a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lombardia Milano, Sezione II, 4 aprile 2012


L''art. 9, d.m. n. 1444/1999 va rispettato anche in caso di realizzazione di interventi di recupero del sottotetto

SENTENZA N. 1002

L'art. 9, d.m. n. 1444/1999 va rispettato anche in caso di realizzazione di interventi di recupero del sottotetto: si richiama al riguardo il precedente di questa Sezione, 10 dicembre 2010, n. 7505, oltre a quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 19 maggio 2011, n. 173, secondo cui l'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 "deve interpretarsi nel senso che esso consente la deroga dei parametri e indici urbanistici ed edilizi di cui al regolamento locale ovvero al piano regolatore comunale, fatto salvo il rispetto della disciplina sulle distanze tra fabbricati, essendo quest'ultima materia inerente all'ordinamento civile e rientrante nella competenza legislativa esclusiva dello Stato (sentenza n. 232 del 2005)".

FATTO E DIRITTO

1. Il Sig. Davite impugna il provvedimento del 7 aprile 2011 - con cui il Comune di Milano ha annullato in autotutela la denuncia di inizio attività presentata in data 15 giugno 2009 - avente ad oggetto la realizzazione di lavori di ristrutturazione edilizia e di recupero di un sottotetto - e ha ordinato la demolizione delle opere realizzate - e l’art. 19 delle n.t.a.
2. Queste le censure dedotte:
I. violazione dell’art. 21 nonies, l. n. 241/1990; violazione del principio di legittimo affidamento e di buona fede; violazione del principio di certezza del diritto, di buon andamento e di proporzionalità; violazione dell’art. 41 della Carta europea dei diritti; violazione dell’art. 23, d.P.R. n. 380/2001;
II. violazione e falsa applicazione dell’art. 9, d.m. 1444/1968, dell’art. 27, c. 2 del r.e.c. e dell’art. 64, c. 1, l. Regione Lombardia n. 12/2005; eccesso di potere per manifesta illogicità e per contraddittorietà;
III. eccesso di potere per carenza di istruttoria; violazione dell’art. 27 del r.e.c., dell’art. 9, l. n. 122/1989 e dell’art. 66, l. Regione Lombardia n. 12/2005;
IV. eccesso di potere per contraddittorietà, per genericità e carenza di motivazione; violazione dell’allegato E della variante al p.r.g. approvata con deliberazione del Consiglio Comunale n. 33 del 6.3.2006 e dell’art. 19 bis della variante al p.r.g.; violazione dell’art. 27, c. 1, lett. d, l. Regione Lombardia n. 12/2005 e dell’art. 22, l. Regione Lombardia n. 7/2010;
V. violazione dell’art. 10, d.P.R. n. 380/2001; violazione 27, 41 e 64, l. Regione Lombardia n. 12/2005; violazione e falsa applicazione dell’art. 19 bis delle n.t.a.
3. Nell’ipotesi in cui il provvedimento impugnato sia ritenuto legittimo, il ricorrente chiede il risarcimento del danno per il colpevole ritardo con cui il Comune avrebbe esercitato il potere di vigilanza.
4. Si sono costituiti in giudizio l’amministrazione comunale intimata ed il sig. Elio Michelotti, chiedendo il rigetto nel merito del ricorso.
5. All’udienza pubblica del 26 gennaio 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
6. Il primo motivo di ricorso è infondato.
Il potere di autotutela è stato esercitato conformemente alle previsioni dell’art. 21 nonies, l. n. 241/1990 in quanto:
- il termine, entro il quale l’amministrazione ha annullato in autotutela la d.i.a. è inferiore ai due anni dalla presentazione del titolo edilizio (nel giugno 2009); comunque, già a poco più di un anno dall’inizio dei lavori l’amministrazione aveva comunicato al ricorrente l’avvio del procedimento e sospeso i lavori.
Il lasso di tempo intercorso non può ritenersi affatto irragionevole, specie considerando che la corretta rappresentazione dello stato dei luoghi - che ha consentito all'amministrazione di avvedersi della violazione delle distanze rispetto ad edifici confinanti - è stata fornita dal ricorrente all'amministrazione solo nel dicembre 2010.
Il sig. Davite ha, difatti, dato conto della presenza, sulla parete dello stabile ubicato lungo il confine nord del lotto, di una finestra, solo con la produzione della tavola 05 "Piante, sezioni, prospetti – aggiornamento" e della tavola 14.
Così operando la p.a. non ha, inoltre, violato l'art. 23, d.P.R. n. 380/2001 in quanto il termine di trenta giorni ivi previsto attiene all'esercizio del potere inibitorio e non del differente potere di annullamento in autotutela. Per quest'ultimo non vige un termine perentorio ma unicamente il limite del ragionevole lasso di tempo, ai sensi dell'art. 21 nonies, l. n. 241/1990;
- a fronte di un'incompleta, e quindi inveritiera, rappresentazione dello stato dei luoghi, alcun legittimo affidamento può essere insorto nel ricorrente.
Non può, comunque, invocarsi, al riguardo, il parere favorevole sul progetto, rilasciato nel 2006 dalla Commissione edilizia del Comune di Milano - il quale attiene unicamente ad aspetti paesaggistici e non alla conformità dell’opera alle norme urbanistiche ed edilizie – o quanto affermato dal Comune in una relazione istruttoria depositata in un differente giudizio, solo genericamente richiamata nel ricorso, ed in cui, per ammissione dello stesso ricorrente, viene ribadita la sussistenza di un contrasto con l'art. 9, d.m. 1444/1999;
