a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Salerno, Sezione I, 26 marzo 2012


Il provvedimento con cui un immobile viene dichiarato di particolare interesse storico – artistico (ai sensi della l. n. 1089 del 1939) è soggetto al rispetto delle disposizioni garantistiche introdotte dalla l. 241 del 1990

SENTENZA N. 562

Il provvedimento con cui un immobile viene dichiarato di particolare interesse storico – artistico (ai sensi della l. n. 1089 del 1939) è soggetto al rispetto delle disposizioni garantistiche introdotte dalla l. 241 del 1990 e pertanto deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento, pena la sua illegittimità” (T. A. R. Toscana Firenze, sez. I, 27 novembre 2006, n. 6030); “Le disposizioni della l. 7 agosto 1990 n. 241, concernenti la comunicazione di avvio del procedimento, sono applicabili al procedimento di imposizione di vincolo storico artistico ai sensi della l. 1 giugno 1939 n. 1089, dovendosi tale comunicazione inviare agli stessi soggetti cui deve essere comunicato il provvedimento di imposizione, destinato ad incidere nella sfera giuridica dei destinatari, quali il proprietario, i possessori o i detentori; ciò al fine di consentire al privato una partecipazione che gli permetta di far constatare circostanze ed elementi idonei ad un’esatta valutazione sulla rilevanza del bene da sottoporre a vincolo ed eventualmente, ricorrendone i presupposti, a far recedere l’amministrazione da una sua erronea decisione” (Consiglio Stato, sez. VI, 4 aprile 2003, n. 1751).

