a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VI, 10 maggio 2012


La possibilità di non procedere alla rimozione delle parti abusive quando ciò sia di pregiudizio alle parti legittime costituisce solo un''eventualità della fase esecutiva, subordinata alla circostanza dell''impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi

SENTENZA N. 2166

La possibilità di non procedere alla rimozione delle parti abusive quando ciò sia di pregiudizio alle parti legittime costituisce solo un'eventualità della fase esecutiva, subordinata alla circostanza dell'impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi (cfr., ex multis, T.A.R. Campania, Napoli, questa sesta sezione 8 aprile 2011, n. 2039 e 15 luglio 2010 , n. 16807; n. 1973 del 14 aprile 2010; Salerno, sez. II, 13 aprile 2011, n. 702).

FATTO E DIRITTO

Dato atto che il provvedimento impugnato ordina, contestualmente rispetto alla sospensione dei lavori in corso, la demolizione di opere eseguite “del tutto abusivamente” in via Bosco dei Conti, sita sul territorio dell’intimato Comune di Barano di Ischia;
Che l’ordine è emanato ai sensi dell’“art. 7 della l. 28 febbraio 1985, n. 47” e “Vista la legge 26 giugno 1939, n. 1497”;
Che le opere realizzate abusivamente sono così descritte nel provvedimento:
“prosecuzione dei lavori mediante la realizzazione di un massetto in c.a. alla copertura in lamiere coibentate del 1 piano e aumentandone la superficie di circa mq. 20,00, all’interno con tramezzatura, abbozzo, predisposizione degli impianti di riscaldamento, controsoffittatura e falsi stipiti. Inoltre, sempre abusivamente, ha realizzato un solaio intermedio ricavandone un utile di circa mq. 50,00 al piano terra completo di tramezzature e arriccio e ancora lateralmente al manufatto sono stati realizzato muri di contenimento per una lunghezza di circa mt. 4,00 ed alti da cm. 80 a mt. 3,50 circa ed infine antistante al manufatto è stato realizzato un tracciato di strada in terra battuta lungo circa mt. 15,00 e largo circa mt. 3,00 con varco di accesso sulla strada comunale di Bosco dei Conti largo circa mt. 3,00 demolendo una preesistente parracina a confine”;
Atteso che parte ricorrente espone in punto di fatto che, per sanare il manufatto - asseritamente realizzato nel dicembre del 1993 - cui accedono le opere aggiuntive qui contestate, ha presentato in data 14 gennaio 1995, sub prot. n. 373, domanda di “condono edilizio” e che “per opere antistanti e sottostanti, quali volumi tecnici per allocarvi servizi essenziali al manufatto già realizzato” ha chiesto, con istanza del 7 gennaio 1995, prot. n. 136, “autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della l. 47 del 1985”;
Che, espone sempre parte ricorrente, il provvedimento oggi impugnato si riferisce alla prosecuzione delle opere per le quali sono già intervenute ordinanze di demolizione (riferite, come si ricava dalla documentazione in atti, sia al nucleo originario che a distinti, diversi interventi nel tempo effettuati prima di quelli contestati a mezzo del provvedimento qui all’esame), gravate con separati ricorsi, dei quali si chiede la riunione (primo motivo);
Che, comunque, la sanzione demolitoria irrogata con il provvedimento fatto oggetto del presente gravame è illegittima in quanto:
le opere di tramezzatura, abbozzo, predisposizione degli impianti, di riscaldamento, controsoffittatura e falsi stipiti, trattandosi di “opere interne”“non necessitava(no) (di) alcun provvedimento concessorio” e, comunque, il provvedimento avrebbe dovuto recare motivazione adeguata in relazione alla sanzione comminata;
non è stato realizzato alcun nuovo, autonomo o diverso organismo e si è ordinata la demolizione senza tener conto che essa è “manifestamente sproporzionata ed illogica in confronto dell’abuso”, oltre che della circostanza che “le opere sono pienamente conformi rispetto alle previsioni urbanistiche vigenti”; del fatto che “la misura demolitoria travolgerebbe anche la struttura preesistente, non interessata al presente abuso, che non potrebbe essere più convenientemente utilizzata” (terzo motivo);