- quanto alla motivazione del provvedimento impugnato, è sufficiente richiamare l'orientamento giurisprudenziale, che il Collegio condivide, secondo cui, allorquando un provvedimento amministrativo ampliativo sia stato ottenuto dall'interessato in base ad una falsa o comunque erronea rappresentazione della realtà materiale, è consentito alla p.a. esercitare il proprio potere di autotutela ritirando l'atto stesso, senza necessità di esternare alcuna particolare ragione di pubblico interesse, che, in tale ipotesi, deve ritenersi sussistente "in re ipsa" (T.A.R. Lecce Puglia sez. I, 4 aprile 2006, n. 1831).
7. Anche il secondo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso – che possono essere trattati congiuntamente perché strettamente connessi sul piano logico e giuridico - sono privi di fondamento in quanto:
- per giurisprudenza costante, l'art. 9, d.m. 1444/1999 non può essere derogato dalle disposizioni regolamentari locali e, in caso di contrasto, prevale su di esse (cfr. da ultimo, Cassazione civile sez. un., 7 luglio 2011, n. 14953); non assume, dunque, alcun rilievo il rispetto, nel caso di specie, della previsione dell'art. 27, c. 2 del r.e.c.;
- l'art. 9, d.m. n. 1444/1999 va rispettato anche in caso di realizzazione di interventi di recupero del sottotetto: si richiama al riguardo il precedente di questa Sezione, 10 dicembre 2010, n. 7505, oltre a quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 19 maggio 2011, n. 173, secondo cui l'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 "deve interpretarsi nel senso che esso consente la deroga dei parametri e indici urbanistici ed edilizi di cui al regolamento locale ovvero al piano regolatore comunale, fatto salvo il rispetto della disciplina sulle distanze tra fabbricati, essendo quest'ultima materia inerente all'ordinamento civile e rientrante nella competenza legislativa esclusiva dello Stato (sentenza n. 232 del 2005) ";
- legittimamente l'amministrazione ha qualificato l'intervento in questione quale nuova costruzione e non quale ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione, essendo incontestato il mutamento della sagoma del fabbricato.
Né può invocarsi la previsione di cui all'art. 27, comma 1, lettera d), ultimo periodo, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005, come interpretato dall'art. 22 della legge della Regione Lombardia n. 7 del 2010, in quanto dichiarato incostituzionale con sentenza della Corte Costituzionale n. 309 del 23 novembre 2011.
Non può, inoltre, condividersi, al riguardo, quanto affermato dal ricorrente circa l'inapplicabilità della pronuncia di incostituzionalità al caso di specie.
Per giurisprudenza costante, infatti, l'efficacia delle sentenze dichiarative della illegittimità costituzionale di una norma incontra il solo limite dei rapporti esauriti in modo definitivo ed irrevocabile per avvenuta formazione del giudicato o per essersi comunque verificato altro evento cui l'ordinamento ricollega il consolidamento del rapporto, laddove il rapporto in questione, insorto in conseguenza dell'annullamento in autotutela della d.i.a., è lungi dall'essere esaurito; né assume rilievo la circostanza che il titolo edilizio si fosse perfezionato in epoca antecedente la pronuncia di illegittimità costituzionale, avendo l'amministrazione inciso sulla sua validità mediante il potere di autotutela.
8. La legittimità delle ragioni poste a fondamento dell'annullamento in autotutela, legate alla violazione dell'art. 9, d.m. n. 1444/1968 ed al mancato rispetto della sagoma del fabbricato preesistente, consente di prescindere dall'esame delle censure afferenti al rispetto della distanza di tre metri dal confine e alla necessità di un permesso di costruire convenzionato.
Si deve, in altri termini, fare applicazione del principio, più volte enunciato dalla giurisprudenza, secondo il quale, quando siano posti a sostegno di un provvedimento amministrativo più motivi, ciascuno autonomamente idoneo a sorreggerlo, è sufficiente che sia verificata la legittimità di uno di essi, per escludere che l’atto possa essere annullato in sede giurisdizionale.
9. Va, infine, respinta anche la domanda con cui il ricorrente chiede il risarcimento dei danni: come si è visto, non sussiste, infatti, un colpevole ritardo da parte del Comune, in quanto il potere di autotutela è stato esercitato entro un termine ragionevole.
10. Per le ragioni esposte il ricorso è dunque infondato e va respinto.
11. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che quantifica in euro 4000,00 (quattromila/00) – di cui euro 2.000 (duemila/00) a favore del Comune ed euro 2.000 (duemila/00) a favore del sig. Elio Michelotti - oltre oneri di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 26 gennaio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Angelo De Zotti, Presidente
Giovanni Zucchini, Primo Referendario
Silvia Cattaneo, Referendario, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it