FATTO

La società ricorrente, proprietaria dell’immobile di cui in epigrafe, sito nel Comune di Battipaglia, ricostruito alla fine degli anni Quaranta e versante in condizioni di degrado, lamentava l’avvenuta imposizione del vincolo sul medesimo, da parte del resistente Ministero, avvenuta “in carenza di alcuna concreta indagine istruttoria”, articolando le seguenti censure:
1) Violazione di legge (art. 1, ultimo comma, l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per carenza assoluta dei presupposti, difetto assoluto di motivazione, carente istruttoria, sviamento e perplessità: il vincolo de quo poteva essere imposto soltanto su opere costruite da oltre cinquanta anni; nella specie, anche se l’intervento di ricostruzione era fatto risalire, nella relazione allegata, al 1938, non era stata fornita, dall’Amministrazione la prova, che sulla stessa incombeva, della correttezza di tale datazione;
2) Violazione di legge (artt. 1 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per illogicità, violazione del giusto procedimento, apoditticità, abnormità, genericità, carente istruttoria, sviamento e perplessità: non sarebbe stato specificato a quale categoria di beni, assoggettabili a vincolo, lo stesso si riferiva;
3) Violazione di legge (artt. 1 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità, violazione del giusto procedimento, motivazione apparente e perplessità: nemmeno la relazione storico – artistica, allegata al D. M. impugnato, forniva “alcun ausilio alla percezione della reale categoria del vincolo imposto”;
4) Violazione di legge (artt. 1 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per sviamento, illogicità e perplessità: l’importanza del “Castelluccio”, quale testimonianza della storia feudale, era contraddetta dall’affermazione, contenuta in relazione, della completa diversità dell’edificio attuale, rispetto a quello originario;
5) Violazione di legge (artt. 1 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, carente istruttoria e difetto di motivazione: sarebbe mancata la dimostrazione dell’utilità del vincolo, ai fini del raggiungimento del fine perseguito, senza alcuna considerazione del sacrificio, imposto all’interesse privato;
6) Violazione di legge (artt. 1 e 3 l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, difetto d’istruttoria e motivazione, sviamento: era ribadita sostanzialmente la censura precedente, circa il difetto di adeguata motivazione che caratterizzava il provvedimento gravato;
7) Violazione di legge (artt. 1, 3 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, difetto d’istruttoria, illogicità manifesta, difetto di motivazione, genericità e perplessità, incompetenza: era denunziata la “genericità e superficialità” della relazione storico – artistica allegata al D. M. impositivo del vincolo, peraltro redatta “da organo incompetente allo specifico scopo”;
8) Violazione di legge (art. 3 l. 241/90); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, carenza istruttoria, difetto assoluto di motivazione, incompetenza: era mancata l’autonoma valutazione della sussistenza dei presupposti per l’adozione dell’impugnato decreto, che fosse diversa dal mero riferimento alla relazione storico – artistica allegata;
9) Violazione di legge (artt. 1 e ss. l. 1.06.1939, n. 1089, in rel. al d. P. R. 805/75); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, carenza di potere ed incompetenza: il “cuore” del provvedimento d’imposizione del vincolo, rappresentato dalla suddetta relazione, era stato emesso, anziché dal Ministro, dal Soprintendente, senza che fosse indicata un’eventuale delega di firma;
10) Violazione di legge (artt. 7, 8 e 9 l. 241/90); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento e carente istruttoria: era mancata la previa comunicazione dell’avvio del procedimento;
11) Violazione di legge (artt. 5, 7 e 8 l. 241/90); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento e carente istruttoria: era stata omessa la comunicazione del responsabile del procedimento;
12) Violazione di legge (artt. 3 e ss. l. 241/90); Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento: non erano stati allegati al provvedimento, molti degli atti, pure in esso richiamati;
13) Violazione di legge (art. 3 l. 241/90); Eccesso di potere per difetto di motivazione, falsità ed erroneità dei presupposti, violazione del giusto procedimento e carente istruttoria: era ancora ribadito il vizio del difetto di motivazione, che caratterizzava il decreto gravato;
14) Violazione di legge (art. 22, comma 5, lett. m) del d. P. R. 616/77, come modificato dall’art. 1 della l. 431/85); Incompetenza; Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, sviamento ed abnormità: era ribadita la censura d’incompetenza del Soprintendente a licenziare la relazione storico – artistica allegata, adempimento che sarebbe invece spettato alla Regione.
Il Ministero intimato si costituiva in giudizio con memoria di stile.
All’udienza pubblica dell’8.03.2012 il ricorso era trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato.
Carattere decisivo, con assorbimento d’ogni altra doglianza, riveste la considerazione della censura, impingente nell’omessa comunicazione, alla ricorrente, dell’avvio del procedimento, impositivo del vincolo.
Sulla necessità di tale adempimento procedurale, nella specie – come risulta dalla lettura dello stesso provvedimento, che non fa alcun cenno del medesimo – completamente pretermesso, si leggano le seguenti massime: “Il provvedimento con cui un immobile viene dichiarato di particolare interesse storico – artistico (ai sensi della l. n. 1089 del 1939) è soggetto al rispetto delle disposizioni garantistiche introdotte dalla l. 241 del 1990 e pertanto deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento, pena la sua illegittimità” (T. A. R. Toscana Firenze, sez. I, 27 novembre 2006, n. 6030); “Le disposizioni della l. 7 agosto 1990 n. 241, concernenti la comunicazione di avvio del procedimento, sono applicabili al procedimento di imposizione di vincolo storico artistico ai sensi della l. 1 giugno 1939 n. 1089, dovendosi tale comunicazione inviare agli stessi soggetti cui deve essere comunicato il provvedimento di imposizione, destinato ad incidere nella sfera giuridica dei destinatari, quali il proprietario, i possessori o i detentori; ciò al fine di consentire al privato una partecipazione che gli permetta di far constatare circostanze ed elementi idonei ad un’esatta valutazione sulla rilevanza del bene da sottoporre a vincolo ed eventualmente, ricorrendone i presupposti, a far recedere l’amministrazione da una sua erronea decisione” (Consiglio Stato, sez. VI, 4 aprile 2003, n. 1751).
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, l’accoglie, e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali al pagamento, in favore della società ricorrente, delle spese, delle competenze e degli onorari relativi al presente giudizio, che liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre I. V. A. e C. N. A. P., come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso, in Salerno, nella camera di consiglio del giorno 8 marzo 2012, con l’intervento dei magistrati:
Antonio Onorato, Presidente
Francesco Mele, Consigliere
Paolo Severini, Consigliere, Estensore


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