- il provvedimento non reca alcuna valutazione dell’interesse pubblico, né lo compara con quello del privato (quarto ed ultimo motivo);
Considerato che nessuna della denunce prospettate si appalesa fondata;
Che, quanto al primo motivo, lo stesso non reca denuncia alcuna, ma dà solo atto della preesistenza dell’esistenza di ricorsi connessi, dei quali chiede la riunione: che non si appalesa necessaria, stante la scindibilità delle situazioni contemplate;
Che, quanto ai successivi a portata sostanziale, si ritiene privo di pregio l’assunto del ricorrente in ordine ad una riconducibilità degli interventi sanzionati nell’ambito di quelli a carattere manutentivo, sostanziando invece gli stessi “nuova costruzione”, ricadente, quanto ai profili edilizi, sotto l’ambito previsionale dell’art. 10 del d.P.R. 380 del 2001;
Che, in ogni caso, natura e dimensione degli stessi non possono assumere rilievo ai fini invocati dal ricorrente, giacchè che il costante orientamento della Sezione, confortato da una recente pronuncia del giudice di appello (Cons. Stato, sezione quarta, ord. n. 2182 del 18 maggio 2011), dal quale non vi sono ragioni per discostarsi, è nel senso che “in presenza di manufatti abusivi non sanati né condonati, gli interventi ulteriori (sia pure riconducibili, nella loro oggettività, alle categorie della manutenzione straordinaria, del restauro e/o risanamento conservativo, della ristrutturazione, della realizzazione di opere costituenti pertinenze urbanistiche) ripetono le caratteristiche di illegittimità dell'opera principale alla quale ineriscono strutturalmente”, sicché non può ammettersi “la prosecuzione dei lavori abusivi a completamento di opere che, fino al momento di eventuali sanatorie, devono ritenersi comunque abusive”, con conseguente “obbligo del Comune di ordinarne la demolizione” (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, questa sesta sezione, ex multis, sentenze n. 2624 del 11 maggio 2011, n. 1218 del 25 febbraio 2011, n. 26788 del 3 dicembre 2010; 5 maggio 2010, n. 2811, 10 febbraio 2010, n. 847 e 28 gennaio 2010, n. 423; sezione seconda, 7 novembre 2008, n. 19372; negli stessi sensi, Cass. penale, sezione terza, 24 ottobre 2008, n. 45070);
Che, peraltro, sempre come precisato nelle richiamate pronunce della Sezione, ai cui più ampi contenuti argomentativi può per brevità rinviarsi, “ciò non significa negare in assoluto la possibilità di intervenire su immobili rispetto ai quali pende istanza di condono, ma solo affermare che, a pena di assoggettamento della medesima sanzione prevista per l’immobile abusivo cui ineriscono, ciò deve avvenire nel rispetto delle procedure di legge, ovvero segnatamente dell’art. 35 della l. n. 47 del 1985, ancora applicabile per effetto dei rinvii operati dalla successiva legislazione condonistica (art. 39 della l. 23.12.1994, n. 724 ed art. 32 della l. 24.11.2003, n. 326)”;
Che la richiamata giurisprudenza della Sezione ha avuto modo di chiarire come detta procedura debba essere seguita rigidamente anche per quanto attiene alle modalità di presentazione dell’istanza, sia al fine di conferire certezza in ordine allo stato dei luoghi che ad evitarsi postumi tentativi di disconoscimenti della circostanza che, come previsto dalla legge, l’esecuzione delle opere, pur se autorizzate, avviene sotto la responsabilità del titolare, ovverosia nella piena consapevolezza - resa esplicita dal ricorso espresso alla procedura ex art. 35 cit. - che, sebbene interventi di natura eminentemente conservativa (ossia ben diversi da quelli qui invece realizzati) possono essere ammessi, si sta agendo assumendo espressamente a proprio carico rischi e pericoli connessi, cosicché se il condono verrà negato si dovrà demolire anche le migliorie apportate (in propri sito vale la giurisprudenza della Sezione, già sopra riportata);
