parte in lamiera metallica e in parte in coibentato, poggiante su di una struttura verticale realizzata con elementi di acciaio” (cfr. Relaz. istruttoria cit. pag. 5).
A fronte di questi puntuali e ragionevoli rilievi, quindi, il consulente dei ricorrenti deduceva che l’eventuale demolizione delle coperture e delle strutture portanti dei locali posti a nord e sud di quello oggetto dell’istanza di condono ne comporterebbe un pregiudizio statico “a causa dei collegamenti esistenti tra le strutture portanti dello stesso locale e quelle dei locali adiacenti”: a ben vedere, però, poiché lo stesso c.t.p. evidenziava che sono le murature del locale n. 3 a ospitare la trave portante e alcune parti strutturali bullonate dei locali da demolire, il Collegio ritiene di condividere le valutazioni del Comune, nel senso che, al più, sarebbe il vano n. 3 a “condizionare” la statica degli altri (aspetto questo che non rileva, essendo quest’ultimi destinati alla demolizione) e non, invece, il contrario.
5.3 Con riguardo, infine, alla dedotta violazione dell’art. 31, commi 2 e seguenti, d.p.r. n. 380 citato, va sottolineato come secondo il prevalente indirizzo della giurisprudenza amministrativa (da ultimo T.a.r. Campania Napoli, VII, 13 gennaio 2012, n. 143;) “l’indicazione dell’area di sedime, così come di quella necessaria per opere analoghe a quelle abusive, da acquisire al patrimonio comunale, non deve considerarsi requisito dell’ordinanza di demolizione -e dunque la mancanza non ne inficia la legittimità- giacché siffatta specificazione è elemento essenziale del distinto provvedimento con cui l’Amministrazione accerta la mancata ottemperanza alla demolizione da parte dell’ingiunto” (T.a.r. Puglia Lecce, III, 15 dicembre 2011, n. 2172; T.a.r. Puglia Lecce, III, 28 luglio 2011, n. 1461).
Né in questo caso mancava la prescritta analitica indicazione delle opere abusivamente realizzate, poiché tale era il riferimento al “fabbricato della superficie coperta di mq. 230 circa utilizzato come deposito di pitture acriliche e materiale edile”: lo stesso, difatti, era interamente abusivo e la circostanza che per una sua porzione, esattamente identificata, pendeva una domanda di condono, vale a rendere in parte qua illegittima, quale esito di questo giudizio, l’ordinanza di demolizione, ma non incide sulla originaria puntualità del provvedimento nella descrizione delle opere abusive (anche perché tale era pure il vano n. 3), e, comunque, non determina alcuna incertezza sulle opere da demolire.
6.- Sulla base di tutto quanto fin qui esposto il ricorso deve dunque essere accolto con riferimento al vano n. 3, prima individuato sub 5.1, e respinto nel resto.
7.- Sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese di questo giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Terza di Lecce, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 1110 del 2011 indicato in epigrafe, lo accoglie nei limiti indicati ai punti 5.1 e 6.- della motivazione.
Respinge nel resto.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce, nella camera di consiglio del 15 dicembre 2011, con l’intervento dei magistrati:
Rosaria Trizzino, Presidente
Ettore Manca, Consigliere, Estensore
Patrizia Moro, Primo Referendario



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