Che, in definitiva, “in siffatte evenienze la misura repressiva costituisce atto dovuto, che non può essere evitata nell’assunto che per le opere realizzate non fosse necessario il permesso di costruire o che avessero natura pertinenziale; ciò perché, in caso di prosecuzione dei lavori di un immobile già oggetto di domanda di condono, vale il diverso principio in forza del quale è la prosecuzione in sé dei lavori ad essere preclusa, senza che sia possibile distinguere tra opere pertinenziali e non, tra opere soggette al permesso di costruire ed opere realizzabili con d.i.a.” (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, sempre questa sesta sezione, 11 maggio 2011, n. 2626 e sezione settima 14 gennaio 2011, n. 160);
Che privi di pregio, infatti, si appalesano i residui mezzi di impugnazione:
poiché nelle descritte condizioni non sussisteva alcun onere di più accurata istruttoria e di dare contezza dell’interesse pubblico alla demolizione, come concluso da consolidata giurisprudenza, condivisa dal Collegio, secondo cui gli ordini di demolizione sono sufficientemente giustificati con l’affermazione della abusività dell'opera, senza necessità di una più una specifica istruttoria e motivazione anche in relazione alla sussistenza dell'interesse pubblico a disporre la sanzione in re ipsa (cfr., fra le ultime, Cons. Stato, sez. quinta, 11 gennaio 2011, n. 79; sezione quarta, n. 3955/2010; T.A.R. Campania, questa sesta sezione, n. 2382 del 28 aprile 2011; nn. 2126, 2128, 2129 del 13 aprile 2011; n. 160 del 14 gennaio 2011, n. 24017 del 12 novembre 2010, n. 17238 del 26 agosto 2010, n. 16996 del 27 luglio 2010 e n. 2812 del 6 maggio 2010; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 09 febbraio 2011, n. 240), ovvero di soffermarsi a meglio motivare sul contrasto con la normativa urbanistica/paesaggistica, profili questi sui quale parte ricorrente ancora in questa sede processuale nulla concretamente deduce sul merito, ancorché costituente suo onere preciso a sostegno dell’invocato annullamento giurisdizionale della sanzione demolitoria (cfr., sul punto, T.A.R. Campania, questa sesta sezione, n. 2382 del 28 aprile 2011 cit. e cfr. anche, settima sezione, n. 6118 del 24 giugno 2008);
in quanto “una volta accertata la violazione, la sanzione va doverosamente applicata, né occorre motivazione specifica sull’interesse pubblico alla demolizione dell’opera, e neppure il previo accertamento della sua conformità o meno alla vigente disciplina urbanistica…” (Cons. Stato, sezione quinta, sentenza 7 aprile 2011, n. 2159 cit.; T.A.R. Campania, sentenza n. 914 del 22 febbraio 2012);
- poiché, quanto in particolare alla denuncia di omissione di ogni valutazione del pregiudizio che la demolizione potrebbe arrecare al preesistente edificato, ferma l’astrattezza della denuncia, non supportata da alcun elemento atto a dimostrare la sussistenza del pregiudizio di cui l’amministrazione si sarebbe dovuta far carico, in ogni caso, per consolidata giurisprudenza, “la possibilità di non procedere alla rimozione delle parti abusive quando ciò sia di pregiudizio alle parti legittime costituisce solo un'eventualità della fase esecutiva, subordinata alla circostanza dell'impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi” (cfr., ex multis, T.A.R. Campania, Napoli, questa sesta sezione 8 aprile 2011, n. 2039 e 15 luglio 2010 , n. 16807; n. 1973 del 14 aprile 2010; Salerno, sez. II, 13 aprile 2011, n. 702);
Ritenuto, quindi, di dover trarre le conclusioni applicando i costanti indirizzi della Sezione innanzi riportati e, di conseguenza, di dover respingere il ricorso;
Che non vi è luogo a pronuncia sulle spese processuali, in assenza di costituzione dell’amministrazione intimata;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Nulla sulle spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso, in Napoli, nella camera di consiglio del giorno 3 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
Renzo Conti, Presidente
Arcangelo Monaciliuni, Consigliere
Emanuela Loria, Primo Referendario, Estensore



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